In origine erano si chiamava Google Webmaster Tools, ma dal 2015 la denominazione ufficiale è cambiata in Google Search Console, con una rivoluzione che ha progressivamente interessato anche una serie dei vecchi strumenti per webmaster, che hanno avuto una rinfrescata grafica e non solo. A non essere cambiata, però, è la filosofia alla base di questa piattaforma, che Google mette a disposizione di webmaster, ma anche proprietari di siti e SEO specialisti, per monitorare i rendimenti del proprio sito nella Ricerca in tutte le sue forme.

Che cos’è la Google Search Console

Raggiungibile dall’URL https://search.google.com/search-console, la Google Search Console è una piattaforma pensata per supportare l’attività di chi possiede o gestisce un sito Web nel controllare le sue performance in Ricerca Google, fornendo informazioni e insights su potenziali problemi e aree di miglioramento.

Ancora più precisamente, la Search Console (spesso chiamata anche GSC per brevità) è un tool gratuito con cui proprietari dei siti, SEO e sviluppatori possono comprendere le performance del sito sul sistema di Ricerca Google e avere indicazioni per migliorare la visibilità sul motore di ricerca per portare più traffico da ricerca organica al proprio progetto.

Come spiega la pagina ufficiale dell’azienda californiana, la Search Console è un servizio gratuito offerto da Google per “monitorare e gestire la presenza del sito nei risultati della Ricerca Google, nonché di risolvere eventuali problemi”, grazie a risorse che agevolano il lavoro per rendere un sito più visibile in Google Search e attirare quindi le persone giuste verso i propri contenuti.

Inoltre, si chiarisce da subito che la registrazione a GSC non è in alcun modo legata alle performance del sito su Google o alla presenza nei risultati della Ricerca Google (non è necessario registrarsi a GSC affinché il sito sia incluso in Google, insomma), ma ad ogni modo questi strumenti consentono di “comprendere e migliorare il modo in cui Google vede il sito”.

A cosa serve la Google Search console

La piattaforma dedica ovviamente molta cura alla grafica dell’interfaccia, che negli ultimi anni è stata notevolmente alleggerita rispetto al passato e semplificata per renderla maggiormente user-friendly, ma il cuore di questa operazione sono le parti dedicate alla gestione e all’ottimizzazione del sito.

Come detto, la mission originaria della GSC è permettere a tutti i webmaster (e non solo) di semplificare il processo di ottimizzazione della presenza di un sito su Google Search, con rapporti che informano sullo stato dell’indicizzazione e del posizionamento delle pagine, il numero di clic totali, le impressioni, la CTR media e la posizione media.

Volendo offrire una prima e sintetica panoramica generale, la Search Console contiene una serie di strumenti e rapporti che consentono di eseguire azioni come:

  • Verificare che Google riesca a trovare il sito ed eseguirne la scansione.
  • Risolvere problemi di indicizzazione e richiedere una nuova indicizzazione dei contenuti nuovi o aggiornati.
  • Visualizzare dati sul traffico della Ricerca Google relativi al sito, e in particolare insights su frequenza di visualizzazione del sito nella Ricerca Google, query di ricerca per le quali il sito viene mostrato in SERP, frequenza di click-through degli utenti per tali query e non solo.
  • Ricevere avvisi su problemi di indicizzazione, spam o di altro tipo sul sito.
  • Elenco dei siti che presentano backlink verso il sito.
  • Risolvere problemi relativi ad AMP, usabilità su dispositivi mobili e altre funzionalità di ricerca.

 
Per capire meglio a cosa serve la GSC e muovere i primi passi con i vari strumenti possiamo far riferimento a Search Console Training, un’utile serie guida introduttiva all’uso della Search Console che ha realizzato Daniel Waisberg, Search Advocate di Google.

Nel primissimo episodio, in cui spiega i concetti di base della piattaforma e presenta i primi strumenti per webmaster, Waisberg sottolinea a sua volta come la Search Console non sia un requisito o una condizione necessaria per apparire nelle pagine dei risultati di ricerca organici, ma di sicuro, aiuta a monitorare e ottimizzare il modo in cui Google esegue crawling e indicizzazione del sito e lo mostra al pubblico. Inoltre, ci dice che usare questi tool può aiutarci ad avere successo sul motore di ricerca e sul web in generale a prescindere dal “ruolo” e dalle competenze professionali, perché la GSC (e questi consigli!) sono utili a proprietari di piccoli siti, ai responsabili della creazione o della manutenzione di grandi siti e anche ai professionisti SEO.

