Pochi giorni fa, commentando le parole di Gary Illyes sui modi con cui Google valuta la qualità dei contenuti il discorso è ricaduto sulle entità o entity, fulcro del web semantico e chiave con cui l’algoritmo di ricerca riesce a identificare i topic e metterli in relazione tra loro.

Che cos’è una entità per Google

La definizione di entità arriva direttamente da un patent di Google, un brevetto depositato già nel 2012 e costantemente aggiornato nel corso degli anni successivi per adattarlo alle nuove tecnologie e all’evoluzione dell’algoritmo, utilizzato in forma immediata per la costruzione del Knowledge Graph ma poi esteso anche alla Ricerca nel suo complesso. Nel documento, si legge che nell’accezione che ci interessa una entità è

una cosa o un concetto che è singolare, unico, ben definito e distinguibile“.

Più nello specifico, un’entità può essere una persona, un luogo, un oggetto, un’idea, un concetto astratto, un elemento concreto, un’altra cosa adatta o qualsiasi combinazione di questi elementi, spiegano da Google, e generalmente, le entità includono cose o concetti rappresentati linguisticamente da sostantivi.

Gli esempi di entità

Le entity quindi non sono semplicemente nomi o oggetti fisici, perché Google è riuscito ad andare oltre: entità può essere un’idea o una teoria (come il teorema di Pitagora), un aggettivo (come un colore), un concetto astratto (l’unicorno), un argomento di interesse globale (il surriscaldamento globale), una data rilevante e via così, in modo da riunire tutto quello che può essere definito in maniera univoca e senza possibilità di confusione.

Le relazioni tra le entità e l’importanza dei link

Provando a sintetizzare e semplificare concetti che sono piuttosto complicati, possiamo dire che Google utilizza una serie di sistemi per valutare le relazioni tra le entity e dare un peso a ognuna di loro: ad esempio, può stabilire una correlazione tra due entità confrontando il numero di volte in cui queste sono citate insieme sulle pagine Web.

Un fattore esterno di comprensione sono i contributi che arrivano da varie fonti, come recensioni, classifiche pubblicate da terzi e così via: in questo caso, il valore è ponderato anche rispetto all’autorevolezza della fonte. Una tipologia specifica è quella dei premi, che serve a determinare il valore dell’entità percepito rispetto a una categoria di attività, ambito professionale o competenza.

Inoltre, anche i link e le menzioni hanno un ruolo importante, perché servono a misurare la rilevanza (notability) dell’entità in base al modo in cui fa riferimento a una query o a un’altra entità: l’algoritmo compara la popolarità globale dell’entità, e quindi numero di backlink, menzioni social eccetera, e la pondera rispetto al valore del tipo specifico di entity.

Torniamo quindi a parlare del valore dei link, ma in accezione diversa (neanche poi troppo, in realtà): li abbiamo definiti come un “voto” da un sito all’altro, ma i collegamenti sono anche un modo per creare una congiunzione tra entità (come sono il sito che linka e quello che riceve), così come sono considerabili entità il PageRank delle pagine, l’anchor text utilizzato, la rilevanza del topic eccetera.

Schema.org e dati strutturati per costruire il web semantico

Prima di tutto, però, gli strumenti che abbiamo a disposizione per comunicare le entità a Google (e per proporre i nostri contenuti come tali) sono i dati strutturati e le informazioni di schema.org, che servono per mettere in pratica il web semantico. Ovvero, la nuova (e neanche più tanto) modalità di segnalare direttamente al motore di ricerca le informazioni presenti all’interno delle pagine web e dietro alle pagine web (brand, autori…), così che Google possa velocizzare la raccolta e l’elaborazione dei dati per fornire risposte più veloci e più precise alle query di ricerca.

Usando le entità e i loro dati, l’algoritmo può infatti calcolare la probabilità di intercettare il vero intento dell’utente con maggior accuratezza, e allo stesso tempo comprendere – dal linguaggio e dal tono usato – se un risultato sarà positivo o negativo.

In sintesi, come dicevamo anche negli articoli dedicati (in particolare questo che riguardava anche i microformati), i dati strutturati servono proprio a definire le entità e offrirle ai motori di ricerca sotto forma di dato, in cui è segnalato non solo il topic di una pagina web ma anche le relazioni che intercorrono tra le varie entità.

Le entità nella SEO

Venendo ai nostri temi professionali, in ambito SEO le entità sono anche gli elementi al centro delle ricerche degli utenti: un prodotto da acquistare, un brand, una notizia, ricette di cucina sono entity per il motore di ricerca. Usando in modo efficace i vocabolari di schema e i dati strutturati comunichiamo direttamente a Google – in un linguaggio preciso e senza errori – i topic delle nostre pagine e del nostro sito, dando la possibilità all’algoritmo di capirci meglio e di limitare fraintendimenti.

Come ottimizzare il sito

Ci sono alcuni passaggi e interventi che possiamo mettere in pratica per cercare di aumentare il valore del nostro sito come entità (che a sua volta contiene altre innumerevoli entità), ovvero di rafforzarne il valore e le relazioni con ciò con gli altri elementi del Web verso cui vogliamo stabilire un’associazione. Si tratta di operazioni “semplici”, come aggiungere schema al sito, usare dati strutturati senza errori, creare una scheda Google My Business e tenerla aggiornata, avere un profilo backlink rilevante grazie anche a una link building più strategica, oltre che ovviamente dare priorità alla creazione dei contenuti di qualità, che trattini i topic in modo ampio e profondo e rispondano al search intent delle persone.