Lo dicevamo nelle scorse settimane, presentando i risultati del nostro studio sulla composizione delle SERP e sulla reale diminuzione di spazio che la pagina di Google riserva ai link organici: sempre più ricerche generano i box people also ask, in italiano Le persone hanno chiesto anche, che in alcune categorie supera l’80 per cento di frequenza. Questo significa spostamento dei link blu ma anche, dall’altro punto di vista, una nuova opportunità di visibilità per chi riesce a posizionare il proprio contenuto tra queste domande correlate: vediamo insieme i consigli e le tecniche per raggiungere questo obiettivo.

People also Ask, un box sempre più presente in SERP

Individuato per la prima volta nel 2015, il riquadro People Also Ask (PAA) o Le persone hanno chiesto anche è diventato una funzione familiare nelle pagine dei risultati di ricerca, tanto da essere ripreso anche da Bing.

Secondo alcuni studi internazionali, citati da questo approfondimento di Search Engine Land, compare in media nel 49 per cento di tutte le ricerche, circa quattro volte più frequentemente rispetto ai featured snippet, che invece vengono visualizzati in poco più del 12 per cento delle SERP.

Le caratteristiche del riquadro Le persone hanno chiesto anche

Posizionato in genere a centro pagina (dopo tre risultati organici) oppure in posizione di rilievo (subito sotto la posizione 1), e più raramente a fondo pagina, il box PAA include di solito tre o quattro domande relative all’argomento della query dell’utente.

Posizione del box PAA in evidenza

Google può far emergere la casella PAA per diversi tipi di intenti di ricerca; quando un utente fa clic su una domanda presente nel box, gli appare una breve risposta insieme a un link alla pagina Web che ospita il contenuto. Di solito le risposte sono fornite in forma testuale, ma sono stati notati test di video nella casella Le persone hanno chiesto anche.

Box PAA in posizione centro pagina SERP

Inoltre, oltre a rivelare una risposta, fare clic su una domanda genererà dinamicamente altre domande relative a quella su cui l’utente ha fatto clic e non sembra esserci alcun limite al numero di volte in cui un utente può fare clic su una domanda e generare più domande PAA.

Una gemma nascosta per la SEO

Per un sito, il box PAA può diventare una ulteriore opportunità per migliorare le prestazioni di ricerca organica o anche semplicemente per trovare nuove idee di topic e keyword per la realizzazione di contenuti e altro ancora.

Una vera e propria gemma nascosta, come dice quest’altro articolo di Search Engine Watch, che rivela come solo il 13 per cento dei siti che entrano nel riquadrano siano posizionati nei primi tre nel ranking classico per la query, mentre il 74 per cento non è nemmeno presente nella prima pagina della SERP!

Questo significa che la feature PAA apre opportunità di traffico e visibilità per i siti che non riescono ad aumentare le loro classifiche organiche in modo tradizionale, e che invece possono avere un’occasione epr apparire nella prima pagina dei risultati di ricerca.

Conoscere la feature per ottenere visibilità

Per sfruttare questa opportunità, tuttavia, bisogna innanzitutto comprendere le caratteristiche intrinseche del PAA e conoscere anche la sua (continua) evoluzione: sin dalla sua introduzione, la casella è stata aggiornata varie volte per fornire agli utenti risposte più accurate e domande a risposte a cui potrebbero in realtà neppure aver (ancora) pensato.

Ad esempio, dal 2017 il box PAA di Google ha ottenuto il caricamento dinamico, che fa crescere il numero di domande mostrate all’utente oltre le tre o quattro iniziali, aggiungendo temi correlati a quelli su cui l’utente ha fatto clic per la prima volta. Questo sistema consente agli utenti di esplorare in modo alternativo i risultati della ricerca, facendo clic su più domande per trovare le informazioni che stanno cercando anziché cliccare sui risultati tradizionali e quindi sfogliare la pagina.

Inoltre, proseguendo nell’interazione il box si estende e sposta i risultati organici sempre più in fondo alla pagina, in posizioni quasi nascoste.

