SEO WordPress, consigli e interventi per migliorare le performance dei siti

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Questo sito è costruito su WordPress, e così la stragrande maggioranza dei progetti online a livello mondiale: stando alle ultime statistiche di W3TechsWordPress è infatti utilizzato dal 43% di tutti i siti globali e ha un market share del 64% (considerando che un terzo di tutti i siti non utilizza alcun content management system). Per quanto semplice e user-friendly, però, questo CMS presenta dei “lati oscuri” e necessita sempre di controlli, spesso quotidiani, per evitare errori o veri e propri guai, causati ad esempio da una quantità eccessiva di plugin, contenuti vecchi non ben archiviati, troppi collegamenti interrotti da contare, commenti pieni di spam e cattiva gestione degli URL. Non dobbiamo però disperare, perché grazie a questa checklist sarà semplice avviare una routine di controllo per aggiornare e ottimizzare il nostro sito, con risultati evidenti su prestazioni e ROI.

Che cos’è WordPress

Prima di scoprire le tecniche di ottimizzazione, è utile forse fare un passo indietro per inquadrare che cos’è WordPress e perché ha un tale successo.

Il software che oggi conosciamo e usiamo nasce dalle ceneri di un altro progetto, il sistema di blogging chiamato b2/cafelog, di cui era inizialmente un fork; ufficialmente, la prima release di WordPress è la versione 0.7 pubblicata online il 27 maggio 2003 dall’allora diciannovenne Matt Mullenweg e da Mike Little, che hanno ben chiara in mente “la necessità di un sistema di pubblicazione personale elegante e ben progettato”.

Il nome ufficiale della piattaforma prevede l’utilizzo della W e della P maiuscola, e addirittura Mullenweg ha realizzato una funzione per correggere automaticamente il misspelling: quindi, il marchio e la denominazione da usare è WordPress.

Oggi, diciannove anni dopo, WordPress è diventato la piattaforma CMS più diffusa del Web, utilizzata da quasi un terzo di tutti i siti censiti e anche da alcuni veri e propri “big”, anche in Italia; dal punto di vista tecnico, è costruito su PHP e MySQL e concesso sotto licenza GPLv2 o successiva, e proprio in questi giorni – il 24 maggio – ha debuttato la versione 6.0, chiamata Arturo in onore del jazzista messicano Arturo O’Farrill.

La differenza tra WordPress.com e WordPress.org

Un’altra distinzione importante da fare preventivamente riguarda la scelta della versione del CMS da scaricare e usare: sotto il nome WordPress, infatti, si trovano due soluzioni differenti, ospitate su due domini diversi e con caratteristiche ben distinte.

WordPress.com è un progetto dell’azienda Automattic (società a scopo di lucro) che si basa su WordPress.org per fornire una soluzione di managed hosting, in cui l’utente non deve scaricare software, pagare per l’hosting o gestire un web server. In pratica, il sito viene creato e gestito attraverso WordPress.com (e infatti l’indirizzo non è personalizzabile, ma sarà sempre miosito.wordpress.com) e l’utente deve solo fare accesso alla piattaforma online per caricare i suoi contenuti. Si tratta di una soluzione efficace per chi non ha grandi pretese, ma non è ideale per la SEO, perché ha uno spazio di archiviazione limitato, nessun accesso FTP e varie limitazioni (solo con i piani più avanzati è possibile avere maggiore controllo).

Al contrario, WordPress.org è un software open-source gestito dalla WordPress Foundation, che è possibile scaricare gratuitamente, installare sul server e usare per personalizzare un sito nella maniera desiderata. WordPress.org offre la possibilità di personalizzare completamente temi, widget e plugin: è open-source, self-hosted e ideale per migliorare la SEO.

Come sottolinea Anna Crowe su Search Engine Journal, “WordPress.org è il chiaro vincitore quando si tratta di scegliere tra WordPress.org e WordPress.com”, soprattutto per chi ha in mente un progetto business.

