La Ricerca di Google si evolve, modifica e aggiorna per restare pertinente, rilevante e utile: solo lo scorso anno, spiega Danny Sullivan in un post sul blog ufficiale, sono stati portati 3200 cambiamenti a Google Search, tra nuove feature, snippet, aggiornamenti algoritmici e così via.

Nove aggiornamenti al giorno per Google

In media, significa che ogni giorno il sistema di Google Search subisce nove interventi di modifica, di portata ovviamente differente: per quel che riguarda più da vicino la SEO, le parole del Public Liaison spiegano ancora una volta che gli algoritmi di ricerca di Google “usano complesse equazioni matematiche che si basano su centinaia di variabili e, solo l’anno scorso abbiamo apportato più di 3.200 modifiche ai nostri sistemi di ricerca”.

Cambi di ogni tipo, dagli algoritmi di ricerca alle features

Alcune di queste modifiche “sono state lanci visibili di nuove funzionalità, mentre molti altri erano aggiornamenti regolari destinati a mantenere i nostri risultati pertinenti come contenuto ai cambiamenti del Web. E alcuni sono anche miglioramenti basati su problemi che abbiamo identificato, sia attraverso relazioni pubbliche che con le nostre continue valutazioni di qualità“.

Per individuare i problemi di ranking serve tempo

Se con le funzioni di ricerca “siamo in grado di correggere rapidamente i problemi che violano le nostre norme, talvolta l’individuazione della causa principale dei problemi di ranking può richiedere tempo e i miglioramenti potrebbero non avvenire immediatamente”, aggiunge Sullivan. Ma come ormai da più di 20 anni, “siamo sempre impegnati ad identificare queste sfide e lavorando per rendere migliore la Ricerca“.

Oltre 3000 modifiche nel corso del 2018 per Google

L’evoluzione e la velocità crescente del Web ha comportato un grande passo in avanti anche nelle reazioni di Google: dieci anni fa, Matt Cutts parlava con orgoglio di un cambio al giorno necessario per “tenere il ritmo”, mentre oggi ne servono quasi 10 volte tanto, in tutti gli ambiti di attività del colosso di Mountain View. Nel dato complessivo non è infatti specificato quante modifiche interessino il ranking principale, la posizione dei pixel nel box di ricerca, nuovi layout o la dimensione del font.

I nuovi numeri dell’attività di Google, aggiornati al 2018, ora dicono che “nel 2018 abbiamo eseguito più di 654.680 esperimenti, con quality rater esterni addestrati e test dal vivo, con oltre 3234 miglioramenti alla Ricerca”. Significa che sono stati fatti 595.429 quality test per la Ricerca, 44.155 esperimenti side-by-side; 15.096 esperimenti sul traffico in tempo reale e 3.234 lanci.

Gli obiettivi della Ricerca di Google

Nel suo post, Danny Sullivan ci ricorda quali sono i principi di Google e della sua Ricerca: quando un utente utilizza il motore di ricerca di Google, Big G ha l’obiettivo di metterlo in connessione con informazioni utili il più rapidamente possibile. “Queste informazioni possono assumere molte forme e nel corso degli anni la pagina dei risultati di ricerca si è evoluta per includere non solo un elenco di link blu alle pagine sul Web, ma anche utili funzionalità che consentono di trovare ciò che si sta cercando ancora più velocemente”.

Gli esempi forniti citano velocemente gli snippet in primo piano, “che evidenziano i risultati che probabilmente contengono ciò che stai cercando”, i Knowledge Panels, “che possono aiutarti a trovare fatti chiave su un individuo o su un altro argomento nel mondo”, le funzioni predittive come il completamento automatico “che ti aiutano a navigare più rapidamente in Ricerca”.

Poiché “queste funzionalità sono evidenziate in modo univoco sulla pagina, o possono essere visualizzate quando non le hai esplicitamente richieste”, Google ha delle regole su cosa dovrebbe o non dovrebbe apparire in quegli spazi: quindi, in alcuni casi il team può correggere le informazioni o rimuovere quelle caratteristiche da una pagina.

