I rich results delle SERP di Google sono ormai funzionalità con cui gli utenti hanno familiarità e che apprezzano e utilizzano quotidianamente, e forse sono i siti a non aver ancora compreso come sfruttare pienamente questi spazi di “visibilità” che compaiono nelle pagine dei risultati del motore di ricerca. È su questo tema che si concentra l’intervento di Daniel Waisberg per la serie Webmaster Conference Lightning Talks, che offre indicazioni e best practices per avvicinarsi ai rich results e usare la Search Console per ottimizzare il modo in cui il sito compare in Google Search.

Nello specifico, il Search Advocate della compagnia americana proverà a rispondere a quattro domande:

  1. Che cosa sono rich results e dati strutturati
  2. Come scoprire problemi con alert e check
  3. Come correggere e validare errori e avvertimenti
  4. Come monitorare e ottimizzare il traffico organico

Che cosa sono i rich results su Google

Anni fa, “quando andavi alla ricerca di un’informazione su Google, tutti i risultati venivano mostrati come semplici link blu”, esordisce Waisberg. E in effetti basta guardare questa schermata di Google risalente al 2009 (poco più di dieci anni fa, via Oberlo) per rendercene conto!

Esempio di SERP Google del passato

Nel corso del tempo, le risposte che Google ha fornito alle domande degli utenti si sono arricchite, “evolvendosi in quelli che oggi chiamiamo rich results” o risultati multimediali. Si tratta di “risultati di ricerca che presentano caratteristiche speciali o informazioni particolari”, con una vasta gamma di possibilità.

Ad esempio, dice ancora il Googler, “tra i risultati multimediali di ricette potresti vedere una piccola foto del piatto e un’anteprima di alcuni ingredienti; per le offerte di lavoro, un risultato ricco potrebbe comprendere una descrizione, lo stipendio e un click through per sottoporre la candidatura”.

Esempio di rich results per ricette

I dati strutturati, per dare informazioni più precise a Google

Questi nuovi risultati sono determinati dalla capacità di Google di capire il contenuto di un sito web, e a volte Google può utilizzare gli specifici markup che gli sviluppatori aggiungono alle loro pagine per consentire alle macchine di comprendere meglio i contenuti pubblicati.

Queste marcature si chiamano dati strutturati, come sappiamo, e l’elenco dei tipi di dati strutturati disponibili nella Ricerca Google è in continua espansione.

Come implementare e verificare i dati strutturati

A seconda del nostro sistema di gestione dei contenuti – CMS, è possibile installare un’estensione o un plugin a cui affidare il lavoro di implementazione dei markup che possono servire al nostro sito. Altrimenti, suggerisce Waisberg, “i tuoi sviluppatori possono utilizzare il test dei risultati multimediali di Google per controllare e modificare il codice nell’editor in tempo reale”, una tecnica che può far risparmiare tempo e fatica perché “è sempre più efficiente verifica che un markup funzioni correttamente prima di passare alla produzione”.

Dopo aver implementato i dati strutturati sul nostro sito, è possibile iniziare ad analizzarli con il rapporto Miglioramenti della Google Search Console.

Usare la Search Console per verificare problemi e correggere errori

Il tema del lavoro di monitoraggio e ottimizzazione dei risultati multimediali del sito – e in particolare, dell’utilizzo dei Rapporti sullo stato dei risultati multimediali – è stato già al centro di un episodio specifico della serie Search Console Training, condotta sempre da Waisberg.

Come usare la GSC

Le domande a cui risponde la Search Console

Pertanto, in questa occasione il Search Advocate si limita a ricordare che al centro di questi rapporti ci sono tre domande fondamentali:

  1. C’è qualcosa che non va nel mio sito?
  2. Come posso correggere un errore e segnalarlo a Google?
  3. Come posso ottimizzare le mie performance in Search?

