I consigli per pianificare una keyword research SEO oriented

Mentre Google e le sue SERP continuano a farci stare sulle montagne russe, con una serie di oscillazioni continue a seguito degli aggiornamenti dell’algoritmo del motore di ricerca, per fortuna c’è ancora qualcosa di concreto su cui fare affidamento e a cui per così dire aggrapparsi nel tentativo di ottimizzare e far rendere i siti web: parliamo della keyword research SEO oriented, ovvero della ricerca di parole chiave eseguita in maniera attenta e specifica per massimizzare i risultati.

Come fare una keyword research SEO

Già in altre occasioni ci eravamo soffermati sulla keyword research, definita allora un’attività strategica per qualsiasi progetto online, mentre più di recente avevamo provato a raccontare le evoluzioni che stiamo riscontrando sulle pagine dei risultati di ricerca, con particolare riferimento all’exact match e al search intent di Google. Aggiungiamo dunque solo qualche altra informazione veloce prima di andare a vedere da vicino i consigli per una keyword research SEO al 100 per cento (o almeno, ci proveremo!).

Un’attività di base ma spesso eseguita male

Il significato di keyword research dovrebbe essere familiare per tutti coloro che operano online, perché rappresenta il fondamentale processo per determinare quali parole chiave vengano utilizzate nei motori di ricerca da parte degli utenti o dei potenziali clienti. I condizionali sono d’obbligo, perché secondo alcune stime ci sono quasi 25 milioni di siti Web che non hanno nemmeno una keyword posizionata nella prima pagina di Google, mentre sono circa 30 milioni di siti web fanno meno di 10 visite al giorno. Numeri abbastanza “agghiaccianti” che mettono in luce una serie di elementi: in molti non comprendono cosa significa intraprendere un’attività online, innanzitutto, e poi anche che spesso alcuni pseudo professionisti si improvvisano consulenti SEO e ottengono risultati perché “sfruttano” i limiti di competenze, conoscenze e strategie per migliorare le performance di un sito.

La keyword research SEO serve per la strategia online

Capita infatti di trovare siti ricchi di contenuti che però sono scarsamente strategici, perché prodotti senza una preventiva e adeguata keyword research SEO; pertanto, semplicemente intervenendo con ottimizzazioni on-page e miglioramenti dei testi che possano correggere il tiro con uno sforzo relativamente semplice in termini di lavoro. Il punto di partenza è sempre lo stesso: quando si deve scrivere un articolo bisognerebbe sapere esattamente cosa si può ottenere. Ovvero, dobbiamo sapere come gli utenti potrebbero ricercare l’informazione verso cui tende l’articolo, sapere se ci sono argomenti strettamente correlati che possano condurre al nostro contenuto e sapere esattamente qual è il “bacino di utenza” che si può intercettare con l’articolo.

Capire il search intent prima di scrivere un contenuto

Allo stesso tempo, nella ideazione di un contenuto dobbiamo già sapere se intendiamo fornire una risposta a esigenze di tipo navigational, informational o transactional, perché i risultati di ricerca scelti da Google sono diversi a seconda della tipologia di search intent che presuppone, e il motore di ricerca si aspetta contenuti con un “taglio” diverso sullo stesso argomento sulla base dell’analisi delle ricerche effettuate dall’utente. Gli articoli troppo generici su un argomento rischiano in realtà di non rispondere a nulla, quindi è bene prestabilire quali utenti vogliamo raggiungere, né è possibile continuare a produrre pagine specifiche per ogni singola parola chiave di ricerca, come funzionava un tempo.

Gli strumenti per keyword research SEO

Con la definizione keyword research SEO, dunque, possiamo riferirci a un’attività a due tempi, che si affianca alla strategia di ottimizzazione di una singola keyword: nella prima fase, si studiano tutte le informazioni circa le chiavi migliori su cui concentrare l’attenzione e la realizzazione di contenuti di qualità, verificando ad esempio il volume potenziale della parola chiave, la difficoltà di posizionamento e così via. In questo, come ormai dovrebbe essere noto a tutti, SEOZoom consente di avere immediatamente a portata di occhi questi dati, grazie ad esempio ai valori di Keyword Opportunity (un numero da 0 a 100 che indica l’opportunità di posizionarsi con una parola chiave) e di Keyword Difficulty (che invece rappresenta la difficoltà di posizionamento per una determinata parola chiave). In entrambi i casi, la suite prende in esame vari fattori per produrre le risposte, e in particolare il trust dei competitor in SERP, il grado di ottimizzazione delle loro pagine e il livello di competizione presente all’interno dei risultati del motore di ricerca.

Monitorare il rendimento del contenuto e ottimizzare le keyword

Il secondo step può essere successivo, ovvero l’intervento “a posteriori” che serve sia per monitorare l’effettivo rendimento del contenuto realizzato, sia per ottimizzare strategicamente la pagina. Anche in questo caso, SEOZoom ci supporta con tool facili da usare e molto efficaci, come l’analisi dell’intent gap (che evidenzia potenziali keyword che sono state trascurate nell’articolo e che invece sono produttive per i competitor migliori) o la ricerca di parole chiave correlate, che possono essere aggiunte in modo mirato. A volte, infatti, analizzando i rendimenti della pagina su SEOZoom si scopre che Google ci ha posizionato per keyword che non abbiamo contemplato in fase iniziale e addirittura non utilizzate nel testo, ma che comunque il motore di ricerca ha “intercettato”: per sfruttare in modo furbo e ottimale questa “fortuna”, basta eseguire piccole modifiche al contenuto, inserendo queste nuove chiavi nel testo, nel rispetto della qualità e dei precetti della SEO, ad esempio aggiungendo degli heading specifici e sviluppando nuovi paragrafi in cui approfondire tali keyword.

GM

Redazione

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