Il redirect è una pratica molto utile e molto usata in ambito SEO per cambiare un URL esistente e comunicare efficacemente ai visitatori e alla Ricerca Google che quella pagina ha una nuova posizione. I reindirizzamenti possono servire per rispondere a diverse esigenze, ma è importante riconoscere le varie tipologie e saper scegliere quello giusto per la propria situazione, così da evitare errori che possono compromettere la visibilità del sito nella Ricerca. Ogni tipo di redirect o metodo utilizzato per reindirizzare può essere vantaggioso per il traffico e la SEO del sito, infatti, ma in caso di errori può causare la caduta del traffico e delle classifiche, e in particolare ci sono 6 problemi comuni che possono provocare cali di traffico organico al nostro progetto.

Cosa sono i redirect delle pagine

Dal punto di vista tecnico, il redirect è una operazione eseguita dal server, che inoltra e reindirizza gli utenti e i crawler dei motori di ricerca che visitano un determinato URL verso un indirizzo differente da quello previsto in origine; si tratta quindi di una funzione che, in modo automatico e invisibile, rimanda le richieste di risorse specifiche nel browser verso un nuovo indirizzo, informando i crawler del trasloco nel momento in cui vanno a interrogare il vecchio percorso URL.

Ogni redirect genera una risposta da parte dell’HyperText Transfer Protocol, che restituisce uno status response code – il codice di stato, rappresentato dalle classiche tre cifre – che indica il tipo di reindirizzamento in atto, la sua durata e la nuova destinazione data dall’header Location.

Quando servono i reindirizzamenti

I redirect sono una parte naturale dell’evoluzione di un sito: più il progetto cresce in dimensioni e complessità, maggiori sono le occasioni per usarli, e lo stesso lavoro progressivo di ottimizzazione può portare all’esigenza di accorpare alcune pagine che trattano lo stesso topic (strategia valida per rinfrescare i contenuti evergreen, ad esempio, evitando allo stesso tempo la cannibalizzazione), oppure sostituire alcuni prodotti finiti out of stock, o ancora consolidare gli URL e così via.

Più precisamente, i redirect possono rivelarsi particolarmente utili in alcune circostanze:

  • Migrazione del sito in un nuovo dominio, per rendere la transizione il più semplice possibile.
  • Unione di due siti, per accertarsi che i link a URL obsoleti vengano reindirizzati alle pagine corrette.
  • Rimozione di una pagina, per indirizzare gli utenti alla nuova pagina.
  • Cambio di CMS e di struttura URL.
  • Correggere i broken link, i link rotti che possono infastidire i navigatori, che arrivano su una pagina che non esiste più o non è più attiva.
  • Consolidare gli accessi al sito tramite diversi URL. Ad esempio, se la home page può essere raggiunta in più modi (come http://example.com/home, http://home.example.com o http://www.example.com), è consigliabile scegliere uno di questi URL come destinazione canonica e preferita e utilizzare i reindirizzamenti per inviare traffico dagli altri URL all’URL canonico.
  • Interventi o manutenzioni su pagine specifiche, per spostare temporaneamente gli utenti verso altri risorse.

L’importanza dei redirect per la SEO

L’uso dei redirect è “una di quelle aree in cui anche un semplice errore può avere conseguenze importanti per il traffico del tuo sito”, spiega Ludwig Makhyan su Search Engine Journal.

Come detto, in genere, i reindirizzamenti servono per spostare su contenuti simili delle pagine di servizio o post blog che oggi non sono più rilevanti come un tempo e che occupano solo spazio, oppure per gestire processi delicati come la migrazione del sito o modifiche alla sua struttura.

In breve, un redirect è semplicemente un modo per inoltrare un URL a un altro e, come spiegato da Google, possiamo scegliere di utilizzare molti tipi di reindirizzamenti – 301, 302, 307, 308 – utilizzando un meta refresh, JavaScript, intestazioni HTTP e altre tecniche, tutte più o meno valide.

Ad esempio, se il sito vende scarpe e ha più pagine prodotto – come:

  • com/products/shoes
  • com/products/blue-shoes
  • com/products/white-shoes

potrebbe arrivare un momento in cui non ci sono più scarpe blu o bianche, o si rivela più utile e vantaggioso combinare tutte le pagine in una: il redirect ci permetterà di reindirizzare le pagine singole di scarpe blu e bianche alla pagina principale di scarpe.