Il debutto dei plugin e la SEO in WordPress

Ritornando alla storia del CMS, già un anno dopo la sua partenza il sistema inizia a proporre interessanti funzionalità ai suoi utenti: nel maggio 2004 si introduce l’architettura dei plugin, che consente agli utenti e agli sviluppatori di implementare la piattaforma con contenuti differenti, da condividere con la community.

Gli aggiornamenti di WordPress

Gli interventi di update sulla piattaforma sono stati tantissimi e sono accomunati da una particolarità: il nome è dedicato a una stella del Jazz. Il primissimo aggiornamento del gennaio 2004 (versione 1.0) si chiamava ad esempio Miles Davis, mentre il citato aggiornamento del maggio 2004 era intitolato Mingus come l’artista Charles Mingus. Tra i successivi ricordiamo Duke Ellington (WordPress 2.0, dicembre 2005), Ella Fitzgerald (2007), John Coltrane (2008), fino ai più recenti WordPress 5.0 dedicato a Bebo (il jazzista cubano Bebo Valdés), WordPress 5.1 Betty (per la vocalist Betty Carter), WordPress 5.2 per Jaco (in onore di Jaco Pastorius), WordPress 5.6 Nina (per Nina Simone), WordPress 5.9 dedicata a Joséphine Baker e pubblicata il 25 Gennaio 2022, e infine la citata versione WordPress 6.0 Arturo.

Da piattaforma blogging a CMS completo

La trasformazione di WordPress nel sistema che conosciamo oggi non è stata velocissima, in realtà: se vogliamo individuare un momento in cui si è concluso il passaggio dalla semplice piattaforma di blogging all’attuale piattaforma open source di content management system, possiamo citare l’aggiornamento 3.0 del giugno 2010 (Thelonious, da Thelonious Monk) in cui si aggiungono le API dei temi, si fonde WordPress MU (versione multisito) nel WordPress generale e si introduce l’idea di un nuovo tema di default da cambiare ogni anno.

Le caratteristiche utili di WordPress per gestire i siti

Nel corso della sua storia, dunque, WP si è imposto grazie a feature e funzionalità molto utili e pratici per chi realizza siti e per chi cerca di fare attività online.

Tra queste rientrano, come detto, la possibilità di estendere le funzioni di base attraverso plugin, tra cui quelli specifici per ottimizzare la SEO, ma tra le caratteristiche principali troviamo anche migliaia di temi gratuiti o a pagamento per personalizzare l’aspetto del sito, o i modelli per gestire al meglio le pagine; le funzioni di Trackback e Pingback, il supporto multi-autori e multi-sito, il track del log degli utenti che visitano il sito o il blocco dei visitatori in base all’indirizzo IP.

Per quanto riguarda qualche dettaglio più tecnico, ricordiamo la possibilità di gestire le categorie, di creare pagine statiche, di specificare i meta-tag e, infine, di creare URL permanenti che possono aiutare il posizionamento sui motori di ricerca.

WordPress oggi: il CMS scelto da oltre un sito su tre

Tornando ai nostri giorni, dire WordPress nel 2022 significa far riferimento a un sistema completo che permette a tutti, anche senza particolari competenze, di ideare, creare e gestire un sito web, di realizzare contenuti testuali o multimediali, di aggiornare e modificare articoli, pagine e temi in modo dinamico e veloce.

Secondo le statistiche internazionali, WordPress è utilizzato da oltre un miliardo di siti, e per la precisione dal 64 per cento dei siti che usano una piattaforma CMS e da più del 30 per cento dei siti mondiali: in altre parole, (almeno) un sito su tre online è creato e gestito con WordPress.

L’utilità di WordPress per la SEO

Il successo della piattaforma, che rende WordPress il vero motore della Rete, è dovuto sia alla filosofia user-friendly della sua tecnologia e alla sua community (che consente anche ai più inesperti di trovare supporto e migliorare il proprio sito), sia alle sue caratteristiche tecniche e al frequente aggiornamento, anche in termini di sicurezza. Quando abbiamo analizzato il miglior CMS, ad esempio, abbiamo visto quali sono i punti di forza del sistema inventato da Matt Mullenweg, che permette ad esempio di gestire bene titoli e header e di ottenere un buon traffico organico.

