È una feature che compare di frequente nelle SERP per query su fatti o nomi legati all’attualità e mette insieme alcuni articoli, in genere tre, provenienti da fonti del Web: il carosello di Notizie Principali Google, o Google Top Stories, è una rilevante fonte di traffico e, come sappiamo, con il Page Experience Update si appresta a cambiare notevolmente, perché non sarà più riservato solo a pagine AMP. Proviamo a fare un po’ di chiarezza su questo carosello, ripercorrendo la sua storia e fornendo qualche indicazione utile ai siti per ottimizzare i contenuti ed entrare tra le notizie in evidenza.

Che cos’è il carosello di Notizie Principali Google

Google Search ha introdotto il concetto di carosello di Notizie Principali nel 2016, aggiungendolo alle feature SERP in evidenza sia su desktop che su mobile.

La sezione top stories raggruppa una serie di articoli utili e tempestivi che trattano notizie di attualità, cercando di fornire un punto di vista differenziato e di garantire un’interazione moderna e attraente per gli utenti, che possono leggere articoli da siti di cui si fidano e che assicurano esperienze positive.

Gli articoli sono solitamente tre, ma l’utente può anche navigare ulteriormente per cercare altri contenuti oppure cliccare su “mostra tutto” per lanciare la ricerca in News.

Google utilizza il machine learning per selezionare, raccogliere e ordinare le notizie in base alla loro importanza e cerca di premiare le cosiddette notizie originali, vale a dire fatti, informazioni, approfondimenti freschi e originali che non sono stati pubblicati da nessuna altra parte.

Dal 22 giugno 2021 Top Stories non più esclusiva per pagine AMP

La gran parte dei contenuti che appare nel carosello Notizie principali arriva da siti editoriali, ma non è esclusa la possibilità di leggere articoli pubblicati su blog e altre fonti.

Screen del carosello Notizie Principali

Per rientrare tra le notizie principali, quindi, non bisogna essere rigorosamente un sito di news o essere iscritto a Google News (anche perché, nel frattempo, è stata abolita la richiesta di iscrizione al motore di ricerca di notizie): i siti devono solo rispettare le norme sulla pubblicazione dei contenuti, ottimizzare alcuni aspetti di base che definiscono il posizionamento (tempestività, rilevanza, autorevolezza, posizione e linguaggio dell’articolo, tra gli altri criteri) e servire la pagina tramite AMP.

Questo almeno era vero fino a ieri – letteralmente – perché, in contemporanea al Page Experience Update, Google ha già da tempo avvertito che AMP non è più un requisito esclusivo per l’accesso al carosello di notizie principali – portando, tra l’altro, a una serie di dubbi e analisi sull’effettiva utilità attuale della tecnologia AMP. E quindi, come ufficializzato lo scorso 15 giugno via Twitter, da oggi martedì 22 giugno le Notizie Principali useranno i nuovi segnali del Page Experience per determinare i risultati da mostrare nel carosello.

Annuncio Google Page Experience

Il problema della velocità

A raccontare i cambiamenti in atto su questa feature e a fornire una spiegazione sulle valutazioni che hanno spinto Google verso questa decisione è Patrick Kettner, Developer Advocate di Google, nel nuovo video della serie Getting started with Page Experience, che già nei giorni passati ci aveva fornito indicazioni utili per prepararci a questo importante e atteso aggiornamento algoritmico.

“Il Top Stories Carousel in precedenza presentava solo pagine AMP per dare ai lettori di notizie la migliore esperienza: ma, con l’introduzione di Web Vitals, il carosello di Notizie Principali può ora rappresentare tutte le pagine rilevanti, indipendentemente da ciò che è stato usato per realizzarle”, dice in apertura di video, introducendo quindi il tema fondamentale che ha guidato l’azione di Google, ovvero garantire la massima esperienza per i lettori.

Sempre più persone al mondo “erano e continuano a essere online, sempre più spesso non su desktop o laptop (intorno alle cui caratteristiche molti siti sono stati costruiti e settati), ma su telefoni cellulari, e spesso con connessioni lente”. Una combinazione precaria, come dice il Googler, che sottolinea che “i siti web con dimensioni di file in continua espansione e pieni di JavaScript e CSS non danno come risultato un’esperienza ideale per le persone che cercano di usarli dai loro telefoni”.

