A partire dal 1° luglio 2019, l’indicizzazione con priorità ai contenuti per dispositivi mobili è attiva per impostazione predefinita per tutti i nuovi siti web (nuovi sul Web o prima non noti alla Ricerca Google): questo è solo uno dei vari punti sulla timeline del Mobile-first index di Google, che è appunto il metodo con cui il motore di ricerca lancia Googlebot alla scoperta di nuove pagine online, annunciato per la prima volta nel 2016 e poi rilasciato ufficialmente a fine marzo 2018. Comprendere perché Google abbia deciso di dare priorità alla scansione del Web eseguita attraverso l’user agent smartphone non è difficile, visto che ormai la maggior parte degli utenti mondiali accede alla Rete proprio attraverso uno smartphone, ma forse non tutti sanno ancora cosa significa per i siti questa “rivoluzione”: proviamo a fare chiarezza su tutti gli aspetti legati al mobile first indexing di Google, con uno sguardo particolare ai consigli di ottimizzazione ufficiali per le nostre pagine e i nostri contenuti e agli errori da evitare.

Che cos’è il Mobile-first index di Google

Oggi, nel 2022, il mobile first indexing è il sistema di default con cui Google scopre e indicizza i nuovi siti, nonché quello abilitato per la maggior parte dei siti attualmente sottoposti a scansione; in particolare, secondo le ultime stime ufficializzate dalla compagnia oltre il 70% del web è così indicizzato, ma il completo switch-off è stato più volte rimandato e attualmente è senza data “finale”, come dicevamo nell’analisi di fine 2021.

Questo significa, dunque, che è più probabile che le SERP che visualizziamo siano basate su come Google ha eseguito la scansione e l’indicizzazione dei contenuti in base alla versione mobile di tale pagina anziché col vecchio sistema desktop, che si basava sulla versione della pagina pensata e sviluppata per gli utenti da connessioni desktop, appunto.

La novità del mobile first index di Google è proprio questa: il motore di ricerca lancia in prevalenza Googlebot in modalità smartphone agent per valutare la versione dei contenuti per dispositivi mobili ai fini di indicizzazione e ranking, perché la maggior parte degli utenti accede alla Ricerca Google tramite un dispositivo mobile.

Come funziona l’indicizzazione mobile per i siti

C’è un aspetto prioritario da chiarire in maniera netta: non esiste un indice separato per dispositivi mobili e per siti desktop e la Ricerca Google continua a utilizzare un solo indice. Nello specifico, il sistema di Google continua a mostrare l’URL che risulta più appropriato per gli utenti, che si tratti di un URL per desktop o per dispositivi mobili.

Come detto, ad oggi non tutti i siti Web sono stati ancora abilitati per l’indicizzazione mobile-first né c’è modo di sapere esattamente quando un sito Web sarà spostato o qualcosa che possiamo fare per rendere il processo più rapido. Inoltre, così come non possiamo agire per forzare l’inserimento di un sito Web in questo indice, non possiamo nemmeno richiedere l’esclusione successiva.

È Google a decidere se un sito Web è pronto per l’indicizzazione mobile-first in base a contenuto, link, immagini e video, nonché a dati strutturati e altri metadati. Secondo quanto dichiarato da voci pubbliche della compagnia, l’uso massiccio di JavaScript potrebbe impedire a un sito Web di passare all’indicizzazione mobile-first, così come problematica potrebbe essere la presenza di un interstitial che copra la home page del sito (ma vedremo meglio i problemi più in avanti).

Per sapere se è un sito è pronto per il mobile-first index (o se è passato al nuovo sistema) possiamo controllare la Search Console e in particolare lo Strumento Controllo URL, che consente di esaminare ogni singolo URL del sito e scoprire come è stato sottoposto a scansione e indicizzazione (ma in genere è sufficiente verificare la home page). Ciò vale solo per i siti più anziani rispetto al luglio 2019, per i quali Google continua a monitorare e valutare le pagine per la loro disponibilità (readiness) al mobile first index e invia una notifica tramite GSC quando sono ritenuti pronti allo switch.

Come dicevamo prima, questa regola non vale per i siti nuovi – intendendo con questo aggettivo tutti i siti pubblicati online o riconosciuti per la prima volta da Googlebot dopo il primo luglio 2019 – che sono ormai da tre anni inseriti per impostazione predefinita nell’indice mobile, e in questi casi, i webmaster non ricevono comunicazione tramite Search Console dell’avvenuto inserimento.

A cosa serve il mobile first indexing

In occasione del rilascio ufficiale di questo sistema di indicizzazione, nel marzo 2018, il Software Engineer di Google Fan Zhang aveva descritto le caratteristiche innovative del mobile first index che, “dopo un anno e mezzo di attenta sperimentazione e test”, stava appunto per entrare in funzione con la migrazione dei primi siti che seguivano le best practices relative.