Guida all’uso della Search Console

In concreto, Waisberg elenca le principali operazioni che si possono eseguire con il free tool di Google:

  1. Verificare come Google scansiona, indicizza e scopre le pagine del sito.
  2. Correggere gli errori sulle pagine che Google individua nel crawling.
  3. Segnalare i contenuti aggiornati all’Indice di Google.
  4. Monitorare i trend delle performance del sito su Google Search studiando le query, Paesi di provenienza del traffico, pagine più viste e via così.

Guida alla Search Console

A chi serve la Google Search Console

A questo punto, dice il Googler, “potresti chiederti come usare la Search Console per le tue esigenze e quali sono le informazioni più importanti per te”, e quindi lancia alcune idee che possono tornare utili a seconda dei casi.

In linea di massima e piuttosto intuitivamente, la GSC può tornare utile a tutti coloro che possiedono un sito Web o lavorano in questo ambito, perché questi strumenti sono pensati per webmaster, web developer, specialisti ed esperti, ma anche per i principianti e per chi non ha (ancora) competenze specifiche e, addirittura, per siti istituzionali e governativi e organizzazioni no profit. Chiaramente, anche professionisti del marketing digitale e professionisti SEO possono trovare utile la Search Console, per monitorare il traffico del sito web (proprio o in gestione), di ottimizzare il ranking e prendere decisioni tecniche in caso di errori o problematiche che influiscono negativamente sul rendimento, sfruttando a supporto gli altri strumenti di Google come Analytics, Google Trends, Google Ads e la nuova piattaforma Google Search Console Insights. Più nello specifico, la piattaforma offre un supporto a:

  1. Chi possiede o gestisce siti piccoli. I proprietari o le persone responsabili di siti piccoli che non hanno molta competenza dovrebbero “iniziare con cose semplici”: controllare il traffico organico nel Rapporto sul rendimento (performance report), cercando di capire quali query, pagine e Paesi stanno portando maggior traffico.
  2. Chi possiede o gestisce siti grandi. Per i proprietari o responsabili di grandi siti (dalle 500 pagine in su, secondo la guida ufficiale di GSC), il primo passaggio fondamentale è verificare in Search Console se tutte le pagine sono indicizzate correttamente e che non ci siano errori. Gli strumenti da usare sono il Rapporto sullo stato della copertura dell’indice, il Rapporto Usabilità su dispositivi mobili, il Rapporto sullo stato delle pagine AMP e altri report di miglioramento pertinenti al sito.
  3. I SEO. Se sei un SEO professional “ti puoi divertire tantissimo con la GSC!”, dice ancora Waisberg. Molto dipende dalle competenze, ma “se sei focalizzato sulla SEO tecnica, produzione e ottimizzazione di contenuti, strategie o altri campi, troverai insight importanti all’interno del tool”.

La citata guida introduttiva ufficiale aggiunge altri consigli utili su misura di alcune tipologie professionali legate al Web, ovvero:

  1. Proprietari di attività commerciali. Anche se non useranno personalmente la piattaforma, chi guida un sito attivo nell’e-Commerce o comunque nel business dovrebbe comunque conoscere il servizio, le nozioni di base dell’ottimizzazione del sito per i motori di ricerca e sapere quali funzionalità sono disponibili nella Ricerca Google.
  2. Professionisti del marketing o esperti SEO. Per chi si occupa di marketing online, Search Console consente di monitorare il traffico del tuo sito web, di ottimizzare il ranking e prendere decisioni consapevoli in merito all’aspetto dei risultati di ricerca relativi al sito. È possibile utilizzare le informazioni disponibili in Search Console per prendere decisioni tecniche relative al sito ed effettuare una sofisticata analisi di mercato utilizzando anche altri strumenti di Google come Analytics, Google Trends e Google Ads.
  3. Amministratori di siti. Un amministratore del sito è interessato a garantire il corretto funzionamento delle pagine: Search Console supporta nel monitoraggio dell’attività e, in alcuni casi, nel risolvere facilmente errori del server, problemi di caricamento e problemi di sicurezza come la compromissione e il malware. È possibile utilizzare questo servizio anche per verificare che le eventuali manutenzioni o modifiche del sito eseguite avvengano senza problemi per quanto riguarda il rendimento nella ricerca.
  4. Sviluppatori web. Chi sta creando l’effettivo markup e/o codice per il sito può usare la GSC per controllare e risolvere problemi frequenti con il markup, ad esempio errori nei dati strutturati.

