Nessun intervento miracoloso o fix che può salvare le pagine, ma una serie di linee guida utili da tenere a mente e applicare a ogni sito che voglia concorrere sul motore di ricerca e fare SEO. Sul blog dei webmaster di Google è comparso un lungo articolo di Danny Sullivan che offre utili consigli per tenere più al sicuro un sito dagli aggiornamenti dell’algoritmo del motore di ricerca e prevenire eventuali scossoni in SERP.

Come reagire a un update di Google

Prima di vedere in dettaglio i punti principali di questa guida a “ciò che i webmaster dovrebbero sapere a proposito dei core update di Google” (titolo del post sul blog del gruppo californiano), ricordiamo che non è la prima volta che Danny Sullivan offre spunti di riflessione sul tema aggiornamenti dell’algoritmo, anche se finora si era limitato in genere a tweettare che bisogna avere contenuti di qualità, perché non ci sono aggiustamenti speciali, o ad anticipare l’arrivo di un nuovo aggiornamento, come nel giugno scorso.

Gli aggiornamenti alla Ricerca di Google sono quotidiani

Ora invece il Public Liaison for Search di Mountain View ha deciso di rivolgersi direttamente ai webmaster scrivendo il suo post sul canale ufficiale di Big G dedicato alle novità in tema di scansione e indicizzazione sul motore di ricerca. Si comincia col ricordare che “ogni giorno Google di solito rilascia una o più modifiche progettate per migliorare i nostri risultati di ricerca”, e che la maggior parte di essi “non è evidente, ma ci aiuta a continuare a migliorare in modo incrementale”: una informazione che conosciamo già, visto che solo pochi giorni fa Google aveva rivelato di aver apportato oltre tremila cambiamenti al suo sistema di Ricerca.

Saper distinguere gli aggiornamenti

Secondo Sullivan, gli aggiornamenti all’algoritmo di Google possono essere a volte più evidenti: quando succede (l’esempio citato è lo speed update dell’anno scorso), il team che lavora al motore di ricerca conferma ufficialmente l’evento perché ritiene che “ci siano informazioni e azioni da compiere per webmaster, i produttori di contenuti o altri professionisti” che lavorano sui siti.

Diverse volte all’anno, poi, Google apporta modifiche significative e di ampia portata agli algoritmi e ai sistemi di ricerca: si chiamano “core updates” e sono progettati per garantire che, nel complesso, il motore di ricerca segua efficacemente gli obiettivi di presentare contenuti pertinenti e autorevoli agli utenti. Questi aggiornamenti di base possono anche influire su Google Discover e sono generalmente confermati ufficialmente (come con il March 2019 Core Update) perché producono effetti sulle SERP anche notevoli, con  siti che possono notare cadute o guadagni

Potrebbe non esserci niente da risolvere nonostante il calo

Durante queste fasi (ricordiamo il cosiddetto medic update dell’agosto 2018, con i suoi effetti in SERP), i siti che subiscono cali cercano una soluzione e Google vuole assicurarsi “che non provino a riparare le cose sbagliate”, perché “potrebbe non esserci nulla da risolvere“, si legge nel post.

Le pagine che perdono ranking non sono sbagliate

Entriamo qui nella parte interessante del post sul blog di Google: Sullivan conferma ancora una volta che “non c’è niente di sbagliato nelle pagine che potrebbero funzionare meno bene dopo un core update”. I cali successivi a un aggiornamento non dipendono da violazioni alle linee guida di Google per i webmaster né sono a penalizzazioni di tipo manuale o algoritmica, perché un aggiornamento di base non è destinato a colpire pagine o siti specifici. Invece, le modifiche riguardano il miglioramento del modo in cui i sistemi di Google valutano i contenuti in generale e “possono far sì che funzionino meglio alcune pagine che in precedenza erano sottovalutate”.

Un esempio pratico, la classifica dei migliori film

Nel post si fornisce anche un esempio per capire come funziona un aggiornamento di base di Google, immaginando “di aver fatto nel 2015 un elenco dei 100 migliori film mai realizzati” e di aggiornarlo ora, nel 2019: ovviamente ci saranno modifiche, perché “alcuni film nuovi e meravigliosi mai esistiti prima saranno ora candidati per l’inclusione, o potresti anche rivalutare alcuni film e renderti conto che meritavano un posto più alto nella lista rispetto a prima”. Quindi, la classifica cambierà e i film che precedentemente erano in alto e si spostano verso il basso non sono diventati “brutti” né hanno fatto qualcosa di male: ci sono “semplicemente altri film meritevoli che meritano avere un posto più alto del loro”.