Nello stesso post si chiarivano meglio le novità: fino a quel momento, i sistemi di scansione, indicizzazione e classificazione di Google “hanno in genere utilizzato la versione desktop di una pagina”, che però “potrebbe causare problemi agli utenti mobile quando tale versione differisce di molto dalla versione mobile”. Si è resa dunque necessaria una nuova indicizzazione mobile-first, basata appunto sulla “versione mobile della pagina per l’indicizzazione e il ranking”, con l’obiettivo di “aiutare meglio i nostri utenti a trovare ciò che stanno cercando”.

Un altro aspetto subito rimarcato è che questo nuovo indice “non è separato dal nostro indice principale“: ovvero, Google continuerà ad avere un solo e unico indice per offrire i risultati di ricerca (niente “doppio indice di Google”, come si ipotizzava tempo fa), e se in questi anni è stata utilizzata la versione desktop per la classificazione, da ora e “sempre più spesso utilizzeremo le versioni mobili del contenuto”.

L’indicizzazione con priorità ai contenuti per dispositivi mobili permette solo a Googlebot di eseguire la scansione e indicizzare prima di tutto le pagine con lo smartphone agent, e non ci sono nemmeno presunti vantaggi in termini di ranking, visto che si tratta solo del modo in cui Google scansiona e indicizza i contenuti.

Il mobile first index non è fattore di ranking

Per gli utenti non ci sono differenze di alcun tipo, perché continueranno a visualizzare nei risultati della Ricerca <strong>l’URL più appropriato</strong> secondo Google, che si tratti di un URL desktop o per dispositivi mobili.

Cosa cambia con l’indicizzazione mobile

Secondo Google, lo switch può produrre alcuni effetti: ad esempio, i proprietari dei siti vedranno una velocità di scansione notevolmente maggiore dallo smartphone Googlebot, e il motore di ricerca mostrerà la versione mobile delle pagine nei risultati di ricerca e nelle pagine memorizzate nella cache di Google. Altra nota importante e ufficiale, per i siti che “hanno pagine AMP e non AMP Google preferirà indicizzare la versione mobile della pagina non AMP” (un riferimento poi sparito dalle comunicazioni successive di Mountain View, a riprova del progressivo svilimento di AMP).

Una trasformazione di questa portata rischia di avere ovviamente conseguenze “psicologiche” per i SEO, ma è sempre Fan Zhang a invitare alla calma: “I siti che non si trovano in questa prima ondata non hanno bisogno di farsi prendere dal panico”, scrive, specificando che l’indicizzazione mobile-first riguarda il modo in cui “raccogliamo i contenuti, non il modo in cui viene classificato il contenuto”. In altri termini, i contenuti raccolti dall’indicizzazione mobile-first “non hanno alcun vantaggio di ranking rispetto ai contenuti mobili che non sono ancora stati raccolti in questo modo o ai contenuti desktop”; allo stesso tempo, se un sito ha “solo contenuti desktop, continuerà a essere presente nel nostro indice”, afferma Google.

Allo stesso tempo, però, gli sviluppatori di Mountain View incoraggiavano “i webmaster a rendere i loro contenuti ottimizzati per i dispositivi mobili”, perché Google avrebbe valutato “tutti i contenuti nel nostro indice, indipendentemente dal fatto che siano desktop o mobili, per determinare quanto sia mobile-friendly”, ricordando che dal 2015 questa misura può aiutare i contenuti ottimizzati per i dispositivi mobili a funzionare meglio per coloro che effettuano ricerche su dispositivi mobili e che lo Speed Update, sempre nel 2018, ha reso la velocità un fattore di ranking, determinando un potenziale declassamento per “i contenuti con caricamento lento potrebbero essere meno efficaci sia per gli utenti di desktop che per quelli via dispositivi mobili.

In sintesi, le novità apportate nel 2018 si basano sulla valutazione di alcuni fattori e tendenze a livello mondiale, a cominciare dalla diffusione della navigazione da dispositivi mobile, e si concretizzano in quanto segue:

  • È partita la fase di roll out del sistema di indicizzazione mobile: secondo le premesse di Google, “essere indicizzati in questo modo non ha alcun vantaggio di rankinge opera indipendentemente dalla nostra valutazione ottimizzata per i dispositivi mobili”.
  • Avere contenuti ottimizzati per i dispositivi mobiliè ancora utile per chi cerca soluzioni per ottenere performance migliori nei risultati di ricerca su dispositivi mobili.
  • Offrire contenuti a caricamento rapidoè ancora utile per quanti cercano di ottenere prestazioni migliori per gli utenti mobili e desktop.
  • In caso di siti che hanno pagine AMP e non AMP,Google indicizzerà la versione mobile della pagina non AMP.
  • Come sempre, la classifica di Google utilizza molti fattori: gli sviluppatori di Mountain View anticipano che “potrebbero” mostrare contenuti agli utenti che non sono ottimizzati per i dispositivi mobili o che si caricano lentamente, se i “nostri numerosi altri segnali determinano che questo è il contenuto più pertinente da mostrare”.