I principali strumenti e rapporti della GSC

Scendendo un po’ nei dettagli tecnici, la Search Console di Google mette a disposizione una serie di utili strumenti e di report per interventi ad ampio raggio sul sito, che consentono in particolare di verificare se e come gli spider di Google trovino il sito ed eseguano la scansione, di risolvere problemi di indicizzazione, di chiedere una nuova indicizzazione dei contenuti aggiornati o ricreati, di ricevere avvisi quando il motore di ricerca riscontra problemi di indicizzazione, spam o di altro tipo sul sito. Molto utile anche la possibilità di visualizzare dati del traffico di Google Search relativi al sito (come frequenza di visualizzazione nelle ricerche, query di ricerca per cui il sito è posizionato, frequenza di click-through degli utenti) e di ottenere informazioni per risolvere problemi relativi ad AMP, usabilità su dispositivi mobili e altre funzionalità di ricerca.

Sinteticamente, il servizio include una serie di funzionalità e rapporti, tra cui:

  • Invio e controllo di sitemap del sito web – nel Rapporto Sitemap.
  • Analisi di una singola pagina, per controllare fattori come le statistiche degli accessi di Googlebot, dati tecnici come numero totale, dimensioni byte, tempo per il caricamento, codici di stato HTTP – nello Strumento Controllo URL.
  • Visualizzazione dello stato attuale di indicizzazione delle pagine, eventuali problemi tecnici e l’ultimo accesso del crawler – nel Rapporto sullo stato di copertura nell’Indice.
  • Verifica del file robots.txt per scoprire pagine bloccate accidentalmente e statistiche di copertura.
  • Elenco dei link interni al sito e dei backlink che da altri siti rimandano alle pagine del sito in esame.
  • Lista delle pagine che Googlebot ha difficoltà a scansionare, inclusi gli errori – nel Rapporto Statistiche di Scansione.
  • Elenco delle keyword cercate tramite Google nella SERP, clic totali, visualizzazioni totali (impression), e la media del CTR, per le diverse pagine del sito – nel Rapporto sul Rendimento.
  • Gestione della “Page Experience“, per verificare i parametri dei Core Web Vitals (LCP, FID, CLS), la sicurezza (uso di HTTPS) ed eventuali problemi con banner e annunci pubblicitari intrusivi.
  • Gestione dei dati strutturati (Schema.org) usati per attivare le funzionalità arricchite nelle SERP, i cosiddetti rich results – nel Rapporto sui risultati multimediali.
  • Notifiche da Google per le “azioni manuali”, penalizzazioni per cause di vario tipo – nel Rapporto azioni manuali.
  • Accesso ad API per l’aggiunta e gestione dello stato del crawler (un’alternativa per sottoporre manualmente una pagina a scansione) e URL Inspection API.
  • Rimozione temporanea e provvisoria delle pagine di un sito dai risultati di Ricerca e dall’Indice di Google – con lo Strumento rimozione URL.
  • Segnalazione di eventuali problemi di sicurezza (ad esempio sito hackerato o attacchi malware) – nel Rapporto Problemi di sicurezza.
  • Aggiunta o rimozione di nuovi utenti per la gestione alla proprietà.
  • Informazioni sulle eventuali pagine AMP (Accelerated Mobile Pages) – nel Rapporto sullo stato delle pagine AMP.

Inoltre, il lavoro di aggiornamento della GSC è costante e continuo, e frequenti sono gli interventi messi a punto dagli ingegneri di Google, con report che vengono aggiunti, modificati o (in alcuni casi) deprecati per tenere sempre la piattaforma al passo coi tempi ed efficiente.

Google Webmaster Tools, la storia degli strumenti per webmaster

L’attuale Search Console, infatti, è la naturale evoluzione della precedente piattaforma chiamata Google Webmaster Tools, un nome che è stato praticamente imposto dalla community internazionale. Come ricostruisce Jennifer Slegg, infatti, nel 2001 Google lanciò per la prima un portale con consigli per i webmaster (Google Information for Webmasters), rinnovato nel 2006 e rinominato in Google Webmaster Central (nome che poi il sito ha mantenuto fino al 2021, con il passaggio a Google Search Central).

