All’apparenza, può sembrare un semplice campo tag HTML che identifica il titolo di una pagina web, qualcosa a cui non dedicare particolare attenzione: in realtà, come spesso capita con la SEO, anche dettagli all’apparenza piccoli possono avere un impatto sul posizionamento, nel bene o nel male. E quindi, i tag title possono diventare il primo strumento che spinge le persone a fare clic sulla nostra pagina che compare SERP di Google, offrendo un’anteprima sintetica e interessante di ciò che li aspetta. Facciamo una panoramica sui tag title, sul loro valore SEO, sulle best practices di ottimizzazione e, soprattutto, sui nuovi sistemi di Google legati alla titolazione, per cercare di creare titoli efficaci e accattivanti a prova di modifica dell’algoritmo!

Che cos’è il tag title

Il tag title è un elemento del codice HTML che serve a specificare il titolo di una pagina web, che si trova nella sezione <head> del markup HTML della pagina e che può essere visualizzato in più posizioni.

Per inserire il tag title possiamo intervenire sul codice (opzione più complessa) oppure utilizzare le funzioni dei CMS, che nella maggior parte dei casi consentono di inserire e modificare manualmente questo campo, scrivendo il testo desiderato direttamente nel campo che si chiama genericamente Titolo (del post, della pagina o dell’articolo). È importante notare, però, che in questo caso non abbiamo possibilità di distinguere il title tag dall’H1 e, quindi, quando scriviamo il titolo nell’editor testuale standard impostiamo automaticamente entrambi questi parametri – per la precisione, per WordPress il campo del titolo è in realtà il “post name”, che nella stragrande maggioranza dei template viene interpretato e visualizzato come H1.

Per differenziare tag title e H1 basta installare dei plugin, che permettono di intervenire singolarmente sui due campi: in tal senso, il titolo “base” è quello che funge da H1, mentre il tag title sarà quello che viene definito “Titolo SEO” o “SEO title”.

Dove appare il tag title: SERP, browser e social

Nello specifico, il tag title è la parte principale e più visibile degli snippet di anteprima dei risultati delle SERP, le pagine dei risultati del motore di ricerca: su Google, ad esempio, viene mostrato in colore blu e in caratteri di dimensione più grande rispetto agli altri testi, con possibilità di cliccare direttamente sull’area e ottenere il link al sito.

Inoltre, questo elemento di codice HTML compare anche nella scheda della pagina specifica visualizzata nel browser: è il testo che possiamo trovare nella linguetta della scheda (anche se spesso viene troncato per questioni di spazio), ed è infine anche la porzione di testo che appare quando un utente condivide la pagina attraverso i social network.

A cosa serve il tag title

Già da quanto accennato si comprende il valore SEO (e non solo) di questo elemento, che rappresenta la prima esperienza di un visitatore organico con il nostro sito in qualità di titolo cliccabile per un dato risultato.

Più precisamente, il tag title è importante in termini di usabilità, SEO e condivisione social, ma soprattutto rappresenta una descrizione accurata e concisa del contenuto presente onpage, il primo segnale che il sito lancia all’utente sul tipo di articolo e di intent presenti nella pagina di destinazione.

Nelle linee guida di Google, in particolare, si chiede a webmaster, sviluppatori e professionisti SEO di curare con attenzione i titoli perché “forniscono agli utenti informazioni rapide sui contenuti di un risultato e sul perché questo sia pertinente alla query”.

L’utilità dei titoli delle pagine

In termini pratici, i titoli sono di frequente “l’informazione principale utilizzata dagli utenti per decidere su quali risultati fare clic”, aggiungono da Google, pertanto “è importante avere titoli di alta qualità nelle pagine web” per cercare di raggiungere risultati migliori in traffico organico e superare i competitor.

