È passato già un anno da quando Google ha trasformato il vecchio blog Google Webmasters – e tutti i canali correlati – in un nuovo moniker, ovvero Google Search Central o Centro di Ricerca: un tentativo per riunire tutti i contenuti originali in un’unica posizione facile da trovare, per offrire informazioni più chiare e immediate per tutte le tipologie di utenti. L’operazione in realtà si è rivelata più complicata del previsto, e i Googler raccontano tutte le criticità incontrate e i cambiamenti apportati in questi 12 mesi.

Google Search Central festeggia il primo compleanno

L’articolo firmato da Lizzy Harvey e Gary Illyes del Search Relations team spiega in maniera piuttosto dettagliata quali sono stati gli interventi sul sito Google Search Central nell’ultimo anno, cosa è stato aggiunto o cambiato in termini di tool e contenuti, ma anche quali sono state le operazioni più ostiche da portare avanti.

Googlebot e Crawley festeggiano il compleanno di Google Search Central

In sintesi, grazie anche alla collaborazione con il team SEO interno di Google, il lavoro si è incentrato sul miglioramento dei contenuti, sulla produzione di molta nuova documentazione, sulla migrazione di 13 blog in lingua locale e sullo sviluppo di una nuova checklist che ora compare in home page.

La nuova checklist interattiva

Oltre al rebranding (e al battesimo ufficiale per la spalla di Googlebot, che ora si chiama Crawley), la principale novità è la checklist interattiva che ora appare nella home page del sito, un widget che consiglia articoli in base al ruolo selezionato dagli utenti e permette di esplorare in maniera più rapida i documenti per migliorare la propria presenza nella Ricerca.

Il nuovo tool interattivo di Google Search Central

In pratica, ogni utente può selezionare la propria professione o il proprio interesse in ambito digital tra imprenditore, professionista del marketing, sviluppatore o SEO e la checklist cambierà in base a questo, proponendo informazioni più mirate e una modalità più snella e strutturata di esplorare i contenuti su Google Search Central. Inoltre, visto che i SEO cercano spesso anche contenuti non-SEO, è possibile condividere un percorso di apprendimento specifico o una checklist pensata per proprietari di siti web impostando come parametro predefinito nell’URL ?card=owner.

Per costruire i percorsi di apprendimento, Google ha analizzato il pubblico e notato che gli utenti che arrivano sulla home page cercano di ottenere un vantaggio o di saperne di più in generale (al contrario degli utenti che arrivano su URL profondi con domande specifiche), e quindi ha studiato una soluzione per assecondare al meglio tutte le esigenze.

Il lavoro sul widget è ancora in corso, quindi potremmo vedere ulteriori modifiche e miglioramenti nei prossimi mesi, ma l’intenzione di Google è di introdurre le funzionalità di ricerca in modo più visivo, facilitando il riconoscimento della feature grazie anche a una grafica semplificata.

Gli altri interventi sul blog di Google

Google ha adottato un approccio molto SEO alla gestione di questa attività: innanzitutto, per migliorare i contenuti di Google Search Central ha contattato proprio i SEO interni, che hanno aiutato a “monitorare la migrazione del sito di migliaia di URL, identificare i reindirizzamenti interrotti e garantire che il traffico si spostasse correttamente al nuovo sito”, ma anche a ottimizzare gli elementi di titolo e descrizioni su oltre 200 pagine.

Come spiega il post, inizialmente il lavoro è partito “dai documenti prioritari che venivano visualizzati di più dai nostri lettori, o i documenti che pensavamo avrebbero dovuto ricevere più traffico“, mentre in alcuni casi è stato necessario “deottimizzare il traffico”, come ad esempio per la pagina dedicata specificamente alle rimozioni di contenuti su siti proprietari, che riceveva feedback “da utenti che desideravano rimuovere pagine” su siti terzi.

Il lavoro SEO sul sito di Google

Ha dato indicazioni più specifiche su questi interventi Jason Stevens del Growth Lab SEO (team SEO interno di Google), che scrive che è stato uno “strano compito aiutare a ottimizzare la SEO dei contenuti autorevolmente SEO sulle stesse linee guida SEO di Google”, chiarendo comunque che “fare SEO su Google è una cosa reale, anche quando significa farlo proprio per Search Central tra tutti i siti”.

L’approccio al lavoro è stato lo stesso usato per tutti gli altri progetti “che facciamo in molti altri siti Web di marketing, contenuti e prodotti di Google”, che è generalmente lo stesso di “chiunque altro lavori nel settore, supportato da linee guida, best practice ed esperienza” perché il team interno della compagnia è “limitato negli strumenti, nei dati e nelle informazioni che possiamo utilizzare per mantenere una rigorosa separazione tra Ricerca Google e le persone che si occupano di SEO in Google”, un elemento che “aiuta a garantire che non abbiamo un vantaggio sleale“.

