Sul finire della scorsa settimana Google ci ha sorpresi con il lancio del December 2020 Broad Core Update, di cui si iniziano a vedere gli effetti in SERP – anche se i movimenti si stabilizzeranno solo tra qualche giorno ancora. Forse può essere utile fare una panoramica sui principali aggiornamenti dell’algoritmo di Google, restringendo il campo solo all’ultimo decennio, per “rivivere” e ricordare i grandi update che hanno cambiato il funzionamento del motore di ricerca e stravolto anche la SEO.

Gli aggiornamenti algoritmici di Google

Il motore di ricerca è in costante evoluzione e il lavoro di Google non si ferma mai: il broad core update di dicembre è il terzo “maggiore” intervento dell’anno, a cui si accompagnano migliaia di modifiche di entità minore (solo nel 2019 ne furono 3200, come detto pubblicamente da Google). Molti di questi interventi si riferiscono direttamente agli algoritmi dei ranking di ricerca di Google e, quindi, impattano anche l’attività SEO, in maniera più o meno evidente.

Anche chi si è affacciato da meno tempo in questo settore avrà infatti sentito parlare di Panda, Penguin, Hummingbird o RankBrain, che sono ormai delle pietre miliari della storia di Google: andiamo quindi a scoprire qualcosa in più su questi update colossali e su ciò che hanno significato, grazie al supporto di due diversi articoli di Search Engine Journal.

Il Florida update e il messaggio “niente manipolazioni”

Uno dei primi aggiornamenti ad aver sconquassato le SERP e fatto crollare interi business è stato il Florida Update del 2003 – nome attribuito al fatto che si verificò quasi in concomitanza della conferenza PubCon, per l’appunto in Florida, in cui i professionisti si “accorsero” dei cambiamenti.

Secondo gli esperti, il Florida è stato “un chiaro messaggio da parte di Google che l’utilizzo di tecniche SEO per manipolare i risultati della ricerca avrebbero potuto avere delle conseguenze”, ed è stato il momento in cui Google ha iniziato la sua battaglia contro le tattiche di manipolazione evidenti.

Google Panda e la nuova definizione di qualità

Molti SEO professionisti concordano nell’indicare in Google Panda l’aggiornamento più impattante della storia recente del motore di ricerca: era il 24 febbraio 2011 quando entrò in funzione il nuovo algoritmo, capace di rintracciare in maniera molto migliore la “qualità” di un contenuto.

Secondo varie stime, il rilascio dell’algoritmo Panda ha colpito il 12 per cento delle query in inglese, e tra il 6 e il 9 per cento delle query in italiano.

Google Panda Update - dr-discount, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons” width=”771″ height=”771″></p>
<p>La chiave del suo funzionamento era il cosiddetto “quality score” – un punteggio di qualità assegnato alle pagine web utilizzato come <strong>fattore di ranking</strong> (e integrato dal 2016 nella lista dei 200 fattori di ranking di Google). In concreto, Panda cercava di combattere i contenuti di scarsa qualità – come ad esempio contenuti duplicati, plagiati o <em>sottili</em>, e poi anche lo <strong>spam user-generated</strong> e l’uso del keyword stuffing e testi sovraottimizzati – e di proporre risultati che rispettassero criteri ben definiti, sintetizzati nelle famose 23 domande per <a href=fare siti di qualità di Amit Singhal.

A partire da quel momento, i SEO hanno dovuto imparare a fare i conti con una nuova realtà, fatta anche di keyword di long tail e di varianti della parola chiave principale all’interno di un contenuto, perché Google aveva dimostrato a suon di penalizzazioni di non volere più premiare pagine di contenuti unici di bassa qualità.

Google Penguin e la lotta ai link spam

Sono invece i link spam e i profili backlink non naturali gli obiettivi dell’aggiornamento algoritmico Penguin di Google, lanciato il 24 aprile 2012, che ha portato alla penalizzazione di tantissimi siti che basavano la propria strategia di link building su tattiche palesemente manipolative, fatte di link contenenti spam o non pertinenti, spesso con anchor text ottimizzato in maniera eccessiva.

Google Penguin Update - da Seotuners.com

Penguin ha dato seri scossoni alle tecniche di creazione di link a basso sforzo, come l’acquisto da link farm e l’uso di PBN – che comunque non sono mai del tutto sparite – e secondo le stime ha colpito il 3 per cento dei risultati di ricerca.

Arriva Google Hummingbird, l’esordio della comprensione del search intent

Con Google Hummingbird l’algoritmo compie i primi passi decisivi verso quello che è il suo funzionamento attuale: il colibrì aiuta infatti aiuta il motore di ricerca a interpretare meglio le query e a fornire risultati che corrispondono al search intent, riuscendo a interpretare il senso della frase e non solo a leggere i singoli termini all’interno della query.