Il primo blog per i Webmaster di Google nel 2001

È in questa fase che gli strumenti diagnostici e di usabilità introdotti da Google per assistere i webmaster hanno iniziato a essere chiamati appunto “Webmaster tools” o “Strumenti per Webmaster“, fino a quando la compagnia ha deciso di adottare ufficialmente questa denominazione per la piattaforma, mantenuto fino al 20 maggio 2015, quando ha debuttato il nome Google Search Console.

Il portale Webmaster Central di Google nel 2016

La prima, nuova versione della Search Console ha iniziato a essere lanciata nel 2018, con variazioni nell’interfaccia utente, e progressivamente la piattaforma ha sostituito quasi completamente la precedente, fino all’addio ufficiale alla vecchia suite avvenuto nel settembre 2019, con la rimozione definitiva dei vecchi report dei Webmaster Tools e della prima Search Console.

Alcune delle vecchie funzionalità di Google webmaster tools sono comunque confluite nella versione recente, altre escluse perché poco efficienti o poco utilizzate, e in più sono state aggiunte delle sezioni dedicate più specificamente ad alcune aree di lavoro più “moderne”.

Come usare la GSC

E quindi, Google ci mette a disposizione una piattaforma di analisi a tutto tondo per gestire vari aspetti legati all’ottimizzazione SEO del sito, con strumenti e rapporti piuttosto facili da comprendere e utilizzare.

Ad ogni modo, è utile avere qualche dettaglio in più per imparare a usare la Search Console, e in tal senso le citate lezioni di Daniel Waisberg possono davvero servire ad avere un primo approccio efficace con i rapporti, perché i suoi video spiegano i concetti di base che stanno dietro ai vari tool e, soprattutto, i modi giusti per applicare le informazioni per realizzare una strategia che possa puntare al successo sul motore di ricerca e sul web in generale, a prescindere dal “ruolo” e dalle competenze professionali.

Guida all’uso della Search Console

In concreto, Waisberg elenca ad esempio quali sono le principali operazioni che si possono eseguire con il free tool di Google:

  • Verificare come Google scansiona, indicizza e scopre le pagine del sito.
  • Correggere gli errori sulle pagine che Google individua nel crawling.
  • Segnalare i contenuti aggiornati all’Indice di Google.
  • Monitorare i trend delle performance del sito su Google Search studiando le query, Paesi di provenienza del traffico, pagine più viste e via così.

Nel passaggio alla nuova versione, invece, è stato rimosso lo strumento che consentiva di impostare il dominio preferito (tra example.com piuttosto che www.example.com), per stabilire come il sito web viene mostrato nella SERP. La notizia è stata comunicata ufficialmente sul blog di Google con un articolo intitolato in modo ironico “Bye Bye Preferred Domain setting“, in cui Daniel Waisberg si sofferma sulla scelta della compagnia di non consentire più la scelta manuale da parte dei webmaster in Search Console della versione preferita dell’URL da monitorare.

Come funzionava l’impostazione del dominio preferito in Search Console

Il setting di dominio preferito era una funzione ereditata dai Google Webmaster Tools che, in maniera molto intuitiva, consentiva ai proprietari di un sito di comunicare a Google il dominio preferito da utilizzare per indicizzare le pagine del sito, ovvero il canonical domain, selezionando semplicemente una delle opzioni a disposizione.

L’impostazione era utile nei casi frequenti in cui un sito aveva lo stesso contenuto su più Url, come ad esempio – spiega l’articolo di Google – http://example.com/ oppure https://www.example.com/index.html.

Con le continue evoluzioni del suo sistema, Google ora è in grado di scegliere il dominio preferito di un sito sulla base dei vari segnali forniti in fase di configurazione, e dunque sostanzialmente la selezione manuale è diventata superflua.

Ora, il motore di ricerca riesce a scegliere automaticamente un URL come “canonico” per la ricerca quando individuano quella che ritengono “l’opzione migliore” (best option), ma gli utenti possono agevolare il processo segnalando in vari modi tecnici la propria preferenza.

Un elemento importante è che, completata la deprecazione del preferred domain setting, Google non utilizzerà più le precedenti configurazioni impostate, procedendo direttamente con il nuovo criterio di selezione.

Come comunicare l’URL di dominio preferito a Google

In concreto, ci sono almeno quattro metodi per indicare a Google quale sia l’URL di dominio preferito da seguire:

  1. Usare il tag link rel canonicalnelle pagine HTML.
  2. Usare l’header HTTP rel canonical.
  3. Utilizzare una sitemap.
  4. Usare redirect 301 dagli Url ritirati.

