Google Images and Video search is often overlooked, but they have massive potential”. Ovvero, tradotto in italiano, il sistema di “ricerca di video e immagini su Google è spesso trascurato, ma ha un potenziale enorme” per i siti e per la SEO. Si esprimeva così in un AMA su Reddit a febbraio Gary Illyes, Trend Analyst per Google Search, sottolineando l’importanza dell’ottimizzazione degli elementi multimediali nel contenuto di una pagina.

Le immagini sono sottovalutate per la SEO

Ancor più nello specifico, il simpatico Googler aggiungeva che a Mountain View sapevano che la “ricerca di media è troppo ignorata per quel che consente di ottenere ai publisher”, perciò “stiamo mettendo in campo più ingegneri e più risorse”, diceva Illyes senza aggiungere altri dettagli. A distanza di qualche mese, forse sappiamo parte delle cose cui faceva riferimento, come raccontato nell’articolo sulle nuove feature introdotte in Google Immagini.

Per Google le immagini sono un segnale di pertinenza

Nel corso dell’appuntamento sulla nota piattaforma social, Illyes ha dedicato anche altre risposte veloci sul macro argomento Google Images, che ci fanno comprendere meglio quali possono essere le potenzialità SEO delle immagini e degli elementi multimediali. Un primo dato di fatto, ad esempio, è che la tecnologia di riconoscimento delle immagini usata da Google è un segnale di pertinenza per l’indicizzazione del contenuto on page.

Un valore aggiunto per i contenuti in pagina

Questo significa, in altre parole, che utilizzare immagini random o semplicemente simpatiche per creare engagement con i lettori potrebbe non essere una strategia vincente se vogliamo che l’algoritmo di Google identifichi quella risorsa come rilevante per la pagina e il contenuto presente. Meglio scegliere foto e grafiche in modo più strategico, dunque, perché tali media offrono un immediato supporto all’esperienza dell’utente, apportano un valore aggiuntivo ai contenuti onpage e permettono alle persone di trovare visivamente più prodotti direttamente dalla ricerca di immagini.

L’importanza delle immagini per la SEO

La rilevanza delle immagini per la SEO e per il successo di un sito si può comprendere facendo riferimento ad alcune statistiche recenti: una ricerca di Moz, ad esempio, rivela che Google Images è praticamente il secondo motore di ricerca più utilizzato dagli utenti statunitensi, dietro solo al sistema tradizionale di Google Search e addirittura davanti a Bing, Yahoo! e altri competitor.

Google Immagini usata da quasi 3 persone su 10

La modalità di ricerca di Google Immagini da sola detiene circa il 27 per cento di tutte le query generate dagli utenti sui primi 10 motori di ricerca usati negli Stati Uniti, e quindi ogni giorno centinaia di milioni di americani (e non solo) sfruttano il sistema per scoprire ed esplorare visivamente i contenuti sul Web.

Le immagini influenzano gli acquisti online

È proprio Google poi a svelare che il 50 per cento degli acquirenti online ammette che le immagini del prodotto li ha influenzati in fase di acquisto, mentre dall’altro lato un sondaggio di Visual Objects condotto su un campione di 500 piccole imprese ha messo in evidenza che circa un quarto degli imprenditori dichiara che a fare la differenza sono i contenuti visual pubblicati sul sito Web.

Come migliorare i risultati in Google Images

Insomma, le immagini sono uno strumento potente da usare con strategia e attenzione, perché sono un fattore di ranking su Google (e lo ricordava di recente anche Matt Splitt parlando dei principali fattori SEO da migliorare) e un canale importante per attrarre traffico organico sul sito attraverso il motore di ricerca parallelo di Google Immagini, che offre un link diretto al sito che ha caricato la risorsa, o come vedremo per incrementare le conversioni. È dunque importante conoscere le regole per ottimizzare le immagini sul sito per la SEO e anche alcuni trucchi per riuscire a migliorare i risultati in Google Images.

