C’erano una volta soltanto i link blu, dieci risultati scelti dal motore di ricerca sulla base dei criteri dell’algoritmo: da qualche anno, lo sappiamo, Google ha stravolto le nostre esperienze e ha inserito tantissime funzionalità aggiuntive nelle SERP, costringendoci anche a cambiare modalità di interazione con le pagine in quello che è stato definito pinball pattern. La situazione interessa ovviamente anche i siti, che devono fare i conti con questa nuova realtà e imparare a sfruttare tutte le feature a disposizione, monitorandone le prestazioni.

Consigli per monitorare le prestazioni dei risultati multimediali

È su questo che si concentra il nuovo episodio di Search Console Training, la serie gestita da Daniel Waisberg che ci guida all’uso della Google Search Console e dei suoi principali strumenti, dedicato al monitoraggio dei risultati multimediali, ovvero i rich results delle SERP di Google che includono caroselli, immagini o altri elementi non testuali e che vanno ben oltre i link blu standard.

Sono vari gli obiettivi di questo video: innanzitutto, far comprendere quali sono i rich results, come monitorare le apparizioni dei risultati multimediali nella Ricerca, dove trovare errori nei dati strutturati e come chiedere a Google di validare gli interventi di correzione apportati al sito.

Il rapporto sullo stato dei rich results

Dopo una introduzione generale sui dati strutturati e sulle funzionalità che consentono di attivare nella Ricerca di Google a seconda dei siti e dei markup utilizzati, Waisberg si concentra espressamente sui Rapporti sullo stato dei risultati multimediali presenti in Search Console, spiegandoci come utilizzare il tool per controllare le prestazioni concrete dei rich results di un sito.

Possiamo trovare queste informazioni nella sezione Performance, con l’indicazione del traffico complessivo generato da queste funzioni, mentre nell’area Miglioramenti c’è un rapporto specifico per ogni tipo di risultato. È bene specificare, però, che tali dati compaiono solo se Google trova risultati multimediali nella proprietà e se il tipo rientra tra i risultati multimediali supportati.

Analizzare il traffico dei risultati multimediali

Sfruttando le informazioni fornite da Google – e verificano le visite effettive suddivise per query, pagine, Paesi e dispositivi di provenienza degli utenti – possiamo scoprire dei pattern legati ai rich results in SERP, che possono confermare l’importanza che quel determinato segmento ha, o non ha, per il traffico del sito.

A volte, dice il Search Advocate di Big G, “un gruppo specifico di pagine o query non generano rich results e quindi rappresentano l’implementazione di dati strutturati potrebbe dare un’opportunità di potenziale crescita al sito”. Inoltre, è possibile notare un calo delle performance dei risultati multimediali se “l’implementazione di dati strutturati è influenzata da modifiche al sito”.

Daniel Waisberg spiega come usare i rapporti

Errori e avvisi per i rich results

Completata la panoramica generale sulle performance, è il momento di analizzare in dettaglio ogni specifico dato strutturato per visualizzare eventuali errori e avvisi riscontrati da Google sul sito. Gli errori impediscono che un risultato multimediale sia mostrato nella Ricerca di Google – ma il sito potrebbe comunque comparire in SERP con un link blu standard.

Gli avvisi – warnings – segnalano che i risultati multimediali compaiono in Ricerca, ma offrono agli utenti un’esperienza meno ricca e ridotta.

Come usare il tool della Search Console sui dati strutturati

Il rapporto sui dati strutturati è formato da una pagina di riepilogo e una pagina dei dettagli: a prima vista abbiamo un grafico degli elementi validi, con errori e con avvisi registrati nel tempo sul sito e una tabella che riporta informazioni utili, come il numero di elementi con dati strutturati che rientrano al momento in ciascuna categoria. Cliccando su ogni riga della tabella possiamo visualizzare i dettagli relativi agli elementi specifici.

In teoria, e intuitivamente, il numero di errori correnti dovrebbe essere 0, e di default la parte superiore del grafico mostra su tutte le pagine del rapporto i conteggi di elementi con errori, con avvisi ed elementi validi correnti.

Come intervenire su un errore

Quando Google trova un errore nei dati strutturati e lo segnala in Search Console, possiamo aprire un report dettagliato per avere maggiori informazioni: vediamo il tipo di problema riscontrato, la data di scoperta, il numero di errori nel tempo ed esempi di pagine in cui compare. Cliccando su una pagina qualsiasi possiamo analizzare le istanze dell’errore nel codice HTML.

Ora sappiamo cosa deve essere corretto e abbiamo due opzioni davanti: fare in modo autonomo le modifiche al codice oppure condividere i dettagli con uno sviluppatore che può attuare l’intervento sul sito. Dopo aver corretto l’errore – e aver verificato che le correzioni siano attive sul sito – bisogna tornare in Search Console ed eseguire la convalida delle correzioni, un processo che può richiedere anche alcuni giorni.

I dati strutturati non analizzati

C’è un’altro rapporto su cui Waisberg invita a concentrare la nostra attenzione, che elenca i dati strutturati non analizzati (unparsable structured data), ovvero i dati strutturati che Google ha trovato sul sito ma che non ha potuto analizzare a causa di un grave errore di sintassi, impedendo anche l’identificazione del tipo di rich results.

Questi errori di analisi possono far perdere al sito opportunità di sfruttare i risultati multimediali e il traffico che veicolano dalle SERP di Google, e quindi sarebbe bene correggere quanto prima tali problemi.