Le altre novità: la domain property per controllare tutti i siti nella proprietà

Sempre a proposito di strumenti originali introdotti per la GSC, una delle modifiche più apprezzate dagli utenti (e in particolare da chi gestisce più siti) è arrivata nel marzo 2019 con l’introduzione della domain property (proprietà del dominio), uno strumento che permette di verificare tutte le versioni di un sito Web (con protocollo https o vecchio http, con www e senza www, versione mobile m.) e di ottenere la visualizzazione più completa del dominio.

Grazie a questo tool, webmaster, sviluppatori e professionisti SEO possono aggiungere una proprietà per un sito web al proprio account Search Console, superando uno dei limiti precedenti, ovvero la comparsa di molte schede separate che complicavano lo studio d’insieme di come Google “vedesse” il loro dominio nel complesso. Grazie alla nuova funzione, è più facile verificare e visualizzare i dati della ricerca di Google per un intero dominio, con tutte le sue sfumature.

Come aggiungere una Domain Property alla Search Console

Il primo passo fondamentale è dimostrare la proprietà del sito o della sezione appropriata del sito, un requisito categorico per aggiungerlo all’account Search Console, e poi procedere con la verifica DNS; tale proprietà può includere un intero dominio o una proprietà limitata a un solo settore, come spiegato nella guida. Una volta specificato il dominio da coprire, bisogna segnalare la sintassi corretta supportata per gli URL inclusi nella proprietà.

Nella copertura, e qui sta la novità, possono essere aggregati i dati per tutti i sottodomini, protocolli e percorsi secondari; come indicato da Google, una domain property è atomica, ossia “contiene dati per tutti gli URL inclusi per l’intera durata della proprietà”, ma è anche possibile segmentare i dati per sottodominio, percorso o protocollo per webmaster o SEO che preferiscono continuare a controllare e vedere i dettagli delle singole proprietà.

Uno strumento per visualizzare tutti i dati su un intero dominio

I vantaggi di questa nuova funzione (che ha sostituito il precedente property set) sono vari, a cominciare dalla visione globale sul progetto che consentono di avere a disposizione e dalla riduzione, al contempo, della necessità di combinare manualmente i dati di Google Search. Fino alla versione precedente, infatti, webmaster e proprietari di siti dovevano verificare singolarmente le varie proprietà di volta in volta, mentre così invece si semplificano le procedure e si riducono i tempi.

Come funziona la Google Search Console e come lavora il team dedicato

Oltre a interessanti lezioni sull’utilizzo di singoli strumenti (linkate nella pagina), la serie Search Console Training ha dedicato un video anche a raccontare uno spaccato curioso e utile su tutto ciò che c’è “dietro le quinte” di questa suite, accompagnandoci alla scoperta di come funziona lo strumento e di come lavora il team impegnato alla sua gestione.

Come funziona la Google Search Console

Per l’occasione, il Search Advocate della compagnia Daniel Waisberg – host di tutte le puntate – è accompagnato da un ospite speciale, Hillel Maoz, Engineering lead per Search Console: insieme, i due ci rivelano (parte) di ciò che c’è sotto il cofano della piattaforma, condividendo le informazioni su come funziona effettivamente, su come si inserisce nell’ecosistema della Ricerca e su come il team pensa alle sue feature e si dedica alla loro costruzione.

A esordire è proprio Maoz, che delinea innanzitutto quali sono gli obiettivi che “la squadra sta cercando di realizzare: la nostra missione è fornire dati e strumenti per aiutare i proprietari dei siti a migliorare i loro siti e ottimizzare la loro presenza su Google”. In estrema sintesi, la GSC “estrae informazioni importanti e rilevanti da sistemi interni di Google Search, le segnala ai proprietari del sito per permettere loro di migliorare le prestazioni su Google”.

L’ecosistema della Ricerca

Ma cos’è l’ecosistema della Ricerca? Lo chiarisce Waisberg, definendolo l’insieme di tre componenti, il Web, Google e gli utenti. “In primo luogo, c’è il web, dove milioni di siti pubblicano contenuti in continuazione, incluso te che stai guardando questo video proprio ora”.

Che cos'è l'ecosistema Web

“In secondo luogo, c’è Google, che scansiona il web, trova i contenuti e li memorizza nel suo indice, estraendo tutte le informazioni rilevanti da ogni pagina in modo da recuperare i migliori risultati per le query degli utenti nella pagina dei risultati della ricerca”.

