Un motore di ricerca parallelo e completamente visivo, utilizzato quotidianamente da milioni di utenti al mondo e che ha le sue specifiche regole per il posizionamento: spesso sottovalutato, Google Immagini è in realtà uno strumento utilissimo da sfruttare per la SEO e può dare una spinta positiva al traffico organico del sito. In questo approfondimento scopriremo le origini di questo servizio gratuito sviluppato da Mountain View, il suo funzionamento e i principali consigli per cercare di migliorare il ranking delle immagini pubblicate sulle nostre pagone.

Che cos’è Google Immagini o Google Image Search

Lanciato ufficialmente il 12 luglio 2001 (e quindi quasi 4 anni dopo Google Search basic), Google Immagini è il motore di ricerca di immagini sul Web, che funziona in modo parallelo alla classica Ricerca Google.

Come si racconta online, Google Image Search divenne necessario quando gli sviluppatori di Mountain View si trovarono di fronte alla “query di ricerca più popolare” vista nei quattro anni di attività di Google Search. Jennifer Lopez in her exotic green Versace dress, questa la query che convinse definitivamente dell’importanza di fornire agli utenti anche uno strumento di ricerca di immagini, che poi si è evoluto costantemente ed è stato integrato alla Ricerca di base.

Come funziona Google Immagini

Per descrivere sinteticamente il funzionamento di questo motore di ricerca parallelo e visuale possiamo far riferimento alle parole di John Mueller, che ha dedicato uno dei suoi video tutorial su YouTube proprio a questo tema.

Per il Search Advocate del colosso statunitense, Google Images aiuta gli utenti a trovare visivamente pagine web “per una vasta gamma di compiti, che si tratti di dare il via a un progetto fai-da-te, cucinare un pasto, trovare un outfit o, come abbiamo visto di recente, imparare a tagliare i propri capelli a casa durante la quarantena”. In risposta, Google Immagini mostra agli utenti le immagini rilevanti e le pagine da tutto il web, “in modo che sia il più facile possibile trovare ciò che si sta cercando”.

Come lanciare una ricerca inversa di immagini in Google Immagini

Dal punto di vista pratico, l’utente può lanciare una query in modo testuale o usando la ricerca inversa: i risultati mostrano un’immagine in anteprima, l’attribuzione e un titolo della pagina, e gli utenti possono espandere l’anteprima per scoprire di più sull’immagine e sul contenuto della pagina. Se Google ritiene che “un risultato sia un prodotto, una ricetta o un video – che il sito può specificare con appositi dati strutturati – mostra questa informazione all’utente” con un’icona in basso; quando appropriato, compare anche un’informazione sulla licenza dell’immagine. Infine, “naturalmente, c’è un grande pulsante per visitare direttamente la pagina”.

A cosa serve la ricerca per immagini secondo Google

Già in precedenza, nel corso della Google’s Webmaster Conference di novembre 2019, François Spies – Product Manager per Google Images, ha ripercorso l’evoluzione di Google Immagini negli ultimi anni mettendola in relazione alle nuove considerazioni e riflessioni sull’utilità di queste risorse multimediali per la ricerca.

Nello specifico, secondo Google la ricerca per immagini non serve solo a trovare una foto, ma le persone utilizzano il sistema “per fare le cose nel mondo reale”, perché in molti casi sfruttano questo motore per fare shopping, trovare idee di interior design, ispirazioni varie, imparare visualmente come fare determinate operazioni e così via.

E quindi, la ricerca di immagini è “uno strumento che aiuta i cervelli delle persone a elaborare le informazioni più velocemente rispetto alla lettura di una pagina web”, e Google ha cambiato il suo motore di ricerca per riflettere i diversi casi d’uso e supportare le persone in maniera più appropriata.

Come è cambiata la Ricerca Immagini di Google negli anni

Inizialmente – e fino a pochi anni fa – Google forniva semplicemente immagini senza contesto, rendendo più difficile per gli utenti capire da dove provenisse l’immagine e navigare per completare l’azione che avevano in mente.

Per questo sono state apportate molte modifiche, servite innanzitutto a fornire più contesto alle immagini grazie alla comparsa di snippet testuali e dell’indicazione del dominio in cui è stata caricata la risorsa. Un intervento apparentemente semplice e minore, ma che consente agli utenti di determinare quale risultato è più rilevante per loro in base al loro caso d’uso.

Molto importante in questo senso è stata la diffusione degli smartphone e della navigazione mobile: proprio sui dispositivi mobili ha debuttato la nuova versione di Google Immagini – poi implementata anche per i desktop – con un ammodernamento del visualizzatore dell’anteprima, modifiche estetiche e un pulsante “visita pagina” che collega direttamente all’URL del sito classificato.