Quando una nostra pagina si posiziona bene, un buon titolo può essere il fattore decisivo per determinare se l’utente fa effettivamente clic o meno sul link che vede in SERP: quando un titolo è effettivamente accattivante, senza risultare fuorviante, può infatti convincere l’utente a cliccare su quel risultato anziché su quello dei competitor.

Dal punto di vista della UX, invece, scrivere title unici e facilmente riconoscibili, con parole chiave importanti nella parte anteriore, può aiutare a garantire che le persone non perdano traccia dei contenuti anche quando aprono tante schede diverse nel loro browser.

Come scrivere un tag title efficace

L’impostazione di un tag title efficace deriva da una valutazione d’insieme che mette insieme l’analisi del bacino di traffico potenziale, lo studio dei competitor e ovviamente il contenuto della pagina.

Per Google e per il suo algoritmo, un titolo può essere un segno importante dello scopo e della pertinenza della pagina: in effetti, anche dal punto di vista della struttura della pagina, il titolo rappresenta il livello più alto della gerarchia, l’elemento che ha maggior peso per comunicare l’idea principale del contenuto ai potenziali lettori.

Per scrivere un buon title tag SEO possiamo rifarci ad alcune considerazioni generali, legate alle best practices di ottimizzazione on page: in primo luogo, il titolo dovrebbe contenere le parole chiave desiderate per le classifiche e rappresenta una chance per attirare traffico e aumentare le conversioni; inoltre, è importante scrivere titoli chiari, semplici e comprensibili per gli algoritmi dei motori di ricerca e i lettori, oltre che concisi (soprattutto per assicurare la leggibilità e la comprensione umana).

A questo proposito, c’è una questione specifica legata alla lunghezza ottimale del title tag: anche se Google non specifica una lunghezza consigliata o standard, la maggior parte dei browser desktop e mobili è in grado di visualizzare i primi 50-60 caratteri di questo elemento. Come già capita per le meta description, però, nelle SERP di Google a fare la differenza sono i pixel: per dirla più precisamente, Google prende in considerazione la larghezza dei pixel per determinare la lunghezza massima dei titoli, fissando in 600 pixel la quota massima a disposizione di ogni title. Per questo motivo non è possibile stabilire un limite di caratteri preciso, vista la variabilità grafica dei caratteri – ad ogni modo, gli spider di Google considerano l’intero tag del titolo (entro limiti ragionevoli) nell’esecuzione della scansione della pagina, anche se il titolo stesso non viene mostrato per intero nelle SERP.

Perché Google non utilizza il tag title che abbiamo impostato?

C’è poi un’altra situazione che si verifica (anche frequentemente) quando controlliamo l’effettiva indicizzazione delle nostre pagine: Google può mostrare in SERP un titolo diverso da quello impostato, che non corrisponde a ciò che abbiamo contrassegnato nel codice HTML.

Ciò si verifica quando il titolo impostato contiene degli errori (come vedremo) e, più in generale, quando Google ritiene di poter creare un titolo migliore o più pertinente di quello esistente, modificando il campo per corrispondere nel modo più accurato possibile alle intenzioni dell’utente.

Google cambia il modo in cui sceglie i titoli delle pagine in SERP

C’è chi l’ha chiamata Titlepocalypse, l’apocalisse dei title tag: da metà agosto 2021, Google ha apportato alcuni cambiamenti all’algoritmo che gestisce i titoli cliccabili delle pagine classificate nelle sue SERP, provocando qualche grattacapo imprevisto a SEO e digital marketer, che hanno lamentato la perdita di traffico. In pratica, Google ha lanciato un nuovo sistema che determina il miglior titolo per una determinata pagina utilizzando una varietà di fattori ed elementi della pagina HTML, e non si basa quindi sul title tag che inseriamo manualmente.

Il nuovo sistema di generazione di titoli per le pagine web su Google

Di norma, Google considera (e utilizza) il contenuto inserito nel title tag HTML della pagina corrispondente come titolo del risultato organico mostrato in SERP; in pratica, il title tag che scegliamo descrivere in modo sintetico e comprensibile i contenuti di quella pagina è quello che solitamente ritroviamo poi nelle pagine dei risultati di Google.

