Back to basic: è il momento di rispolverare alcuni temi basilari della SEO e della gestione dei siti! Il nostro sguardo si sofferma sulla tassonomia e proveremo a dare qualche consiglio non solo a chi sta studiando le soluzioni giuste per costruire un nuovo progetto, ma anche istruzioni per rendere più efficace un sito già avviato che stenta a decollare.

Che cos’è la tassonomia del sito

Con l’espressione tassonomia dei siti Web (website taxonomy, a volte definita anche tassonomia degli URL) si fa riferimento al modo in cui le nostre pagine sono strutturate nei vari contenitori di categorie o tag seguendo l’organizzazione concettuale del sito.

Il termine tassonomia deriva dal greco e significa “regola di ordinamento”: è una vera e propria disciplina scientifica che analizza il criterio e l’ordine logico con cui si classificano e mettono in gerarchia determinati elementi (non solo appartenenti all’informatica o alla SEO). Ad esempio, in biologia esiste la tassonomia biologica, ossia i criteri della classificazione gerarchica delle specie viventi per studiarne l’evoluzione.

A cosa serve la tassonomia

Le origini della tassonomia e del processo di categorizzare gli elementi risalgono alle origini stesse del linguaggio e quindi agli albori del pensiero: in origine, gli uomini utilizzavano gli stessi nomi per definire organismi più o meno simili (pensiamo ad esempio ai “fiori” o agli alberi, cosiddetti “nomi volgari”) caratterizzati da tratti in comune.

L’utilizzo nelle scienze

“Tutte le società umane possiedono un sistema tassonomico che nomina le specie e le raggruppa in categorie di ordine superiore”, ci dice anche Wikipedia, e “praticamente tutti i concetti, gli oggetti animati e non, i luoghi e gli eventi possono essere classificati seguendo uno schema tassonomico”.

Tuttavia, in biologia si iniziò a porre un problema, ovvero stabilire “un sistema più universale e rigoroso per poter definire gli organismi”, perché “ogni specie doveva essere denominata, possedere un unico nome ed essere descritta in forma univoca” per evitare incomprensioni e consentire una facile interpretazione in ogni parte del mondo.

La tassonomia applicata ai siti

Tornando ai temi di nostro interesse, quanto scritto prima si applica perfettamente ai siti: la tassonomia serve a classificare in modo gerarchico tutti i documenti, le pagine Web e i rispetti URL, attraverso principi e concetti di comunicazione, e ha l’obiettivo di chiarire e rendere univoca la loro interpretazione per motori di ricerca e utenti.

In sintesi, aiuta a migliorare l’usabilità del sito stesso: scoprendo e navigando le categorie, i visitatori hanno una più facile accessibilità ai contenuti e una più veloce capacità di identificare le pagine associate a ogni contenitore. Possono così muoversi all’interno del sito con maggiore chiarezza e senza confusione, fattori che possono facilitare la sua permanenza e ridurre il tasso di abbandono.

Allo stesso tempo, con una gestione efficiente si comunica in modo meglio e più direttamente agli spider dei motori di ricerca di cosa si occupa il sito e quali sono i topic centrali del progetto, con potenziali benefici anche per il posizionamento.

Tassonomia e struttura URL

Impostare una tassonomia del sito web ben ottimizzata è importante per avere una strategia SEO scalabile, e l’efficacia è strettamente collegata anche al modo in cui gestiamo la struttura URL e, in particolare, le sottocartelle o subfolder.

Ogni volta che creiamo una nuova pagina, il suo nome specifico si definisce slug, che (in genere) è la parte terminale dell’indirizzo; per i siti che scelgono di mostrare un percorso URL con categoria visibile, la nuova pagina diventa figlia della sezione madre, che compare come subfolder nel percorso.

Tassonomia sito: per la SEO è meglio URL con categoria o senza?

Si apre a questo punto un vecchio dibattito della comunità SEO: è meglio pensare a una struttura di URL con tassonomia o senza? E quindi, la categoria deve rientrare nel percorso o possiamo anche evitare di inserirle senza timori?

In realtà non esiste una risposta unica e definitiva, ma – come spesso succede nel nostro mondo – molto dipende dal tipo di sito, dal contesto e (perché no?) dall’analisi dei competitor per vedere come si sono organizzati i nostri avversari diretti (e se le loro strategie piacciono a Google). In genere, si ritiene che la creazione di URL puliti, che seguono una struttura scalabile, consente di avere un’architettura del sito più facilmente scansionabile dai crawler.

Come spiega Emanuele Vaccari dal suo blog, la struttura con la stringa di tassonomia in URL permette la segmentazione delle pagine del sito in diversi momenti e per diversi scopi, sia in fase d’analisi che in fase di elaborazione dati, ma non bisogna sopravvalutare il peso degli URL nella SEO.

Il valore degli URL nella SEO

Ormai infatti è assodato che un URL infarcito di keyword non è un fattore di ranking rilevante, e sappiamo anche che la lunghezza degli URL influisce poco sul rendimento e può – al massimo – provocare problemi tecnici lato server e client, come ricordava John Mueller tempo fa.