Per questo, Search ha avuto bisogno di un nuovo modo per fornire agli utenti la possibilità di interagire con i risultati di ricerca, evidenziando “contenuti web eccezionali eccezionalmente veloci” grazie alla tecnologia AMP.

Il progetto AMP per assicurare l’esperienza degli utenti

Gli “algoritmi sono regole concrete, non sono idee filosofiche di cose veloci”, dice Kettner. E quindi, concretamente, il team di Google Search ha avviato in collaborazione con gli editori di notizie il progetto open source AMP, costruito sull’idea che “dovremmo permettere solo le migliori pratiche per mantenere alte le aspettative degli utenti per la velocità”.

Introducendo il carosello Notizie Principali, e poi richiedendo a tutti i suoi partecipanti di “essere documenti AMP validi”, è stato possibile evitare molti di quegli anti-modelli che avrebbero potuto avere un impatto negativo sull’esperienza sui dispositivi mobili.

AMP “serviva come una sorta di segnale tra il proprietario di un sito e la Ricerca”, prosegue il video, era una sorta di “prometto che non sto caricando gigabyte di JavaScript o CSS e che le mie pagine sono stabili e non saltellanti”. Richiedendo questo, Search era in grado di “sapere che la tua pagina probabilmente rientrava in quella definizione di eccezionalmente veloce”.

Eppure, ammette Kettner, “quel segnale, quell’accordo, non sono l’ideale”: è vero che le pagine AMP sono state costantemente alcune delle pagine più veloci sul web, ma qualsiasi web developer confermerà che “sono state solo alcune delle pagine più veloci del web”.

I limiti di AMP

Infatti, AMP può rendere molto più facile costruire da una pagina web, ma “non è certo un requisito, è solo una libreria JavaScript”, e qualsiasi sviluppatore web esperto e competente “può assolutamente fare pagine web che sono altrettanto veloci, se non più veloci delle pagine AMP”.

Ciò che mancava in quelle altre pagine web “era la fase di convalida di AMP”, l’applicazione di quelle regole sulle pagine web che erano note fornire una migliore esperienza dell’utente. “Se avevi un documento AMP valido, non poteva letteralmente fare le cose che gli sviluppatori dovrebbero fare del loro meglio per evitare”, spiega il developer advocate.

Cosa cambia con il Page Experience Update e i Core Web Vitals

Questa situazione sta però per cambiare definitivamente, grazie ai progressi della tecnologia che hanno superato i limiti riscontrati in precedenza.

In particolare, con la recente introduzione di Web Vitals “i browser sono migliorati al punto che la Ricerca non ha bisogno di affidarsi a framework JavaScript per fare questi controlli”, e i browser stessi possono controllare per vedere come un utente sta effettivamente vivendo una pagina web, per capire se è instabile, lenta a rispondere o lenta da caricare.

Anziché “cercare di impedirci di scrivere codice che potrebbe aver causato i problemi, i browser possono ora effettivamente rilevare se l’utente sta sperimentando quelle frustrazioni che AMP stava cercando di prevenire”.

Le novità in arrivo

Come effetto di questo cambiamento, Google sta evolvendo il carosello Notizie Principali per “rappresentare tutte le pagine rilevanti, indipendentemente dalla tecnologia che viene utilizzata per crearle”, e pertanto AMP non è più un requisito per il carosello Top Stories.

Ma l’aggiunta di pagine non AMP “non è l’unico cambiamento che sta arrivando al carosello di Notizie Principali”.

Infatti, sta andando in pensione anche “il logo AMP, quel fulmine che veniva visualizzato nella parte inferiore dei risultati di ricerca”, perché “semplicemente non è più vero”: ora qualsiasi contenuto web può essere nel carosello Top Stories.

Inoltre, viene revisionato AMP Viewer.

Oggi, “quando una persona tocca un articolo nel carosello Top Stories questo viene mostrato istantaneamente: tale quasi magia può essere compiuta grazie a diverse parti sottostanti che prima richiedevano AMP”.