La cronologia del mobile-first indexing

I più navigati e attenti ricorderanno le varie tappe dell’evoluzione del mobile-first index, che ormai da sei anni fa parte dei discorsi di Mountain View e degli interessi dei SEO (almeno superficialmente).

Era infatti il 2016 quando Google avviò per la prima volta dei test sulla “indicizzazione con priorità ai contenuti per dispositivi mobili”, mentre nel marzo del 2018 ufficializzò i primi trasferimenti di siti al nuovo Indice. Questo è poi diventato IL sistema adottato da Googlebot in via prioritaria dal 1 luglio 2019 per tutti i siti web nuovi, intendendo con questo aggettivo, come specificato, sia quelli appena messi online che quelli appena scoperti ed emersi nella Ricerca Google.

Nell’occasione, la compagnia americana si era anche azzardata a prevedere una data per il completamento definitivo del passaggio definitivo al sistema di indicizzazione tramite smartphone Googlebot: la deadline era stata fissata a settembre 2020 ma, causa pandemia, era stata spostata una prima volta a marzo 2021 e poi infine “cancellata” senza ulteriori informazioni sulla tempistica di questa iniziativa, che “sarà fatta quando sarà fatta”.

A complicare l’operazione, secondo quanto ammesso da Google, è che ci sono ancora molti siti non pronti per il passaggio a causa di sfide impreviste che stanno affrontando, che ha quindi reso impossibile per il momento abilitare l’indicizzazione mobile-first per tutti i siti del sistema Search.

Mobile First indexing, i consigli di Google per evitare errori

E quindi, anche Google ha riscontrato globali problemi con l’indicizzazione mobile, che si è rivelato un tema piuttosto ostico per il motore di ricerca a causa (soprattutto) dell’arretratezza e della scarsa mobile-friendliness di tantissimi siti.

Eppure, ancora nel 2018, John Mueller già offriva i primi consigli ufficiali a SEO e gestori di siti per evitare errori con la nuova indicizzazione mobile, annunciando anche che tale sistema era già usato per “oltre la metà delle pagine mostrate nei risultati di ricerca a livello globale”.

Più in dettaglio, il Search Advocate  ha fornito qualche indicazione su come funziona la scansione di Google, che sposta “i siti sull’indicizzazione mobile-first quando i nostri test ci assicurano che sono pronti”, comunicando immediatamente al proprietario del sito tramite un messaggio in Search Console questo passaggio. È possibile confermare il passaggio controllando i log file del server, dato che la maggior parte delle richieste dovrebbe provenire da Googlebot Smartphone, o in maniera ancora più semplice il citato URL inspection tool di GSC.

Di base, comunque, un sito è pronto allo switch al mobile-first index se “utilizza tecniche di responsive design“, mentre per gli altri siti si possono verificare alcuni problemi frequenti.

Dati strutturati e alt text causano problemi all’indicizzazione mobile

Il primo limite è l’assenza di dati strutturati sulle pagine mobili che, come dovremmo sapere, sono utili al motore di ricerca per comprendere meglio il contenuto delle pagine e per evidenziare le tue pagine nei risultati di ricerca “in modi fantasiosi”, per usare le ironiche parole di Mueller. Per questo, chi utilizza dati strutturati nelle versioni desktop delle proprie pagine dovrebbe prestare attenzione a inserire le stesse informazioni nelle versioni mobili delle pagine: un elemento importante perché con l’indicizzazione per dispositivi mobili Google userà solo la versione mobile della pagina per l’indicizzazione e, dunque, in caso contrario gli structured data risulteranno mancanti.

Per superare i problemi a testare le pagine, Google suggerisce di verificare i dati strutturati in generale e quindi confrontarli con la versione mobile della pagina; per il lato mobile, inoltre, è bene controllare il codice sorgente durante la simulazione di visione da dispositivo mobile, o di verificare la correttezza del formato con il rich results test di Google. Bisogna inoltre ricordare che “una pagina non ha bisogno di essere mobile friendly (per così dire, ottimizzata per i dispositivi mobili) per poter essere scansionata attraverso il mobile first index”, come dice ancora Mueller.

