Google Search: cos’è e come funziona la Ricerca di Google

Ormai non è più solo “un” motore di ricerca: Google è diventato il sinonimo stesso dell’azione di “cercare” online. Ogni giorno, miliardi di utenti, che abbiano bisogno di trovare informazioni, risolvere dubbi o prendere decisioni, come primo impulso digitano o esprimono a voce le proprie query su Google Search, convinti o quanto meno speranzosi di ottenere risposte utili in una frazione di secondo. Ma cosa succede esattamente in questo tempo così minimo? Come funziona la Ricerca di Google e quali sono i segreti che governano l’algoritmo più famoso al mondo? Proviamo quindi ad analizzare in maniera semplice, ma approfondita, il funzionamento del sistema di Google Search, focalizzandoci in particolare su tutte le indicazioni riguardanti il modo in cui Google scopre le pagine web, ne esegue la scansione e le pubblica, ma anche su ciò che tutto questo significa per i siti e per la SEO.

Che cos’è Google Search, la Ricerca Google

Google Search è un motore di ricerca avanzato e automatizzato sviluppato da Google LLC, che consente agli utenti di effettuare ricerche online e trovare informazioni su miliardi di pagine web.

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Più precisamente, è il motore di ricerca più utilizzato al mondo: lanciato nel 1998 da Larry Page e Sergey Brin, negli anni è diventato uno degli strumenti essenziali per navigare e trovare informazioni sul web, grazie soprattutto alla precisione e alla rapidità del suo algoritmo, ovvero l’insieme complesso di regole, formule ed equazioni che sottende (e rende possibile) queste operazioni.

Dal punto di vista tecnico, Google gestisce miliardi di utenti e query ogni giorno, e fornisce risultati su misura che combinano sia contenuti organici che annunci a pagamento. Il suo funzionamento si basa su un complesso sistema di algoritmi e modelli di machine learning, tra cui tecnologie come RankBrain, BERT e MUM, per esaminare, catalogare e classificare le risorse online in base alla loro rilevanza e affidabilità. Google Search scansiona il web attraverso processi di crawling, indicizzazione e ranking, garantendo che i risultati siano pertinenti all’intento di ricerca dell’utente.

Come funziona il motore di ricerca di Google

Prima di approfondire gli aspetti più tecnici possiamo soffermarci ancora sulla spiegazione generale di che cos’è Google Search.

Tutto ciò che vediamo, infatti, è una interfaccia minimalista – nella versione standard, una semplice pagina bianca con una casella di ricerca in cui immettere il nostro input – che però nasconde un sistema complesso, affinato da anni di innovazione e alimentato da tecnologie avanzatissime, dove l’intelligenza artificiale gioca un ruolo cruciale.

La missione primaria della Ricerca Google è esplicita: organizzare l’immensa mole di dati disponibili nel mondo e renderli accessibili e utili per chiunque. Il concetto di base è molto semplice: permettere agli utenti di trovare risposte alle loro domande, dai concetti più semplici fino alle ricerche più complesse, che vengono fornite in apposite ed evolute SERP, acronimo di Search Engine Result Page.

È questo a rendere Google Search fondamentale per chi lavora con il digitale e soprattutto per chi si occupa di SEO: qualunque strategia per aumentare la visibilità di un sito web passa inevitabilmente per lo studio di come Google indicizza e classifica le informazioni. Tuttavia, non basta solo esserci su Google: capire cosa è Google Search significa, infatti, anche comprendere cosa lo rende così efficiente nel rispondere alle nostre query e, al tempo stesso, trovare indicazioni per ottimizzare le nostre pagine per raggiungere le posizioni principali.

Google infatti non si limita semplicemente a tracciare e catalogare le pagine disponibili online, ma risponde selezionando i risultati in base alla loro pertinenza e affidabilità. Tutto questo avviene attraverso complessi algoritmi che evolvono costantemente e determinano quali pagine meritano una posizione più alta nelle sue SERP. Ecco perché noi operatori del digital marketing dobbiamo necessariamente comprendere le dinamiche che guidano questo meccanismo, così da massimizzare il nostro posizionamento e il conseguente traffico organico.