I cambiamenti più importanti di Google Search

L’articolo prosegue raccontando alcuni esempi del lavoro di miglioramento apportato in questi anni:

  • i featured snippet hanno sistemi automatici che evitano di mostrare elementi che violino le policy di Google, ad esempio.
  • il Knowledge Graph, che “riflette la nostra comprensione algoritmica dei fatti riguardanti persone, luoghi e cose nel mondo”, raccoglie i feedback degli utenti, riferimenti a fonti affidabili e interventi di correzione quando necessario;
  • le funzionalità predittive come il completamento automatico e le ricerche correlate consentono di navigare in Ricerca più rapidamente e risparmiare tempo utile, con indicazioni anche su argomenti collegati che possono aiutare ad approfondire un topic da un’altra angolazione oppure a determinare meglio l’argomento se non sono stati offerti risultati esaustivi. Anche in questo caso, Google ha una serie di norme e regole per evitare che siano mostrati suggerimenti inappropriati o offensivi.

Le modifiche ai risultati di ricerca organica

La parte più sostanziale degli interventi di Google ha comunque riguardato i risultati organici, i classici link blu delle SERP, le miniature visualizzate in griglia su Google Immagini o video dal Web in modalità video. Danny Sullivan puntualizza che il ranking dei risultati viene determinato algoritmicamente e che Google non usa interventi manuali (human curation) “per raccogliere o organizzare i risultati su una pagina”.

Google non modifica manualmente le SERP

Piuttosto, sfrutta “sistemi automatizzati che sono in grado di trovare rapidamente il contenuto nel nostro indice – dalle centinaia di miliardi di pagine che abbiamo indicizzato eseguendo la scansione del Web – che sono rilevanti per le parole della ricerca”.

Come Google gestisce i casi controversi

L’obiettivo di Google resta quello di fornire risultati rilevanti e dare la priorità alle fonti più affidabili su un dato argomento, partendo dalla consapevolezza che “i nostri algoritmi di ricerca non sono perfetti, come ogni tipo di sistema automatizzato”. Quindi, è possibile vedere siti che non sono particolarmente rilevanti per un termine di ricerca che salgono in alto in SERP, o anche una pagina che non contiene informazioni attendibili rankare meglio di un sito web più ufficiale.

Quando sorgono questi casi, “le persone spesso prendono nota e ci chiedono se intendiamo risolvere il problema”: si pensa cioè che Google dovrebbe riordinare o rimuovere manualmente un particolare risultato da una pagina ma, come detto molte volte in passato, “non adottiamo l’approccio di intervenire manualmente su un particolare risultato di ricerca per indirizzare le sfide del ranking“.

Google non fixa le singole query, ma lavora su gamme più ampie di ricerche

I motivi sono numerosi, e il primo è evidente: su Google si eseguono miliardi di ricerche ogni anno, quindi fixare una query non risolve il problema per le molte altre varianti della stessa query né aiuta a migliorare la ricerca complessiva. Pertanto, per questioni del genere Google utilizza sempre lo stesso approccio, ovvero apprende da queste indicazioni per identificare le aree in cui sono necessari miglioramenti, creando soluzioni che possono essere utili non per la singola query, ma per un’ampia gamma di ricerche simili.

Il passo successivo è testare rigorosamente la modifica usando insights da esperimenti live e i dati forniti dai valutatori della qualità: se i risultati indicano che i cambiamenti forniscono benefici complessivi positivi (rendendo un gran numero di risultati di ricerca più utili, evitando al contempo perdite significative altrove) – la modifica diventa effettiva.

Google e la protezione dallo spam

Il post di Danny Sullivan si conclude con un passaggio sulle politiche e linee guida che si applicano alle inserzioni organiche su Google: “i contenuti devono soddisfare le nostre vecchie linee guida per i webmaster, che proteggono gli utenti da cose come spam, malware e siti ingannevoli. I nostri sistemi di protezione antispam lavorano automaticamente per impedire ai nostri sistemi di classificazione di premiare tali contenuti”, e quando non è sufficiente Google interviene con le azioni manuali contro pagine o siti. Il Googler specifica che queste penalità “non sono collegate a particolari risultati di ricerca o query, ma sono prese contro i contenuti di tale natura”.