Nelle ultime settimane ci siamo focalizzati nella descrizione di varie funzionalità di SEOZoom, offrendo una panoramica (speriamo) abbastanza esaustiva della nostra suite, senza comunque tralasciare approfondimenti più puntuali come nel caso dell’articolo sulla Time Machine, lo strumento che consente di ottenere informazioni utili per interpretare gli eventuali cali di traffico del proprio progetto nel tempo, anche in rapporto alle mosse e ai movimenti dei competitor. Oggi andiamo ancora più a fondo, perché ci concentriamo sull’analisi pagine con SEOZoom, una funzionalità più avanzata per i progetti SEO che ci permette eseguire uno studio completo per capire perché le pagine non rendono.

Analisi Pagine SEOZoomAnalizzare le pagine del sito con SEOZoom

In sintesi, in questa area della piattaforma gli utenti possono ottenere informazioni precise su: monitoraggio dei contenuti, pagine nuove indicizzate (strategiche anche per lo studio dei competitor), pagine peggiori che non hanno keyword, pagine con potenziale o con più keyword (rintracciabili attraverso il pulsante “analizza keyword nella pagina”). Già da questa breve descrizione si comprende che l’analisi pagine di SEOZoom rappresenta uno strumento completo per avere una panoramica generale del proprio progetto e ottimizzare la propria strategia online: ad esempio, qui si può verificare giorno per giorno l’andamento delle KW per un articolo nuovo e intervenire con le giuste modifiche quando non si raggiungono i risultati sperati, procedendo con analisi della SERP e studiando i contenuti e la strutturazione dei contenuti dei competitor che precedono il proprio sito.

Le basi della SEO on page

Prima di approfondire questi casi, è bene fornire ancora qualche informazione sull’analisi SEO on page, un’attività che risulta fondamentale e strategica per ottimizzare il proprio sito, e che andrebbe svolta (o delegata) in maniera prioritaria prima di ogni altro tipo di intervento off page, compreso il miglioramento del profilo backlink attraverso campagne di link building. La spiegazione è piuttosto semplice: abbiamo ribadito spesso che, a maggior ragione dopo l’ultimo core updated di Google di agosto 2018, “content is the king“, e dunque non fornire un adeguato contenuto in pagina o tentare di “spingere” pagine non ottimizzate non solo può rivelarsi uno sforzo (e un costo) vano, ma rischia anche di essere dannoso sul lungo periodo.

Una checklist per l’analisi SEO on-page

I punti a cui prestare attenzione in questo ambito sono 6 più 1, che possiamo considerare la checklist “minima” per mettere a punto una strategia che possa produrre più traffico e valore al proprio progetto. Si comincia dal titolo della pagina: per quanto possa apparire basilare e banale, sono ancora molti i siti in cui non si è badato all’ottimizzazione di questo elemento, che invece è fondamentale anche come “biglietto da visita”, oltre che per posizionamento e condivisione; basti pensare che la maggior parte dei siti è realizzata in WordPress e questo CMS trasforma il titolo in H1, che è un markup fondamentale per il posizionamento della pagina. Non è da trascurare poi il fatto che il titolo della pagina viene mostrato nei risultati di ricerca di Google e che può essere usato anche sui canali social se non sono presenti gli open graph tags: pertanto, per cercare di costruire un contenuto con la speranza di attrarre traffico si può iniziare da una keyword research di base, attraverso cui ottimizzare il titolo della pagina, utilizzando solo come passo successivo delle frasi secondarie (da utilizzare nei successivi tag h2 fino ad h6) ed evitando di usare parole chiave che sarebbero più precise e adatte per altre pagine e contenuti, che possono “cannibalizzare” il loro rendimento e creare confusione a motori di ricerca e utenti.

I punti su cui intervenire

Il secondo punto di questa nostra attività di SEO on page riguarda le singole meta description, altro elemento centrale per offrire subito a Google e lettori una sintesi in SERP del contenuto che andranno a trovare sulla pagina e sul sito e migliorare il click-through rate. In questo caso, l’invito è di utilizzare la parola chiave principale e non sforare il limite di caratteri, ma in questo senso le ultime tendenze sull’ottimizzazione di questo snippet sono piuttosto “nebulose”: negli ultimi mesi Google ha prima alzato la soglia massima di caratteri a 320, per poi dimezzarla a 160 (che per anni è stato lo standard unico e forse resta quello consigliabile), e a quanto pare sarebbe nuovamente pronta a mostrare in SERP descrizioni sintetiche di 300 caratteri.

Procediamo velocemente con un focus su immagini e testo delle pagine: da qualche tempo stanno trovando discreta diffusione e applicazione le infografiche, un sistema sempre più popolare per veicolare un contenuto attraverso una immagine, soprattutto in ottica social. Ma in una prospettiva SEO bisogna valutare con cura l’impiego di tale strumento, che rischia di avere poco “senso” soprattutto se le porzioni di testo sono estese e cospicue: in questo caso, sarebbe meglio creare una pagina HTML standard in cui inserire immagini e icone al posto di una singola infografica, corredandola con tutto il testo necessario e anzi cercando di fornire un contenuto lungo, ben realizzato e ottimizzato, che può avere migliori opportunità di posizionarsi e portare traffico rispetto a una immagine statica.

