Mobile First indexing, i consigli di Google per evitare errori

È passato quasi un anno da quando Google ha annunciato il lancio definitivo del suo mobile first index, ovvero la scansione del Web eseguita attraverso il Googlebot smartphone, simile al modo in cui la maggior parte degli utenti accede a Internet, ovvero attraverso uno smartphone. Secondo le ultime rivelazioni dello stesso gruppo americano, attualmente oltre la metà delle pagine mostrate nei risultati di ricerca a livello globale proviene proprio dal mobile first indexing, e questo significa dunque che è più probabile che le SERP che visualizziamo siano basate su come Google ha eseguito la scansione e l’indicizzazione dei contenuti in base alla versione mobile di tale pagina.

Mobile first indexing, le ultime novità di Google

Più in profondità è andata l’analisi di John Mueller in persona, che ha fornito qualche dettaglio ulteriore sulla situazione e sullo sviluppo di questo sistema, che sta già cambiando l’esperienza di navigazione a livello globale.

In uno degli ultimi post sul blog ufficiale della compagnia, il Senior Webmaster Trends Analyst di Google ha raccontato i progressi compiuti, dicendo innanzitutto che in questo periodo “abbiamo visto siti Web di tutto il mondo abbracciare il Web mobile, creando siti fantastici che funzionano su tutti i tipi di dispositivi”, e poi aggiungendo che inevitabilmente “c’è ancora molto da fare, ma siamo lieti di annunciare che ora utilizziamo l’indicizzazione mobile-first per oltre la metà delle pagine mostrate nei risultati di ricerca a livello globale”.

Come funziona il mobile first indexing

John Mueller ha anche spiegato in maniera più dettagliata come funziona la scansione di Google, che sposta “i siti sull’indicizzazione mobile-first quando i nostri test ci assicurano che sono pronti”, comunicando immediatamente al proprietario del sito tramite un messaggio in Search Console questo passaggio. È possibile confermare il passaggio controllando i log del server, dato che la maggior parte delle richieste dovrebbe provenire da Googlebot Smartphone, in maniera ancora più semplice, il cosiddetto ” URL inspection tool” (lo strumento di ispezione degli URL) consente al proprietario di un sito di verificare in quale modo un URL del sito (in genere è sufficiente verificare la home page) sia sottoposta a scansione e indicizzazione. Come dice Mueller, se il “sito utilizza tecniche di progettazione responsive, dovresti essere pronto”, mentre per i siti che non utilizzano il responsive web design sono stati riscontrati due tipi di problemi più frequenti nelle valutazioni di Big G.

Gli errori da non commettere sulle pagine mobile

Il primo limite è l’assenza di structured data sulle pagine mobili che, come dovremmo sapere, sono utili al motore di ricerca per comprendere meglio il contenuto delle pagine e per evidenziare le tue pagine nei risultati di ricerca “in modi fantasiosi”, per usare le ironiche parole del Senior Webmaster Trends Analyst. Per questo, chi utilizza dati strutturati nelle versioni desktop delle proprie pagine dovrebbe prestare attenzione a inserire le stesse informazioni nelle versioni mobili delle pagine: un elemento importante perché con l’indicizzazione per dispositivi mobili Google userà solo la versione mobile della pagina per l’indicizzazione e, dunque, in caso contrario gli structured data risulteranno mancanti.

L’assenza di structured data penalizza i siti

Per superare i problemi a testare le pagine, Google suggerisce di verificare i dati strutturati in generale e quindi confrontarli con la versione mobile della pagina; per il lato mobile, inoltre, è bene controllare il codice sorgente durante la simulazione di visione da dispositivo mobile, o di usare l’HTML generato con lo strumento di test ottimizzato per i dispositivi mobili che la stessa compagnia americana ha messo a punto. Bisogna inoltre ricordare che “una pagina non ha bisogno di essere mobile friendly (per così dire, ottimizzata per i dispositivi mobili) per poter essere scansionata attraverso il mobile first index”, come dice ancora Mueller.

Non trascurare gli alt-text per le immagini

Il secondo problema evidenziato dal post di Big G riguarda l’assenza di Alt-text per immagini su pagine mobili: il valore degli attributi alt delle immagini rappresenta un ottimo modo per descrivere le immagini agli utenti con screen-reader che, ricorda Mueller, sono usati anche sui dispositivi mobili. Inoltre, servono per l’identificazione da parte dei crawler dei motori di ricerca: senza “alt-text”è molto più difficile per Google Immagini comprendere il contesto delle immagini che sono utilizzate su un sito. Il consiglio, dunque, è di verificare i tag “img” nel codice sorgente della versione mobile per le pagine rappresentative dei propri siti web, usando un browser per simulare un dispositivo mobile o utilizzando il test Mobile-Friendly per verificare la versione renderizzata di Googlebot: l’importante è che la pagina fornisca attributi alt appropriati che si desidera trovare in Google Immagini.

GM

Redazione

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