Ben più rilevante è la struttura del sito, che invece è uno degli elementi centrali per migliorare le chance di avere buone performance in SERP: se gli URL sono dei semplici punti di riferimento per richiamare le risorse del server quando necessario, la struttura del sito è invece composta dai percorsi di navigazione che noi tracciamo attraverso i link interni in tutte le loro accezioni.

Come comunicare i percorsi a Google

Ripensando al dubbio amletico prima esposto, c’è poi un’altra questione da non trascurare: esiste un modo preciso per comunicare a Google in maniera univoca la struttura di sito e URL e per indicare la gerarchia che abbiamo pensato, ovvero i dati strutturati.

Implementare i markup breadcrumb ci permette di dare un segnale evidente di struttura e gerarchia attraverso un linguaggio comprensibile al motore di ricerca, rendendo di fatto superfluo l’uso di URL con subfolder con solo questo obiettivo (e permettendo a siti senza stringa di tassonomia negli indirizzi di funzionare senza problemi).

Fare una scelta chiara

In linea di massima, per un progetto ex novo potrebbe essere preferibile impostare l’inserimento delle tassonomie negli URL per facilitare la manutenzione e l’analisi delle pagine: gli URL parlanti sono più leggibili e comprensibili anche agli esseri umani e possono aiutare a individuare eventuali problemi che si ripetono meccanicamente in specifiche sezioni (ad esempio, canonical sbagliati, paginazione che non viene stampata, eccessiva pesantezza delle pagine, tempi di risposta anomali e tanto altro).

Più semplice anche gestire redirect e iniezioni di codice, senza dover ritrovare le classi del body che WordPress applica per le tassonomie URL, così come diventa comoda la gestione/generazione di sitemap e il filtraggio dei dati delle analisi eseguite in Google Search Console.

Ad ogni modo, ciò che conta è fare una scelta di base e cercare di rispettarla il più possibile, perché andare a toccare e cambiare la struttura degli URL non è (quasi mai) un’opzione consigliata e, soprattutto, non ha praticamente senso se l’unica speranza è ottenere un presunto miglioramento nel ranking. Anzi, in genere sono più i rischi che i vantaggi, e quindi è un’opzione da valutare solo in situazioni estreme e inevitabili.

Ottimizzare la tassonomia del sito

Ci sono alcuni consigli e best practices da seguire per rendere efficace la gestione della tassonomia degli URL e per evitare quella che viene definita “hot garbage”, letteralmente spazzatura calda, vale a dire quei lunghi filamenti di nodi presenti negli URL che servono a poco e complicano solo le cose.

Un esempio di questa garbage è la presenza della data nel percorso, che non è considerata ottimale perché non raggruppa i contenuti in una sezione del sito Web secondo un’affinità di topic, ma solo per fattore temporale.

Al contrario, una tassonomia ottimizzata e pulita riunisce URL (e contenuti) che appartengono allo stesso argomento e hanno una chiara relazione reciproca. Questa strada può aiutare Google in vari modi, perché rende più esplicite le relazioni dei contenuti all’interno di una categoria e facilita la comprensione da parte dei sistemi del motore di ricerca.

Anche i link interni sono un potente strumento quando si parla di tassonomia dei siti Web, perché agevolano motori di ricerca e utenti a scoprire la relazione tra argomenti e a determinarne la pertinenza. Il consiglio è di sfruttare i collegamenti interni in modo naturale nel testo, fornendo rilevanza contestuale attraverso il testo di supporto in prossimità del link.

Consigli per migliorare la tassonomia degli URL

Secondo John McAlpin su SearchEngineLand, il processo di ottimizzazione della tassonomia del sito deve basarsi su tre principi:

  • Essere scalabile.
  • Essere facile da seguire sia per gli utenti che per i motori di ricerca.
  • Indirizzare il funnel di marketing.

Cosa vuol dire sistema scalabile

Nell’ambito della ingegneria del software, e più in generale dell’informatica, si definisce scalabile un sistema capace di aumentare (o diminuire) di scala a seconda delle necessità e disponibilità. Quando creiamo una tassonomia degli URL, dobbiamo quindi assicurarci che successivamente sia possibile aggiungere nuove pagine che si adattino facilmente al contesto impostato.

Esempi di tassonomie scalabili

Per comprendere meglio la questione, l’articolo porta l’esempio di un sito Web per un’azienda con più sedi locali, e in particolare con negozi che coprono più Stati (americani), più città all’interno di quello Stato e più codici ZIP postali all’interno di quelle città. Ci sono vari metodi per creare URL parlanti con la categoria:

  1. Categoria unica. Nell’esempio è locations, in cui far rientrare tutte le pagine differentemente localizzate:
  • https://www.examplehealthsite.com/locations/north-dallas-office
  • https://www.examplehealthsite.com/locations/south-dallas-office
  1. Raggruppamento per Stato. Un successivo subfolder che specifica lo Stato e raccoglie le pagine relative:
  • https://www.examplehealthsite.com/locations/texas/north-dallas-office
  • https://www.examplehealthsite.com/locations/texas/south-dallas-office
  1. Raggruppamento per città. Ulteriore sottocartella che specifica la città:
  • https://www.examplehealthsite.com/locations/texas/dallas/north-dallas-office
  • https://www.examplehealthsite.com/locations/texas/dallas/south-dallas-office
  1. Raggruppamento per Zip Code, usando solo il codice postale:
  • https://www.examplehealthsite.com/locations/75001/north-dallas-office
  1. Raggruppamento per Zip Code e Stato:
  • https://www.examplehealthsite.com/locations/texas/75001/north-dallas-office