Infine, il terzo anello è rappresentato dagli “utenti di Search che cercano risposte e navigano dai risultati della ricerca fino alle loro pagine web desiderate”.

La Search Console è quindi “il principale canale di comunicazione tra Google Search e i proprietari del sito – fondamentalmente, tu – e fornisce informazioni sulle prestazioni del sito nella Ricerca e informazioni tecniche su potenziali problemi che Google trova nelle tue pagine”.

Come lavora il team della Search Console

Forte della sua esperienza di collaborazione con la squadra impegnata su questo fronte, Waisberg racconta che il team di Search Console “controlla sempre i sistemi interni di Google e set di dati per informazioni importanti sul sito web”. Inoltre, la loro attività è “strettamente integrata con quella degli altri team di Google Search per assicurare che la Search Console sia pronta per le nuove funzionalità, e naturalmente tiene le orecchie aperte per capire quali sono le esigenze degli utenti” e soddisfarle il più possibile.

 La gestione dei team della Search Console

Il video rivela anche che, per una più efficiente gestione del lavoro, i vari rapporti e feature della GSC sono organizzati in tre gruppi principali:

  • Il gruppo Search Analytics visualizza tutti i dati rilevanti sulle attività degli utenti relative alle prestazioni del sito in Google Search.
  • Il gruppo Reporting si concentra sul supporto nel monitoraggio dei problemi, nell’esecuzione di debug e nella convalida delle correzioni su pagine specifiche o su interi siti web.
  • Il gruppo Configuration gestisce le configurazioni del sito e degli utenti e le impostazioni di allarme.

Le tre divisioni nel team della GSC

È poi Maoz a spiegare più nel dettaglio quali sono i compiti e le responsabilità di ognuno di questi tre gruppi.

Il gruppo Search Analytics “è la parte del team che si occupa del recupero e del reporting dei dati dai nostri sistemi interni su clic e impressioni degli utenti su Risultati della ricerca”. L’Engineering lead ricorda che “ci sono miliardi di risultati di ricerca ogni giorno: noi elaboriamo queste informazioni e memorizziamo i dati per ogni sito per un periodo di 16 mesi”.

Queste informazioni sono mostrate principalmente “attraverso i performance reports, da cui è possibile tagliare a fette i dati per saperne di più su pattern e anomalie nel tuo traffico di Google Search”.

Il gruppo Reporting è invece “la parte di Search Console che mette in evidenza il modo in cui le tue pagine sono viste da Google Search”, rispondendo a questioni del tipo “Google trova tutte le tue pagine? Ci sono errori che hanno impedito a Google di fare crawling delle pagine? Ci sono problemi con l’implementazione dei dati strutturati?”.

Google “esegue il crawl delle pagine da milioni di domini, cerca centinaia di segnali che supportano decine di search feature, come AMP, ricette e FAQ; le informazioni sono disponibili attraverso rapporti attivi che ti aiutano a fare debug, correggere e informare Google per avviare un processo di convalida per le pagine che hai appena corretto”.

Inoltre, “offriamo anche strumenti di testing per consentire di attivare l’intero stack di Ricerca per un determinato URL: ad esempio, quando digiti un URL in inspect URL o nel test dei rich results, eseguiamo una simulazione del Google Index e forniamo le informazioni che troviamo con alta fedeltà. Questo permette ai proprietari del sito di eseguire il debug di qualsiasi URL sul loro sito in modo semplice ed efficace”.

Infine, “Accounts è il gruppo responsabile della gestione del sito e le configurazioni dell’utente, il cui obiettivo primario è aiutare i proprietari dei siti a verificare i loro siti e avere accesso ai loro account, e, naturalmente, evitare che qualcuno non sia il proprietario del sito possa vedere le informazioni della tua Search Console”.

Questo gruppo “gestisce anche tutte le e-mail che ricevi da Search Console, in tutti i diversi rapporti, assicurandosi così che tu non perda mai un cambiamento o un aggiornamento importante”.

Come si sviluppano gli strumenti di reporting

Il video prosegue poi a raccontare qualche dettaglio su come il team ha sviluppato gli strumenti di reporting che utilizziamo; secondo Waisberg, il processo può essere diviso approssimativamente in tre fasi principali.