Anche per questo si dovrebbe comprendere perché in una strategia SEO ottimale anche la scelta accurata della piattaforma di content management system e degli strumenti che possono migliorare la sua usabilità rappresenta un elemento importante per cercare di raggiungere gli obiettivi prefissati.

E quindi, nonostante molti sviluppatori Web preferiscano costruire da sé l’architettura del sito (perché un “grande sito può essere costruito solo da zero”), ancora oggi ci sono esempi di siti fortissimi creati con la piattaforma WP. A livello internazionale, citiamo siti di informazione come TechCrunch, BBC America, Microsoft News, ma anche il sito ufficiale di Sony Music o quello dei Rolling Stones; e anche in Italia abbiamo esempi di grande valore, perché domini del calibro de Il Fatto Quotidiano (la cui Zoom Authority è 79), Wired (ZA 72), Il Post (ZA 75), Aranzulla (ZA 85) o 6Sicuro.it (ZA 68) sono costruiti con WordPress.

Si tratta di siti che non solo funzionano e fanno traffico, ma che ricevono la gran parte delle visite proprio dalle ricerche, come svela una veloce analisi su SimilarWeb: per il sito di Salvatore Aranzulla, storico riferimento per le informazioni legate alla tecnologia, il 92 per cento del traffico proviene dal motore di ricerca ed è quasi totalmente organico; per il sito di preventivi per assicurazioni 6sicuro il 72 per cento del traffico deriva da Search (e il 94 per cento è traffico organico), per Wired la percentuale è vicina al 59 per cento (con 99,24 per cento di organico) e per Il Post scende al 26 per cento (ma completamente organico).

Insomma, se una campagna SEO ha come obiettivo l’ottimizzazione del sito Web per renderlo rintracciabile e riconoscibile sia da motori di ricerca sia dagli utenti, una navigazione più veloce e, in definitiva, la ricerca di nuovi clienti, maggiore credibilità del brand e maggiori profitti, affidarsi a una piattaforma come WordPress potrebbe essere un punto di partenza valido.

Ottimizzare un sito su WordPress, da cosa cominciare

Completata la parte teorica, è ora di rimboccarci le maniche e capire come intervenire tecnicamente per migliorare un sito su WordPress. A fornirci supporto in questo lavoro è Anna Crowe, che su Search Engine Journal ha condiviso la sua checklist di 17 passaggi per “trasformare un sito Web con prestazioni insufficienti in un sito che ottimizza il ROI in pochissimo tempo”, realizzando anche questa utile infografica di sintesi.

Checklist SEO per WordPress

Ciò che deve cambiare è l’approccio alla gestione del sito: avviare il progetto e produrre contenuti non è difficile (altrimenti non ci sarebbero 70 milioni di nuovi post pubblicati ogni mese!), ma ovviamente ci vuole una cura differente se vogliamo fare SEO su WordPress, con interventi per trovare un tema SEO-friendly adatto a più tipi di device o i plugin migliori e meno impattanti.

D’altra parte, WordPress è una miniera d’oro per la SEO, perché nessun’altra piattaforma possiede le stesse capacità e non richiede capacità di programmazione per iniziare l’ottimizzazione: serve solo “entrare nell’ottica e imparare a navigare con successo negli angoli più profondi e oscuri di WordPress”, dice l’esperta, consapevoli comunque che i risultati non arriveranno improvvisamente da un giorno all’altro ma necessitano di tempo.

I tre step per iniziare l’ottimizzazione del sito WordPress

Per Crowe, ci sono tre aspetti su cui si deve concentrare la nostra attenzione al momento del lancio di un sito WordPress – o che, ovviamente, dobbiamo valutare e verificare se il sito è già online da tempo:

  1. Web Hosting
  2. CDN
  3. Tema SEO-friendly

E ora vediamo in dettaglio quali caratteristiche dobbiamo prendere in considerazione per ottimizzare il nostro lavoro.

Hosting Web e WordPress

La prima chiave per navigare con successo in WordPress è configurare l’hosting web.

