Nuovo episodio della serie Google Search Console Training su YouTube, in cui Daniel Waisberg ci accompagna a scoprire i segreti dei vecchi webmaster tools che la compagnia americana offre a tutti coloro che possiedono o gestiscono un sito. Dopo aver spiegato come usare la Google Search Console, oggi entriamo nel merito di un passaggio decisivo, la verifica della proprietà del sito.

Google Search Console, come verificare la proprietà del sito

Sono 7 i metodi per completare in modo corretto questa procedura, secondo il Search Advocate di Mountain View, e per la precisione DNS record, HTML file upload, HTML tag, Google Analytics, Google Tag Manager, Google Sites e Blogger, ognuno con le sue specifiche caratteristiche, tra cui ognuno può trovare il “sistema che si adatta meglio alle proprie esigenze”.

Google descrive i 7 metodi per verificare la proprietà in Search Console

A cosa serve la verifica

La verifica è la procedura che “permette di dimostrare che tu possiedi una proprietà”, necessaria affinché Google abbia la certezza che “tu sia il proprietario del sito ed evitare che altri possano avere accesso ai tuoi dati privati di ricerca”. Verificare la proprietà è comunque “un semplice passaggio che prova la capacità di aggiornare e apportare cambiamenti piccoli e non visibili al tuo sito”, dice Waisberg, e porta via “solo qualche minuto”.

A prescindere dal metodo che si sceglie di usare, la procedura per la verifica della proprietà inizia sempre in maniera identica: dopo l’addio all’impostazione di dominio preferito, ora bisogna eseguire l’accesso alla Google Search Console e cliccare su “aggiungi proprietà” o scegliere una proprietà non verificata dalla barra di selezione; oppure, se è la prima volta in assoluto che si esegue l’accesso con una proprietà mai verificata, è il wizard di GSC a guidare nella procedura.

Il secondo step è indicare la tipologia di proprietà da verificare tra le due opzioni a disposizione: Dominio (domain) e Prefisso URL (URL prefix), che rispettivamente consentono di sottoporre a verifica tutti gli URL del sito e dei sottodomini oppure solo gli indirizzi corrispondenti a quelli aggiunti. Il googler consiglia di creare almeno una proprietà di dominio per rappresentare il sito, perché offre le informazioni più complessive per la gestione del progetto, mentre URL prefix sarebbe da usare solo per monitorare singole sezioni del sito o per limitare l’accesso a tutte le informazioni a eventuali collaboratori esterni.

1.      Verifica con DNS record

Questo sistema funziona con l’aggiunta di un record DNS nel provider del nome di dominio, è stata implementata nei mesi passati e, come sottolinea Waisberg, è ora l’unico metodo supportato per la verifica di dominio (ma può essere usato anche per verificare le proprietà di un URL). Dopo aver inserito il nome del dominio nel modulo, bisogna scegliere una delle due opzioni presenti nel box successivo: selezionare il provider del proprio nome di dominio, se presente nella lista, oppure aggiungere un nuovo record TXT.

Il primo caso è più semplice e veloce: si atterra sulla pagina di login del provider, da cui eseguire l’accesso e autorizzare la comunicazione con la Google Search Console, a cui saremo poi reindirizzati. La verifica avviene in genere in poche ore, al massimo qualche giorno, ed eventualmente si può ripetere il processo se temiamo che non abbia funzionato, tenendo presente che a volte le modifiche di DNS record possono essere lente.

Se il nome del provider non è incluso nella lista, bisogna seguire le istruzioni scritte nell’Help Center per completare la procedura, inserendo così il DNS text record e copiando il token Google che compare a schermo: sono riportate le istruzioni per tantissimi provider, che spesso hanno sistemi differenti, ma non dovrebbe essere difficile completare l’operazione.

2.      Verifica tramite caricamento di un file HTML

Il secondo metodo consiste nel caricare un file HTML speciale nel sito: in questo caso, andremo sulla verifica per prefisso URL e poi sulla sezione HTML file, da cui possiamo scaricare la risorsa che andremo a caricare nella root directory del nostro sito.

Ad esempio, se vogliamo verificare www.esempio.com la root directory è la home page; se vogliamo verificare www.esempio.com/party, la root directory è /party/. Per il secondo esempio, caricando il file in /party/ saranno verificate anche tutte le child directory.