I consigli per ottimizzare le immagini

Su questo ultimo fronte, bisogna in particolare tenere a mente due elementi decisivi: bisogna semplificare le operazioni di crawl e index di Google, e dunque verificare di non aver bloccato le risorse in robots.txt e di usare le sitemap di immagini per aumentare le probabilità che i media appaiono nei risultati della ricerca di Google Immagini. Per sfruttare i nuovi canali, i carousel e rich results delle SERP, poi, è bene aggiungere dati strutturati all’immagine, che possono essere usati da Google come risultato multimediale da mostrare agli utenti.

Il ranking in Google Immagini

Quella che forse è la chiave più importante per avere risultati migliori e posizionarsi prima su Google Immagini è però l’ottimizzazione SEO delle risorse multimediali, che necessitano di una cura rigorosa al pari del contenuto testuale della pagina. Volendo sintetizzare brutalmente, possiamo dire che bisogna scegliere delle immagini possibilmente univoche, da marcare in modo adeguato con la realizzazione di titoli e descrizioni che siano pertinenti con il contesto della pagina.

Scrivere titoli e descrizioni valide delle immagini per la SEO

Approfondendo in discorso, un primo e semplice metodo di ottimizzazione delle immagini è l’effettivo nome del file media, in cui andrebbero inserite delle keyword scelte con cura con cui l’immagine potrebbe posizionarsi in Google Images, omettendo le stop words (tipo le preposizioni) e utilizzando una struttura di URL con separazione di parole chiave con trattini meno (e non underscore, ad esempio).

Tag alt e title come elementi SEO

Dei fattori di ranking più certi sono i tag alt e gli attributi del titolo sono le impostazioni più semplici da inserire (attraverso qualsiasi editor di testo) e aiutano le immagini a posizionarsi più in alto nella ricerca, ma soprattutto creano la pertinenza della pagina e migliorano l’esperienza dell’utente: in sintesi, permettono al sito di beneficiare di vantaggi SEO e di usabilità.

A cosa serve il tag alt delle immagini

Molto utile è soprattutto il tag alt, detto anche testo alternative, attributo alt, text alternative, che è il testo di parole chiave che dà significato a una grafica, a una foto e a qualsiasi contenuto visual inserito in pagina che per il sito non riesce a mostrare a causa di un problema, evitando che l’utente visualizzi solo uno spazio bianco di errore. Inoltre, gli attributi alt vengono riprodotti ad alta voce da software di accessibilità e screen reader, mentre gli attributi del titolo appaiono quando i visitatori passano il mouse sopra le immagini, quindi specificamente da navigazione in modalità desktop.

L’utilità del titolo per le immagini in pagina

Questi attributi sono usati dal motore di ricerca anche per comprendere il contesto della pagina, e in particolare nel caso di link da immagini forniscono informazioni riguardanti la pagina di destinazione. Il consiglio per ottimizzare il titolo e il tag alt delle immagini è di usare contenuti differenti, cercando di rispettare la grammatica e non forzando con l’inserimento di keyword o con parole chiave non coerenti con i contenuti.

Per gli eCommerce le immagini migliorano le conversioni

Ancor più specifiche sono le tecniche di ottimizzazione SEO delle immagini per gli eCommerce, che dovrebbero dedicare una cura specifica a tali elementi che, come dimostrano i dati citati, possono davvero rappresentare uno strumento per incrementare le conversioni attraverso traffico diretto da Google Images. Pertanto, potrebbe essere utile aggiungere anche le indicazioni specifiche sui prodotti (come il numero di modello, i codici SKU o ISBN) negli attributi alt per comparire nelle query relative, che possono essere molto precise.

Il nuovo sistema di ads in Google Images - da Blog.Google

Google lancia gli Ads in Google Images

A proposito di eCommerce, poi, è notizia di queste settimane che Google sta testando un nuovo sistema per aiutare i siti di vendite a entrare in contatto con i potenziali clienti, sfruttando proprio le immagini: attraverso la funzione di shoppable ads in Google Images è possibile inserire un annuncio sponsorizzato tra i risultati di Google Immagini, in risposta a query generiche come “idee per l’arredamento dell’ufficio” o “arte astratta” (gli esempi forniti nel post sul Blog di Google). Questo nuovo formato di Google ADS consente agli eCommerce di evidenziare più prodotti disponibili per la vendita all’interno della stessa immagine, mentre per gli utenti il vantaggio è la possibilità di navigare le immagini promozionali e di visualizzare immediatamente il cartellino del prezzo e gli altri dettagli degli articoli in vendita, il tutto attraverso il motore di ricerca delle Immagini di Google.