Il secondo problema evidenziato dal post di Big G riguarda l’assenza di alt-text per immagini su pagine mobili: il valore degli attributi alt delle immagini rappresenta un ottimo modo per descrivere le immagini agli utenti con screen-reader che, ricorda Mueller, sono usati anche sui dispositivi mobili. Inoltre, servono per l’identificazione da parte dei crawler dei motori di ricerca, perché senza alt-text è molto più difficile per Google comprendere il contesto delle immagini che sono utilizzate su un sito. Il consiglio, dunque, è di verificare i tag “img” nel codice sorgente della versione mobile per le pagine rappresentative dei propri siti web, usando un browser per simulare un dispositivo mobile o utilizzando il test Mobile-Friendly per verificare la versione renderizzata di Googlebot: l’importante è che la pagina fornisca attributi alt appropriati che si desidera eventualmente ritrovare in Google Immagini.

Le raccomandazioni di Google per i siti mobile

Qualche mese dopo, lo stesso John Mueller è tornato sull’argomento con nuove indicazioni per chi vuole ottimizzare le pagine di un sito per rendere a prova di indicizzazione mobile-first, dando come direttiva di massima “rendere i siti mobile friendly e scansionabili da user-agents mobile”.

Con la Rete che diventa inevitabilmente mobile-friendly, perché la navigazione da smartphone è quella più comunemente diffusa in gran parte del mondo, webmaster, sviluppatori e professionisti online devono comprendere questo cambiamento e rendere i loro siti più scansionabili e indicizzabili per user-agents mobile (l’espressione originale è “crawlable and indexable”).

Inoltre, l’articolo spiega anche il metodo con cui Googlebot valuta la readiness di un sito, che prende in considerazione la parità dei contenuti (testo, immagini, video e link inclusi), dati strutturati e altri meta-dati (ad esempio, titoli, descrizioni o meta tag robots). Si tratta di fattori tecnici, dunque, che prescindono da altri elementi come le proporzioni di traffico da desktop e mobile, come spiegato da Martin Splitt in risposta a un utente su Twitter.
Le parole di Martin Splitt
In concreto, poi, Mueller ribadisce il suggerimento a utilizzare responsive web design per rendere i siti web davvero mobile friendly, anche se Google continua a supportare sistemi come il dynamic serving e gli URL mobili separati (noti anche come m.dot) per i siti web mobili.
Secondo l’esperienza maturata nel corso degli anni, infatti, l’utilizzo di URL differenti in base ai dispositivi può generare problemi e confusione sia agli utenti che ai motori di ricerca, e quindi sarebbe più opportuno utilizzare un unico URL per i siti Web desktop e mobili.

Le indicazioni per i siti con URL separati

Per i siti che continuano ad avere URL separati, Google indica nello specifico 3 best practices da rispettare per evitare errori nel crawling:

  • Avere stessi contenuti per sito mobile e sito desktop (comprese risorse come video e immagini con relativi attributi ALT).
  • Presentare dati strutturati per entrambe le versioni del sito
  • Avere metadati (titoli e meta description) uguali in entrambe le versioni del sito.

A questi consigli di massima si aggiungono poi altre indicazioni più specifiche:

  • Verificare entrambe le versioni del sito nella Google Search Console.
  • Testare i link hreflang negli URL separati.
  • Garantire una capacità sufficiente del server per gestire un eventuale incremento di frequenza di scansione di Googlebot.
  • Controllare le direttive txt in entrambe le versioni.
  • Esaminare l’impostazione corretta per gli elementi link rel=canonical e rel=alternate tra la versione per dispositivi mobili e quella per desktop.

Mobile first indexing, le best practices consigliate da Google

Ben più specifica è la pagina con i consigli ufficiali di Google per il mobile-first index, costantemente aggiornata con nuove informazioni per fornire indicazioni precise a chi vuole ottimizzare il proprio sito e renderlo pronto allo switch.
La prima indicazione è di carattere generale: “I siti Web dovrebbero offrire la stessa esperienza su dispositivi mobili e desktop”, che in termini pratici significa

  • garantire che Googlebot possa accedere e fare rendering del contenuto e delle risorse della pagina mobile e della pagina desktop.
  • Assicurarsi che il sito mobile contenga lo stesso contenuto del sito desktop.
  • Utilizzo degli stessi meta tag robots in entrambe le versioni.
  • Utilizzo degli stessi heading in entrambe le versioni.
  • Utilizzo degli stessi dati strutturati in entrambe le versioni.

Google avverte che scegliere intenzionalmente di offrire meno contenuti sulla versione mobile di una pagina rispetto alla versione desktop può esporre il sito a un calo di traffico “quando sul sito viene abilitata l’indicizzazione con priorità ai contenuti per dispositivi mobili”, perché “Google non riesce a ottenere la stessa quantità di informazioni dalla tua pagina rispetto a prima”, quando usava la versione desktop.