Il caricamento istantaneo è stato possibile perché Search “era in grado di scaricare tutto il markup utilizzato in un documento AMP in background, in un iframe, prima ancora che l’utente toccasse qualcosa”; così, quando l’utente faceva tap, quel contenuto “era già stato pre-fetched e pre-renderizzato, ed era immediatamente disponibile, perché già disponibile”.

Perché serviva AMP e perché ora non è più un requisito

AMP era necessario per tutto questo per due motivi: la libreria JavaScript AMP e la cache AMP, dei “server che agiscono come una sorta di intermediario tra il server di origine e l’utente finale e permettono agli host AMP, come Search, di richiedere e renderizzare tutti quei documenti, assicurando allo stesso tempo la privacy dell’utente”.

Se “ogni volta che un utente cerca qualcosa, tutti quei pre-fetches andassero ai server finali, tutti quei siti saprebbero cosa sta cercando ogni utente, anche se in realtà non ha mai visitato quel sito”, dice Kettner, definisce questa ipotesi “una violazione della sicurezza piuttosto grande, certamente qualcosa che non possiamo tollerare”.

Utilizzando una cache AMP per mostrare alle persone le pagine AMP, invece, Search “è stato in grado di iniziare a richiedere e caricare i primi risultati nel carosello delle Notizie Principali, quelli con cui le persone sono più propense a interagire, facendo anche in modo che solo i siti con cui interagiscono effettivamente siano a conoscenza della loro navigazione”.

Nel carosello delle Top Stories oggi si può effettivamente passare da un articolo all’altro, indipendentemente dal sito su cui è stato pubblicato: ciò è stato possibile grazie ad AMP Viewer, un’altra parte del progetto AMP. Il developer advocate lo descrive come “una sorta di involucro intorno a tutti i diversi contenuti che vengono serviti da una cache AMP, che permette all’utente di saltare da un articolo al successivo senza soluzione di continuità

Ma con il carosello che si apre a più contenuti, “Search non può più mantenere le stesse garanzie che sono necessarie per fare una versione sicura, protetta e scorrevole di AMP Viewer, e di conseguenza, anche l’interazione con lo swipe verrà rimossa”.

Gli utenti non devono però preoccuparsi, perché ci sarà ancora quel “dolce pre-fetching che rende le Top Stories così veloci, indipendentemente da cosa usi per pubblicare le tue pagine”.

Il nuovo ruolo del Signed Exchange

In estrema sintesi, se stiamo già pubblicando una pagina AMP, allora non cambia nulla, perché “il progetto AMP e le cache AMP sono più attivi che mai, e le pagine AMP continueranno a essere pre-fetched e pre-renderizzate dai risultati di ricerca”.

Ma se il sito “non può o semplicemente non ha voglia di pubblicare una versione AMP, puoi avere lo stesso il pre-fetching” grazie ai Signed Exchange, “un’altra caratteristica del browser incredibilmente eccitante”.

A cosa serve il signed exchange

Gli scambi firmati sono, in breve, “una sorta di registrazione di un sito che viene richiesto e caricato, quello scambio di informazioni che avviene quando un Googlebot sta facendo crawling del server e il server risponde con una specie di dati impacchettati insieme e firmati crittograficamente da quel server”.

In pratica, dice Kettner, il server dice “questi sono i bit esatti che ho creato e inviato a voi: puoi prendere questi esatti bit senza modifiche, e darli ad altri, se vuoi, e fargli sapere che provengono da me”.

Quindi, quando qualcuno clicca su un link blu o una pagina di risultati di Notizie Principali nelle SERP, Search può pre-fetchare tutto quel contenuto proprio come fa oggi con le pagine AMP, ma “mantenendo la privacy dell’utente finale”. Visto che tutte queste informazioni sono crittograficamente firmate da quel server, i browser sono sicuri che provengono da quel server, e “non solo cercati come cache o qualche altro intermediario”: grazie a questo, gli utenti finali “vedranno gli URL reali del loro contenuto reale dai server, non quelli della cache AMP”, in maniera simile a quello che avviene oggi con i contenuti AMP tramite signed exchange, che permettono di mostrare il vero URL del sito.