Eppure, sappiamo anche che Google può modificare i title tag, così come interviene sugli altri snippet testuali di anteprima (ad esempio, spesso riscrive la meta description), perché già da un decennio Google ha deciso (e reso noto) che può utilizzare vari elementi della pagina HTML e altre informazioni per modificare tali elementi se determina che questo aggiornamento intercetta meglio l’intento della query dell’utente.

Come spiegato nella documentazione del motore di ricerca, infatti, “a volte anche le pagine con titoli ben formulati, concisi e descrittivi” subiscono il cambiamento del titolo “nei risultati di ricerca per indicare meglio la loro pertinenza alla query”, perché “il tag <title>, come specificato dal proprietario del sito web, può essere solo statico e fisso, indipendentemente dalla query”. Pertanto, dopo aver compreso la query dell’utente, Google cerca (e spesso riesce) “a ricavare da una pagina un testo alternativo che spieghi meglio perché quel risultato è pertinente”, così da aiutare sia l’utente che il sito stesso, perché “un titolo su misura della query può aumentare le possibilità di click-through da parte degli utenti”.

Cosa cambia per i titoli delle pagine

Ora, però, c’è una importante novità: da agosto 2021, infatti, Google ha introdotto un nuovo sistema di generazione di titoli per le pagine web, che non si basa più sulla query e riesce a produrre titoli “che funzionano meglio per i documenti in generale e descrivono di cosa trattano, indipendentemente dalla specifica query”

Per formulare questo titolo, Google utilizzerà ancora più di prima un insieme di fattori, e in particolare prenderanno parti di “testo che gli umani possono vedere visivamente quando arrivano a una pagina web”, come sottolineato da Danny Sullivan nel post di annuncio dell’intervento.

Non sono title tag HTML: le ragioni di Google

È già dal 2012 che Google ha deciso di non usare sempre il tag HTML del titolo impostato dal sito, per una serie di ragioni: innanzitutto, questo campo non descrive sempre in maniera ottimale una pagina, e oltre tutto rischia di essere

  • Eccessivamente lungo.
  • Ripieno di parole chiave, perché i creatori pensano erroneamente che il keyword stuffing (l’aggiunta incoerente di un mucchio di parole chiave) aumenti le possibilità che una pagina venga classificata meglio.
  • Non compilato A volte il title tag manca del tutto o contiene un linguaggio ripetitivo “boilerplate“; ad esempio, le home page potrebbero essere chiamate semplicemente “Home”, oppure tutte le pagine di un sito potrebbero essere chiamate “Senza titolo” o semplicemente avere il nome del sito.

Nel complesso, quindi, l’aggiornamento di Google è progettato per produrre titoli più leggibili e accessibili per le pagine da fornire agli utenti del motore di ricerca.

L’intervento di correzione, in alcuni casi, può determinare l’aggiunta del nome del brand “laddove ciò sia ritenuto utile”, mentre di fronte a titoli troppo lunghi “potremmo selezionare la parte più rilevante invece di iniziare dall’inizio e troncare le parti più utili”.

Ad ogni modo, specifica il Search Liaison, “di tutti i modi in cui generiamo i titoli, il contenuto dei tag title HTML è ancora di gran lunga il più utilizzato, più dell’80% delle volte”, e quindi dobbiamo ancora far riferimento alle best practices SEO per questo campo ed evitare gli errori più comuni con i titoli.

Come Google genera i titoli

La notizia può assumere una rilevanza particolare per la SEO perché il title che compare nelle SERP può influenzare la scelta degli utenti di cliccare sui risultati organici, essendo spesso l’elemento che fa la differenza in termini di rilevanza e pertinenza percepite rispetto ai competitor classificati per la query.

