Nelle scorse settimane abbiamo acceso i riflettori su un tema delicato del lavoro di ottimizzazione on site, ovvero la gestione delle immagini pubblicate per migliorare il ranking: l’obiettivo è cercare di emergere su Google Immagini, il motore di ricerca parallelo di Big G che può essere una importante fonte di traffico organico, e non solo per i siti di shopping online. Da Google arriva in nostro supporto una guida alle best practice che possiamo applicare per aumentare le nostre opportunità di posizionamento con la ricerca per immagini.

Le best practice per le immagini

Non è la prima volta che ci dedichiamo a consigli di ottimizzazione delle immagini, anche con l’indicazione di interventi tecnici precisi da eseguire sul sito, ma ora prendiamo come riferimento una fonte ufficiale, le linee guida nel supporto per la Google Search Console, che ci accompagnano in questo compito delicato ma quanto mai utile.

In apertura, la pagina curata dai tecnici di Mountain View ci ricorda proprio perché è importante eseguire tali operazioni: “Google Immagini è un modo per scoprire informazioni sul Web in modo visivo”, che permette agli utenti di “esaminare rapidamente le informazioni con più contesto intorno alle immagini con nuove funzionalità, come didascalie delle immagini, badge in evidenza e risultati AMP“. Così, “i risultati possono diventare molto più utili, il che può portare a un traffico di qualità maggiore sul tuo sito”.

Curare e arricchire l’esperienza degli utenti con le immagini

Il primo consiglio che arriva da Big G è di tipo filosofico: “per migliorare la visibilità dei tuoi contenuti in Google Immagini“, ci dicono, bisogna “concentrarsi sull’utente fornendo una fantastica user experience“, che si traduce nella pratica nel “progettare le tue pagine per gli utenti, non per i motori di ricerca”. Ci sono sei step da curare per raggiungere l’obiettivo:

  1. Fornisci un buon contesto. I contenuti visivi devono essere pertinenti all’argomento della pagina e sarebbe meglio inserire immagini “dove aggiungono valore originale alla pagina”. Annotazione forse superflua, Google “scoraggia le pagine dove né le immagini né il testo sono contenuti originali”.
  2. Ottimizza il posizionamento. Le immagini dovrebbero essere inserite vicino al testo pertinente e, quando appropriato, nella parte superiore della pagina, che è la sezione più importante.
  3. Non incorporare testo importante dentro le immagini. Secondo Google, è meglio evitare “di incorporare testo nelle immagini, in particolare elementi di testo importanti come intestazioni di pagina ed elementi del menu”, poiché non tutti gli utenti possono accedervi e gli strumenti di traduzione non funzionano sulle immagini. Per assicurare che i contenuti abbiano la massima accessibilità è più corretto tenere il testo in HTML e fornire un testo alternativo per le immagini.
  4. Crea siti informativi e di alta qualità. Bisogna garantire sempre la qualità: i “contenuti sulla tua pagina web sono tanto importanti quanto i contenuti visivi per Google Immagini”, perché forniscono contesto e rendono i risultati più interessanti. In termini pratici, “i contenuti della pagina possono essere utilizzati per generare uno snippet di testo per l’immagine e Google considera la qualità dei contenuti della pagina quando classifica le immagini“.
  5. Crea siti compatibili con i dispositivi. Non manca ovviamente un riferimento alla necessità di progettare un sito “per tutti i tipi di dispositivi e dimensioni”, che sia mobile friendly ed efficace per tutti gli utenti.
  6. Crea una buona struttura di URL per le tue immagini. Come avviene per la ricerca classica, “Google utilizza il percorso dell’URL e il nome del file per aiutarlo a capire le tue immagini”, e quindi bisognerebbe “organizzare i contenuti della tua immagine in modo che gli URL siano costruiti in modo logico”.

Gli elementi da controllare per ottimizzare le performance

Se questi sono i consigli per così dire generali e sempre validi, la guida tratta poi con maggiore attenzione altri elementi da controllare per cercare di migliorare il posizionamento delle immagini nella Ricerca. Un primo campo da gestire è quello di titolo e descrizione della pagina, che come sappiamo possono influire sulla scelta degli utenti a fare clic o meno su un risultato.

Titolo e snippet delle pagine influiscono sul CTR delle immagini

Implicitamente (ma non troppo), Google ci dice che il CTR delle immagini nella ricerca è influenzato dalle informazioni fornite a corredo: “Google Immagini genera automaticamente un titolo e uno snippet per spiegare meglio ogni risultato e in che modo è correlato alla query dell’utente”, ma il sistema usa anche “numerose altre fonti per queste informazioni, comprese informazioni descrittive nel titolo e nei metatag di ciascuna pagina”.