Come si sviluppano gli strumenti in GSC

  1. Il primo passo è “definire cosa può aiutare una pagina ad avere successo su Search” e i team della Search Console controllano “che Google faccia la scansione delle pagine e ottenga tutti i contenuti che il sito vuole condividere con noi”. Ad esempio, aggiunge il Search Advocate, “per argomenti come mobile friendliness, i segnali web essenziali o dati strutturati, definiamo tutti i segnali che possono convalidare la loro implementazione in ogni pagina”.
  2. Lo step successivo è “costruire una linea diretta per andare periodicamente su tutte le pagine dell’indice e classificarle rispetto ai segnali”. Se in questo processo “troviamo che una pagina non funziona per un sito web specifico, raccogliamo tutti i dettagli rilevanti, come ad esempio il motivo per cui la pagina non è stata scansionata o per cui non possiamo utilizzare i suoi dati strutturati”.
  3. E infine, il terzo passo è quello di “costruire rapporti per condividere queste informazioni con te utilizzando l’interfaccia della Search Console, da dove si possono vedere queste informazioni per il tuo sito”. Per fornire un quadro completo, inoltre, “pubblichiamo una documentazione dedicata per consentire agli utenti di approfondire questi nuovi rapporti e capire meglio le informazioni che vengono visualizzate”.

Dobbiamo sempre tenere presente che “Google è sempre in evoluzione” e per questo motivo “si presentano spesso nuove opportunità di brillare nella Ricerca”; il “nostro lavoro come squadra è quindi quello di stare al passo con questi cambiamenti e costruire un modo efficace per te di sfruttare al meglio le funzionalità della Ricerca nuove ed esistenti”.

In ultimo, non bisogna trascurare il valore dei feedback della comunità della Ricerca, e anzi “il team è sempre alla ricerca di feedback”, perché ognuno di noi è “una preziosa fonte di informazioni per aiutare a indirizzare la strategia di prodotto e migliorare la Search Console”. Per inviare un parere possiamo usare i canali all’interno dello strumento oppure “menzionarci su Twitter”, come conclude Hillel Maoz.

I takeaway su come lavora il team della GSC

Provando a sintetizzare la suddivisione dei compiti e delle attività del team della Google Search Console, abbiamo questo specchietto (tradotto da seroundtable):

  • Search Analytics
    • Dati su clic e impressioni
    • Conserva dati per 16 mesi
    • Informazioni presenti per lo più nel Performance report
  • Reporting
    • Come Google vede le tue pagine
    • Errori di crawling
    • Problemi con i dati strutturati
    • Debug, fix e informare Google delle correzioni
    • Debugging tool come URL Inspection Tool
  • Configuration
    • Gestione del sito
    • Configurazione degli utenti
    • Verifiche del sito
    • Sicurezza dei dati
    • Notifiche e comunicazioni via mail

Il lavoro del team di sviluppo della Search Console:

  • Definisce cosa può aiutare una pagina ad avere successo nella Ricerca
  • Classifica tutte le pagine nell’Indice di Google e annota ogni tipo di problema
  • Aiuta i proprietari dei siti a correggere i problemi trovati.

Le differenze tra Search Console e Analytics

Questo lungo approfondimento dovrebbe aver spiegato cos’è e come funziona la Search Console, segnalando anche alcuni degli strumenti più utili che abbiamo a disposizione. C’è però forse un ulteriore chiarimento da fare, riguardante la differenza dei dati presenti appunto in GSC e quelli invece che sono mostrati da Google Analytics, e quindi più in generale il diverso approccio filosofico e pratico di questi due strumenti gratuiti di Google.

Volendo sintetizzare al massimo, possiamo dire che la Search Console serve a monitorare le prestazioni del nostro sito web in generale e nei risultati dei motori di ricerca, mentre al contrario Google Analytics si concentra sugli utenti e offre dati e insights che ci aiutano a comprendere meglio chi siano i visitatori delle pagine, come trovano e raggiungono il sito, come interagiscono con i contenuti eccetera, tracciando elementi quali durata di sessione e frequenza di rimbalzo.

Inoltre, Google Analytics non si limita alla ricerca organica, ma ha un raggio d’azione che copre anche gli annunci pubblicitari e il traffico proveniente da social media.

Due strumenti diversi e complementari, quindi, che possono essere usati insieme per cercare di tenere d’occhio e gestire tutti gli aspetti legati alle prestazioni del sito e all’ottimizzazione dei suoi rendimenti.