Ad ogni modo, la migrazione di Search Central ha seguito lo stesso schema di altri casi simili: “abbiamo completato la keyword research e l’ottimizzazione dei metadati per le pagine chiave, assistito con la mappatura dei redirect e reindirizzamenti QA-ing e impostato una dashboard di Google Data Studio per monitorare i progressi e completare l’analisi post-migrazione”, processo che Stevens definisce “la tipica checklist della migrazione SEO“.

Cosa altro è cambiato in Google Search Central

Oltre alla migrazione completa, in quest’ultimo anno il sito ha vissuto anche altri interventi di miglioramento, e in particolare è stata ristrutturata la documentazione di indicizzazione e scansione, interessando il raggruppamento per argomento, la pubblicazione di nuova documentazione e il rinnovamento delle guide sui seguenti argomenti:

Inoltre, sono stati completati la migrazione e il reindirizzamento dei 13 blog Google in lingua locale, inclusi i contenuti risalenti al 2005: è stato necessario abbinare migliaia di post alle loro controparti in inglese, rendendo più semplice il passaggio da una lingua all’altra per un determinato contenuto. La sincronizzazione dei contenuti in questo modo permette ora di “espandere i post evergreen in più lingue, preservare e conservare il lavoro di traduzione svolto da altri prima di noi e rendere più facile per le persone scoprire i contenuti che già avevamo”.

Quali sono stati i miglioramenti (e cosa non ha funzionato)

L’articolo presenta anche alcuni dei risultati concreti ottenuti da questo intervento: in particolare, confrontando il periodo tra gennaio 2021 e ottobre 2021 con l’anno precedente gli URL migrati a Google Search Central hanno registrato un aumento del 240% dei clic su base annua. Anche gli articoli che sono stati migrati dal Centro assistenza di Search Console sono aumentati nei clic: ad esempio, le prestazioni sono migliorate per gli argomenti di sitemap (+99% clic), robots.txt (+27% clic) e HTTPS (+66% clic).

Tra le cose che “hanno funzionato” l’articolo menziona anche il feedback degli utenti, che hanno iniziato a utilizzare il nuovo nome Google Search Central entro appena un mese dall’annuncio del cambio: nello specifico, il monitoraggio in Keyword Planner sull’interesse di ricerca per il cambio di nome ha rivelato che che “Google Search Central” ha superato “Centro Webmaster Google” nell’interesse di ricerca (+250%) poco dopo il lancio e la promozione del nuovo brand.

Un’altra cosa che funziona bene è che “è diventato molto più facile pubblicare cose sul nostro nuovo sito”, grazie a un numero crescente di collaboratori per la produzione o traduzione di contributi, il che porta automaticamente alla pubblicazione di più contenuti in tutte le lingue supportate, senza soluzione di continuità. Mentre in passato potevano essere necessari mesi per tradurre i post del blog, dice l’articolo, “sul nuovo sito i contenuti tradotti possono essere disponibili in pochi giorni”.

Tuttavia, come capita con qualsiasi lancio importante, ci sono state cose che non hanno funzionato come previsto anche per Google, e Harvey e Illyes citano in particolare due elementi critici:

  • La migrazione dei blog in lingua locale, perché ci è voluto molto più tempo “di quanto avessimo previsto per mappare gli URL e abbiamo riscontrato altri singhiozzi lungo la strada, come script Python non funzionanti”.
  • Il mancato completamento “di tutto ciò che volevamo per il giorno del lancio di un anno fa”, come ad esempio, la lista di controllo sulla home page, la migrazione dei blog e altri elementi della lista dei desideri.

In definitiva, l’intero progetto di migrazione e rebranding del sito è stata “un’esperienza illuminante per il team”, da cui i Googler hanno tratto una serie di lezioni (più o meno serie):

  • Le lingue sono difficili. Lo spostamento di un sito per una singola lingua è abbastanza difficile, ma “aggiungi altri 13 siti localizzati con i propri pattern URL che richiedono reindirizzamenti JavaScript separati e finisci con un mal di testa”.
  • I redirect JavaScript sono buoni quanto i meta redirect (e i Googler dovrebbero fidarsi di ciò che pubblicano e suggeriscono, ovvero “eat our own dogfood”).
  • RSS è ancora abbastanza popolare che è stato necessario aggiungerlo al nuovo blog.
  • Fare de-ottimizzazione (De-SEOing) “è strano come sembra, ma bisogna davvero catturare il buon traffico”.
  • Lavorare “con i SEO su un sito sulla SEO può farti male al cervello: stai ottimizzando la cosa che parla di ottimizzare la cosa”.