Concentrarsi sulla creazione di contenuti di qualità

Conclusa la similitudine cinematografica, Sullivan torna a dedicare attenzione su un tema caldo per tutti coloro che lavorano online, ovvero la creazione di testi e contenuti: di fronte a un calo, è normale reagire cercando di “fare qualcosa”, e il consiglio che arriva dal Googler è di verificare se il sito offre i migliori contenuti possibili, perché “è questo che i nostri algoritmi cercano di premiare”.

Nuove domande per capire se i contenuti sono validi per Google

Il punto di partenza per capire se la direzione è giusta sono le 23 domande di Google per costruire siti di qualità, ma reinterpretate alla luce dei cambiamenti avvenuti in questi anni e suddivise in quattro categorie: “contenuti e qualità“, “esperienza” e competenza (la Expertise del paradigma EAT, di cui parlava John Mueller nei giorni scorsi a proposito delle pagine YMYL), “presentazione e produzione” (lo scrivere bene) e infine “comparazione“, ovvero fare analisi competitor e confronti con chi ci precede in SERP (e qui SEOZoom può aiutare con i suoi strumenti, come l’analisi dell’intent gap).

Le nuove domande per valutare la qualità dei siti

1.     Questioni su contenuti e qualità

  • Il contenuto fornisce informazioni, rapporti, ricerche o analisi originali?
  • Il contenuto fornisce una descrizione sostanziale, completa ed esauriente dell’argomento?
  • Il contenuto fornisce analisi approfondite o informazioni interessanti che vanno al di là delle ovvietà?
  • Se il contenuto si basa su altre fonti, evita semplicemente di copiare o riscrivere gli articoli e fornisce invece un valore aggiunto e originalità sostanziali?
  • Il titolo e/o l’H1 della pagina forniscono un sommario descrittivo e utile del contenuto?
  • Il titolo e/o l’H1 della pagina evitano di essere esagerati o scioccanti?
  • È il tipo di pagina che desideri aggiungere ai segnalibri, condividere con un amico o consigliare?
  • Ti aspetteresti di vedere questo contenuto su o referenziato da una rivista stampata, un’enciclopedia o un libro?

2.     Questioni su esperienza e competenza

  • Il contenuto presenta le informazioni in un modo degno di fiducia, come ad esempio con chiari riferimenti alle fonti, prove dell’esperienza coinvolta, informazioni sull’autore o sul sito che le pubblica (ad esempio con collegamenti a una pagina dell’autore o alla pagina About di un sito)?
  • Se fai ricerche sul sito che ha pubblicato il contenuto, hai l’impressione che sia ben attendibile o ampiamente riconosciuto come un’autorità sul suo argomento?
  • Questo contenuto è stato scritto da un esperto o un appassionato che dimostra di conoscere l’argomento?
  • Il contenuto è privo di errori di fatto facilmente verificabili?
  • Ti sentiresti a tuo agio nel fidarti di questi contenuti per questioni relative ai tuoi soldi o alla tua vita?

3.     Questioni su presentazione e produzione

  • Il contenuto è privo di errori di ortografia o problemi stilistici?
  • Il contenuto è stato scritto bene o sembra sciatto o frettoloso?
  • Il contenuto è prodotto in serie, esternalizzato a un gran numero di creatori o diffuso su una vasta rete di siti, in modo che le singole pagine o i siti non ricevano la stessa attenzione o cura?
  • Il contenuto contiene un numero eccessivo di annunci che distraggono o interferiscono con il contenuto principale?
  • I contenuti vengono visualizzati bene per i dispositivi mobili?

4.     Questioni di comparazione

  • Il contenuto fornisce un valore sostanziale rispetto ad altre pagine nei risultati di ricerca?
  • Il contenuto sembra servire gli interessi genuini dei visitatori del sito o sembra esistere solo per tentare di classificarsi bene nei motori di ricerca?