Modificato l’approccio al ranking delle immagini

Allo stesso tempo è cambiato anche l’approccio al ranking dei risultati multimediali: nel backend Google è passato dal considerare semplicemente le immagini a valutare per il posizionamento le “immagini pubblicate sulle landing page migliori in base a ciò che l’utente vuole realizzare”, per aiutare in maniera più precisa le persone a trovare il contenuto dietro l’immagine.

Google valuta la pertinenza e la rilevanza delle immagini

È ancora John Mueller a scendere maggiormente nei dettagli sul discorso posizionamento, spiegando come e quando Google sceglie di mostrare immagini nelle search results pages.

In pratica, gli algoritmi cercano di determinare se le persone mostrano una preferenza per risultati tipo immagini rispetto a quelli testuali, per fornire loro ciò che è davvero pertinente e rilevante in quel momento.

Si ribadisce quindi il valore della relevance, espressa non in relazione alle keyword ma al contesto della ricerca degli utenti, come “atto di mostrare agli utenti ciò che vogliono davvero vedere”. Quindi, le immagini possono essere rilevanti per dare una risposta precisa alle effettive intenzioni delle persone, per dar loro davvero ciò a cui sono interessati, mentre in altri contesti Google riterrà più opportuno servire un video oppure una risposta testuale.

Per raggiungere questo risultato finale ci sono diversi algoritmi automatizzati che lavorano in modo indipendente nel rispondere alla query, etichettandole con una sorta di punteggio di relevance che serve a determinare come e dove mostrare i diversi tipi di risultati in SERP.
In pratica, prosegue Mueller, se il sistema ricerca delle immagini ritiene che i risultati di immagini sono importanti per una query, sono estremamente pertinenti, la SERP fornirà dei box “da qualche parte” nella pagina: in posizione di evidenza in alto se le immagini sono super utili e rilevanti per la query, oppure al centro della pagina o altrove ancora.

Al contrario, se il sistema determina che i risultati web siano più pertinenti, allora mostrerà risultati testuali o di altro tipo, nascondendo le immagini o mettendole in secondo piano.

Il processo è comunque in evoluzione e le valutazioni di Google possono cambiare nel tempo: se i sistemi riconoscono che tanti utenti stanno cercando immagini per una query che in quel momento non fornisce immagini in SERP, infatti, è probabile che ci siano modifiche e in poco tempo compaiano box di immagini per andare incontro alle esigenze delle persone.

L’utilizzo dei dati strutturati

Sempre nell’ottica di aiutare al massimo gli utenti, Google ha spinto molto sull’utilizzo di dati strutturati per la ricerca di immagini di prodotti, ricette e video con gli appositi markup e oggi le informazioni incluse nei dati strutturati vengono visualizzate dagli utenti quando fanno clic su un’immagine per allargare l’anteprima.

La nuova interfaccia di Google Immagini

L’interfaccia attuale di Google Immagini – che comunque resta in continua evoluzione, sia da desktop che da mobile – è stata implementata a partire dal 2020, quando è cambiato radicalmente il design per il box di preview della risorsa selezionata.
Cliccando su una delle miniature proposte dal motore di ricerca, infatti, ora si apre un riquadro scuro sulla destra con un’anteprima della foto in dimensioni più grandi e le informazioni principali sul sito ospitante, con doppio link alla pagina e didascalie aggiunte alle immagini correlate mostrate sotto l’immagine selezionata, per consentire di conoscere la destinazione prima di fare clic.

Come cambia Google Images

La caratteristica importante, evidenziata anche da un post sul blog ufficiale di Google, è che il pannello laterale si affianca alla pagina dei risultati e non la sostituisce, lasciando dunque visibili le altre immagini posizionate su Google Immagini per permettere ulteriori confronti all’utente.
Nuova interfaccia Google Immagini

Informazioni aggiuntive sui prodotti in foto

Inoltre, a seconda della query il motore di ricerca può fornire anche dettagli informativi ulteriori: in particolare, le ricerche transazionali possono riportare “dettagli come il marchio, il prezzo, la disponibilità e le recensioni” per facilitare le decisioni di acquisto. Una scelta che potrebbe favorire anche chi sfrutta questo canale per ottenere traffico organico e conversioni, perché grazie alla nuova “interfaccia aggiornata le persone hanno maggiori probabilità di visitare una pagina Web per ottenere informazioni utili per un’attività o per acquistare un prodotto sul tuo sito”, scrivono da Google.