Come analizzato da Lily Ray, sono vari gli elementi usati finora da Google per sostituire i tag <title> nei risultati di ricerca: innanzitutto, ci sono <h1> e altri tag <h> presenti nel contenuto della pagina, e poi ancora testo alternativo dell’immagine, nomi di file di immagine, testo di ancoraggio interno e altro ancora. Proprio sugli header tags sembra esserci un’enfasi specifica, visto che – citando sempre Sullivan – Google “considera il titolo visivo principale o l’headline mostrato su una pagina, il contenuto che i proprietari di siti spesso inseriscono all’interno di tag <H1> o altri tag di intestazione e il contenuto che è grande e prominente attraverso l’uso di trattamenti di stile”.

Tuttavia, alcuni degli aggiornamenti ai titoli hanno portato a risultati non propriamente positivi, con l’inserimento di nuove parole, la modifica della grammatica, la struttura del titolo non valida o la rimozione di punti sospensivi dai titoli troncati. E anche in questi giorni, ha fatto parecchio discutere la modifica del titolo di una pagina ufficiale del sito della Casa Bianca degli USA – whitehouse.org – in cui Joe Biden veniva presentato come Vice Presidente (mentre il title tag HTML era, correttamente, “Joe Biden: The President | The White House”).

Per Google, Biden è ancora Vice Presidente degli USA

Le modifiche più comuni ai titoli

L’esperta SEO ha anche studiato quali sono i trend delle modifiche generali ai titoli apportate da Google:

  • I tag <title> vengono sostituiti da tag <h1> o altri tag <h>.
  • Google aggiunge nomi di sottocategorie o breadcrumb al centro dei tag title.
  • Google rimuove i punti sospensivi dai titoli troncati per eccessiva lunghezza.
  • Google aggiunge numeri o date all’inizio dei titoli.
  • Google sostituisce i pipe ( | barre verticali) con i trattini ( – ) quando inserisce i nomi dei brand.
  • Google sfrutta il testo alternativo delle immagini o i nomi dei file per i titoli.
  • Google (probabilmente involontariamente) aggiunge apici o altri segni di punteggiatura trovati accanto agli headline nei titoli
  • In rari casi, Google inserisce o modifica titoli in base a informazioni trovate altrove nella pagina.

Inoltre, il SEO Brodie Clark ha notato un calo della lunghezza dei tag del titolo all’interno dei risultati di ricerca di Google, sia su dispositivi mobili che desktop, che però non sembra essere legato a una modifica del limite di pixel per la visualizzazione di questo elemento in SERP. Altra tendenza evidente è la volontà di Google di “assicurarsi che il nome del brand sia visibile all’interno del tag del titolo”, che ora viene spesso riscritto per presentare il nome del marchio alla fine dello snippet.

Le conclusioni: come questa modifica influisce sulla SEO

Nelle intenzioni di Google, il nuovo sistema dovrebbe riuscire a determinare il miglior titolo per una determinata pagina grazie alla varietà di fattori ed elementi della pagina HTML presi in considerazione per modificare o addirittura riscrivere il campo compilato dai proprietari dei siti.

L’altro fattore innovativo sta nella decisione di non regolare più dinamicamente i titoli in base alla query dell’utente, e ciò significa quindi che da ora Google selezionerà un titolo e questo sarà quello che verrà visualizzato, indipendentemente dalla query.

Secondo Sullivan, i primi test su questo fronte “mostrano che il cambiamento introdotto produce titoli che sono più leggibili e preferiti dai ricercatori rispetto al nostro vecchio sistema”, e quindi non resta che adattarci alla novità e accettare l’idea che Google non mostrerà sempre ciò che vogliamo come snippet nei risultati di ricerca.

Comunque, sappiamo che questo cambiamento non avrà un impatto diretto sul ranking della pagina, perché Google continuerà a usare come segnale ciò che è scritto nel tag title HTML: l’impatto di questo intervento sarà soprattutto in termini di CTR, perché il titolo è e resta uno dei modi principali attraverso cui le persone determinano quali risultati di ricerca potrebbero essere pertinenti per le loro query.

