Google, pronto il mobile-first index

Dopo un anno e mezzo di sperimentazioni, Google ha avviato ufficialmente il roll-out del suo mobile-first index, un nuovo passo della rivoluzione delle ricerche e dei posizionamenti, in cui la classificazione sarà determinata dalla versione mobile di un sito Web.

Parte il mobile-first index di Google

L’annuncio è stato dato nella giornata del 26 marzo con un post sul “Webmaster Central Blog” di Google, che si apre proprio con le parole del team di Mountain View: “dopo un anno e mezzo di attenta sperimentazione e test”, si legge nell’incipit, “abbiamo iniziato a migrare i siti che seguono le best practice per l’indicizzazione mobile-first“. Detto in altre parole, da oggi in avanti l’indice principale di riferimento che sarà utilizzato dal motore di ricerca più usato al mondo diventa quello mobile, seguendo i trend mondiali della navigazione: secondo recenti stime, le ricerche da smartphone sono ormai salite al 58 per cento (superando quindi in maniera sensibile l’audience desktop), mentre in Italia le ultime statistiche di ComScore segnalano che il tempo speso online in mobilità raggiunge addirittura il 62 per cento.

Verso un cambiamento nelle SERP?

Secondo quanto si intuisce, questo cambiamento dell’algoritmo potrebbe determinare un effetto diretto sui posizionamenti: se un sito non è adeguatamente ottimizzato per l’utilizzo mobile, infatti, è ipotizzabile un calo tra le SERP. Una modifica che potrebbe rappresentare una vera e propria rivoluzione nel Web, in grado di sconvolgere le classifiche attuali e, in un futuro non troppo remoto, di determinare l’obsolescenza e la rovina dei siti non accessibili da mobile.

Una soluzione per aiutare gli utenti mobile

È ancora il post ufficiale di Google a chiarire in concreto le novità in arrivo: fino a questo momento, i sistemi di scansione, indicizzazione e classificazione di BigG “hanno in genere utilizzato la versione desktop di una pagina”, che però “potrebbe causare problemi agli utenti mobile quando tale versione differisce di molto dalla versione mobile”. Si è resa dunque necessaria una nuova indicizzazione mobile-first, che sarà basata appunto sulla “versione mobile della pagina per l’indicizzazione e il ranking”, con l’obiettivo di “aiutare meglio i nostri utenti a trovare ciò che stanno cercando”.

L’indice di Google resta unico e privilegerà le versioni mobile

Il team di Mountain View chiarisce poi altri aspetti molto importanti, a cominciare dal fatto che questo nuovo indice “non è separato dal nostro indice principale“; ovvero, Google continuerà ad avere un solo e unico indice per offrire i risultati di ricerca (niente “doppio indice di Google”, come si ipotizzava tempo fa), e se in questi anni è stata utilizzata la versione desktop per la classificazione, da ora e “sempre più spesso utilizzeremo le versioni mobili del contenuto”. Cosa succede alle SERP, dunque? Per ora è già partita la notificazione ai siti che eseguono la migrazione alla nuova indicizzazione tramite Search Console; secondo Google, i proprietari dei siti vedranno una velocità di scansione notevolmente maggiore dallo smartphone Googlebot, e il motore di ricerca mostrerà la versione mobile delle pagine nei risultati di ricerca e nelle pagine memorizzate nella cache di Google. Altra nota importante e ufficiale, per i siti che “hanno pagine AMP e non AMP Google preferirà indicizzare la versione mobile della pagina non AMP”.

Niente panico per le SERP!

Una trasformazione di questa portata rischia di avere ovviamente conseguenze “psicologiche”, ma è sempre il comunicato di BigG a invitare alla calma: “I siti che non si trovano in questa prima ondata non hanno bisogno di farsi prendere dal panico”, scrive il team, specificando che l’indicizzazione mobile-first riguarda il modo in cui “raccogliamo i contenuti, non il modo in cui viene classificato il contenuto”. In altri termini, i contenuti raccolti dall’indicizzazione mobile-first “non hanno alcun vantaggio di ranking rispetto ai contenuti mobili che non sono ancora stati raccolti in questo modo o ai contenuti desktop”; allo stesso tempo, se un sito ha “solo contenuti desktop, continuerà a essere presente nel nostro indice”, afferma Google.

I prossimi passi di Google

Allo stesso tempo, però, gli sviluppatori di Mountain View continuano “a incoraggiare i webmaster a rendere i loro contenuti ottimizzati per i dispositivi mobili. Valutiamo tutti i contenuti nel nostro indice, indipendentemente dal fatto che siano desktop o mobili, per determinare quanto sia mobile-friendly”, ma dal 2015 questa misura può aiutare i contenuti ottimizzati per i dispositivi mobili a funzionare meglio per coloro che effettuano ricerche su dispositivi mobili, a maggior ragione in vista della scadenza del prossimo luglio 2018, quando “i contenuti con caricamento lento potrebbero essere meno efficaci sia per gli utenti di desktop che per quelli via dispositivi mobili”, come accennato qualche tempo fa da Google (e come già sottolineato anche in questo nostro post!)

Le novità in sintesi

Il cambiamento di Google si basa sulla valutazione di alcuni fattori e tendenze a livello mondiale, a cominciare dalla diffusione della navigazione da dispositivi mobile. Per ricapitolare, l’ultimo annuncio di BigG ci rivela che:

  • È partita la fase di roll out del sistema di indicizzazione mobile: secondo le premesse di Google, “essere indicizzati in questo modo non ha alcun vantaggio di ranking e opera indipendentemente dalla nostra valutazione ottimizzata per i dispositivi mobili”.
  • Avere contenuti ottimizzati per i dispositivi mobili è ancora utile per chi cerca soluzioni per ottenere performance migliori nei risultati di ricerca su dispositivi mobili.
  • Offrire contenuti a caricamento rapido è ancora utile per quanti cercano di ottenere prestazioni migliori per gli utenti mobili e desktop.
  • In caso di siti che hanno pagine AMP e non AMP, Google indicizzerà la versione mobile della pagina non AMP.
  • Come sempre, la classifica di Google utilizza molti fattori: gli sviluppatori di Mountain View anticipano che “potrebbero” mostrare contenuti agli utenti che non sono ottimizzati per i dispositivi mobili o che si caricano lentamente, se i “nostri numerosi altri segnali determinano che questo è il contenuto più pertinente da mostrare”.

Gennaro Mancini

Redazione

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