Google Immagini, arriva il markup licensable per le licenze

Sempre nel 2020, al terime di alcuni mesi di beta test, Google ha annunciato che è ufficialmente disponibile per tutti il markup licensable, che attiva lo speciale badge Su licenza in Google Immagini. Grazie a questa novità, i siti possono mostrare le informazioni sulla licenza delle risorse multimediali pubblicate sul sito web, mentre per gli utenti è più semplice capire come utilizzare le immagini in modo responsabile.

Un markup per mostrare le informazioni sulla licenza delle immagini su Google Immagini

A dare notizia del completamento del beta test su licensable è un articolo pubblicato sul Webmaster Central Blog di Google a firma dello stesso François Spies, che ripercorre anche i vari step che hanno portato alla decisione di prestare più attenzione alle licenze delle risorse multimediali e aiutare i proprietari di immagini a vendere e ottenere credito per le loro foto.

Screen di Google Immagini: come funziona il markup licensable

La collaborazione tra Google e il settore delle licenze

Negli ultimi anni infatti Google ha “collaborato con il settore delle licenze di immagini per aumentare la consapevolezza dei requisiti di licenza per i contenuti trovati tramite Google Immagini”: in particolare, ricorda Spies, nel 2018” abbiamo iniziato a supportare i metadati dei diritti di immagine IPTC”, e a febbraio scorso è partita la sperimentazione del nuovo framework di metadati tramite Schema.org e IPTC per immagini con licenza.

Nei mesi successivi il nuovo standard è stato adottato in maniera “diffusa da parte di siti Web, piattaforme di immagini e agenzie di tutte le dimensioni”, e quindi Google ha migliorato ulteriormente le funzionalità della Ricerca per Immagini che metteranno in evidenza le informazioni sulla licenza per le immagini e renderanno più semplice per gli utenti capire come utilizzare le immagini in modo responsabile.

Che cos’è il markup licensable

Il badge Su Licenza nella pagina dei risultati indica agli utenti che per l’immagine selezionata sono disponibili informazioni sulla licenza e fornisce un link a quest’ultima nel visualizzatore di immagini (ovvero, la finestra che appare quando si seleziona un’immagine), che offre maggiori dettagli sul modo in cui gli utenti possono riutilizzare la risorsa in base ai termini forniti dal proprietario del contenuto o dal licenziante. Quando disponibile, Google offre anche un link aggiuntivo che indirizza gli utenti a una pagina del proprietario del contenuto o del concessore di licenza dove l’utente può acquisire l’immagine – o, in alternativa, utilizzare uno dei siti di foto gratis che permettono di scaricare o utilizzare le immagini in maniera lecita.

Allo stesso tempo, Google ha anche semplificato la ricerca di immagini con i metadati delle licenze, intervenendo sul menu dei diritti di utilizzo in Google Immagini per supportare il filtro per le licenze Creative Commons, nonché per quelle con licenze commerciali o di altro tipo (come si vede in questo screen).
Nuovo filtro licenze in Google Immagini

Come aggiungere dati strutturati o metadati delle foto IPTC

La pagina di guida dedicata a questo tema offre anche le indicazioni corrette per segnalare a Google quali immagini possono essere concesse in licenza, aggiungendo dati strutturati o metadati di foto IPTC a ogni immagine su licenza nel tuo sito. Se utilizziamo la stessa immagine su più pagine, dobbiamo inserire i dati a ogni immagine su tutte le pagine visualizzate.

Attualmente, sono due i modi alternativi per aggiungere informazioni sulla licenza all’immagine, entrambi validi per assicurare l’idoneità al badge Su licenza. È bene sottolineare che utilizzare tali metadati è una scelta opzionale e che utilizzarli o meno non ha alcun impatto sui ranking di ricerca.

Se scegliamo i dati strutturati – definiti nella guida “un’associazione tra l’immagine e la pagina in cui viene visualizzata con il markup” – bisognerà aggiungere dati strutturati per ogni istanza in cui viene utilizzata un’immagine, anche se questa non cambia.
In alternativa possiamo usare i metadati foto IPTC, incorporati nell’immagine stessa e in grado di restare inalterati anche quando sono trasferiti da una pagina all’altra; in questo caso, quindi, i metadati foto IPTC devono essere indicati una sola volta per ogni immagine.

I vantaggi per i licenzianti di immagini

Il post di Spies analizza anche quali sono i principali vantaggi che il markup licensable può offrire ai concessori di licenza, in quello che per Google è “un passo per aiutare le persone a comprendere meglio la natura dei contenuti che stanno guardando su Google Immagini e per capire come possono utilizzarli in modo responsabile”.