Come ottimizzare il sito per la scansione mobile

Di base, Google invita a pensare alla cosa che conta, ovvero cercare sempre di assicurare la migliore esperienza ai nostri utenti, seguendo le raccomandazioni e le linee guida fornite. Oltre a queste già descritte, ci sono altre best practices che possiamo applicare ai nostri siti:

  • Assicurarsi che Google possa vedere contenuti caricati in modalità lazy-loading.
  • Utilizzo degli stessi metadati sul sito mobile e desktop.
  • Assicurarsi che gli annunci non causino una cattiva esperienza per l’utente mobile.
  • Utilizzo di un formato supportato per immagini e video.
  • Fornire immagini di alta qualità sul sito mobile.
  • Utilizzare lo stesso alt-text sul sito mobile e desktop.
  • Evitare gli URL di video e immagini che cambiano ogni volta che la pagina viene caricata sul sito mobile.
  • Assicurarsi che i video siano facili da trovare e visualizzare sul sito mobile.

Come gestire i siti con URL distinti

Il documento di Google dedica un’intera sezione all’ottimizzazione dei siti che utilizzano la citata modalità degli URL distinti (noti anche come m-dot), fornendo altri consigli aggiuntivi più specifici. In questi casi si ribadisce che bisogna:

  • Assicurarci che lo stato della pagina di errore sia lo stesso sui siti mobili e desktop.
  • Evitare gli URL di frammenti nel sito mobile.
  • Assicurarci che le pagine da desktop abbiano pagine equivalenti da mobile.
  • Verificare i siti mobili e desktop in Search Console.
  • Verificare i link hreflang sugli URL distinti.
  • Assicurarci che il sito mobile sia in grado di gestire una maggiore frequenza di scansione.
  • Assicurarci che le direttive robots.txt funzionino su entrambi i siti.

Usabilità mobile non significa Mobile-First Indexing

Se Google può eseguire la scansione del testo sul nostro sito Web, e se tale testo può essere visualizzato su un dispositivo mobile, il sito Web può essere aggiunto all’indice mobile-first. In più, anche un sito che non supera il test di usabilità mobile può essere spostato nell’indice mobile first; al contrario, anche se la Search Console segnala che il sito ha URL validi per usabilità su dispositivi mobili, non significa che quelle pagine siano pronte per l’indicizzazione mobile-first.

Insomma, bisogna comprendere che l’usabilità mobile è un elemento “completamente separato” dall’indicizzazione mobile-first, e quindi anche pagine non ottimizzate o considerate non utilizzabili su un dispositivo mobile possono essere abilitate per questo tipo di indicizzazione.

Di conseguenza, i layout ottimizzati per essere mobile-friendly o mobile-responsive non sono obbligatori per l’indicizzazione mobile-first, poiché anche le pagine senza versioni mobili funzionano sui dispositivi mobili e sono considerate idonee per l’indicizzazione.

Come preparare il sito per il mobile-first index

Ancora oggi, nel 2022, il lavoro di Googlebot mobile non è ancora concluso e ci sono ancora molti siti che non sono ancora pronti per questo switch, per cui si è reso necessario un ennesimo e ulteriore articolo di approfondimento, pubblicato sul blog ufficiale della compagnia per offrire altri spunti, indicazioni e consigli per preparare meglio i siti al mobile first indexing per tutti.

Le informazioni (e le immagini successive) arrivano dal lavoro di Yingxi Wu, Google Mobile-First Indexing team, che inizia menzionando i vari tipi di problemi emersi nel corso degli anni di test e valutazioni di Google sull’indicizzazione mobile, che di fatto hanno portato alla consapevolezza che molti siti non sono ancora pronti.

Il nocciolo della questione è semplice (ma evidentemente di difficile realizzazione): nel mobile first indexing, Google ottiene le informazioni solo dalla versione mobile di un sito, quindi è fondamentale assicurarsi che Googlebot possa vedere l’intero contenuto e tutte le risorse in questa versione, facendo attenzione in particolare ad alcuni elementi.

Meta tag robots nella versione mobile

Il primo consiglio di Yingxi Wu è di utilizzare nella versione mobile gli meta tag robotsdi quelli previsti sulla versione desktop. Se ne usiamo uno differente sulla versione mobile (come noindex o nofollow), Google potrebbe non riuscire a indicizzare o seguire i link sulla pagina quando il sito è abilitato per l’indicizzazione mobile-first.

Lazy-loading nella versione mobile

Il sistema lazy-loading è più usato su dispositivi mobili che su desktop, soprattutto per il caricamento di immagini e video: la Googler raccomanda di far riferimento alle best practices (anche per la ottimizzazione delle immagini), e in particolare di caricare automaticamente il contenuto in base alla sua visibilità nella viewport e, soprattutto, evitare il lazy loading di contenuti primari basato sulle interazioni dell’utente (come scorrimento, clicking o digitazione), perché Googlebot non le attiverà.