Come trovare gli errori sul sito

Riguardo alla prima domanda, bisogna sapere innanzitutto due cose: la Google Search Console ci informa tramite e-mail “ogni volta che trova un problema sul tuo sito web”, segnalando alcuni dettagli e rimandando con un link a maggiori informazioni o al rapporto da verificare. Tuttavia, e questa è la seconda cosa, se un problema esistente inizia ad interessare più pagine non riceveremo un’e-mail.

Ciò significa che è importante tener d’occhio in maniera frequente i rapporti di miglioramento e controllare che le tendenze sono in qualche modo stabili. Secondo Waisberg, “una certa quantità di fluttuazione è naturale, ma non dovresti vedere picchi improvvisi”, che sono invece un campanello di allarme.

Il rapporto Miglioramenti contiene un riassunto dello stato di salute di tutti i dati strutturati presenti sul sito, e poi ci sono rapporti separati per ogni risultato “ricco” e per ogni tipo di dati strutturati che contiene errori che impediscono a Google di riconoscere e attivare il risultato multimediale. Difatti, il rapporto Miglioramenti è presente solo per i tipi di risultati ricchi che Google riesce effettivamente a rilevare sul sito.

Correggere i problemi e segnalarli a Google

Per impostazione predefinita, i problemi sono ordinati in base a una combinazione di gravità e numero di pagine interessate. Se troviamo un errore che sembra il risultato di un cattivo template/modello, sarebbe opportuno correggerlo in modo prioritario e poi continuare a risolvere altri problemi che sono unici per ogni pagina, seguendo l’ordine nella tabella.

Cliccando su un singolo URL segnalato come problematico possiamo lanciare un’analisi con lo strumento controllo URL, fondamentale per scoprire informazioni importanti sulla pagina (sezione Copertura, che mostra dove la pagina è stata scoperta, l’ultima scansione e da quale user agent, se la pagina è effettivamente presente nell’indice di Google o se Google ne ha scelto un’altra versione) e i dettagli sui dati strutturati (sezione Miglioramento, che riporta anche informazioni su AMP e avvisi ed errori di usabilità mobile). La Search Console ci permette quindi di approfondire la questione e fare il debug, così da identificare ciò che deve essere corretto nella pagina.

Quando finalmente avremo risolto il problema, c’è un altro passaggio cruciale da fare, ovvero eseguire un Test Live dell’URL per capire se effettivamente tutto sia funzionante come sperato o se c’è ancora qualcosa che non va. Appurata quest’ultima informazione, possiamo finalmente tornare alla pagina del problema sul rapporto dei dati strutturati e avviare la convalida della correzione per il problema corrente: Google controllerà alcune pagine di esempio e, nel caso in cui riscontri ancora la presenza dell’errore, bloccherà la validazione e lascerà invariato lo status delle pagine.

Se invece abbiamo risolto tutte le questioni, il processo prosegue fino a quando Google non controllerà tutti gli errori degli URL degli avvisi e il conteggio delle emissioni sarà 0.

Come ottimizzare il traffico del sito

Dopo tanto discutere di errori, avvisi e avvertimenti, l’ultima parte della conferenza virtuale è incentrata sulle tecniche per ottimizzare e far crescere il traffico organico da Search.

Lo strumento da utilizzare, secondo Waisberg, è il rapporto sul rendimento in GSC, che “fornisce molti dati sul tuo traffico da Google Search” e anche il dato sul “volume di traffico che arriva al tuo sito web attraverso risultati multimediali”, con alcuni rich results che hanno filtri dedicati, ad esempio How To e FAQ.

Il consiglio del Search Advocate è di utilizzare i rapporti e le tabelle “per cercare dei pattern nei dati che mostrino l’andamento di uno specifico segmento di traffico. Ad esempio, si può scoprire che un gruppo specifico di pagine non sta portando a risultati multimediali, che potrebbe indicare opportunità per migliorare l’implementazione dei tuoi dati strutturati; oppure, potresti notare un calo nelle prestazioni dei rich results se la tua implementazione dei dati strutturati fosse interessata da un cambiamento del sito web”.