A cosa serve la Ricerca di Google

motori di ricerca sono la versione digitale di un bibliotecario e aiutano l’utente a ottenere le risposte e le informazioni appropriate per la sua query e il suo bisogno scandagliando l’indice completo dei risultati che ha a disposizione.

search engines sono quindi sono macchine di risposta, database ricercabili di contenuti web, ed esistono per scoprire, comprendere e organizzare i contenuti del Web per offrire i risultati più pertinenti alle domande poste dagli utenti.

In linea di massima, i motori di ricerca sono composti da due parti principali: un indice di ricerca (che rappresenta la libreria digitale di informazioni sulle pagine web) e gli algoritmi di ricerca, vale a dire programmi per computer incaricati di confrontare i risultati dell’Indice di ricerca per individuare quelli più appropriati in base alle regole previste.

Google Search o Ricerca Google è esattamente questo: un motore di ricerca completamente automatizzato che utilizza software, chiamati web crawler, per esplorare regolarmente il Web e trovare pagine da aggiungere al suo Indice. Come ribadito frequentemente, la missione di Google e del suo sistema di ricerca è “organizzare le informazioni di tutto il mondo e renderle accessibili e utili a livello globale”, e ciò richiede un lavoro continuo per mappare continuamente il Web e altre fonti per consentire a ogni utente di accedere alle informazioni che gli algoritmi ritengono più pertinenti e utili, utilizzando come bussola i criteri che solitamente indichiamo come 200 fattori di ranking su Google. I risultati sono poi presentati in vari modi nelle SERP, in base a ciò che è più appropriato per il tipo di informazioni che quella specifica persona sta cercando.

Le differenze tra ricerca organica e ads

Occorre però fare un chiarimento rilevante: Google offre due percorsi principali per ottenere visibilità nelle sue SERP, attraverso posizionamenti organici, che non comportano costi diretti, e attraverso gli annunci a pagamento, gestiti tramite la piattaforma Google Ads.

Comprendere la differenza tra risultati organici e a pagamento su Google Search è cruciale per chiunque voglia massimizzare la propria presenza online, sia come azienda che come esperto di SEO.

I risultati organici sono quelli che Google mostra naturalmente, in base al suo algoritmo di ranking. Questi risultati vengono posizionati in base a fattori quali pertinenza della pagina rispetto alle parole chiave cercate, qualità del contenuto e una serie di parametri tecnici e di autorità.

D’altra parte, gli annunci a pagamento (Google Ads) rientrano nella cosiddetta SEA e rappresentano un modo immediato per apparire in cima ai risultati, ma con una differenza sostanziale: qui non è la “qualità” del sito a contare, bensì il budget che l’inserzionista è disposto a investire per ottenere visibilità. La loro posizione è legata a un sistema di asta, in cui le aziende pagano ogni volta che un utente clicca sull’annuncio (costo per clic o CPC). Tuttavia, anche in questo caso la pertinenza dell’annuncio rispetto alla query dell’utente non viene del tutto accantonata: Google attribuisce infatti un punteggio di qualità (Quality Score) che può influenzare i costi e la visibilità dell’annuncio. Quindi, anche gli inserzionisti che ottimizzano correttamente gli annunci possono ottenere un miglior posizionamento pur spendendo meno.

La ricerca organica Google, tuttavia, rimane un obiettivo di grande valore per le strategie di lungo termine. A differenza degli annunci a pagamento, i risultati organici forniscono spesso più fiducia ai visitatori, che tendono a percepirli come “meritati” e non influenzati da logiche pubblicitarie. Questo non sottintende che gli annunci Google Ads siano inefficaci o inutili, anzi: possono essere una strategia estremamente utile quando si desidera ottenere visibilità immediata, lanciare un nuovo prodotto o servizio oppure competere in settori molto competitivi dove il posizionamento organico richiede più tempo. Tuttavia, nel lungo periodo, raggiungere e mantenere un buon ranking organico sui motori di ricerca è uno degli obiettivi più ambiti, poiché può portare a visite costanti e qualificare il sito come autorevole e degno di fiducia.