Google Hummingbird update - searchgroup.com.au

È il primo colpo al vecchio dominio della keyword: grazie all’elaborazione del linguaggio naturale (basata su indicizzazione semantica latente, termini e sinonimi ricorrenti), l’algoritmo di Hummingbird consente a una pagina di posizionarsi per una query anche se nel testo non contiene le esatte parole inserite dall’utente. E questo impone quindi di dover ripensare alle strategie di keyword research, estendendo la ricerca ai concetti e alle esigenze dietro alle parole chiave e analizzando attentamente le query correlate, i sinonimi e i termini ricorrenti per creare contenuti che parlino la lingua del nostro pubblico e siano diversificati.

L’attenzione per la navigazione mobile

Il 21 aprile 2015 Google inaugura una strada che ancora oggi ha la sua rilevanza, ovvero l’attenzione alla navigazione mobile: l’aggiornamento Mobile sposta per primo infatti il focus da una versione desktop del sito web a quella da dispositivi mobile, intercettando il cambiamento in atto a livello globale.

È l’alba del mobile-first index, con cui Google indicizza e classifica i siti Web in base alla velocità e alla facilità d’uso delle loro versioni mobili, e che dal prossimo anno troverà una spinta ulteriore nel Page Experience Update.

RankBrain e machine learning

Sempre nel 2015, a ottobre, debutta RankBrain un sistema di apprendimento automatico che fa parte del più grande algoritmo Hummingbird di Google, che aiuta il motore a comprendere il significato delle query e a fornire i risultati di ricerca con la migliore corrispondenza, che viene da subito definito “il terzo fattore più importante di ranking”.

Pur non essendoci informazioni precise sulla formula esatta alla base di questo importante aggiornamento, è opinione comune che RankBrain sia responsabile della personalizzazione dei risultati di ricerca di Google di un utente: fondamentalmente, l’algoritmo riesce ad andare oltre la query di ricerca di una persona e prendere in considerazione il contesto più ampio, come sinonimi, parole implicite e cronologia di ricerca personale.

Il medic update: benvenuto paradigma EAT

Il 1 agosto 2018 resta memorabile per tanti esperti SEO e siti: è il giorno in cui debutta l’aggiornamento algoritmico che, quasi subito, viene battezzato “medic update” perché sembra colpire in maniera notevole i siti di salute o comunque quelli collegati a topic YMYL, ovvero decisioni potenzialmente in grado di alterare la vita delle persone (finanza, legge, istruzione).

Anche se non è mai stato confermato ufficialmente, voci di corridoio e accenni dei Googler hanno fatto collegare questo aggiornamento all’implementazione dei segnali EAT (competenza, autorevolezza, affidabilità) di pagina e sito, così come previsto dal documento Quality Rater Guidelines. Una strada univoca per raggiungere questo obiettivo non esiste, anche se ci sono varie scuole di pensiero su ciò che può servire a migliorare l’EAT (ad esempio, un uso corretto dei dati strutturati, il riconoscimento del brand come entità e altri elementi).

Google BERT, l’ultima evoluzione della comprensione del linguaggio umano

Siamo vicini alla storia recente con Google BERT – acronimo di Bidirectional Encoder Representations from Transformers – l’aggiornamento dell’algoritmo partito nel mese di ottobre 2019 per le SERP USA e poi dal successivo dicembre anche in Italia. Questo sistema utilizza la tecnologia di elaborazione del linguaggio naturale per comprendere e interpretare meglio il linguaggio delle query, con una maggiore capacità di capire ogni testo e di identificare le entità e le relazioni tra loro.

BERT è (al momento) il punto di approdo del lavoro già avviato con gli aggiornamenti Panda, Hummingbird e RankBrain, che ha allontanato il motore di ricerca dalla semplice “analisi” dalle parole chiave per lanciarlo verso la capacità di comprendere molte più sfumature sia nelle query che nei risultati di ricerca.

Oggi BERT “è utilizzato in quasi tutte le query in inglese” e aiuta Google a fornire “risultati di qualità superiore”: questo significa anche che il motore di ricerca può effettivamente premiare una buona scrittura e un copy efficace, che offrano agli utenti contenuti con il giusto contesto e i necessari approfondimenti.

I Broad Core Update di Google

Un paragrafo a parte va dedicato ai broad core update, ovvero aggiornamenti dell’algoritmo principale del motore di ricerca che sono periodici e frequenti nel corso dell’anno – come appunto l’ultimo, quello della scorsa settimana.

In realtà, non sappiamo davvero cosa ci sia dietro a questi aggiornamenti né quali parti della ricerca vanno a migliorare: è possibile che si tratti di aggiustamenti rispetto agli interventi precedenti, oppure ancora di “pacchetti di aggiornamenti più piccoli” collegati insieme. Ciò che è certo è che, nelle settimane successive al rilascio, le SERP ballano e molti siti vedono oscillazioni (spesso negative), e che quindi l’arrivo di un broad core update significa che è il momento di “allacciarsi  le cinture” e, probabilmente, rimboccarsi le maniche per capire cosa sta succedendo e come riguadagnare le posizioni perse.