Questa operazione ci aiuta a mantenere il sito organizzato, rendendo necessari meno clic per atterrare su una pagina, e al tempo stesso di concentrare tutti gli sforzi di ottimizzazione su una pagina anziché su molte.

Redirect SEO, perché è importante eseguire correttamente l’operazione

Un utilizzo sbagliato o non appropriato dei redirect può provocare problemi che influenzano in maniera critica la user experience delle pagine e la SEO del sito.

Cambiare un URL o eliminare una risorsa senza un adeguato reindirizzamento significa, infatti, portare utenti e motori di ricerca a un indirizzo irraggiungibile, che si concretizza nel classico errore 404.

Pertanto, usare correttamente i redirect serve innanzitutto a garantire un flusso di navigazione fluido e senza interruzioni per l’utente finale, oltre che per non inficiare il posizionamento che le pagine del sito hanno già raggiunto: con il reindirizzamento, infatti, utenti e crawler sono trasferiti automaticamente a un contenuto correlato a quello richiesto, di cui può mantenere il ranking o ricevere il valore, così da evitare perdite di posizionamento per risultati non raggiungibili.

Redirect Google, la guida ufficiale ai reindirizzamenti per la SEO

Non è un caso, quindi, che anche Google dedichi molta attenzione a questo tema, come testimonia anche il lavoro di Gary Illyes e Lizzi Harvey, che hanno pubblicato un documento ufficiale di supporto sul sito Google Search Central, proseguendo l’aggiornamento delle risorse già avviato con la nuova guida ai codici di stato HTTPS e agli errori DNS/di rete.

Nell’ultima versione, la guida di Google ai reindirizzamenti illustra i diversi tipi di redirect degli URL e i loro effetti sui risultati di ricerca, e contiene informazioni su ogni tipo di reindirizzamento, con esempi del loro aspetto e dettagli su come influiscono sulla Ricerca Google e quindi sulla SEO.

Come notazione curiosa, la precedente formulazione della guida era molto più breve, incentrata solo sui reindirizzamenti 301, con consigli generali sull’importanza di utilizzare i redirect 301 lato server quando si comunica a Ricerca Google che una pagina è stata spostata. Possiamo dire che quindi Google ha fatto proprio ciò che comunemente consiglia ai proprietari di siti: aggiornare il vecchio contenuto, scarno e povero di informazioni, e migliorarlo per fornire una soluzione più completa alle domande e alle richieste degli utenti.

Quali sono le tipologie di redirect

In genere, gli utenti non sono in grado di distinguere i diversi tipi di reindirizzamenti, ma Google li tratta in modo diverso in termini di forza dei segnali inviati all’URL di destinazione, e per la precisione “la Ricerca utilizza i redirect come segnale forte o debole che la nuova destinazione dovrebbe essere canonica”, spiega la guida.

Dal punto di vista del proprietario del sito, la scelta di un redirect dipende dalla durata prevista del reindirizzamento e dalla pagina che si desidera visualizzare in Ricerca Google nei risultati di ricerca; si distinguono così

  • Redirect permanenti, che mostrano il nuovo target di reindirizzamento nei risultati di ricerca.
  • Redirect temporanei, che mantengono la pagina di origine nei risultati di ricerca.

Quali e quanti sono i redirect

Ci sono circa una dozzina di modi che si possono utilizzare per impostare reindirizzamenti permanenti e temporanei: seguendo lo schema di Google, sono ordinati in base alla probabilità che il crawler sia in grado di interpretarli correttamente (ad esempio, dice la guida, “un reindirizzamento lato server ha le maggiori probabilità di essere interpretato correttamente da Google”), anche se il consiglio è di scegliere il tipo di reindirizzamento che funziona per la specifica situazione e il singolo sito.

Quali sono i redirect permanenti

Con i reindirizzamenti permanenti, Googlebot segue il nuovo indirizzo e la pipeline di indicizzazione utilizza il redirect come un segnale forte che il target dovrebbe essere canonico. Pertanto, questi redirect devono essere scelti solo quando siamo sicuri che il reindirizzamento non dovrà essere annullato.