Proprio per questo, non ci resta che continuare a lavorare per produrre il miglior titolo possibile – adeguato e corrispondente al relativo contenuto – e sperare che Google lo accetti oppure riesca a migliorarlo per consentire di entrare in maggior sintonia con gli utenti.

Title tag, Google spiega perché cambia i titoli dei risultati in SERP

Sul tema si è reso necessario un ulteriore intervento chiarificatore di Mountain View, dopo che gran parte della community internazionale aveva polemizzato contro il rinnovato interventismo di Google sulle SERP, in particolare nel modificare i titoli delle pagine per adattarli a ciò che Google stesso riteneva fosse giusto, e Danny Sullivan ha provato a spiegare ciò che ha fatto Google, i motivi dietro la scelta e i numeri dei cambiamenti dei titoli.

Google title tag, cosa sta cambiando nelle SERP

L’articolo di Sullivan, pubblicato sul blog Search Central, cerca di aggiornare SEO e non solo sul lavoro di Google per perfezionare ulteriormente il sistema per la titolazione dei risultati di ricerca, che avviene usando “elementi del titolo HTML (a volte chiamati title tag) come titoli che mostriamo nei risultati di ricerca per la stragrande maggioranza dei risultati delle pagine web”.

Curiosamente, nelle settimane immediatamente successive all’annuncio l’intervento esterno di Google si è ridotto: prima delle modifiche, infatti, il tag title HTML impostato dal sito era usato l’80 per cento delle volte, mentre ora “gli elementi del titolo vengono ora utilizzati circa l’87% delle volte”, grazie anche ai feedback ricevuti.

Modifica dei title tag su Google

A sorprendere più di tutto, in questa polemica, è stata probabilmente la sorpresa (si perdoni il gioco di parole) scaturita dal fatto che Google cambia i titoli delle pagine che indicizza e posiziona. Sappiamo da anni, infatti, che l’algoritmo del motore di ricerca può intervenire in tal senso, stravolgendo completamente il titolo che abbiamo impostato per adattare gli snippet di anteprima a ciò che l’utente sta cercando in quel momento, e quindi per aumentare le opportunità di click sul risultato.

In effetti, anche Sullivan ricorda che “dal 2012 usiamo il testo oltre agli elementi del titolo nei casi in cui i nostri sistemi determinano che l’elemento del titolo potrebbe non descrivere una pagina come dovrebbe“, e ci sono una serie di motivi che spingono Google a modificare i tag title e a non utilizzarli nel 100 per cento dei casi.

Perché Google cambia i titoli in SERP?

“Alcune pagine hanno titoli vuoti; alcuni siti usano gli stessi titoli su ogni pagina indipendentemente dal contenuto effettivo della pagina; alcune pagine non hanno alcun titolo“: quello di Danny Sullivan è un elenco rapido e parziale di errori con i titoli e casi in cui Google ha necessità di prendere il controllo e inserire un title efficace per la pagina posizionata in SERP.

È qui che entra in gioco il nuovo sistema di generazione titoli, progettato per affrontare ancora più situazioni in cui potrebbe essere utile andare oltre l’elemento del titolo inserito manualmente nel codice HTML. In particolare, l’articolo segnala “alcuni esempi di cose che [l’algoritmo] rileva e per cui si regola, che si basano su problemi reali che vediamo nei trilioni di pagine che elenchiamo”, e chiarisce che le modifiche ai titoli “sono in gran parte progettate per aiutare a compensare i problemi che i proprietari di siti potrebbero non rendersi conto di avere con i loro titoli”.