Ovviamente questo aspetto è molto delicato e ampio, ma l’autrice si limita a fornire delle indicazioni generali e a invitare a “spendere i soldi extra” in una soluzione di hosting efficace. I motivi sono presto detti: se un sito è lento e non risponde “la mia frequenza di rimbalzo aumenterà e gli utenti diminuiranno”.

C’è un’enorme differenza tra un sito che impiega un secondo per caricarsi rispetto a uno che ci mette dieci secondi: se il nostro ha questa peculiarità, ci sono maggiori (ottime) probabilità di perdere utenti. Bastano anche pochi millisecondi di differenza nel caricamento per spingere altrove le persone, soprattutto nel caso di e-Commerce.

In concreto, prima di scegliere o di cambiare hosting service provider, possiamo porci queste domande:

  • Hanno il supporto per i plugin?
  • Che tipo di supporto di backup offrono?
  • Esiste un ambiente di staging?
  • Qual è il volume della larghezza di banda?
  • Quale sistema operativo usano? Linux? Windows?
  • Quali altri siti sono nel range IP?

Il vantaggio SEO che deriva dalla scelta di un buon hosting è una maggiore velocità del sito web – e non è poco.

Valutare l’uso di un CDN

Serve invece a garantire una maggiore velocità del sito e a ridurre i tempi di risposta l’utilizzo di un CDN Content Delivery Network, uno strumento utile e potente che cambia il modo in cui il sito gestisce i contenuti statici come immagini, javascript e CSS.

Un CDN memorizza nella cache i contenuti statici per creare un caricamento più rapido della pagina, tempi di risposta inferiori e un sito web più veloce, tutti fattori che possono contribuire a posizionare le nostre pagine più in alto nei motori di ricerca.

Come funziona CDN

Dopo numerosi test pratici, dice Crowe, “ho scoperto che avere un CDN è legittimamente il modo più semplice e rapido per far sembrare la velocità del tuo sito radicale ai motori di ricerca”.

Scegliere un tema SEO-friendly

Non si dedica spesso il giusto tempo alla ricerca del tema WordPress più SEO-friendly, perché in genere ci soffermiamo solo sull’aspetto estetico e sul potenziale gradimento degli utenti.

Crowe ha sintetizzato quali sono le funzionalità essenziali che invece dovremmo chiedere a un tema (e ha anche raccomandato 4 temi WordPress SEO-friendlyDivi theme, Genesis theme, Astra theme, GrowthPress theme):

  • Codice pulito e veloce. Con una struttura del codice pulita, possiamo ridurre il carico di tempo sulle pagine e aumentare la crawlability delle pagine.
  • File CSS e Javascript. Con Google “meno è meglio” e avere un numero limitato di file CSS e Javascript aiuterà – inoltre, non dovremo preoccuparci di minimizzarli in seguito.
  • Layout semplice. Un design semplice renderà facile agli utenti navigare da una pagina all’altra.
  • Responsive. Google offre un vantaggio ai siti responsive nelle ricerche da dispositivi mobili, quindi scegliere un tema WordPress che sia reattivo aiuterà nel fornire un’esperienza utente complessivamente migliore.
  • Schema markup. I markup schema indicano ai motori di ricerca dove si trova il contenuto più pertinente sul nostro tema.

Oltre a una maggiore velocità, quindi, la scelta di un tema SEO friendly può impattare positivamente anche sul numero di pagine indicizzate dai bot.

Quattro passaggi per la configurazione su WordPress

In questo livello del processo dobbiamo iniziare a lavorare concretamente sulla creazione del sito WordPress, e l’autrice ci indica quattro interventi che non dobbiamo trascurare per ottimizzare il nostro progetto:

  1. Cache plugin
  2. Categorie
  3. Tag
  4. Permalink
  5. Commenti spam

Impostare un plugin per la cache

Un plugin per la memorizzazione nella cache consente al sito Web (soprattutto su dispositivi mobili) a garantire prestazioni migliori, rivelandosi solo raramente un “download non necessario” (al contrario della maggior parte dei plugin), perché “porta il tempo di caricamento della pagina al livello successivo, potenzia le prestazioni del sito e modifica il contenuto dinamico in statico”.