  • HTTP 301 (moved permanently)
  • HTTP 308 (moved permanently)

Entrambi questi redirect si impostano con redirect lato server: sono redirect permanente che portano l’utente verso un sito o una nuova pagina in modo definitivo. In termini SEO, la pagina che sostituisce la precedente dovrebbe mantenerne le caratteristiche di ranking, e Google dovrebbe sostituire nel suo indice la vecchia pagina con il nuovo URL, così da mostrarlo per le ricerche pertinenti.

  • meta refresh (0 secondi)
  • HTTP refresh (0 secondi)

Entrambi si impostano con redirect meta refresh.

  • JavaScript location

Impostati con redirect JavaScript; si usano solo quando non è possibile eseguire redirect lato server o meta refresh.

  • Crypto redirect

È una scelta da “ultima spiaggia”, sconsigliata quando si possono utilizzare gli altri sistemi: Google invita espressamente a non fare affidamento sui crypto redirect per far sapere ai motori di ricerca che i contenuti sono stati spostati, a meno che di non aver altra scelta.

Quali sono i redirect temporanei

Con i redirect temporanei, Googlebot segue il reindirizzamento e la pipeline di indicizzazione lo utilizza come un segnale debole che il target dovrebbe essere canonico (e quindi l’URL mostrato nei risultati di ricerca). In queste situazioni, il sito indica ai motori di ricerca che “presto” la risorsa tornerà disponibile.

  • HTTP 302 (found)
  • HTTP 303 (see other)
  • HTTP 307 (temporary redirect)

Impostati tutti con redirect lato server.

  • meta refresh (>0 secondi)
  • HTTP refresh (>0 secondi)

Impostati entrambi con meta refresh redirect.

Le sei tecniche per impostare i redirect

Ci sono quindi sei diverse tecniche per impostare un redirect, secondo Google, che le elenca in ordine di “preferenza”.

  1. Redirect permanenti lato server
  2. Redirect temporanei lato server
  3. Redirect meta refresh istantaneo
  4. Redirect meta refresh ritardato (ed equivalenti HTTP)
  5. Redirect JavaScript location
  6. Crypto redirect (o soft redirect)

Come funzionano i redirect lato server e come implementarlo sul sito

L’impostazione dei reindirizzamenti lato server richiede l’accesso ai file di configurazione del server (ad esempio, il file .htaccess su Apache) o l’impostazione degli headers di reindirizzamento con script lato server (ad esempio, PHP).

Possiamo creare reindirizzamenti permanenti e temporanei sul lato server.

Il redirect lato server permanente è definito “il modo migliore per modificare l’URL mostrato per una pagina nei risultati di ricerca”. Google consiglia di utilizzare questo tipo quando possibile, così da garantire che il motore di ricerca e le persone vengano indirizzate alla pagina corretta. I codici di stato 301 e 308 indicano che una pagina è stata spostata in modo permanente in una nuova posizione.

Il redirect lato server temporaneo si differenza solo per la durata: in pratica, mentre Google mantiene il vecchio URL nei suoi risultati per un tempo più lungo, i visitatori sono inviati temporaneamente a una pagina diversa. Si può usare quando un servizio offerto dal sito è temporaneamente non disponibile, impostando un redirect temporaneo che indirizza gli utenti a una pagina che spiega cosa sta succedendo, senza compromettere l’URL originale nei risultati di ricerca

L’implementazione dei redirect lato server dipende dall’ambiente di hosting e server o dal linguaggio di scripting del backend del sito. Per impostare un reindirizzamento permanente con PHP, dobbiamo usare la funzione header (); è necessario impostare gli header prima di inviare qualsiasi cosa allo schermo, come negli esempi mostrati nelle immagini (rispettivamente, per redirect permanenti e temporanei).

Esempio di redirect permanente con PHP

Esempio di redirect temporaneo con PHP

Se abbiamo accesso ai file di configurazione del server web, potremmo anche essere in grado di scrivere personalmente le regole di reindirizzamento. Ad esempio, spiega la guida, con Apache si può utilizzare mod_alias per impostare la forma più semplice di reindirizzamenti, oppure mod_rewrite per quelli più complessi; anche con NGINX ci sono più scelte per creare reindirizzamenti, mentre per tutti gli altri server web, l’invito è verificare le possibilità con il server manager o hoster, oppure cercare le guide specifiche sul motore di ricerca.