Innanzitutto, è più semplice reperire le informazioni sulla licenza e, soprattutto, acquistarla o ottenere la possibilità di riutilizzare la risorsa: come abbiamo spiegato, quando il licenziante fornisce i metadati sull’immagine (attivando il badge Su Licenza), è possibile trovare nel visualizzatore di immagini la pagina dei dettagli e quella per l’acquisizione.

Nel caso in cui la pagina che ospita l’immagine non sia configurata per consentire di acquisirla (ad esempio si tratta di un portfolio, un articolo o una pagina della galleria), gli utenti possono collegarsi a un nuovo URL da Google Immagini che li indirizza direttamente alla pagina dove possono acquistare o ottenere la licenza per l’immagine.

Non ultimo, i metadati possono essere applicati anche dagli editori che hanno acquistato le immagini, e ciò significa che i dettagli di licenza sono visibili anche quando le risorse multimediali vengono riutilizzate dai clienti (che, ovviamente, non devono rimuovere o alterare i metadati IPTC forniti).

I commenti dei principali licenzianti di immagini

In calce all’articolo, François Spies riporta anche le parole di alcuni dirigenti dei grandi gruppi licenzianti di immagini che stanno collaborando con Google, per far comprendere come queste novità vengono valutate dagli addetti ai lavori.
Secondo Paul Brennan (VP of Content Operations di Shutterstock), ad esempio, “le nuove funzionalità di Google Immagini aiutano sia i creatori che i consumatori di immagini perché danno visibilità al modo in cui i contenuti dei creatori possono essere correttamente concessi in licenza”.

Un ringraziamento a Google arriva da Alfonso Gutierrez, Presidente della CEPIC (Coordination of European Picture Agencies Stock, Press and Heritage), che saluta con entusiasmo “la finestra di opportunità che si stanno aprendo per le agenzie fotografiche e l’industria dell’immagine in generale grazie a questa collaborazione”, che ha già portato a garantire “garantito l’identificazione di autori e titolari dei diritti su Google Immagini”.

Parla di “enorme vantaggio per i fornitori di immagini” e di “un incentivo ad aggiungere metadati IPTC ai file di immagine” Michael Steidl, capo del gruppo di lavoro IPTC sui metadati delle foto, che sintetizza la portata della funzionalità spiegando che ora “quando un’immagine contenente i metadati delle foto IPTC incorporati viene riutilizzata su un sito web popolare, Google Immagini reindirizzerà un utente interessato al fornitore dell’immagine”.

Pareri concordi sul valore della feature

“Le funzioni di immagine con licenza di Google sono un grande passo avanti nel rendere più facile per gli utenti identificare e ottenere rapidamente la licenza per i contenuti visivi”, afferma Leslie Hughes, presidente di Digital Media Licensing Association (DMLA), che sottolinea il lavoro a stretto contatto con Google per arrivare allo sviluppo della funzionalità.

Più ampio il ragionamento di Ken Mainardis, SVP, Content, Getty Images & iStock by Getty Images, che inizia a evidenziare come “viviamo in un panorama mediatico dinamico e mutevole, in cui le immagini sono una componente integrante della narrazione e della comunicazione online per sempre più persone”. Ciò significa che è “fondamentale che le persone comprendano l’importanza di concedere in licenza le proprie immagini da fonti adeguate per la propria protezione e per garantire che continui l’investimento richiesto per creare queste immagini”, e quindi Mainardis si augura che “l’approccio di Google apporti maggiore visibilità al valore intrinseco delle immagini con licenza e ai diritti necessari per utilizzarle”.

Per Ramzi Rizk, cofondatore di EyeEm, ci troviamo davanti a “una pietra miliare significativa per il settore della fotografia professionale, in quanto ora è più facile per gli utenti identificare le immagini che possono acquisire in modo sicuro e responsabile”. Positivo anche il parere di Marcin Czyzewski, CTO di picturemaxx, “la rete più grande al mondo di fornitori professionali e utenti di immagini digitali”, che “apprezza le funzionalità di immagini su licenza di Google perché per i nostri clienti come creatori e gestori dei diritti, è molto importante non solo la visibilità in un motore di ricerca, ma anche la visualizzazione di copyright e informazioni sulla licenza”.

