Letteralmente, snippet significa ritaglio frammento: è quindi una parte che sintetizza un tutto, che serve come antipasto e che serve a dare la spinta ad approfondire. Nel sistema della Ricerca, gli snippet sono appunto delle anteprime del contenuto che l’utente può trovare sulle pagine Web classificate da Google e che dovrebbero rispondere all’intento che ha guidato la sua query: tra i più famosi e importanti, in termini di attrazione di clic, ci sono titoli e meta description, ed è proprio a loro che dedichiamo questo approfondimento, cercando di scoprire quali sono le linee guida, le best practices e le regole per gestire e controllare come compaiono questi snippet nella Ricerca.

Snippet testuali nelle SERP: cosa sono

È Google stesso a parlarci di questo argomento, con un video caricato sul canale ufficiale che spiega i concetti di base sugli snippet ai principianti sul motore di ricerca e, in particolare, la funzione di questi frammenti, il loro valore per la SEO e le indicazioni per modificarli per ottenere i migliori risultati.

Quando il tuo sito appare tra le pagine dei risultati di ricerca, Google mostra uno snippet di testo, ovvero un titolo e una breve descrizione del contenuto della pagina (una volta inframmezzati dal link dell’URL posizionato, che ora invece si trova in alto sul titolo): si apre così l’episodio di Search for Beginners, che si concentra innanzitutto su come scrivere e come appaiono un titolo e una meta description ben ottimizzati, per poi passare ad analizzare in che modo Google genera davvero gli snippet in SERP.

Snippet SEO: peso e valore

Secondo Google, gli snippet sono il pezzo di informazione primaria per convincere un utente a cliccare su un risultato anziché su un altro, perché rappresentano il primo livello di interazione tra un sito e i potenziali clienti, sono sostanzialmente un elemento utile per fare una buona prima impressione con gli utenti che stanno facendo ricerche pertinenti.
Per questo è importante curare in modo strategico la creazione di questi contenuti e fornire titoli e descrizioni rilevanti e pertinenti per le nostre pagine.

Le best practices per i titoli SEO

Per quanto riguarda il tema della titolazione SEO, e specificamente il tag title (che è come sappiamo quello che compare in SERP), per il video un titolo di pagina è efficace se descrive in maniera concisa quello che abbiamo da offrire e “ciò che offriamo”; l’esempio fornito è “abiti sportivi per bambini” per uno shop online di abiti per bambini (in lingua originale, Sporty kids clothes consigliato per un “online kids clothing boutique”).
Bisogna evitare termini troppo vaghi (ad esempio, è sconsigliato usare “Home” come title della home page), ma bisogna anche fare attenzione alla lunghezza del titolo, perché testi troppo lunghi possono essere troncati in SERP. Per la precisione, dobbiamo restare tra i 60 e i 70 caratteri al massimo, anche se Google valuta le dimensioni sulla base della visualizzazione grafica e quindi conta i pixel (il limite è 600 px).

Esempio di Snippet Google

Piccolo focus anche sull’uso di keyword strategiche: è ammesso l’utilizzo di termini descrittivi, ma non dobbiamo essere ripetitivi o usare sinonimi eccessivi: queste tattiche non aiutano gli utenti e possono sembrare spammy agli occhi di Google e dei potenziali clienti .

Infine, è importante usare titoli diversi su ciascuna pagina perché così gli utenti sanno perfettamente dove sono sul sito. Se siamo costretti a usare lo stesso titolo, Google consiglia di valutare la possibilità di utilizzare snippet diversi su ogni pagina per aiutare a distinguerle tra i risultati di ricerca.

Come sono le buone descrizioni

Il video passa poi a delineare le best practices per le descrizioni, che dovrebbero essere dei sommari brevi e pertinenti del contenuto di una pagina specifica e, quindi, una sorta di amo per convincere un potenziale cliente a visitare il nostro sito.

Una meta description efficace si dovrebbe comporre di una o due frasi che raccontano sinteticamente il contenuto della pagina; riprendendo l’esempio precedente del negozio online di abiti per bambini, un contenuto valido potrebbe essere “scopri tutta la varietà di vestiti per le attività dei tuoi bambini” (in originale, “browse through a variety of clothing for all your kids activities”).

