Pagine AMP, è l’ora dell’addio?

Provaci
Mettici alla prova
Analizza il tuo sito
Seleziona la lingua del database:

Twitter che dismette l’apertura delle risorse AMP dai post, siti editoriali come Search Engine Land e il Washington Post che annunciano l’abbandono della tecnologia e, soprattutto, Google che non utilizza più il framework come prerequisito o corsia privilegiata per far apparire gli articoli in News: tutto lascia presagire che ci stiamo avvicinando rapidamente all’addio alle pagine AMP, da molti preannunciato già lo scorso anno con il lancio dei nuovi parametri tecnici della Page Experience che, di fatto, hanno reso obsoleto l’utilizzo di questa tecnologia, osteggiata da tantissimi esperti sin dalle sue origini.

L’alba e il tramonto di AMP

Era l’ottobre del 2015 quando Google introdusse per la prima volta il concetto di Accelerated Mobile Pages, con l’obiettivo di migliorare la navigazione dei siti web da dispositivi mobili.

Il progetto è ufficialmente open-source, ma essendo in gran parte sponsorizzato, realizzato e promosso da Google, nessuno si è mai fatto troppi problemi nel chiamarlo Google AMP: tecnicamente, è un framework sviluppato con la missione di fornire un formato user-first per i contenuti web, e quindi rendere più veloce  e fluida la navigazione. Inizialmente destinato solo a fornire pagine mobili più leggere (rinunciando a molte funzionalità delle pagine complete), nel tempo AMP si è ampliato per includere siti Web desktop, storie interattive (le AMP stories, poi ribattezzate Web Stories), posta elettronica Gmail (da molti ritenuta una delle trovate più assurde, a fronte delle annose difficoltà dei client email di supportare anche i minimi standard HTML e CSS), annunci e soluzioni di e-Commerce.

Praticamente dalle origini, però, la tecnologia AMP è stata circondata da polemiche e confusione: la promessa di pagine più veloci e (seppur non direttamente) classifiche migliori era legata a un’ottimizzazione mobile radicale, e la maggior parte degli sviluppatori ha sempre approcciato in maniera scettica alla sua implementazione, in alcuni casi osteggiandola o criticandola apertamente.

Come funziona AMP e le principali criticità

I principali aspetti negativi di AMP riguardano alcuni elementi di base di questo framework, che permette di far caricare istantaneamente le pagine mobili implementando restrizioni di progettazione e un trucco di rendering intelligente che inizia a caricare la pagina prima ancora che venga visitata.

Per la precisione, quando i risultati di ricerca per dispositivi mobili includono pagine AMP, Google inizia a fare pre-rendering delle risorse e quindi l’utente che clicca su un risultato AMP atterra direttamente su una pagina già caricata che viene visualizzata immediatamente (mentre una pagina non-AMP inizia a caricarsi solo al momento della visita). Questo ha però aperto a varie polemiche, perché in pratica Google sembrava garantire un vantaggio sleale alle pagine AMP rispetto alle pagine normali.

Altre critiche hanno avuto come oggetto le difficoltà di implementazione del framework su sito e pagine, nonché le sue limitazioni tecniche: inizialmente, “le pagine AMP non consentivano alcun JS di terze parti, avevano una connessione di analisi difettosa, stili limitati, nessun commento, nessun pulsante di condivisione social, nessuna navigazione, nessuna barra laterale e l’elenco potrebbe continuare”, ricorda Andrei Prakharevich, col risultato che i proprietari di siti Web “non erano molto contenti di eliminare dalle loro pagine tutte le funzionalità che le rendevano speciali”.

Sullo sfondo, poi, c’è sempre stata la questione legata al controllo di Google (finita anche al centro di indagini dell’Antitrust negli Stati Uniti), che ha da subito servito le pagine AMP sotto il proprio dominio: una scelta dettata dal fatto che tecnicamente ed effettivamente ospitava tali risorse memorizzandole nella propria cache, ma che aveva come effetto laterale la scomparsa dell’URL originaria del sito nella barra degli indirizzi e la sensazione che il motore di ricerca si stesse appropriando sia del contenuto che del traffico dei siti Web AMP.

Il declino di AMP: Page Experience e non solo

Il dibattito è continuato ancora fino ai mesi passati – solo un annetto fa, sul blog ufficiale del progetto è stato pubblicato un articolo che metteva in luce i vantaggi di AMP per la user experience, descrivendo i motivi per cui fosse ancora necessario puntare su tale tecnologia – ma la realtà odierna ci parla di tutt’altro, e AMP sembra aver davvero imboccato il “viale del tramonto”.

Un primo segnale rilevante è arrivato con l’annuncio del Page Experience Update, l’aggiornamento algoritmico con cui Google introduce tra i fattori di ranking anche alcune componenti legate alle performance delle pagine, nell’ottica di assicurare agli utenti la miglior esperienza sulle pagine: più o meno ciò che prometteva AMP alle origini, ma senza restrizioni di funzionalità, con maggiori dettagli tecnici e, soprattutto, la possibilità per tutti i siti di adeguarsi rispettando parametri tecnici ben definiti, come quelli dei