Differenze nelle immagini tra versione desktop e mobile

Un esempio ci aiuta a comprendere meglio questo aspetto: se una pagina ha 10 immagini primarie sulla versione desktop e la versione mobile ne ha solo 2, con le altre 8 immagini caricate dal server solo quando l’utente fa clic sul pulsante “+”, Googlebot non cliccherà sul pulsante per caricare queste ulteriori 8 immagini, e quindi Google non vedrà quelle immagini. Il risultato è che tali risorse non saranno indicizzate o mostrate Google Immagini.

Consapevolezza di ciò che blocchiamo

Alcune risorse hanno URL diversi sulla versione mobile rispetto a quelli sulla versione desktop, a volte offerti anche su host diversi: se vogliamo che Google esegua la scansione di questi URL, dobbiamo verificare di non averli bloccati con un disallow nel file robots.txt.

Anche qui ci supporta un esempio: il blocco degli URL dei file .css impedirà a Googlebot di visualizzare correttamente le nostre pagine, con conseguente rischio di danneggiare il posizionamento delle stesse nella Ricerca. Allo stesso modo, il blocco degli URL delle immagini le farà scomparire da Google Immagini.

Fornire lo stesso contenuto primario su mobile e desktop

In linea di massima, quindi, ciò che conta è assicurarci che su desktop e dispositivo mobile ci sia lo stesso contenuto principale, ovvero “il contenuto con cui vuoi posizionarti o il motivo per cui gli utenti arrivano sul tuo sito”.

Con il nuovo (e neppure più tanto nuovo…) sistema, Google utilizza per l’indicizzazione e il posizionamento in Search solo i contenuti mostrati nella versione mobile: pertanto, se la nostra versione mobile ha meno contenuti rispetto a quella desktop, potrebbe essere necessario aggiornarla e riequilibrare questa situazione, o altrimenti il nostro sito rischierà di perdere un po’ di traffico al momento dell’abilitazione al mobile first indexing, perché Google non sarà più in grado di ottenere le informazioni complete.

Usare gli stessi titoli ed heading

Questo consiglio generale vale anche per gli aspetti più pratici.

Il primo elemento citato nell’articolo è usare gli stessi heading chiari e significativi sia sulla versione mobile sia sulla versione desktop: l’assenza di titoli significativi (l’aggettivo è ripetuto anche da Google) può influire negativamente sulla visibilità della nostra pagina sul motore di ricerca, perché Google potrebbe non essere in grado di comprendere appieno la pagina.

Ad esempio, se la pagina desktop ha il seguente tag per l’intestazione della pagina:

<h1>Foto di cuccioli carini sulla coperta</h1>

anche la versione mobile dovrebbe usare lo stesso tag con le stesse parole, anziché avere titoli come:

<h1>Foto</h1> (non chiaro e significativo)

<div>Foto di cuccioli carini sulla coperta</div> (non utilizzando un tag di intestazione)

Controllare immagini e video

Immagini e video hanno un ruolo sempre più decisivo per offrire agli utenti un’esperienza positiva e immersiva: per questo, Yingxi Wu consiglia di controllare alcuni aspetti specifici per ottimizzare il nostro sito e di rispettare alcune best practices sulle immagini.
In particolare, non dobbiamo utilizzare immagini troppo piccole o con una bassa risoluzione nella versione mobile, perché potrebbero non essere selezionate per l’inclusione in Google Immagini o mostrate positivamente quando indicizzate.

Problemi di qualità delle immagini tra desktop e mobile

Ad esempio, se la nostra pagina ha 10 immagini primarie sulla versione desktop, normali e di buona qualità, è una cattiva pratica utilizzare miniature molto piccole nella versione mobile per adattarle tutte alla dimensione di schermo più piccola. Tali miniature potrebbero essere considerate “di bassa qualità” da Google perché appunto troppo piccole e con una bassa risoluzione.
Anche l’utilizzo di attributi alt meno significativi potrebbe influire negativamente sulla visualizzazione delle immagini in Google Immagini.

Una buona prassi è la seguente:

<img src=”dogs.jpg” alt=”Una foto di cucciolo carino sulla coperta”> (alt text significativo)

mentre sono sconsigliate le formulazioni seguenti:

<img src=”dogs.jpg” alt> (testo alternativo assente)

<img src=”dogs.jpg” alt=”Foto”> (alt text non significativo)

Gestire gli URL di immagine diversi tra versione desktop e mobile

Se il nostro sito utilizza URL di immagini diversi per la versione desktop e mobile, potremmo riscontrare una perdita temporanea di traffico da Google Immagini mentre il sito passa all’indicizzazione mobile-first. Il motivo dipende dal fatto che gli URL delle immagini nella versione mobile sono nuovi nel sistema di indicizzazione di Google e ci vuole del tempo prima siano compresi in modo appropriato.