  • Titoli mezzi vuoti

Un titolo mezzo vuoto si verifica spesso quando siti di grandi dimensioni utilizzano template per creare titoli per le proprie pagine Web, ma manca qualcosa. Il modello potrebbe inserire prima un riepilogo della pagina nel titolo, seguito dal nome del sito, ma nei titoli semivuoti spesso manca la parte iniziale – il riassunto del contenuto – e ciò genera una situazione del genere:

| Nome del sito

Il sistema di Google è progettato per rilevare i titoli mezzi vuoti e correggerli guardando “le informazioni negli elementi dell’header o altro testo grande e prominente nella pagina”, creando un titolo in linea con ciò che il sito stesso probabilmente intendeva accadere, come questo:

Nome del prodotto | Nome del sito

  • Titoli obsoleti

Google definisce “titoli obsoleti” quelli che si verificano quando la stessa pagina viene utilizzata anno dopo anno per informazioni ricorrenti, ma l’elemento del titolo non è stato aggiornato per riflettere la data più recente. Un esempio è il seguente per una pagina sull’ammissione a un’università:

Criteri di ammissione 2020 – University of Awesome

La pagina online ha un titolo H1 grande e visibile che dice “Criteri di ammissione 2021” ma, per qualche motivo, l’elemento del titolo non è stato aggiornato alla data corrente: Google “rileva questa incoerenza e utilizza la data corretta” inserita nel campo H1 per modificare il title tag in

Criteri di ammissione 2021 – University of Awesome

  • Titoli imprecisi

A volte i titoli “non riflettono accuratamente l’argomento di una pagina”. Ad esempio, la pagina potrebbe avere un contenuto dinamico con un elemento title del tipo:

Animali imbalsamati giganti, orsacchiotti, orsi polari – Nome sito

È ragionevole, dice l’articolo, che le persone “si aspettino di trovare sulla pagina questi prodotti citati”, ma in realtà “questo è un titolo statico per una pagina con contenuto che cambia dinamicamente“, e quindi ” questi prodotti potrebbero apparire alle volte, ma in altri casi no”.

L’algoritmo “cerca di capire se il titolo non mostra accuratamente di cosa tratta una pagina”, e in questi casi potrebbe modificare il title per dar modo all’utente di sapere meglio cosa aspettarsi, come ad esempio con il più generico

Animali imbalsamati – Nome sito

  • Titoli micro-boilerplate

I titoli boilerplate – che fanno riferimento alla nota pratica sfociata ormai nella black hat SEO – sono abbastanza facili da rilevare, perché prevedono la ripetizione dello stesso titolo su tutte o quasi tutte le pagine all’interno di un sito. I titoli micro-boilerplate sono quelli in cui compaiono gli elementi del titolo boilerplate all’interno di un sottoinsieme di pagine all’interno di un sito. Come spiega Sullivan “Google rileva e aiuta in questi casi, proprio come fa con gli elementi del titolo standard in generale”.

Ad esempio, se consideriamo un forum di discussione online sugli show televisivi, ci potrebbero essere aree per diversi show, e poi ancora per ogni show, e poi ci potrebbero essere aree per i thread per le singole stagioni. Gli elementi del titolo microboilerplate appaiono nelle pagine della stagione: omettono i numeri della stagione, quindi non è chiaro quale pagina sia per quale stagione, e ciò produce titoli duplicati come questi:

My so-called amazing TV show

My so-called amazing TV show

My so-called amazing TV show

Il sistema di Google “è in grado di rilevare il numero della stagione utilizzato nel testo dell’headline principale e di inserirlo nel titolo”, generando quindi title tag più utili quali:

Season 1 – My so-called amazing TV show

Season 2 – My so-called amazing TV show

Season 3 – My so-called amazing TV show

I consigli di Google per la creazione dei titoli

L’intervento di Sullivan offre anche alcuni spunti a proprietari di siti e operatori SEO per creare dei title tag con maggiori opportunità di essere proposti senza modifiche in SERP e ” incoraggiare Google a mostrare i titoli HTML”.

Il consiglio principale resta quello di concentrarsi “sulla creazione di elementi del titolo HTML di grande qualità“, che sono “di gran lunga quelli che usiamo di più”.