Secondo Google, non c’è un limite di lunghezza imposto per la meta description, ma in realtà gli snippet mostrati tra i risultati di ricerca sono troncati in base alle esigenze (e di solito la lunghezza varia tra i 145 e i 160 caratteri).
Non è necessario scrivere una meta description sotto forma di frase e si può adeguare il contenuto in base alle caratteristiche del sito. È sempre il video a segnalare che, ad esempio, una pagina prodotto può mostrare dettagli, prezzo o indicazione del produttore, mentre un sito di news o un blog informativo può elencare l’autore o la data della pubblicazione.

Per gli altri consigli, vale quanto detto per i titoli: ogni pagina del sito dovrebbe avere una meta descrizione distintiva e pertinente a quella pagina. Però, se non abbiamo tempo o modo di creare una description univoca per ogni singola pagina, possiamo provare a dare priorità ai contenuti, ovvero realizzare almeno una descrizione per l’home page e le pagine più popolari e strategiche.

Le regole di Google sugli snippet

Possiamo controllare ciò che Google mostra per il nostro siti ricercando una query e aggiungendo il nome del sito. Il video ci invita a notare che il titolo e lo snippet mostrato può essere differente in base alle query.

Gli snippet infatti sono creati automaticamente da Google per enfatizzare i contenuti di una pagina che meglio si legano alla specifica ricerca di un utente (per farli avvicinare di più al suo search intent, possiamo dire). Pertanto, una stessa pagina può comparire in SERP con snippet diversi per ricerche differenti.

Inoltre, anche se scriviamo personalmente titolo e meta-description è comunque Google a decidere cosa prendere e mostrare, stabilendo ciò che è più appropriato e pertinente in base alla specifica query dell’utente.

Snippet di Google, le regole di controllo per i webmaster

Nel settembre 2019, sul blog ufficiale di Google è apparso un articolo che annunciava una nuova possibilità per i webmaster, a cui è consentito un controllo maggiore sulla gestione degli snippet mostrati nel corso delle ricerche, così da semplificare l’ottimizzazione del valore ottenuti dalla Ricerca e il raggiungimento degli obiettivi aziendali.

Nell’ambito del consueto lavoro di Google per migliorare le risposte da fornire agli utenti in anteprima rispetto ai link blu e alla vecchia e classica pagina iniziale, infatti, il layout di Google Search è molto cambiato nel corso degli anni e ultimamente l’accelerazione è ancora più evidente, grazie all’utilizzo dei dati strutturati che consentono al motore di ricerca di reperire informazioni maggiori e aggiuntive sulle pagine di un sito, che vengono poi elaborate, a seconda delle query, sotto forma di featured snippet o di snippet arricchiti, i cosiddetti rich snippet, che mostrano all’utente alcuni dati extra, solitamente posizionati tra l’URL e la descrizione.

Strumenti che, come testimonia l’aumento delle ricerche con zero clic, sembrano trovare il gradimento degli utenti finali.

Gli snippet della Ricerca Google

Nell’articolo firmato da John Mueller si ripercorre questo processo, perché il Search Advocate spiega che Google utilizza le anteprime dei contenuti, inclusi snippet di testo e altri media, “per aiutare le persone a decidere se un risultato è rilevante per la loro query”. La forma e il tipo di anteprima mostrato dipendono da vari fattori, inclusi il contenuto che una persona sta cercando e il tipo di dispositivo da cui lo stanno visualizzando.
Tra gli esempi forniti c’è quello di un sito di cucina che propone ricette: se l’utente è interessato a scoprire cosa e come cucinare per pranzo, potrà trovare in SERP immagini in miniatura e valutazioni degli utenti, elementi che potrebbero essere più utili degli snippet di testo per aiutare a decidere cosa mangiare. Oppure, chi sta cercando un concerto nelle vicinanze può controllare gli eventi direttamente nei risultati di ricerca, usando anche le funzionalità di localizzazione del dispositivo.

Queste funzionalità sono possibili quando gli editor contrassegnano le proprie pagine con dati strutturati: in automatico, Google genera anteprime per aiutare un utente a capire perché i risultati mostrati sono rilevanti per la sua ricerca e perché potrebbe essere utile visitare le pagine collegate.