Tra i migliori plugin, l’articolo cita WPRocket (definito il preferito), W3 Total Cache, Cache Enabler, WP Fastest Cache e WP Super Cache.

L’importanza delle categorie

La gestione delle categorie è un aspetto cruciale del sito, e bisogna evitare errori come avere una categoria e un tag chiamati allo stesso modo, che può generare contenuti duplicati e titoli duplicati.

Come consiglio generale, Crowe ricorda che “se le pagine non sono di alcuna utilità per i ricercatori (ad esempio, pagine archiviate), allora usa noindex”.

In WordPress, le categorie dovrebbero essere gli argomenti generali dei post sul blog di qualsiasi topic (food, travel, moda eccetera), una sorta di indice o sommario (table of content) che racchiude i temi trattati con i post. E dobbiamo ricordarci di classificare ogni post, che altrimenti finirà nella sezione senza categoria “che non aiuta nessuno”.

Tra le altre raccomandazioni, dobbiamo:

  • Attenerci ad argomenti generici; personalmente, dice Crowe, “scelgo cinque elementi generici che avranno nuovi contenuti mensilmente”.
  • Segnalare ogni post al massimo con 2 categorie.
  • Aggiungere contenuti alla tassonomia e alle pagine di archivio.
  • Utilizzare keyword ricercate dagli utenti in tutte le categorie.

Così facendo, possiamo raggiungere alcuni obiettivi SEO, come ad esempio migliorare l’user experience e fornire un più facile accesso all’indicizzazione per le pagine.

Tag su WordPress, come gestirli in modo efficace

Sono finiti “i tempi in cui taggare i tuoi contenuti in WordPress significava che eri ossessionato dalle parole chiave, confuso o semplicemente ti piaceva elencare più di 20 parole pertinenti”.

Oggi i tag WordPress devono andare oltre il semplice keyword stuffing ed è importante iniziare col piede giusto un nuovo progetto oppure impegnarsi a correggere il lavoro già avviato da tempo; come dice l’autrice, “un mio cliente riceve 100.000 visitatori unici al mese e più del 3% di questi è portati dai tag posizionati nelle SERP”, e altri vantaggi SEO sono il miglioramento dell’UX e un maggiore engagement.

I suggerimenti da seguire sui tag sono molto semplici:

  • Limitare i tag agli argomenti pertinenti trattati nel post.
  • Non tutti i post devono essere taggati.
  • Mantenere i tag brevi e concisi, lunghi non più di due parole.
  • Eliminare mensilmente i tag sovrautilizzati e sottoutilizzati.

Come rendere SEO-friendly i permalink

I permalink su WordPress sono ottimi per molte cose: permettono di strutturare gli URL con parole chiave, creare link brevi, aumentare le classifiche di ricerca e altro ancora.

Ci sono infinite opzioni per aggiornare i permalink, adatte a chi voglia applicare strutture di URL SEO-friendly o sta pensando di cambiare gli URL attuali (opzione da prendere in considerazione solo quando necessario), e le raccomandazioni sono:

  • Preferire url parlanti.
  • Prestare attenzione al plugin WordPress predefinito per i pernalink, che non è SEO-friendly
  • L’opzione “post name” è una scelta sicura perché rende gli URL brevi.
  • In un sito grande potrebbe essere utile includere date o categorie prima dell’opzione post name.
  • Non inserire caratteri come “&,” “?,” “!” nell’URL.
  • Usare trattini (-) invece di trattini bassi (_).

I vantaggi SEO derivanti da queste best practices sono una maggiore crawlability delle pagine da parte dei motori di ricerca e un potenziale miglioramento del ranking se vengono utilizzate le parole chiave giuste.