Come funzionano meta refresh ed equivalenti HTTP

Se non è possibile implementare reindirizzamenti lato server sulla piattaforma, i redirect meta refresh possono essere una valida alternativa. Anche in questo caso, Google distingue tra due tipi reindirizzamenti:

  • Il meta refresh redirect istantaneo si attiva non appena la pagina viene caricata in un browser. La Ricerca Google li interpreta come reindirizzamenti permanenti.
  • Il meta refresh redirect ritardato si attiva solo dopo un numero arbitrario di secondi impostato dal proprietario del sito. La Ricerca Google li interpreta come reindirizzamenti temporanei.

Questo metodo è più lento e meno utilizzato rispetto a quelli lato server, anche perché richiede che la pagina iniziale sia effettivamente caricata.

Per impostare il redirect meta refresh bisogna inserire un meta elemento HTML con il parametro http-equiv impostato su refresh, un parametro content che definisce il tempo in secondi che devono trascorrere prima del reindirizzamento e la pagina di destinazione. Nello specifico, il redirect va inserito nella sezione head dell’HTML o nell’header HTTP con script lato server, come negli esempi qui sotto, che mostrano un meta refresh redirect istantaneo e l’equivalente in header HTTP.

 

Esempio di redirect meta refresh instantaneo e permanente

Esempio di redirect meta refresh HTTP instantaneo e permanente

Come detto, per realizzare un reindirizzamento ritardato, che Google interpreta come temporaneo, dobbiamo impostare l’attributo content sul numero di secondi che desideriamo far trascorrere.

Esempio di redirect meta refresh temporaneo

Come funzionano i redirect JavaScript location

La Ricerca Google interpreta ed esegue JavaScript utilizzando il servizio di rendering web una volta completata la scansione dell’URL.

Tuttavia, la guida invita fortemente a usare questa tipologia di reindirizzamenti solo se non possiamo eseguire quelli meta refresh o lato server: anche se Google tenta di eseguire il rendering di ogni URL scansionato da Googlebot, questa operazione potrebbe non riuscire per vari motivi; pertanto, se impostiamo un reindirizzamento JavaScript, Google potrebbe non vederlo mai se il rendering del contenuto non è riuscito.

Ad ogni modo, per implementare un reindirizzamento JavaScript bisogna impostare la proprietà location sull’URL di destinazione del redirect in un blocco di script nell’intestazione HTML, come in questo esempio.

Esempio di redirect javascript

Come funzionano i crypto redirect

L’ultimo sistema è consigliato solo quando non è possibile implementare nessuno dei metodi tradizionali, e viene definito come “uno sforzo per far sapere ai tuoi utenti che la pagina o il suo contenuto è stato spostato”.

In pratica, si tratta di aggiungere un collegamento che punti alla nuova pagina, accompagnato da una breve spiegazione, come in questo esempio.

Esempio di crypto redirecy

Questa strategia aiuta gli utenti a trovare il nuovo sito e Google “potrebbe interpretarlo come un crypto redirect” (in un certo senso, un reindirizzamento il cui intento è nascosto agli spider dei motori di ricerca). Anche in questo caso ci sono varie raccomandazioni; in particolare, la guida suggerisce di non fare affidamento sui reindirizzamenti crypto per informare i motori di ricerca che i contenuti sono stati spostati, a meno di non aver alcuna altra scelta, e di contattare preventivamente il provider di hosting per assistenza con i redirect tradizionali prima di ricorrere a questo metodo.

Su Twitter c’è stata anche un po’ di polemica sul termine crypto redirect, che compare per la prima volta in una guida ufficiale di Google (e che la community non aveva mai sentito/utilizzato prima), e John Mueller ha quindi proposto di utilizzare invece soft redirect o comunque un’altra espressione, senza ovviamente che cambi il senso di questa tecnica.

Screenshot discussione twitter su crypto redirect
Screenshot discussione twitter su crypto redirect

Versioni alternative di un URL

Il documento di Google si chiude con un passaggio sulle versioni alternative di un URL. Quando si esegue un redirect di un URL, Google tiene traccia sia della fonte di reindirizzamento (il vecchio URL) che della destinazione di reindirizzamento (il nuovo URL): uno dei due sarà il canonico, in base al tipo di segnale inviato con il redirect (se temporaneo o permanente).