È davvero importante studiare con cura la strutturazione degli URL perché si nota immediatamente quanto sia semplice ritrovarsi poi con URL lunghi e complessi che possono “sfuggire di mano”. Usare percorsi troppo organizzati può essere un difetto, anche perché blocca il sistema e lo rende non scalabile.

La chiave per decidere quale sia l’opzione migliore è conoscere il proprio business e anticipare lo sviluppo: ad esempio, se si prevede una crescita all’interno delle singole città e Stati può aver senso impostare quei subfolder, ma potrebbe essere sufficiente anche una directory più semplice (mentre quella per Zip Code è quella da scartare quasi sempre a priori). Ciò che conta è capire cosa ha più senso per le proprie strategie e cosa può servire ai propri utenti, e assicurarsi di riflettere questi aspetti nella tassonomia.

Creare strutture user friendly

Una tassonomia pulita degli URL è importante anche per gli utenti, appunto, perché può migliorare l’user experience e semplificare il loro viaggio tra le pagine del sito alla ricerca di ciò a cui sono interessati.

In qualche modo, bisogna anticipare i possibili percorsi dei visitatori, intuire le aree di maggior interesse (da individuare anche con una efficace keyword research a monte) e riflettere queste valutazioni negli URL.

Tassonomia e marketing funnel

Non meno strategico è cercare di offrire ai consumatori una tassonomia allineata al modo in cui sono strutturate le pagine e i contenuti del sito Web, per agevolare il funnel del marketing.

Potrebbe essere utile ad esempio raggruppare le diverse sezioni che affrontano diverse fasi del processo decisionale, rispettando sempre la struttura breadcrumb di quelle pagine anche nella tassonomia dell’URL.

Categorie e tag: differenze e modalità di gestione

Nel discorso relativo alla tassonomia possiamo aprire anche una veloce parentesi per definire meglio le categorie e i tag di un sito, e per fornire qualche suggerimento per gestire in modo SEO questi elementi.

Cosa sono le categorie del sito

La categoria è un raggruppamento per topic e rientra in quella che viene definita tassonomia verticale, perché la selezione dei documenti segue uno sviluppo gerarchico e si possono creare ulteriori sottocategorie. Si tratta di un sistema di classificazione che mette insieme risorse pertinenti accomunate da una relazione di specificità, che in genere sono vicine tra loro e fanno riferimento allo stesso macro-argomento centrale del sito.

Le categorie dovrebbero essere create rispettando due proprietà particolari, ovvero la specificità e la vicinanza. La specificità è ciò che distingue ogni categoria da un’altra, ovvero la proprietà di avere contenuti specializzati su un tema determinato, diverso da quelli delle altre; vicinanza invece è la caratteristica due categorie di avere contenuti su topic simili, che si possono legare in un filo logico utilizzando i termini comuni.

 

Di massima, un articolo dovrebbe rientrare in una sola categoria e in una sola sottocategoria, ma in realtà non è una regola ferrea (anche se è bene non inserire un contenuto in più di due categorie per non disorientare gli utenti).

Cosa sono i tag

I tag sono sostanzialmente delle keyword specifiche che possono riunire più contenuti differenti, non necessariamente legati alla stessa categoria. Sono una regola di classificazione e di ordinamento alternativa alle sottocategorie, in cui la selezione dei documenti si sviluppa in orizzontale (tassonomia orizzontale) e senza gerarchia.

Usando i tag, si aggregano tutti i documenti così etichettati indipendentemente dalla loro categoria di appartenenza (anzi, sono utilizzabili sotto diverse categorie) e non ci sono limiti quantitativi: è possibile creare infiniti tag ed etichettare un contenuto con un numero infinito di tag, ma questo significa creare ridondanza e esporre il sito a rischi (ogni tag crea una nuova pagina contenitore, quindi se non ottimizzati e se non significativi rischiano solo di far espandere il sito e sprecare crawl budget).

Gli obiettivi della tassonomia del sito

In conclusione, ripetiamo a cosa serve una tassonomia ben organizzata per ricordarlo più a lungo:

  • Raggruppare gli URL del sito in base a un argomento.
  • Individuare il search topic del sito web
  • Comunicare più correttamente ai crawler dei motori di ricerca i topic trattati, per migliorare eventualmente l’indicizzazione dei contenuti (e potenzialmente avere una possibile spinta per il ranking).
  • Migliorare l’usabilità e facilitare la fruizione delle informazioni da parte dei visitatori, che possono identificare il sito come tematico e verticale su un argomento, ritenendolo quindi più affidabile rispetto a un portale generalista a parità di altre condizioni.