Scegliere i giusti formati, dimensioni e misure dell’immagine

Con il sorpasso del mobile sul desktop, sappiamo quanto conta la velocità per Google e per gli utenti: è facile comprendere che le dimensioni dei file di immagine possono influire in modo sproporzionato sul tempo di caricamento della pagina, dunque è importante conoscere le caratteristiche dei formati media e come comprimere il loro peso senza perdere in qualità.

Ad esempio, il tipo di file più usato e più SEO friendly è il JPG, che assicura il miglior rapporto tra qualità e quantità con livelli di compressione migliori; il PNG è generalmente più pesante ma ha una qualità di resa molto superiore. Una soluzione pratica è salvare le immagini come JPG progressive, cioè che sono mostrate progressivamente mentre vengono caricate in pagina.

Le tecniche e gli strumenti per ottimizzare le immagini

Formati come SVG o GIF andrebbero invece utilizzati in maniera ben definita. I file GIF, in particolare, andrebbero riservati solo per inserire in pagina animazioni semplici che non richiedono scale di colori larghe, mentre per immagini animate lunghe e di grandi dimensioni si potrebbe usare un vero formato video, ottimizzando la sitemap video dedicata. Gli strumenti Google PageSpeed e Google Lighthouse raccomandano in realtà formati di compressione ancora più specifici che però non sono ancora compatibili con tutti i browser, ma alcuni provider CDN offrono la conversione Web Progressiva quando i visitatori utilizzano i browser di riferimento.

Quel che è fondamentale tenere in considerazione è la dimensione effettiva del file, espressa in Kb, che non dovrebbe mai essere inferiore a 100 kb per garantire una qualità ottimale e non superare i 2 MB, salvo eccezioni per banner o immagini davvero speciali. Gli editor di CMS come WordPress, ad esempio, consentono di caricare immagini di dimensione massima per l’appunto pari a 2 MB.

Indicazioni sulle dimensioni degli elementi multimediali

Per quanto riguarda le misure di altezza e larghezza dell’immagine, bisogna valutare vari elementi relativi alla fruibilità dell’immagine dai vari dispositivi, come non scegliere larghezze superiori a quelle valide per le risoluzioni più diffuse dello schermo desktop (ovvero 2.560 pixel), altrimenti i browser riducono automaticamente le immagini, e di verificare che il proprio CSS renda le immagini responsive. In base alle esigenze visive del sito, poi, si può valutare di salvare diverse versioni della stessa immagine in differenti dimensioni per servire in modo dinamico l’immagine più adatta in base allo schermo dell’utente (cellulare, tablet, finestra del desktop espansa o ridimensionata e così via).

Il caricamento delle immagini sulle pagine

L’ultimo punto su cui invitiamo a concentrare l’attenzione è il sistema di caricamento delle immagini in pagina: anche se il recente protocollo di rete HTTP / 2 ha migliorato il processo di caricamento contemporaneo di più immagini, il lazy-loading below-the-fold continua a essere una soluzione che può fornire in alcuni casi miglioramenti significativi delle prestazioni.

Che cos’è il caricamento lazy loading delle immagini

Con questa espressione si fa riferimento a una tecnica che permette il caricamento asincrono di alcune risorse, come appunto le immagini, che compaiono in pagina solo quando necessario per l’utente. In termini più pratici, Image Lazy Load è un metodo di “risparmio energetico” per far caricare le immagini fuori schermo (below the fold, ovvero nella parte inferiore e invisibile del display) solo quando l’utente raggiunge la porzione di pagina in cui compaiono.

Sebbene questa tecnica possa migliorare la velocità della pagina, perché fa caricare all’apertura solo le immagini above the fold (quindi subito visibili dal primo momento di apertura del sito), se non implementata correttamente potrebbe un impatto negativo sull’indicizzazione delle immagini: anche in questo caso, le sitemap immagini risolvono il problema perché segnalano la presenza della risorsa.

 

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GM