L’altro URL diventa un nome alternativo dell’URL canonico: tali alternate names possono comunque essere visualizzati nei risultati di ricerca, se la query di un utente suggerisce che questi possono avere un trust maggiore del vecchio URL.

Secondo la definizione di Google, i nomi alternativi sono “versioni diverse di un URL canonico” che gli utenti potrebbero riconoscere e di cui potrebbero fidarsi maggiormente.

Ad esempio, se abbiamo spostato il sito su un nuovo nome di dominio “è molto probabile che Google continui a mostrare occasionalmente i vecchi URL nei risultati, anche se i nuovi URL sono già indicizzati”. Si tratta di una situazione normale che nel tempo si sistema, perché “man mano che gli utenti si abituano al nuovo nome di dominio, i nomi alternativi svaniranno senza che tu faccia nulla”.

I 6 errori più frequenti con i redirect

Il tema è quindi molto tecnico e delicato, e per questo è utile fare affidamento al citato approfondimento di Ludwig Makhyan che individua 6 frequenti errori di reindirizzamento da evitare assolutamente, ricordando di tenere sempre sotto controllo i grafici dell’andamento del traffico per notare se riscontriamo un calo improvviso che può essere correlato appunto a un problema del genere.

  1. Reindirizzare tutto alla home page

L’idea di reindirizzare ogni pagina alla home page nel tentativo di classificarti per termini competitivi potrebbe procurare più danni che vantaggi.

Redirect indirizzati solo alla home page

Lo diceva qualche tempo fa anche John Mueller, Search Advocate di Google: reindirizzare tutti i link solo verso la home page è davvero una pessima pratica, perché perdiamo tutti i segnali associati al vecchio contenuto e perché questo segnale è “una bandiera rossa per i crawler di ricerca”.

In definitiva, Google non vedrà tutti quei segnali positivi che avevamo accumulato sui vecchi URL, e in pratica perderemo tutto il valore di quel contenuto.

  1. Creare redirect loops infiniti

I loop di reindirizzamento si verificano se usiamo il redirect delle pagine in questo modo: Page 1 > Page 2 > Page 3 > Page 1.

Esempio di redirect loop

In questi casi, il reindirizzamento continuerà a riportare la persona alla pagina 1 e verrà probabilmente interrotto dal browser, che riconosce il loop. Dal punto di vista dei motori di ricerca, è probabile che le pagine vengano deindicizzate perché il crawler non ha idea di cosa stia succedendo.

Se queste pagine sono le principali pagine o generano molto traffico per il nostro sito, perderemo molte entrate nel processo. Per fortuna, un redirect loop può essere facilmente evitato testando ogni nuovo reindirizzamento ed evitando l’effetto cicli infiniti.

  1. Portare i crawler attraverso terribili catene di redirect

Le catene di redirect possono diventare terribili (un incubo, dice Makhyan) e influire negativamente sulla user experience e sul posizionamento del sito, perché determinano un rallentamento della velocità del sito e un incremento della frequenza di rimbalzo.

Le catene di redirect

Questa situazione può nascere spesso se più persone lavorano allo stesso sito, e si verificano quando sussistono più reindirizzamenti che interessano le stesse pagine, come nell’esempio seguente:

/about viene reindirizzato a /aboutus

/aboutus viene reindirizzato a /ourcompany

/ourcompany viene reindirizzato a /aboutourcompany

Il processo più efficace sarebbe creare un singolo reindirizzamento da /about a /aboutourcompany per evitare tale catena di reindirizzamento.

  1. Ignorare la case sensitivity dei redirect

Quando si scrivono le regole di reindirizzamento la distinzione tra maiuscole e minuscole è importante, ed è ancora Mueller a ricordare che gli URL sono case sensitive – e che possiamo scegliere di usare la formula che preferiamo, a patto di mantenere una coerenza e di non commettere errori, appunto.

Come sottolinea Makhyan, possiamo usare “/about” o “/About” se lo desideriamo; ad ogni modo, quando un utente digita il nostro URL in un browser, è improbabile che ricordi se abbiamo utilizzato la lettera maiuscola o minuscola, e la maggior parte delle persone scriverà l’URL in minuscolo.

Esistono molti modi per creare un reindirizzamento, ma molte persone usano .htaccess sui server Apache: per questi, c’è un modo semplice per eliminare i problemi con distinzione tra maiuscole e minuscole, ovvero il parametro “NC” quando si utilizza RewriteRule.