Per ridurre al minimo questa perdita temporanea di traffico, possiamo verificare la possibilità di conservare gli URL di immagine utilizzati dal desktop.

Come gestire i video

Se per la versione desktop usiamo i dati strutturati VideoObject per descrivere i video, è importante che anche la versione mobile includa il VideoObject, fornendo informazioni equivalenti. In caso contrario, i sistemi di indicizzazione video di Google potrebbero avere difficoltà a ottenere informazioni sufficienti, e quindi i nostri video non saranno visibili nella Ricerca.
Anche la struttura della pagina mobile è un nodo cruciale, e la Googler suggerisce di sistemare video e immagini in una posizione facile da trovare. In caso contrario, si rischia di influire negativamente sull’esperienza dell’utente, e Google potrebbe non mostri in modo visibile nelle ricerche le nostre risorse multimediali.

Video in posizione corretta sulla pagina desktop

Ad esempio, se abbiamo un video incorporato nei contenuti in una posizione facile da trovare sul desktop, dobbiamo fare attenzione a replicare questa struttura anche nella versione mobile.

Cattiva pratica per i video in pagine mobile

Inserire un annuncio nella parte superiore della pagina, che occupa gran parte della stessa, potrebbe comportare lo spostamento del video fuori dalla pagina e richiedere agli utenti di scorrere molto verso il basso per trovare il video. In questo caso, la pagina potrebbe non essere considerata una landing page utile per i video dagli algoritmi di Google, e il video non sarà mostrato nella ricerca.

Mobile First Indexing, come risolvere i principali problemi

Un tema così caldo è finito inevitabilmente anche al centro di un episodio della serie Webmaster Conference Lightning Talks, che nel periodo del lockdown ha sostituito i classici eventi live di Google, con Martin Splitt che ha affrontato i possibili problemi che i siti (e SEO) possono riscontrare su questo versante e le best practices per preparare il sito a questo switch.

Che cos’è il mobile-first indexing, la scansione di Googlebot mobile

Si comincia comprensibilmente da un recap sulla definizione di mobile-first indexing e del funzionamento dell’indicizzazione da parte di Google.

In sintesi, dice Splitt, Googlebot esegue il crawl degli URL dal sito con user agent desktop e mobile. Con il vecchio sistema desktop-first indexing, il sistema di indicizzazione ottiene le informazioni della pagina dal contenuto della pagina in versione desktop; poi, se l’algoritmo ritiene che contiene informazioni di sufficiente rilevanza per le query degli utenti, la pagina sarà mostrata nei risultati di ricerca.

Con l’indicizzazione mobile, il sistema di indicizzazione cercherà le informazioni sulla pagina nella versione per dispositivi mobile invece che su quella desktop.

Come funziona l'indicizzazione di Google

Le sfide e i possibili problemi per i siti

Chiarita la (basilare) differenza tra desktop-first e mobile-first indexing, il Googler si dedica a fare una panoramica delle possibili sfide che attendono i proprietari dei siti e i webmaster rispetto al sistema di indicizzazione per dispositivi mobile.

Ci possono essere errori durante il crawling, ad esempio, oppure problemi con i contenuti della pagina sottoposta a scansione: vediamo in dettaglio cosa si può fare in questi casi e come intervenire.

Caso 1, i problemi di crawling

Un problema frequente riguarda possibili errori nel crawling con Googlebot mobile: il nostro server potrebbe trattare in modo diverso la richiesta basata sull’user agent o potrebbero esserci altri problemi legati a una richiesta alle pagine mobili.

Quando si verificano queste situazioni, Google riuscirà a ricavare poche informazioni (o addirittura nessuna) dalle nostre pagine, e quindi ovviamente non potrà avere dati sufficienti per decidere di mostrare la pagina nei risultati di ricerca, col risultato che sarà esclusa dalle SERP.

Caso 2, problemi con i contenuti mobile

Un altro caso problematico è quando Google nota che la nostra pagina mobile ha problemi di contenuto: il bot otterrà minori informazioni dalla pagina, o addirittura riceverne di sbagliate, e quindi non potrà determinare in modo efficace la sua rilevanza per le query degli utenti.

Ciò si verifica soprattutto se un sito ha pagine mobili separate, che offrono contenuti diversi dalla versione desktop.

Riconoscere i principali problemi di crawling mobile

Entrambe queste situazioni impediscono a Google di servire bene il sito “quando è abilitato per il mobile-first indexing”, che è “qualcosa che probabilmente vorrai evitare”, ironizza il Developer Advocate nel video.