I consigli per apparire tra le Notizie Principali

Nella parte conclusiva del video, Kettner passa a presentare alcuni dei punti principali su cui lavorare per permettere alle pagine del nostro sito di rientrare nel carosello Notizie principali di Google.

Ciò che serve ricordare, innanzitutto, è che “le Top Stories non sono pagine web casuali, ma sono storie di notizie altamente rilevanti” e quindi il primo consiglio è seguire le policy di Google News.

Inoltre, è ovviamente importante garantire buoni punteggi Web Vitals e Page Experience, “nuove metriche che si uniscono alle centinaia di altri segnali di ranking e che la Ricerca valuta in millisecondi ogni singola volta che qualcuno esegue una ricerca”.

Il supporto dello strumento Esperienza con le pagine

Un modo per assicurarci di essere pronti alle nuove regole per il carosello di Notizie principali è verificare come le nostre pagine si comportano rispetto alla page experience, usando ad esempio lo strumento Esperienza con le pagine (Page Experience Report) all’interno di Search Console che “mette a disposizione informazioni inestimabili su ciò che i tuoi utenti reali stanno realmente sperimentando quando caricano il tuo sito”.

Se il nostro sito è già presente nel carosello Top Stories, significa che stiamo pubblicando pagine AMP: da ora, però, Google apre questi risultati a qualsiasi pagina web, e quindi la lotta a quelle posizioni in evidenza nel carosello diventerà intrinsecamente più competitiva. Per questo motivo, consiglia il Googler, è necessario “continuare a pubblicare contenuti di alta qualità e altamente rilevanti, e correggere qualsiasi problema di esperienza con la pagina non appena si presentano”.

Le guide per la pubblicazione di articoli rilevanti

Per chi intende proseguire con AMP, Kettner segnala che “il team AMP ha creato una grande guida specifica per l’esperienza con la pagina che può essere utilizzata per controllare automaticamente un gran numero di problemi che possono avere un impatto negativo sulle pagine”.

Chi invece non sta pubblicando pagine AMP deve “continuare a fare grandi contenuti, tenere d’occhio l’esperienza con la pagina e includere dati strutturati specifici dell’articolo all’interno dei tuoi articoli al fine di essere incluso nel carosello Notizie principali”.

Si tratta di “poche righe di metadati che permettono alla Ricerca di sapere cose sulla pagina, come titoli, autori, l’editore, la data di pubblicazione, cose del genere”.

Inoltre, anche se “non c’è ancora uno strumento di esperienza con la pagina per i contenuti non-AMP, è possibile controllare tutti con l’ottimo strumento Web Vitals per avere un’idea davvero buona su come stanno davvero performando le tue pagine”.

Kettner dice anche una cosa molto importante – che vale, in generale, anche per il posizionamento nella Ricerca: non dobbiamo preoccuparci eccessivamente se abbiamo difficoltà a raggiungere i numeri che Web Vitals e Page Experience ci incoraggiano a raggiungere, perché non possiamo “davvero passare o fallire queste metriche”. Questi sono “solo strumenti che Search può usare per confrontare le prestazioni relative tra altre pagine: migliori sono i tuoi numeri, maggiori probabilità avrai di superare i competitor in quello specifico fattore di ranking”.

Il progetto Bento di AMP

Se stiamo valutando le opzioni per migliorare le performance tecniche delle pagine senza creare o mantenere una versione AMP di una pagina solo per il carosello Notizie principali, ci potrebbe essere un giusto compromesso.

Kettner ci presenta infatti il progetto Bento di AMP, che permette “di utilizzare molte delle parti più performanti della libreria AMP senza creare effettivamente una pagina AMP”, così da “scaricare un po’ del tuo peso per le prestazioni”.

Il progetto Bento è una “nuova versione modulare di quella libreria, che ti permette di prendere singoli componenti da un documento AMP e caricarli in una pagina non AMP”: il vantaggio è di utilizzare “componenti web testati in battaglia, caricati miliardi, se non trilioni di volte in tutto il web, che hanno squadre di persone dietro dedicate a migliorare costantemente le loro prestazioni”.