Le ultime due voci a sostegno solo quelle di James Hall, Product Director di Alamy, e Andrew Fingerman, CEO di PhotoShelter; per Hall, “i tag licensable ridurranno la confusione per i consumatori e aiuteranno a informare il pubblico più ampio del valore delle immagini creative ed editoriali di alta qualità”. Infine, Fingerman sottolinea che rendendo “Google Immagini un modo affidabile per identificare i contenuti con licenza, Google promuoverà opportunità di scoperta per tutte le agenzie e fotografi indipendenti, creando un processo efficiente per trovare e acquisire rapidamente i contenuti più pertinenti e concedibili in licenza”.

Google Immagini, le valutazioni e l’impatto sulla SEO

Nei suoi venti anni di vita, quindi, sono stati vari i cambiamenti implementati in Google Images, che ha funzioni e filtri autonomi e specifici rispetto alla Ricerca classica, ma che forse non ha mai goduto della giusta considerazione da parte di webmaster e SEO. Le cose stanno cambiando negli ultimi tempi e con il crescente interesse degli utenti verso nuove forme di contenuto, che vanno oltre il classico articolo testuale e spingono maggiormente sulla multimedialità.

Il primo punto da considerare è che Google Immagini può portare molto traffico organico a un sito ben posizionato, per cui è dunque importante curare l’ottimizzazione SEO per le immagini.

Il primo consiglio è di verificare che l’immagine sia effettivamente indicizzata in Google Immagini, testando gli URL del sito attraverso gli strumenti di test di Google e controllando che siano esatti i valori relativi all’attributo “src” dei tag dell’immagine (oltre all’uso corretto del tag  <img> nel codice HTML). Sempre lato SEO tecnica, è bene aggiungere una image sitemap per velocizzare il modo in cui GoogleBot trova le immagini del sito.

Consigli per migliorare il rendimento delle immagini su Google

Passando alle ottimizzazioni più pratiche, bisogna scrivere sempre degli alt text, che servono a Google per comprendere il contesto in cui si inserisce la foto, passando poi per l’uso di dati strutturati e altri meta data per consentire una migliore interpretazione e indicizzazione della risorsa, che può essere poi mostrata nelle SERP.

Come si può migliorare il ranking di un sito su Google Immagini è stata anche la domanda al centro di un episodio di #AskGoogleWebmaster, lo spazio su YouTube in cui John Mueller si dedica appunto a rispondere a dubbi e difficoltà che le persone incontrano nell’ecosistema Google..

Come migliorare il ranking delle immagini

Il Search Advocate ci dà quindi alcune rapide indicazioni utili per migliorare il posizionamento sul motore di ricerca per immagini, che sappiamo essere un importante fonte di traffico organico, spesso sottovalutato.

Le immagini sono fantastiche, esordisce il Googler, che mostra alcune foto davvero simpatiche prima di “fare sul serio”: quando si parla di immagini, “i primi aspetti da considerare sono come vuoi esser trovato nella ricerca di Google Immagini, cosa ti aspetti che gli utenti possano cercare e come può essere utile il tuo sito quanto le persone ti trovano”.

Il primo consiglio di John Mueller è quindi “non ottimizzare le immagini solo perché esiste il motore di ricerca, ma lavora con un obiettivo chiaro, per fornire una risorsa utile”. Quando abbiamo trovato questo purpose, possiamo considerare gli aspetti tecnici per migliorare le performance di questi file, rispettando alcuni criteri di base.

Sei interventi rapidi di ottimizzazione

Mueller elenca alcuni consigli di ottimizzazione SEO delle immagini che possono essere applicati a ogni tipologia di sito:

  1. Uso di immagini di alta qualità.
  2. Inserimento delle immagini in posizioni pertinenti e visibili.
  3. Uso di page title descrittivi e di un alt text utile per le immagini.
  4. Eventualmente, aggiungere una didascalia.
  5. Uso di nomi file
  6. Caricamento del file immagine in modo che possa essere servito velocemente agli utenti.

Consigli di Google per ottimizzare le immagini
Ci sono tante altre cose che si possono fare per “ottimizzare le immagini per la ricerca”, aggiunge il Googler, ma questi sono i passaggi fondamentali, che devono essere alla base di ogni strategia. Si va da consigli di scrittura (interventi su titoli, didascalie, filename e alt text) a quelli più legati al “buon senso” e alla user experience, come la scelta del posto giusto in cui inserire le immagini o la velocità del caricamento della risorsa.

Nulla di particolarmente nuovo e originale, se non una conferma indiretta della utilità di Google Immagini e dell’importanza di considerare anche questo motore di ricerca all’interno di una strategia SEO, perché è evidente che oggi le immagini stanno riguadagnano importanza a livello generale nel Web e bisogna sempre tener presente che queste risorse possono essere, e sono sempre più frequentemente, un canale con cui gli utenti scoprono e navigano un sito.