Per non incappare in questi problemi e risolverli, Splitt offre alcune indicazioni utili ed elementi da valutare per assicurarci che non ci siano issues durante la scansione delle pagine per dispositivi mobile. In particolare, NON dobbiamo:

  • Usare una direttiva Disallow nel file robots.txt per le pagine mobile.
  • Utilizzare il meta tag noindex sulle pagine mobili.

Questi due errori non consentono a Googlebot di eseguire la scansione e l’indicizzazione delle pagine mobile (come si vede nell’immagine).

Errori con robots.txt e meta tag

  • Usare una direttiva disallow sui file CSS mobili con una regola nel robots.txt.
  • Utilizzare il meta tag nofollow sui link interni.

Questi due errori non consentono a Googlebot di fare la scansione delle risorse mobile.

Errori con Css e nofollow

In generale, se diamo accesso a Googlebot a risorse sulla pagina desktop dovremmo fare lo stesso anche nella versione mobile, o altrimenti il bot non potrà analizzare e comprendere la pagina mobile a pieno.

In aggiunta a queste best practices su direttive robots.txt, tag noindex e nofollow, i proprietari dei siti dovrebbero anche controllare la capacità di scansione del proprio server: a livello ideale, un server dovrebbe essere in grado di gestire la stessa quantità di scansioni desktop e mobile.

Individuare i problemi di contenuto delle pagine mobile

Impostare correttamente il contenuto della pagina mobile è importante quanto verificare che siano esatte le impostazioni del crawler mobile. Il suggerimento generale di Google è di assicurarsi di servire un contenuto primario identico in entrambe le versioni, desktop e mobile, ma in alcuni casi questo potrebbe essere differente.

Contenuti diversi tra mobile e desktop

Ad esempio, dice Splitt, potremmo avere una pagina desktop che si presenta con varie immagini e un po’ di testo, mentre nella versione mobile decidiamo di presentare due sole immagini e pochissimo testo: gli utenti devono cliccare sul pulsante + (più) per far caricare la parte rimanente della pagina.

Tuttavia, Googlebot non farà clic sul pulsante, e quindi tutte le informazioni non immediatamente caricate saranno invisibili per Google. Pertanto – anche come nota generale – il Googler dice che se abbiamo intenzione di avere meno contenuto sulla pagina mobile, dobbiamo essere consapevoli che Google potrebbe non essere in grado di servire il nostro sito così come prima del mobile-first indexing, proprio perché ottiene (diamo) meno informazioni rispetto all’indicizzazione desktop.

Gestione degli heading

Gli heading sono importanti per Googlebot per capire la nostra pagina: usare i classici tag è un “buon esempio di intestazione”, mentre è sbagliato utilizzare i comandi <div>.

In questo caso, indipendentemente dalla sua classe, Googlebot tratterà questa porzione di testo come se fosse un testo normale e non un titolo; ciò influenzerà quindi la comprensione della pagina da parte di Googlebot.

Esempi di heading per mobile

Il consiglio pratico è quindi di far riferimento ai tag di intestazione semantici sulle nostre pagine mobili.

Gestione delle immagini e dei video

“Se ci tieni al traffico generato da immagini e video, devi fare qualche check extra su tali risorse”, ci dice Splitt.

In primis, è importante curare la creazione dell’alt text per definire un’immagine e non lasciare vuoto il campo o inserire termini troppo generici, perché tale pratica può provocare una cattiva esperienza per alcuni utenti, che non avrebbero modo di capire il topic dell’immagine quando non riescono a visualizzarla. Come nel caso precedente, non possiamo inserire gli attributi nell’immagine in un campo <div> perché Googlebot non può leggere e indicizzare le risorse in questo modo, ma utilizzare quindi solo tag di immagine semantici.

Errori con gli attributi delle immagini mobile

Oltre a questi classici consigli per gestione SEO delle immagini, per le pagine mobile è importante anche curare la posizione delle risorse multimediali: se un video è in posizione facile da vedere nella versione desktop, la presenza di un annuncio potrebbe spostarlo nella pagina mobile, costringendo gli utenti a scrollare molto in basso per vedere finalmente il contenuto e generando, ancora una volta, una cattiva user experience.

Controllare le parti invisibili delle pagine

L’ultimo aspetto a cui prestare attenzione è la gestione delle parti invisibili della pagina – ovviamente, Splitt non si riferisce a tattiche di black hat SEO e contenuti nascosti! –  che non hanno effetti sulla user experience, ma possono influenzare il modo in cui Googlebot comprende i contenuti presenti e i topic trattati.

Un esempio di parte invisibile della pagina sono i dati strutturati: la best practice è mantenere gli stessi markup su desktop e pagine mobili.

Un altro esempio sono le meta description, e Google invita a non dimenticare di aggiungere queste informazioni alle nostre pagine mobili, perché le meta descrizioni “sono molto importanti anche per Googlebot”.