I webmaster possono impostare e limitare le informazioni per gli snippet

Ed ecco la novità: Google riconosce “che i proprietari dei siti potrebbero voler settare in modo indipendente l’estensione dei loro contenuti di anteprima nei risultati di ricerca“, e pertanto il team di Mountain View ha studiato una soluzione per consentire ai webmaster di impostare alcuni parametri specifici relativi a questi snippet, che permettono di definire in prima persona quanto testo o quale parte debba essere disponibile per lo snippeting e la misura in cui altri media dovrebbero essere inclusi nelle anteprime.
Fino a quel momento, un sito poteva solo decidere se consentire l’uso di snippet testuale o se invece non dare questa possibilità; dal settembre 2019, Google ha invece introdotto una serie di metodi che, grazie a impostazioni come meta tag robots e un attributo HTML, consentono una configurazione più dettagliata dei contenuti di anteprima mostrati per le pagine, che funzioneranno in tutto il mondo e per tutti i risultati mostrati a livello globale.

Come impostare i robots meta tag

Il comando robots meta tag va aggiunto alla <head> di una pagina HTML o specificato tramite l’header x-robots-tag HTTP. Sono quattro i metodi per indirizzare l’anteprima di contenuto di una pagina:

  • nosnippet“, l’opzione già esistente per segnalare a Google di non mostrare alcuno snippet testuale per la pagina.
  • max-snippet:[number]“, un’opzione nuova per indicare la lunghezza massima del testo, in caratteri, di uno snippet per la pagina.
  • max-video-preview:[number]“, altra novità, per specificare una durata massima in secondi di un’anteprima video animata.
  • max-image-preview:[setting]“, anche in questo caso opzione nuova, che permette di indicare una dimensione massima dell’anteprima dell’immagine da mostrare in pagina, usando come specifiche “nessuna”, “standard” o “grande”.

Questi quattro parametri possono anche essere combinati, come nell’esempio fornito sempre nel post ufficiale: <meta name=”robots” content=”max-snippet:50, max-image-preview:large”>

Le impostazioni attraverso l’attributo HTML

C’è poi un altro sistema che consente di limitare quale parte di una pagina segnalare come idonea a essere mostrata come snippet: l’attributo HTML “data-nosnippet” negli elementi span, div e section, che impedisce a Google di prendere parte di una pagina HTML da mostrare all’interno dello snippet testuale, come nell’esempio <p><span data-nosnippet>Harry Houdini</span> is undoubtedly the most famous magician ever to live.</p>.

Le note su rich results e featured snippet

L’articolo di Mueller passa poi a fornire altre indicazioni su rich results e featured snippet, ricordando che il contenuto dei dati strutturati è adatto per la visualizzazione nei rich results della Ricerca di Google. Questi risultati non sono soggetti ai limiti delle impostazioni dei meta robot, ma la gestione può essere personalizzata intervenendo direttamente sul contenuto fornito negli stessi dati strutturati.
L’ultimo paragrafo è dedicato infine al formato AMP, che offre ai webmaster alcuni vantaggi come la possibilità per la pagina di essere usata per una presentazione più importante delle immagini in miniatura nei risultati di ricerca e nel feed di Google Discover. Si tratta di caratteristiche che, come dimostrano alcune ricerche, possono indirizzare più traffico verso gli articoli, ma comunque Google dà possibilità ai publisher di limitare le dimensioni delle immagini usando le impostazioni dei meta robot sopra descritte.

Titoli e descrizioni, la nuova guida di Google per controllare gli snippet

Proseguendo il lavoro di aggiornamento della documentazione di supporto per chi gestisce siti e fa SEO – e dopo i contributi sulle best practices per i siti eCommerce o quello su codici di stato HTTP, problemi di rete ed errori DNS – il team di Google è andato incontro alle richieste di chiarimento relative al controllo di ciò che Google mostra nei risultati di ricerca per il titolo e la descrizione del risultato posizionato.