Come gestire i link interni alle pagine

Dell’importanza dei link ad altre pagine del nostro sito abbiamo già detto, ma forse ora è bene sottolineare in maniera specifica questo aspetto: in linea di massima, esistono due tipi di collegamenti a cui pensare per l’ottimizzazione on-page del contenuto. Il primo riguarda i link alle key pages, che servono a consentire una navigazione più “lunga”, esaustiva e soddisfacente per l’utente; questa operazione si concretizza con i classici link all’interno del testo verso contenuti simili o attinenti, ma anche con l’inserimento di un menù di navigazione in alto alla pagina, con collegamenti alle categorie chiave del sito, o con un menù nel footer, che risulta anche meno invasivo rispetto alla modalità precedente. L’altro sistema sono i link dalle key pages, che servono a spostare un po’ di traffico dalle pagine che sono più performanti verso quelle che sono escluse dalla navigazione principale.

Gli aspetti tecnici: tags e immagini

Il quinto punto riguarda i canonical tags: in questo senso, il loro utilizzo dipende anche dalle scelte effettuate in partenza circa la struttura del sito web, e comunque potrebbero consentire una miglior gestione dei contenuti, ovviamente se compilati nella maniera corretta e puntando all’Url giusto. Altre piccole cose a cui badare sono le questioni “Www. vs. non-www.” (altra scelta che si esegue in partenza a seconda delle proprie esigenze, ma sulla quale è possibile intervenire nel corso del tempo, e che non rappresenta un grande problema, a patto che non intralci col protocollo http/https) e appunto “Http vs. https” (anche se ormai la scelta del protocollo può influire sul posizionamento, vista l’attenzione che Google riserva alla sicurezza dei dati trasmessi), e in generale basta essere aggiornati sulle evoluzioni di Google per capire qual è la direzione migliore da seguire per evitare errori.

L’ultimo aspetto su cui consigliamo di concentrare la propria attenzione nell’ambito di una ottimizzazione SEO on page riguarda le immagini: oltre alle informazioni come nome del file e corretto testo ALT tag text per fornire a Google i dettagli giusti sulle immagini, non bisogna dimenticare di ottimizzare la dimensione di questi contenuti. Come abbiamo detto, la velocità è un fattore di ranking e presentare sul sito immagini troppo “pesanti” rischia di essere un elemento controproducente soprattutto per gli utenti da mobile.

L’analisi pagine del progetto in SEOZoom

Completati i sei punti della checklist, veniamo al settimo che, per così dire banalmente, è rappresentato dall’utilizzo di SEOZoom per ottimizzare il sito Web e, in maniera specifica, le pagine del nostro progetto. La prima funzione che descriviamo oggi chiama “Pagine Monitorate” (eseguibile dopo aver inserito un progetto sulla piattaforma) e rappresenta uno strumento editoriale molto utile, perché innanzitutto tutto consente di capire per quali keyword compete una determinata pagina o quali sono le parole chiave posizionate anche se effettivamente non presenti all’interno della pagina stessa. Se usato correttamente, dunque, questo tool aiuta a ottimizzare al massimo le pagine e i contenuti, aumentando così la possibilità di posizionarsi per un numero maggiore di parole chiave con la stessa pagina web. Un consiglio pratico per abbracciare un bacino di utenza maggiore è di trovare la keyword principale della pagina, verificare le kw correlate e aggiungerle nel testo come titolo di paragrafo, eseguendo poi una la richiesta di indicizzazione a Google e attendendo l’eventuale aggiunta di parole chiave alla pagina di interesse.

Il focus può essere anche riservato alle “pagine con potenziale“, ovvero gli URL del nostro progetto che hanno un potenziale non sfruttato: in particolare, è possibile scoprire i posizionamenti delle keyword che non sono state inserite all’interno della pagina e che, dunque, potrebbero completare e ottimizzare il contenuto, con l’obiettivo finale migliorare il posizionamento dell’URL e di incrementare il traffico organico.

Intervenire sulle pagine peggiori

In modo similare, è possibile avviare analisi complete su aspetti differenti del progSEZIONI SEOZoometto, come pagine in calo, pagine in crescita, pagine nuove, pagine peggiori e così via. In particolare, Pagine peggiori è la sezione di SEOZoom in cui sono elencate le pagine web del proprio sito che non ottengono risultati per svariati motivi, e che dunque lasciano presagire un problema SEO di qualche tipo (soprattutto in presenza di un elevato numero di risultati che non rendono in SERP), con tanto di indicazioni sugli errori principali che sono stati commessi; inoltre, qui è possibile fare CBO (Crawling Budget Optimization) per “assecondare” lo spider di Google e ottenere più attenzioni per le tue pagine importanti.

L’ultima novità, l’analisi delle sezioni del sito

Una delle caratteristiche preferite dagli utenti di SEOZoom è la sua capacità di essere in costante evoluzione, e proprio di recente il team di sviluppo ha rilasciato una nuova funzione, ovvero l’area SEZIONI, che offre un ulteriore supporto ai propri progetti online. Inserita all’interno dei PROGETTI, qui è possibile monitorare il rendimento di ogni singola parte del proprio sito, creando dei focus specifici e dettagliati sulle varie porzioni del website, utile ad esempio a monitorare il rendimento di categorie specifiche per gli eCommerce, ma non solo. Una parte fondamentale per la propria strategia è rappresentata dal tab “Pagine che non rendono“, ossia le pagine web della sezione che non sono posizionate neppure con una keyword in Top 10 e che, con ogni probabilità, necessitano di interventi in ottica SEO. Dal punto di vista “tecnico”, informiamo che le metriche di Sezione vengono calcolate contemporaneamente a quelle dell’intero progetto, quindi una volta al giorno; quando si aggiunge una nuova porzione bisogna attendere la prima scansione del progetto per ottenere i risultati.

GM