Evitare lo spam nei commenti

Un modo per migliorare la credibilità complessiva del sito è monitorare, ridurre o eliminare del tutto lo spam nei commenti: le versioni più recenti di WordPress impostano in automatico un nofollow ai link inseriti nei commenti, ma è bene comunque tenere sempre d’occhio i commenti in calce a un post del blog, perché lo < https://www.seozoom.it/google-webspam-report-2021-spambrain/”>spam – che è ancora “vivo e vegeto” – non aggiunge nulla di rilevante all’argomento e può danneggiare il sito.

I consigli per questo aspetto sono:

  • Non consentire la pubblicazione anonima.
  • Usare i CAPTCHA per prevenire lo spamming automatico.
  • Utilizzare l’attributo “nofollow“.
  • Non consentire hyperlink.
  • Usare un plugin per monitorare i commenti spam, come quello di Askimet.

Plugin Askimet contro commenti spam

Ottimizzare WordPress, sette passaggi da seguire

WordPress riesce davvero a offrire “esattamente ciò che vogliono i clienti connessi e orientati al business” e utilities per “risolvere i problemi del sito Web che potrebbero dover affrontare”, e ormai la piattaforma ha funzionalità che permettono di ottimizzare i siti per la SEO in ogni modo, come le seguenti:

  1. Meta Title, Meta Description e altro
  2. XML Sitemaps
  3. Internal Linking
  4. Image Alt Tags
  5. Header Tags
  6. Rel=“canonical”
  7. txt

Le best practices per titoli e descrizioni

Una delle caratteristiche più vantaggiose di WordPress è la possibilità di trovare un plugin adatto a ogni specifica esigenza: per la SEO, questo significa sfruttare strumenti che consentono di ottimizzare i meta title, le meta description, l’editor di testo e così via, come fanno ad esempio quello di Yoast o l’assistente editoriale di SEOZoom.

Questi sono tutti aspetti che possono avere un ruolo nell’aumentare traffico e coinvolgimento dei lettori, perché possono influenzare positivamente il click-through dalle SERP.

Una sitemap integrata

Molti plugin SEO per WordPress offrono anche una funzione per generare sitemap, che come sappiamo è utile perché raggruppa tutti i post e pagine in un elenco che i motori di ricerca possono leggere facilmente.

Dopo la creazione, è importante ricordare di sottoporre la sitemap attraverso l’apposito rapporto in Search Console, che consente anche di controllare lo stato delle mappe già inviate.

Consigli per i link interni

Una gestione ottimale della linking interna al sito è un aspetto cruciale sia per la pulizia del sito che per la facilità di navigazione degli utenti (e di Google). Idealmente, si potrebbe procedere all’inserimento manuale di un link interno nel contesto e sulla anchor più adatta del contenuto, ma ci sono anche plugin che permettono di creare un’architettura del sito fluida e collegarsi alle pagine appropriate del sito, distribuendo la page authority in tutto il sito.

Tra le raccomandazioni, Crowe ricorda di:

  • Linkare alle pagine profonde del sito, evitando di lasciare pagine orfane.
  • Inserire link il più naturali possibile per il lettore.
  • Utilizzare una quantità ragionevole di link (ad esempio “100 link interni per un contenuto di 1.000 parole non sono ragionevoli”).

Non dimenticare l’alt text delle immagini

La “cosa grandiosa di WordPress è che non è necessario comprendere HTML o Javascript per modificare i tag alt delle immagini”, e anzi è possibile ottimizzare le immagini per la SEO anche senza aggiungere un plugin.

Sul fronte del tag alt delle immagini possiamo ricordare di, come best practices:

  • Assegnare al file di immagine un nome che contenga “una frase naturale ricca di parole chiave”, includendo eventualmente anche il brand.
  • Scrivere una descrizione dettagliata del tag alt dell’immagine.
  • Completare la descrizione dell’attributo alternative dell’immagine con il nome del brand.

I vantaggi SEO di queste tecniche sono il miglioramento dell’esperienza dell’utente e l’incremento delle possibilità di apparire nella ricerca immagini.

Sfruttare gli heading per chiarire i contenuti

Come sappiamo, gli heading svolgono un ruolo utile per la SEO perché agevolano la lettura e la comprensione della pagina e aiutano a chiarire il focus dei paragrafi, soprattutto in contenuti piuttosto lunghi.