Da una prospettiva di rafforzamento del brand, nessuna delle due opzioni va necessariamente esclusa a priori e la scelta tra risultati organici e a pagamento dipende spesso dagli obiettivi a breve e lungo termine. Le campagne Google Ads ci aiutano a ottenere visibilità immediata e conversioni rapide, ma manca loro la sostenibilità che contraddistingue una strategia SEO ben eseguita, capace di garantire risultati duraturi nel tempo senza che sia necessario investire continuamente budget pubblicitari.

Le statistiche e i numeri di Google

Google ha quindi fatto il suo debutto ufficiale nel 1997 e si è piuttosto rapidamente imposto come “il” motore di ricerca sul Web: attualmente è il sito più visitato al mondo (da svariati anni) ed è così popolare che il suo nome (o un derivato) è diventato sinonimo stesso di ricerca online in diverse lingue, come testimoniano il verbo inglese to google, il tedesco googeln e l’italiano googlare.

I numeri ci aiutano a capire il dominio di questo colosso nel mercato dei search engines: a settembre 2024, Statcounter certifica che Google detiene il 90.5% circa dell’intero marketshare di riferimento a livello mondiale, relegando i principali competitor a quote residuali (il secondo motore classificato è Bing, che non arriva al 4% di utenti).

A proposito di cifre e statistiche, poi, sono impressionanti i dati che svelano la mole di lavoro che il motore di ricerca compie ogni istante – che si lega più o meno direttamente anche all’estensione del suo Indice. In particolare, nel 2023 Internet Live Stats (quando ancora funzionava) contava che Google processasse ogni singolo secondo quasi 100mila ricerche, e quindi oltre 8 miliardi e mezzo di ricerche al giorno e oltre 3,1 trilioni su base annua.

Le dimensioni dell'Indice di Google

Secondo Siteefy, al 21 aprile 2023 Google conteneva circa 25 miliardi di pagine web nel suo indice, mentre World Wide Web Size Project ritiene che il numero stimato di pagine web indicizzate in Google sia di circa 50 miliardi, e a livello assoluto ci sarebbero circa 3.23 trilioni di siti web nel mondo (anche se l’82% di essi risultati inattivo!).

Perché è importante conoscere il funzionamento di Search

Quindi, ogni volta che immettiamo una query nella casella di ricerca Google parte ad analizzare migliaia, a volte milioni, di pagine web o altri contenuti che potrebbero essere una corrispondenza precisa e pertinente alla nostra intenzione originaria e, grazie ai suoi sistemi, prova a presentare le informazioni più utili in risposta a ciò che gli abbiamo chiesto.

Altri numeri ci fanno comprendere il valore di questo enorme sistema: secondo BrightEdge, il 68% di tutte le esperienze online parte da un motore di ricerca e le ricerche organiche sono responsabili del 53,3% di tutto il traffico dei siti web.

Per riuscire a intercettare il traffico organico, però, dobbiamo essere visibili e solo comprendendo le basi della ricerca e della Ricerca Google possiamo riuscire a rendere i nostri contenuti rilevabili per gli utenti, ma anche dai crawler: il primo pezzo del puzzle della SEO è infatti assicurarci che i contenuti siano prima di tutto visibili ai motori di ricerca, perché un sito che non può essere trovato e letto dai crawler non potrà mai comparire nelle SERP ed essere cliccato dalle persone.

Sempre a livello generale, poi, è opportuno ricordare e tener presenti due punti chiave legati alla presenza su Google:

  • Anche se seguiamo tutte le indicazioni e le linee guida ufficiali Nozioni di base sulla Ricerca Google, Google non garantisce che eseguirà la scansione della pagina, che la indicizzerà o la pubblicherà.
  • Nonostante quanto si possa leggere in giro, Google non accetta pagamenti per eseguire con maggiore frequenza la scansione di un determinato sito o per migliorarne il ranking, né c’è legame tra il posizionamento organico e la spesa in advertising sul motore di ricerca.