Per la precisione, dall’ottobre 2021 in lingua inglese appaiono due nuovi documenti che prima erano trattati in maniera aggregata:

Cosa cambia nelle definizioni di Google

La maggior parte dei contenuti presenti nelle due pagine non è nuova, e la differenza maggiore sta appunto nel fatto che ora le informazioni sono pubblicate su due pagine separate
Esempio di Title link, titolo in SERP

Salta inoltre agli occhi la definizione per i titoli: Google li chiama infatti title links, in italiano link del titolo, un’espressione inedita per il titolo di un risultato di ricerca. Sempre in questo documento sui titoli, inoltre, si trovano ora maggiori dettagli su come viene generato il title link e alcuni esempi di come Google può modificare questo campo.

Che cosa sono i title links su Google

E quindi, i titoli (titoli SEO o title tag) sono per Google title links, ovvero “il titolo di un risultato di ricerca su Ricerca Google e altre proprietà (ad esempio, Google News) che rimanda alla pagina web”. Sin dalle prime righe della guida si ribadisce che “Google utilizza una serie di fonti diverse per determinare automaticamente il link del titolo”, e che gli editori possono “indicare le proprie preferenze seguendo le linee guida per la scrittura di elementi <title> descrittivi”.

Le best practices per scrivere titoli efficaci

Il documento prosegue poi elencando alcune delle best practice per la scrittura di elementi <title> descrittivi, aggettivo quindi che assume la centralità nella visione del motore di ricerca.

I titoli, infatti, “sono fondamentali per fornire agli utenti una rapida panoramica del contenuto di un risultato e del motivo per cui è rilevante per la loro query“, leggiamo nella pagina; anzi, spesso “è l’informazione principale che le persone usano per decidere su quale risultato fare clic”, motivo per cui è importante utilizzare un titolo testuale di alta qualità per le nostre pagine.

I consigli per raggiungere l’obiettivo sono:

    • Specificare un titolo nell’elemento <title> per ogni pagina
    • Scrivere un testo descrittivo e conciso per i nostri <title>, evitando ad esempio testi troppo vaghi o troppo lunghi (che potrebbero essere troncati quando viene visualizzato nei risultati di ricerca).
    • Evitare il keyword stuffing (che possono far sembrare i risultati spam a Google e agli utenti).
    • Evitare il testo ripetuto o boilerplate negli elementi <title> (perché non offrono testo molto informativo).
    • Usare il brand in modo conciso

, evitando che le pagine risultino ripetitive per la presenza eccessiva del nome del brand.

Titoli e Google: come vengono generati i title links

Nuovo è anche il paragrafo che spiega in modo sintetico come funziona la generazione dei titoli nella pagina dei risultati di Ricerca Google, oggetto come ricordato di un recente intervento.

Questa operazione è “completamente automatizzata“, leggiamo nel documento, “e tiene conto sia del contenuto di una pagina che dei riferimenti ad essa visualizzati sul Web”: l’obiettivo del titolo linkato è infatti “rappresentare e descrivere al meglio ogni risultato“.

Il sistema di Ricerca Google utilizza alcune fonti per determinare automaticamente i link dei titoli:

  • Contenuto in elementi <title>.
  • Titolo visivamente principale o headline mostrato su una pagina.
  • Elementi di intestazione, come elementi <h1>.
  • Altri contenuti di grandi dimensioni e di rilievo attraverso l’uso di stili particolari (style treatments).
  • Altro testo contenuto nella pagina.
  • Anchor text sulla pagina.
  • Testo all’interno di link che puntano alla pagina.

La guida di Google specifica che il motore di ricerca “non può modificare manualmente i title link per i singoli siti”, ma comunque tenta sempre per renderli il più pertinenti possibile. In generale, la modifica del title impostato – e, quindi, la comparsa in SERP di un titolo della pagina diverso dall’elemento <title> – si rende necessaria quando Google rileva un problema con tale elemento.

Snippet e meta descrizioni, le indicazioni di Google

Il secondo documento di supporto si chiama “controllare gli snippet nei risultati di ricerca” e si concentra innanzitutto sulla definizione di snippet; in tal senso, lo snippet di Google è “la descrizione o la parte riepilogativa del risultato di ricerca su Ricerca Google e altre proprietà (ad esempio, Google News)”.