Per ottimizzare i tag di intestazione non dobbiamo innanzitutto pensare solo in ottica posizionamento e keyword stuffing, ma usare per i sottocapitoli delle frasi di senso compiuto e contestualizzate, utili a chiarire il contenuto che gli utenti (e i bot) troveranno di seguito, così da migliorare l’usabilità e la leggibilità del testo per i lettori.

Le indicazioni per il tag rel = “canonical”

Abilitare correttamente il tag rel = “canonical” permette di segnalare ai motori di ricerca l’URL canonico, ovvero la pagina che ospita il contenuto originale rispetto ad altre eventuali ripetizioni e, in sostanza, elimina i problemi di contenuto duplicato.

Attenzione al file robots.txt

Il file robots.txt comunica ai motori di ricerca cosa guardare e cosa non guardare su un sito.

Se non usato in modo corretto, però, si rischia di impedire ai motori di ricerca l’accesso ai contenuti di qualità, e di conseguenza di indicizzare e posizionare quelle che sono pagine fondamentali per il business.

Tra i suggerimenti da applicare in questo ambito, Crowe indica di:

  • Disabilitare wp-admin nel file robots.txt.
  • Verificare che i crawler abbiano libero accesso a tutti i contenuti di qualità del sito.
  • Aggiungere la sitemap in fondo al file.

Due step progressivi per la manutenzione del sito WordPress

Dopo aver completato tutti gli step di base per impostare correttamente un sito WordPress – un lavoro che può essere faticoso, “tra il backup del sito, l’ottimizzazione dei titoli e la pulizia dei meta titoli e delle descrizioni” – è arrivato il momento di scoprire quali sono i passaggi per proteggere e tenere in salute il nostro progetto.

Scoprire e correggere i broken link

Evitare la presenza di molti broken link è sicuramente un aspetto che migliora l’esperienza degli utenti: a prescindere dalla causa – un errore del server, un classico 404 o un soft 404 – è sempre importante tenere d’occhio la situazione dei link del nostro sito.

Secondo Crowe, due software aiutano a risolvere il problema: Integrity (su Mac) o Xenu (su PC), che permettono di scoprire tutti i broken link scovati. Il passaggio successivo è correggere questi errori, attraverso opportuni redirect o altre soluzioni più nette.

Eseguire un backup periodico

Impostare un backup periodico del sito non ha effetti particolari nel migliorare la nostra visibilità online, ma di sicuro permette di salvare tutti i nostri sforzi SEO; la cadenza può essere variabile – possiamo scegliere se farlo ogni giorno, settimana o mese – ma l’importante è non trascurare questa operazione.

Possiamo eseguire un backup del sito Web utilizzando cPanel, se abbiamo competenze tecniche, oppure optare per un plugin che automatizza il processo.

I suggerimenti per migliorare la SEO del sito WordPress

È ancora la Crowe a fornirci un elenco delle best practices che possono aiutarci a ottimizzare il nostro sito, individuando in particolare 7 modi per migliorare le performance SEO di un sito WordPress, mettendo a frutto la sua esperienza di “oltre 11 anni di lavoro su siti WordPress” per fornire questi “suggerimenti utili per aiutare altri proprietari di siti WordPress a migliorare la loro strategia SEO”, andando oltre il classico plugin Yoast.

  1. Scegliere il tema WP migliore per la SEO

In genere, al momento di scegliere il tema WordPress la SEO non è il primo aspetto che abbiamo in mente, perché ci concentriamo piuttosto sull’effetto visivo, sul visual design e sulle interazioni, che sono aspetti “molto più eccitanti a cui pensare quando si progetta il sito”.

Eppure, “avere un tema per WordPress SEO friendly è fondamentale per il successo del sito”, anche perché può impattare le performance tecniche del progetto. Tra le caratteristiche da valutare ci sono l’assenza di errori nel codice, la responsiveness (la possibilità di adattarsi ed essere visualizzato su ogni dispositivo), la predisposizione per il markup Schema.org, i plugin e social media. L’esperta indica anche alcuni dei suoi temi WP SEO-friendly preferiti:

  • Astra
  • Genesi
  • Divi
  • GeneraPress
  • OceanWP

 

  1. Determinare il dominio preferito

Determinare il dominio preferito significa, di base, scegliere tra due opzioni: versione www oppure senza www.