C’è poi un altro aspetto che non dobbiamo trascurare: il posizionamento non è “eterno”, e non solo perché “Panta rei“, per dirla à la Eraclito: oltre alle inevitabili mutazioni delle tecnologie, ai possibili cambiamenti del search intent e alle trasformazioni del contesto (ad esempio l’emergere di nuovi competitor o le ottimizzazioni di altri siti), è lo stesso motore di ricerca che è in continuo divenire.

Alcuni piccoli aggiornamenti sono praticamente invisibili agli utenti, mentre altri – i famosi update algoritmici di Google, come Google Panda, Penguin o Hummingbird – hanno un impatto diretto sul posizionamento dei siti, anche con effetti drastici su intere fasce di organizzazioni che vedono crescere o calare le loro pagine in termini di visibilità.

E poi ci sono loro, gli attesi e temuti broad core update, che sono delle “messe a punto” periodiche della macchina che muove il motore di ricerca. Questo perché il team di Big G è sempre al lavoro per perfezionare in modo incrementale l’efficienza del motore di ricerca e garantire agli utenti di trovare sempre le risposte più utili e affidabili.

In questo senso, sono ancora i numeri a chiarirci la mole di tali interventi, e soltanto nel 2022 sono stati ufficializzati oltre 800.000 esperimenti, che hanno portato a più di 4000 miglioramenti alla Ricerca (valori in continua crescita, come si verifica facendo un confronto con i dati sulle modifiche nel 2020).

Per la precisione, come si vede nella grafica qui sotto, ci sono stati:

  • 4725 lanci (ovvero modifiche effettivamente implementate al termine di un rigoroso processo di revisione da parte di ingegneri e data scientist più esperti di Google).
  • 13.280 esperimenti con traffico in tempo reale (per valutare se il coinvolgimento dell’utente rispetto alla nuova funzionalità è positivo e potrà essere utile per tutti).
  • 894.660 test sulla qualità della ricerca (con il lavoro dei quality raters, che non influiscono direttamente sul ranking, ma aiutano Google a definire gli standard di qualità dei risultati e a mantenere un alto livello di qualità in tutto il mondo).
  • 72.367 esperimenti fianco a fianco (una sorta di test A/B con due gruppi diversi di risultati di ricerca, per capire qual è il preferito tra quello con la modifica prevista e quello “classico”).

I numeri delle modifiche di Google

Insomma, Search non è un servizio statico e quindi acquisire delle conoscenze di base può aiutarci a stare al passo e a risolvere eventuali problemi di scansione, fare indicizzare le pagine e scoprire come ottimizzare l’aspetto e la presenza del nostro sito nella Ricerca Google – che è poi l’obiettivo finale della SEO, partendo da un assunto intuitivo: migliore è la comprensione del sito da parte di Google, migliore sarà la corrispondenza fornita a chi cerca quel tipo contenuti e risposte.

Come funziona Google come motore di ricerca? Le tre fasi del processo

Il funzionamento di Google Search è il risultato dell’interazione di innumerevoli processi automatizzati. Ciò che per noi appare come una semplice barra di ricerca rappresenta, in realtà, il punto finale di un’enorme infrastruttura di server, bot e algoritmi che lavorano in sinergia per fornire la risposta migliore a ogni query inserita. Ma come funziona tutto questo esattamente?

Alla base del processo ci sono tre fasi principali: crawling, indicizzazione e ranking, che rappresentano in estrema sintesi la ricerca, scoperta e valutazione delle pagine. Ogni volta che avviamo una ricerca su Google, questi tre passaggi definiscono il successo o meno di una pagina web nel comparire tra i risultati, perché non tutte le pagine superano questi controlli.