Il file è utilizzabile su ogni sito che vogliamo verificare, è personalizzato sul nostro user e può essere riutilizzato; inoltre, la conferma della verifica è immediata e, quindi, se non funziona abbiamo commesso qualche errore!

3.      Verifica con Tag HTML

Serve il permesso di editare il source code della home page del sito per procedere alla verifica con un tag <meta> al codice HTML: si comincia sempre dalla selezione di prefisso URL, ma in questo caso la GSC fornisce un tag con una key personalizzata e associata a un utente specifico. La stringa va copiata e inserita nel tag <HEAD> della home page, e possiamo verificare direttamente dal source text che l’inserimento sia andato a buon fine; anche in questo caso la verifica è immediata se il processo è stato eseguito correttamente.

4.      Verificare il sito con codice di monitoraggio di Google Analytics

Per procedere alla verifica attraverso un codice di monitoraggio di Google Analytics serve innanzitutto usare lo stesso account Google associato e avere almeno l’autorizzazione di modifica relativa alla proprietà web su cui stiamo lavorando. Inoltre, dobbiamo controllare che la home page abbia il Google Analytics tracking code nella sezione head della pagina (e non nella sezione body, pur efficace con Analytics).

Il sistema segue lo schema descritto anche nei casi precedenti: clicchiamo su aggiungi proprietà, scegliamo Prefisso Url e inseriamo l’indirizzo, per poi essere collegati ad Analytics. La verifica è istantanea, salvo errori, e nel video si sottolinea anche che la verifica non serve ad avere accesso ad alcun tipo di dati di Analytics.

5.      La verifica con Google Tag Manager

Se abbiamo un account Google tag Manager, possiamo verificare la proprietà del sito usando un codice dello snippet contenitore: serve innanzitutto il permesso alla pubblicazione sul container di Google Tag Manager, oltre a eseguire il login alla Search Console con lo stesso account e a controllare che la nostra home page abbia la parte <noscript> del codice di Tag Manager immediatamente dopo il tag di apertura <body>.

Il procedimento continua nel modo che ormai conosciamo: apriamo la GSC, clicchiamo su aggiungi proprietà e inseriamo l’URL in URL prefix. Se abbiamo i permessi necessari, la verifica è immediata dopo il clic. Come per Analytics, anche qui non stiamo collegando gli account dei due prodotti Google, ma solo semplificando la verifica della proprietà.

6.      Verificare la proprietà con Google Sites

Se intendiamo verificare la proprietà di un sito creato con la piattaforma Google Sites bisogna innanzitutto eseguire l’accesso con lo stesso account; la verifica è istantanea (sempre attraverso l’inserimento in Prefisso URL) e automatica, ma non in tutti i casi.

Se abbiamo un sito nuovo o un sito con un URL di dominio personalizzato, sarà infatti necessario il metodo Codice di monitoraggio di Google Analytics prima descritto.

7.      La verifica attraverso Blogger

Se il nostro sito è ospitato su Blogger (la piattaforma – una volta nota come Blogspot – entrata nel 2003 a far parte dell’ecosistema Google), per la verifica bisogna accedere alla Search Console con lo stesso account; dopo aver aggiunto la proprietà in Prefisso URL si apre una schermata che conferma il completamento dell’operazione. Semplice e automatico.

Il consiglio: usare più sistemi di verifica

Prima di chiudere il secondo episodio della serie, Daniel Waisberg offre un ultimo suggerimento pratico: usare più metodi di verifica, così da esser sicuri che almeno uno vada a buon fine in caso di problemi, errori o difficoltà. Inoltre, ogni proprietà verificata in Google Search Console richiede almeno un proprietario, ma sarebbe meglio averne qualcuno in più, sia per sicurezza che per praticità di accessi.

Infine, proprio per la sicurezza, è bene sapere che possiamo controllare in ogni momento la lista di proprietari verificati e procedere eventualmente alla rimozione di questi privilegi (utile se abbiamo un dipendente che ha lasciato il lavoro o abbiamo cambiato società di consulenza SEO), così da non consentire loro l’accesso a dati di business.