Come sappiamo, non c’è alcun vantaggio SEO evidente nell’impostare o meno il www; in passato, la tripla w era lo standard durante la creazione del sito, ma oggi le cose sono ben diverse.

In base all’esperienza di Crowe, un’azienda più grande con molto traffico sul sito potrebbe aver vantaggio nell’optare per la versione www del dominio preferito, perché così potrà “avere un record CNAME per aiutare a reindirizzare il traffico per i failover”.

  1. Modificare i permalink

Gli URL parlanti sono più leggibili e vantaggiosi anche per l’user experience, oltre a fornire un (minimo) effetto positivo per la SEO. Con WP, possiamo modificare le impostazioni predefinite dei permalink e scegliere, ad esempio, un format basato sul nome del post (che funziona in genere per la maggior parte dei siti) oppure implementare una struttura personalizzata in base alle nostre preferenze.

Impostare il format di permalink in WordPress

  1. Attivare i breadcrumb

Un’altra opzione da non trascurare è l’attivazione dei breadcrumb, i link che troviamo nella parte superiore di un sito Web o sotto la barra di navigazione e che consentono all’utente di conoscere la posizione della pagina che sta visitando nella struttura del sito.

Il plug-in Yoast SEO permette di eseguire l’implementazione dei breadcrumb in modo semplice e rapido, abilitando il comando nella barra delle impostazioni.

Abilitare i breadcrumb in WordPress

  1. Scegliere come gestire i commenti

Abilitare o disabilitare i commenti in WordPress? Questa è una decisione difficile e senza una risposta definitiva, perché dipende dallo stato attuale del sito e ci sono tanti aspetti e variabili da valutare.

Secondo quello che ha detto qualche tempo fa John Mueller di Google, la rimozione dei commenti può influire sul ranking di un sito che in precedenza li pubblicava; allo stesso tempo, però, non bisogna trascurare il rischio di spam insito negli UGC, a cui proprio Google sta ultimamente dando battaglia.

Quindi, la decisione finale spetta al singolo proprietario del sito, che deve valutare tutti i possibili pro e contro della scelta di abilitare o disattivare i commenti sulle pagine. In ogni caso, WP consente di modificare l’impostazione in modo davvero molto semplice.

Scelta sull'abilitazione commenti in WordPress

  1. Scegliere dei plugin SEO-friendly

L’uso dei plugin può dare grandi benefici al sito, ma anche comprometterne notevolmente le prestazioni, soprattutto in caso di abusi: “Quando inizi a sovraccaricare il sito Web WordPress con plugin, porti con te tutto il loro bagaglio”, sintetizza Crowe. Troppi plugin possono causare un “rigonfiamento non necessario del codice, markup pesante e codice non semantico che può causare un calo della velocità della pagina”.

Il suggerimento è pertanto di limitarsi a pochi e utili plugin SEO-friendly per WordPress, tra cui l’autrice cita Yoast SEO, Rank Math, Broken Link Checker e WP Super Cache.

  1. Bloccare le pagine usando il file Robots.txt

La gestione del file robots.txt può essere molto complicata, e di sicuro è delicata, perché può influire sull’effettiva indicizzazione delle pagine su Google.

La chiave per modificare il file robots.txt è comprendere le basi:

Disallow nel file robots.txt

Se abbiamo questa regola nel robots.txt e desideriamo che il sito venga indicizzato dai motori di ricerca, c’è un bel problema di fondo: con il disallow abilitato come nell’immagine nessuno troverà le pagine del nostro sito nei risultati di ricerca.

Invece, ci sono alcune pagine e tipologie di pagine che potrebbe aver senso aggiungere alle sezioni Disallow, e in particolare:

  • Archivio
  • Tags
  • Pagine Admin-level (ad esempio, pagine login)
  • Thank you page
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