Grazie anche agli esempi forniti nel post, dovrebbe poi essere facile individuare eventuali pattern erronei che possono indurre Google a cambiare il titolo e formarne uno nuovo attraverso l’analisi di altri elementi in pagina: risolvere tali situazioni e “apportare modifiche può aiutare a garantire che l’elemento del titolo venga nuovamente utilizzato”, che è la preferenza di Google secondo ciò che scrive pubblicamente.

In conclusione, Sullivan spiega che “nessun sistema per la produzione di titoli sarà perfetto“: da un lato, Google non può affidarsi al 100% all’utilizzo degli elementi HTML inseriti dai siti, per le ragioni esposte, ma è anche consapevole che “neanche il nostro sistema di titoli è perfetto”, e per questo il lavoro per migliorare la generazione dei title tag su Google è ancora in corso, con l’obiettivo di fornire sempre agli utenti del motore di ricerca un titolo che incentivi a fare clic sul risultato posizionato.

Tag title: come scrivere un titolo SEO e i 10 errori più frequenti sui titoli delle pagine

Abbiamo fatto più volte riferimento a possibili errori e sbagli nella gestione dei tag title, un elemento che può svolgere un ruolo cruciale per il posizionamento e anche per attirare i clic dei visitatori dalle SERP, ma possiamo anche scoprire in maniera più analitica quali sono 10 dei più frequenti errori sui titoli che possono compromettere i risultati del sito e delle pagine.

  • Non inserire il titolo

Il primo sbaglio è quello più clamoroso: non inserire un titolo preciso nel tag <title> della pagina. Dovrebbe essere ormai chiaro il motivo per cui i titoli sono fondamentali per la SEO (solo per dirne uno, sono – o quanto meno possono essere – il testo scelto da Google come elemento cliccabile per un risultato in SERP) e per informare il lettore sul contenuto on page, e quindi non fornire queste indicazioni è sicuramente una tattica che non porta risultati positivi.

In questi casi, il motore di ricerca deve ricercare una porzione di testo da utilizzare come titolo nella pagina dei risultati oppure adottare quello editoriale, mentre il lettore potrebbe visualizzare nella barra degli indirizzi una stringa numerica senza parole leggibili (una tecnica che abbiamo definito poco user friendly nell’articolo sugli URL per la SEO). In definitiva, si rischia di perdere visitatori potenziali.

  • Non curare la SEO del titolo

Si può eseguire un lavoro di ottimizzazione del titolo per ogni pagina del sito, cercando di realizzare tag unici, originali, ma soprattutto descrittivi e concisi: come si legge nella guida di Google, è consigliabile evitare di ricorrere a campi predefiniti o descrizioni vaghe (gli esempi negativi forniti sono “Home” per indicare l’home page e “Profilo” per fare riferimento al profilo specifico di una persona), e sarebbe preferibile ragionare su una keyword research strategica per raggiungere gli obiettivi di business.

  • Usare titoli ambigui o con più significati

Sempre in tema di ottimizzazione SEO del titolo, andrebbero evitate espressioni che possano generare ambiguità: i titoli non hanno contesto (a parte la meta description aggiunta da Google in SERP), e dunque bisogna studiare la formulazione giusta per intercettare il search intent del proprio target di riferimento, senza attirare sul sito traffico non voluto che poi può trasformarsi in un bounce rate elevato.

  • Usare title ripetuti su tutte le pagine

Più nello specifico, il titolo di ogni pagina del sito dovrebbe essere distinto e descrittivo: ne consegue che ripetere i title su più contenuti oppure usare un formato standard e replicato rappresenta un errore, perché non consente agli utenti di distinguere le differenze tra le varie pagine.

Per migliorare l’efficacia del titolo bisogna ragionare in modo dinamico, scegliendo di volta in volta la parola chiave, l’espressione o la frase che rispecchia meglio il vero contenuto della pagina.