  • Scansione. Tramite programmi automatizzati chiamati crawler o spider, come ad esempio Googlebot, Google scarica testi, immagini e videodalle pagine trovate su Internet. È da questo primo passo che Google “scopre” le pagine e le aggiunge al suo vasto indice. Come accennato, non tutte le pagine scansionate verranno indicizzate, ma vengono conservate per potenziali query future solo quelle che Google ritiene di valore.
  • Indicizzazione. Google analizza il testo, le immagini e i file video sulla pagina e memorizza le informazioni nell’Indice Google, il suo grande database. L’indice di ricerca di Google “è come una biblioteca, ma contiene più informazioni di tutte le biblioteche del mond omesse assieme” e viene continuamente ampliato e aggiornato con dati su pagine web, immagini, libri, video, fatti e molto altro. Questo processo permette a Google non solo di catalogare le pagine, ma di riconoscerne il contenuto, di identificare le keyword rilevanti e di collegare i contenuti a specifiche intenzioni di ricerca.
  • Pubblicazionedei risultati di ricerca. Quando un utente esegue ricerche su Google Search, gli algoritmi restituiscono informazioni pertinenti alla sua query in una frazione di secondo: i risultati sono presentati in vari modi, in base a ciò che è più utile per il tipo di informazioni che la persona sta effettivamente cercando. È la fase del ranking, quella che interessa di più chi lavora per migliorare la propria SEO. Una volta che una pagina è stata indicizzata, Google assegna un valore di rilevanza basato su una serie di criteri e prende quindi le decisioni cruciali su quali pagine meritano di essere mostrate in cima — e in quale ordine — quando viene cercato un determinato argomento.

Questo processo, molto più articolato di quanto possiamo vedere esternamente, sottende un continuo aggiornamento degli algoritmi di Google Search. Non è sufficiente, quindi, ottimizzare un sito una volta per comparire e restare posizionati: occorre monitorare costantemente i cambiamenti e adattarsi, utilizzando ad esempio strumenti come SEOZoom per verificare le performance del sito e capire dove è possibile intervenire.

Il crawling, la fase di recupero delle pagine

La prima fase si chiama crawling e serve per capire quali pagine esistono sul Web: come spiega la documentazione ufficiale del motore di ricerca, non esiste un registro centrale di tutte le pagine web, pertanto Google deve costantemente cercare pagine nuove e aggiornate e aggiungerle al proprio elenco di pagine note, facendo ciò che si chiama “Individuazione degli URL”.

Gran parte del lavoro è affidato a software noti come crawler (ma anche robot, bot o spider), che visitano in automatico le pagine web accessibili pubblicamente e seguono i link su tali pagine, proprio come fa un utente che naviga contenuti sul Web; i crawler eseguono la scansione di miliardi di pagine sul web grazie a una quantità enorme di computer, passando da una pagina all’altra e archiviando informazioni su ciò che trovano su tali pagine e altri contenuti accessibili pubblicamente nell’indice della Ricerca Google. Come aggiunge il documento, la maggior parte delle pagine riportate nei risultati non viene inviata manualmente per l’inclusione, ma viene trovata e aggiunta automaticamente proprio quando i web crawler esplorano il web.

Crawley, la mascotte crawler di Google - da https://www.seroundtable.com/photos/googlebot-mascot-spider-crawley-32456.html

Alcune pagine sono note perché Google le ha già visitate, altre vengono scoperte quando Google segue un link che rimanda da una pagina nota a una nuova – ad esempio, una pagina hub (come una pagina di categoria) che rimanda a un nuovo post del blog – e altre ancora vengono scoperte inviando a Google una Sitemap, ovvero un elenco di pagine per la scansione.

Quando Google trova l’indirizzo URL di una pagina, potrebbe visitare – tecnicamente “sottoporre a scansione” – la pagina per scoprirne i contenuti ed eseguire l’operazione di recupero. In particolare, Googlebot utilizza un processo algoritmico per determinare i siti di cui eseguire la scansione, con quale frequenza farlo e quante pagine recuperare da ogni sito, per evitare di sovraccaricare il sito stesso con troppe richieste. I dati di crawl rate e crawl demand (rispettivamente, la quantità e la frequenza delle richieste di scansione) formano il valore del crawl budget, ovvero il numero di URL che Googlebot può e desidera sottoporre a scansione, che può essere un elemento rilevante per migliorare le opportunità di posizionamento delle nostre pagine più strategiche.

Durante la scansione, Google visualizza la pagina ed esegue eventuale codice JavaScript rilevato utilizzando una versione recente di Chrome, in modo simile a come il browser visualizza la pagina che visitiamo. Il rendering è importante perché i siti web spesso si affidano a JavaScript per mostrare i contenuti sulla pagina e, senza il rendering, Google potrebbe non vedere questi contenuti.