Immagini e dati strutturati

L’uso di dati strutturati e, in particolare, dei markup prodotto, video e ricetta (ne parlavamo qui), può dare grandi vantaggi a un sito: Google “può mostrare le tue immagini come risultati multimediali, incluso un badge in evidenza, che dà agli utenti informazioni pertinenti sulla tua pagina e può indirizzare il traffico verso il tuo sito in modo più mirato“. In questo caso, l’attributo dell’immagine è un campo obbligatorio per attivare badge e il risultato multimediale su Google Immagini.

Ridurre il peso e migliorare la velocità

Per attrarre gli utenti e aumentare quindi la probabilità di ottenere traffico servono “foto di alta qualità”, che invitano al clic più “di immagini sfocate e poco nitide”, anche “nella miniatura dei risultati”. Tuttavia, queste risorse potrebbero pesare sulla dimensione complessiva della pagina e rendere il sito lento o difficile da caricare, soprattutto in navigazione mobile.

Il consiglio di Google è di “applicare l’ottimizzazione più recente dell’immagine e le tecniche per le immagini responsive per fornire un’esperienza utente rapida e di alta qualità”. Inoltre, anche su Google Immagini c’è la possibilità di sfruttare la tecnologia AMP, il cui caratteristico logo col fulmine “aiuta gli utenti a identificare le pagine che si caricano rapidamente e senza interruzioni”: quindi, potrebbe essere utile trasformare in formato AMP la pagina che ospita l’immagine per ridurre il tempo di caricamento.

Curare il testo per le immagini

Lo dicevamo anche prima: bisogna ottimizzare anche i testi a corredo delle immagini, come titoli, didascalie, nomi di file e testi descrittivi. Google analizza la pagina ed estrae le informazioni relative all’oggetto dell’immagine dal contenuto presente, inclusi eventuali didascalie e titoli, e lo stesso nome del file può dare indizi su ciò che la foto rappresenta.

Ottimizzare l’alt text

L’alt text o testo alternativo è invece una porzione di testo che descrive un’immagine e migliora l’accessibilità per le persone impossibilitate a visualizzare le immagini, “compresi gli utenti che utilizzano screen reader o che hanno connessioni a larghezza di banda ridotta”. Google usa l’alt text “insieme ad algoritmi di visione artificiale e ai contenuti della pagina per capire l’oggetto dell’immagine”, e inoltre il testo alternativo “è utile come anchor text se decidi di utilizzare un’immagine come link”, ci spiega la guida.

Ci sono delle regole da rispettare anche per questo parametro: bisogna fornire “contenuti utili e informativi che utilizzino parole chiave in modo appropriato e che siano coerenti con il contesto dei contenuti della pagina” ed evitare di fare keyword stuffing, che potrebbe fornire “un’esperienza utente negativa e potrebbe causare la visualizzazione del tuo sito come spam”.

Come far scoprire tutte le immagini del sito

Cambiando area di ottimizzazione, ci sono alcuni processi che possiamo applicare per consentire a Google di scoprire tutte le immagini caricate sul sito: il primo passaggio è utilizzare il markup semantico, perché ” Google analizza il codice HTML delle tue pagine per indicizzare le immagini, ma non indicizza le immagini CSS”.

Utile è poi utilizzare una Sitemap di immagini, che forniscono dettagli su queste risorse e soprattutto l’URL di riferimento: al contrario delle sitemap normali che hanno restrizioni interdominio, per le immagini si possono inserire URL verso altri domini, e quindi utilizzare delle reti CDN per caricare questi file.

Formati di file supportati

Ci sono limiti ai formati di file che Google Immagini supporta, che sono solo BMP, GIF, JPEG, PNG, WebP e SVG. C’è però la possibilità di “incorporare immagini come URI dati”, che incorporano l’elemento “impostando l’attributo src di un elemento img come stringa codificata Base64″, riducendo le richieste HTTP ma al tempo stesso col rischio di “aumentare notevolmente le dimensioni della pagina”.

Immagini e SafeSearch

L’ultimo capitolo della guida di Google è dedicato al tema delicato di SafeSearch l’impostazione che “consente di stabilire se visualizzare o bloccare immagini, video e siti web espliciti nei risultati della Ricerca Google”. I proprietari di siti devono aiutare Google a capire la natura delle immagini per applicare quando opportuno le impostazioni.

Per i siti che contengono immagini per adulti, la raccomandazione viva è di raggruppare questi file “separatamente dalle altre immagini sul tuo sito web”, e di utilizzare l’auto-marcatura delle pagine per adulti e i meta tag

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che consentono di non mostrare agli utenti “risultati che non vogliono o non si aspettano di vedere”. Comunque, gli algoritmi di Google usano “una varietà di indicatori per decidere se un’immagine o un’intera pagina debbano essere filtrate dai risultati quando il filtro SafeSearch dell’utente è attivato”, anche attraverso il machine learning, ma gli “algoritmi di SafeSearch guardano anche a cose più semplici come il luogo in cui l’immagine è stata usata in precedenza e il contesto in cui è stata utilizzata”.