Oltre a rispondere in prima persona a queste domande sul tuo sito, Google invita a richiedere “valutazioni oneste da altri soggetti di cui ti fidi e che non sono affiliati al sito”. Per studiare i cali di traffico e di keyword, poi, potrebbe essere necessario un audit che individui quali pagine sono state maggiormente interessate e quali tipi di ricerche, analizzando attentamente i risultati per capire come vengono valutati rispetto a quanto scritto prima.

Capire le valutazioni dei quality rater di Google

Le altri fonti di informazione per cercare di avere siti ben performanti a prescindere dagli aggiornamenti sono le linee guida per i quality rater di Google: Sullivan spiega ancora una volta che i dati dei rater non sono usati direttamente negli algoritmi del ranking, ma servono come indicazione utile, così come “un ristorante fa con i feedback dei clienti” per capire se i sistemi stanno lavorando e funzionano bene.

Premesso questo, capire come i rater imparano a valutare buoni contenuti potrebbe aiutare a migliorare i contenuti di un sito e, potenzialmente, a ottenere miglioramenti nel ranking sul motore di ricerca.

I tempi per recuperare dai crolli dopo gli update

Gli ultimi consigli del Google’s public Search Liaison riguardano gli interventi di recupero e ottimizzazione che possono essere eseguiti sul sito, e in particolare la risposta alla domanda frequente “quanto tempo ci vuole per risalire, se miglioro i contenuti?”. Sullivan comincia a spiegare che i broad core updates tendenzialmente sono lanciati a distanza di pochi mesi, e quindi un contenuto che ha subito un contraccolpo negativo da un aggiornamento (e fa i giusti miglioramenti) potrebbe non recuperare fino al successivo update.

Tuttavia, Google lavora costantemente agli aggiornamenti degli algoritmi di ricerca, facendo anche core update più piccoli che non sono annunciati pubblicamente perché “generalmente non sono molto evidenti”; comunque, quando vengono rilasciati possono determinare il recupero per siti che hanno compiuto ottimizzazioni valide.

Nessuna garanzia di recupero di traffico e ranking

È importante sottolineare che “i miglioramenti apportati dai proprietari dei siti non sono una garanzia di recupero, né le pagine hanno una posizione statica o garantita nei nostri risultati di ricerca”, perché se ci sono “contenuti più meritevoli, questi continueranno a posizionarsi bene sui nostri sistemi”, aggiunge il Googler.

Un’altra precisazione importante riguarda il modo in cui funziona il motore di ricerca, perché “Google non comprende i contenuti come fanno gli esseri umani”, e quindi cerca segnali sul contenuto e prova a capire come questi sono correlati al modo in cui gli umani valutano la pertinenza. “Il modo in cui le pagine si collegano tra loro è un segnale ben noto che utilizziamo”, ammette Sullivan, “ma ne usiamo molti altri, che non riveliamo per aiutare a proteggere l’integrità dei nostri risultati”.

Google continua a evolversi e migliorare

In conclusione, bisogna ricordare che Google Search non è perfetto e neppure i miglioramenti e gli update eseguiti lo sono, “motivo per cui continuiamo ad aggiornarci”, dice Danny Sullivan. Per mantenere la qualità elevata, Google raccoglie feedback, fa continui test (anche prima di lanciare i broad core update) e continua a impegnarsi per migliorare i sistemi di classificazione. Questo lavoro può significare che i contenuti che hanno perso posizioni “potrebbero recuperare in futuro, anche se un proprietario dei contenuti non apporta modifiche”, se Google riconsidera in modo più favorevole quelle pagine.

Update di Google: l’unica speranza è migliorare i contenuti

E dunque, il lungo articolo di Danny Sullivan rappresenta di sicuro una buona guida per cercare di reagire alle conseguenze di un aggiornamento di Google e a non lasciarsi prendere dal panico: il consiglio principale del Public Liaison for Search è proprio questo, ovvero non tentare di fare interventi sostanziali nell’immediato, di stravolgere il sito per cali determinati dagli update, perché le fluttuazioni possono essere continue e non c’è comunque sicurezza di recuperare il traffico perso.

Meglio allora pensare al quadro più generale, controllare i contenuti del sito e verificare che rispondano ai requisiti di qualità richiesti da Google, e provare eventualmente a migliorarli. Con la consapevolezza, però, che a volte può anche non servire alcuna azione in assoluto per risalire nel ranking, se Google (con un nuovo update) torna a considerare meritevole di attenzione e favore quella pagina.