  • Scrivere titoli troppo lunghi

Come detto, esistono dei limiti alla visualizzazione del titolo nei risultati di ricerca: per Google la regola è non superare i 70 caratteri (ma si consiglia di restare entro i 60, spazi inclusi), e più in generale bisogna rispettare il vincolo di 600 pixel.

Pertanto, lavorare alla creazione di titoli lunghi o dettagliati rischia di essere una fatica inutile e addirittura dannosa, perché probabilmente queste stringhe saranno troncate nella visualizzazione tra i risultati di ricerca.

  • Eccedere con le keyword nel title

Come in tutti gli ambiti del lavoro SEO, la sovraottimizzazione non è mai un elemento positivo (se ne parlava anche a proposito dei fattori di spam on-site valutati da Google): anche usare parole chiave in eccesso nel titolo può provocar danni, proprio perché porta gli utenti e Google stesso a valutare i contenuti come spam o comunque poco curati.

Tra le best practices consigliate c’è di usare “qualche” termine descrittivo e keyword nel titolo, evitando di ripetere più volte le stesse parole o la stessa espressione e di ricadere nel classico keyword stuffing.

  • Non abbinare il titolo al contenuto della pagina

Abbiamo sfiorato questa problematica anche in alcuni punti precedenti, ma vale la pena soffermarci in maniera chiara: è un errore scegliere un titolo che non abbia alcuna attinenza con i contenuti della pagina, perché non si fornisce alcun elemento di valore alla navigazione degli utenti né si offrono indicazioni utili per l’indicizzazione e il posizionamento sui motori di ricerca.

  • Gestire male il nome del brand nel titolo

Un capitolo a parte deve essere dedicato alla gestione del brand nei titoli: Google consiglia di inserire il nome del marchio in questo campo, cercando di trovare un modo conciso per evitare sbavature. Nell’home page, ad esempio, bisognerebbe aggiungere anche informazioni descrittive sulla natura del sito, senza impattare in maniera negativa sulla leggibilità e senza ripetere l’espressione se “una stessa query restituisce diverse pagine del sito”.

Per non cadere in questo errore si può valutare di includere il brand all’inizio o alla fine di ogni titolo della pagina, utilizzando un comune delimitatore (un trattino, i due punti o una barra verticale) per separare il nome dal titolo della pagina che descrive il suo contenuto. Ad ogni modo, se è vero che di default i tag title si compongono di “Titolo Pagina | Brand”, è meglio studiare le SERP, i competitor e il comportamento degli utenti per valutare se l’inserimento del brand aggiunge un reale valore allo snippet. Ci sono tanti siti per i quali la combinazione “Titolo | Categoria” può offrire performance interessanti rispetto all’alternativa standard.

  • Usare le stop words

Con l’espressione stop words si fa riferimento a una serie di parole molto comuni, come articoli, preposizioni semplici o congiunzioni, che i motori di ricerca ignorano per velocizzare i loro processi di analisi perché le considerano poco significative per la pagina e per i contenuti.

Usare le stop words nel titolo significa dunque “sprecare spazio“, perché appunto sono stringhe di caratteri ignorate dai motori di ricerca: per risparmiare spazio e raggiungere comunque gli obiettivi prefissati col titolo si possono usare i separatori di carattere (sia il trattino orizzontale meno – che il pipe o barra verticale |).

  • Scrivere male

Come evidenziamo ogni volta in cui si parla di SEO Copywriting, scrivere bene non è solo un consiglio, ma una necessità per ottimizzare i contenuti, e i titoli non fanno eccezione.

Anzi, essendo il primo elemento del sito che capita sotto gli occhi degli utenti che effettuano una query, il titolo deve riuscire a intercettare la loro curiosità e interesse sin dalla prima lettura: perciò, è meglio evitare un linguaggio fuori tono rispetto al sito (sia troppo pomposo che, al contrario, eccessivamente banale) e pensare a come migliorare l’user experience sin dal primo clic.