Ad ogni modo, Googlebot non esegue la scansione di tutte le pagine che ha rilevato: alcune risorse potrebbero essere non autorizzate per la scansione dal proprietario del sito, altre potrebbero non essere accessibili senza che venga effettuato l’accesso al sito. Nello specifico, ci sono almeno tre problemi comuni di accesso ai siti da parte di Googlebot, che impediscono il crawling:

  • Problemi con il server che gestisce il sito
  • Problemi di rete
  • Regole del file robots.txt che impediscono l’accesso alla pagina da parte di Googlebot

Gli autori di contenuti e proprietari/gestori di siti possono aiutare Google a scansionare meglio le loro pagine usando i report contenuti nella Search Console o attraverso i citati servizi standard consolidati, quali le Sitemap o il file robots.txt, che specificano la frequenza con cui i crawler dovrebbero visitare i contenuti o eventualmente escludere determinate pagine e risorse dall’indice di ricerca.

Di base, ci sono varie ragioni che ci possono convincere a bloccare i crawler dei motori di ricerca da una parte o da tutto il sito o istruire i motori di ricerca affinché evitino di memorizzare determinate pagine nel loro indice. Se però vogliamo che i nostri contenuti vengano trovati dagli utenti di Search è cruciale renderli accessibili ai crawler e indicizzabili, altrimenti il nostro sito rischia di essere praticamente invisibile.

Dettagli tecnici sul crawling

Proseguendo con la metafora della biblioteca, secondo Lizzy Harvey il crawling è “come leggere tutti i libri della biblioteca”. Prima che i motori di ricerca possano mostrare qualsiasi risultato di ricerca, infatti, devono reperire quante più informazioni possibili dal web e, per questo, utilizzano un crawler, un programma che viaggia da un sito all’altro e si comporta come un browser.

I crawler tentano di recuperare ogni URL per determinare lo stato del documento e assicurare che solo documenti accessibili pubblicamente entrino nell’indice: se un libro o un documento è mancante o danneggiato, il crawler non può leggerlo; se invece la risorsa restituisce un codice di stato di errore, i crawler non possono utilizzare nessuno dei suoi contenuti e potrebbero riprovare l’URL in un secondo momento.

In particolare, se i crawler scoprono un codice di stato di redirect (come 301 o 302), seguono il reindirizzamento a un nuovo URL e continuano lì; quando ottengono una risposta positiva, segno che hanno trovato un documento accessibile agli utenti, controllano se è consentito eseguire la scansione e quindi scaricano il contenuto.

Questo controllo include l’HTML e tutti i contenuti menzionati nell’HTML, come immagini, video o JavaScript. I crawler estraggono anche i collegamenti dai documenti HTML per visitare anche gli URL linkati visto che, come dicevamo prima, seguire i collegamenti è il modo in cui i crawler trovano nuove pagine sul Web. A proposito dei link, nelle vecchie versioni del documento di Google si leggeva un riferimento esplicito al fatto che “i link all’interno delle pubblicità, i link per i quali hai pagato su altri siti, i link nei commenti e altri link che non rispettano le Linee Guida non vengono seguiti” – ora sparito, anche se quasi certamente il funzionamento è rimasto identico.

È comunque importante sapere che i crawler non fanno clic attivamente su link o pulsanti, ma inviano gli URL a una coda per eseguirne la scansione in un secondo momento; inoltre, quando si accede a un nuovo URL, non sono disponibili cookie, service worker o storage locale (come IndexedDB).

Indicizzazione, la fase di organizzazione dei dati e delle informazioni

Dopo aver trovato una pagina web, i crawler ne analizzano il contenuto, provando a capire di che cosa tratta e organizzando la raccolta di informazioni di Google: è la fase che si chiama indicizzazione, in cui i crawler visualizzano i contenuti della pagina come farebbe il browser e prendono nota dei segnali principali, anche attraverso l’elaborazione e l’analisi dei contenuti testuali e di tag di contenuti chiave e attributi, come gli elementi

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