Esempio di meta description, snippet nella Ricerca Google

In generale, questa pagina esamina come vengono creati gli snippet, analizza le differenze tra i risultati multimediali e i tag delle meta descrizioni, spiega come bloccare gli snippet o regolarne la lunghezza e definisce le best practice per la creazione di meta descrizioni.

Come per i titoli, si chiarisce da subito che l’aspetto effettivo nei risultati di ricerca degli snippet impostati da chi possiede o gestisce il sito potrebbe essere diverso, ma anche che Google non può modificare manualmente gli snippet per i singoli siti, pur lavorando per assicurare che siano sempre il più pertinenti possibile.

Come vengono creati gli snippet

Gli snippet di Google vengono creati automaticamente dal contenuto della pagina e servono a enfatizzare e visualizzare in anteprima il contenuto della pagina che meglio si riferisce alla ricerca specifica di un utente. È per questo che la Ricerca Google “potrebbe mostrare frammenti diversi per ricerche diverse”.

Secondo la guida, i proprietari dei siti hanno due modi principali per suggerire contenuti per gli snippet creati da Google:

  • Rich Results, Risultati Avanzati: aggiungendo dati strutturati al sito possiamo aiutare Google a comprendere la pagina, ad esempio una recensione, una ricetta, un’attività o un evento.
  • Tag di meta description: Google “a volte” utilizza il contenuto dei tag <meta> per generare snippet, se pensa “che forniscano agli utenti una descrizione più accurata di quella che può essere presa direttamente dal contenuto della pagina”.

Le regole per gestire, bloccare o limitare gli snippet

Il documento di supporto ci ricorda poi che possiamo impedire la creazione e la visualizzazione degli snippet per il nostro sito nei risultati di ricerca o comunicare a Google la lunghezza massima che desideriamo mostrare per i nostri snippet. È sufficiente utilizzare i meta tag robots nosnippet se vogliamo impedire la visualizzazione di snippet nelle SERP; max-snippet:[number] per la lunghezza massima degli snippet; data-nosnippet per impedire che parti della pagina siano mostrate in uno snippet.

Le best practice per la creazione di meta descrizioni di qualità

Come detto, Google non assicura al 100% che userà la meta descrizione per la pagina impostata dal sito, ma ci sono alcuni consigli che possiamo seguire per aumentare le probabilità che nelle SERP appaia proprio il tag <meta name=”description”> come snippet nei risultati di ricerca.

L’obiettivo è sempre cercare di fornire agli utenti una descrizione più accurata di quanto sarebbe possibile esclusivamente dal contenuto della pagina, perché la meta description generalmente “informa e interessa gli utenti con un breve riepilogo pertinente sul topic di una particolare pagina”. Dobbiamo quindi pensarle come “una presentazione che convince l’utente che la pagina è esattamente ciò che sta cercando“; inoltre, secondo il documento “non c’è limite alla lunghezza di una meta descrizione, ma lo snippet viene troncato nei risultati della Ricerca Google secondo necessità, in genere per adattarsi alla larghezza del dispositivo“.

Dal punto di vista pratico, per evitare errori nella meta description bisogna cercare di soddisfare queste richieste:

  • Aggiungere una meta descrizione a ogni pagina del sito.
  • Creare descrizioni uniche per ogni pagina del sito, o quanto meno una descrizione per gli URL cruciali come la home page e le pagine popolari del sito.
  • Includere informazioni pertinenti sul contenuto nella descrizione. La meta descrizione “non deve essere solo in formato frase, ma è un ottimo posto per includere informazioni sulla pagina”, per fornire ai potenziali visitatori informazioni molto rilevanti che altrimenti potrebbero non essere visualizzate nello snippet.
  • Generare descrizioni in modo programmatico a livello di codice, soprattutto per siti di grandi dimensioni dove l’intervento manuale su ogni singola pagina richiederebbe uno sforzo eccessivo
  • Usare descrizioni di qualità, che hanno maggiori possibilità di essere visualizzate nei risultati di ricerca di Google e possono contribuire a migliorare la qualità e la quantità del traffico organico. Al contrario, le meta descrizioni composte da lunghe stringhe di parole chiave non danno agli utenti una chiara idea dei contenuti della pagina e sono visualizzate con inferiori probabilità al posto di un normale snippet