Ad esempio, possiamo reindirizzare la pagina seguente senza distinzione tra maiuscole e minuscole utilizzando:

Redirect 301 /about http://www.domain.com/about-new [NC]

In tal modo, se la persona digita “About, about, ABout” o qualsiasi altra combinazione di lettere, sarà sempre reindirizzato alla pagina “about-new” senza problemi.

  1. Usare un redirect 302 al posto di un redirect 301

Non saper valutare la durata di un redirect è un errore frequente, che però può avere conseguenze negative per la SEO.

In estrema sintesi, i redirect 301 sono permanenti, mentre i redirect 302 sono temporanei: non hanno quindi lo stesso significato e non si possono utilizzare in modo indifferente solo perché in entrambi i casi “la Pagina A viene reindirizzata alla Pagina B”.

Quando usiamo un redirect 301, il valore SEO della pagina o del sito Web originale viene mantenuto e la pagina originale (o l’intero sito) smetterà di essere indicizzato.

Al contrario, un reindirizzamento 302 dice “Ehi Google, questa pagina sta sostituendo temporaneamente l’altra, che però tornerà presto”: è la soluzione da scegliere quando proviamo un nuovo design o inviamo utenti a una nuova pagina a causa di una riprogettazione in corso. Col redirect 302 informiamo i crawler che la pagina originaria tornerà, e così essa conserverà tutto il PageRank e resterà indicizzata; invece, la nuova pagina a cui stiamo reindirizzando non riceverà niente della link equity della pagina originale.

E quindi, per evitare di sbagliare dobbiamo solo pensare alla durata del reindirizzamento: se la pagina originaria tornerà presto, useremo un reindirizzamento 302; nel caso opposto, l’ideale è un reindirizzamento 301. Attenzione, però: se manteniamo attivi i redirect 302 troppo a lungo, i motori di ricerca come Google potrebbero considerarlo in realtà un reindirizzamento 301.

  1. Non tracciare i redirect

Se abbiamo un sito aziendale, centinaia o migliaia di pagine o lavoriamo con molti professionisti SEO, dovremmo “creare protocolli per tenere traccia delle modifiche al sito”, suggerisce l’articolo.

Abbiamo infatti bisogno di punti di riferimento per tenere traccia delle modifiche apportate, in modo da poter esaminare le nostre analisi e decifrare quali modifiche hanno portato all’aumento o alla diminuzione del traffico.

Siccome i redirect possono essere eseguiti a livello di pagina o di server, è essenziale tenerne traccia: possiamo anche aprire il file .htaccess ma non vedere il redirect per una determinata pagina e presumere che uno non sia a posto. Ma qualcun altro nel team potrebbe aver utilizzato JavaScript o un meta refresh sulla pagina, causando un loop di reindirizzamento.

E quindi, il monitoraggio dei reindirizzamenti aiuta i professionisti SEO attuali e futuri a evitare problemi di reindirizzamento comuni che possono influire sul traffico e sulle entrate del sito. Allo stesso tempo, conviene attuare protocolli che richiedono che tutti i nuovi redirect siano testati e verificati per essere certi che funzionino correttamente.

Redirect e SEO, consigli finali e takeaway

Il documento di Google contiene delle linee guida chiare e dettagliate su come la Ricerca gestisce i vari redirect e offre indicazioni molto utili per chi deve implementare queste soluzioni e cerca di minimizzare i rischi lato SEO.

In definitiva, i consigli che arrivano sono:

  • La scelta di un redirect dipende dalla durata prevista del reindirizzamento e dalla pagina che desideriamo venga visualizzata da Ricerca Google nei risultati di ricerca.
  • Non dobbiamo impostare un redirect permanente se vogliamo che un particolare URL venga mostrato di nuovo nei risultati di ricerca dopo un certo periodo di tempo.
  • La metodologia migliore è sempre quella dei redirect lato server, quando possibile; in seconda istanza ci sono i redirect meta refresh e solo quando non possiamo impostare nessuno dei precedenti dobbiamo ricorrere ai redirect JavaScript.
  • Meglio non fare affidamento sui crypto redirect per far sapere ai motori di ricerca che i nostri contenuti sono stati spostati, se possiamo utilizzare altre opzioni.