I fattori esterni per ottimizzare i contenuti per il box People Also Ask

Le operazioni per far comparire un contenuto nel box Le persone hanno chiesto anche devono iniziare quindi dal cercare di soddisfare alcuni dei requisiti chiave che si possono individuare, il pattern di fattori di contenuto che sta dietro alla scelta dei siti da mostrare da parte di Google.

I criteri utilizzati per determinare quale contenuto potrebbe essere mostrato come risposta in una casella PAA fanno parte degli algoritmi dei motori di ricerca, quindi non sappiamo esattamente cosa ci vuole al di là degli schemi che i SEO hanno identificato.

Ma qualche tratto comune – analizzando la feature in lingua inglese per Google USA – è stato comunque messo in risalto, tra elementi di diretta gestione del sito e altri invece che sono per così dire esterni, incentrati sulla keyword che genera il box.

  1. Lunghezza della query

Di solito i box PAA sono attivati ​​da keyword più lunghe o query di ricerca complesse e sembra esserci una chiara correlazione tra la lunghezza di una query e un PAA; in particolare, una query di 10 parole attiva un PAA il 72 per cento delle volte, mentre i risultati di ricerca per una query di due parole mostrano un PAA solo nel 28 per cento dei casi i casi.

  1. Tipo di query

Le domande dirette o le query tipo domanda tendono a produrre SERP con un box PAA: query che iniziano con “cosa”, “perché”, “quando”, “dove” e “chi” attivano un PAA nell’86 per cento dei casi.

I fattori interni, le caratteristiche del contenuto che lo fanno apparire in PAA

Sono invece tre i fattori interni al contenuto individuati dall’analisi, perché il 79 per cento delle caselle PAA è riempito con paragrafi tratti dai contenuti del sito, seguiti da elenchi (13,8 per cento) e tabelle (4,3 per cento).

  1. Lunghezza del paragrafo

Il numero medio di parole all’interno di un paragrafo presentato in PAA è pari a 41 parole, quindi la brevità è una risorsa preziosa quando si creano contenuti per un sito.

  1. Lunghezza elenco

Quando compaiono elenchi, non superano gli 8 elementi, mentre la lunghezza minima è pari solo a due elementi.

  1. Lunghezza della tabella

Una casella PAA standard ha spazio per 14 righe e tre colonne, anche se ci sono tabelle che mostravano solo una colonna e due righe. Essendo meno frequenti, non ci sono dati sufficienti per dare indicazioni precise su questo elemento.

Come ottimizzare i contenuti per intercettare un box PAA

In realtà, il lavoro di ottimizzare dei contenuti di un sito per il riquadro Le persone hanno chiesto anche si riduce ad alcuni passaggi chiave che dovrebbero essere basilari nella strategia editoriale; in particolare, si deve:

  • Fare una revisione delle feature SERP esistenti, verificando se le keyword target attualmente attivino eventuali PAA.
  • Scoprire opportunità mancanti esplorando se il proprio sito o quello dei concorrenti si classifica per parole chiave che generano un box PAA all’interno della SERP, ma non compaiono nella casella PAA.
  • Trovare idee per contenuti degni di PAA, integrando le parole chiave all’interno della casella PAA nella strategia e utilizzando il blocco PAA come una miniera d’oro per idee di contenuto.
  • Garantire che i propri contenuti siano ottimizzati per la SEO.
  • In concreto, potrebbe essere utile anche scrivere sotto forma di domande e risposte complete, usando un linguaggio semplice, evitando un tono smaccatamente promozionale, e aggiungere i markup schema Q&A.

I vantaggi SEO del box People Also Ask

In definitiva, il riquadro Le persone hanno chiesto anche può diventare davvero un elemento decisivo per ottenere risultati maggiori in termini di traffico, ma anche di brand awareness.

Quando gli utenti fanno clic sulle domande, sono esposti ai marchi individuati come “fornitori di informazioni” e possono fare clic sulle risposte per saperne di più, e quindi questi brand hanno un’opportunità di visibilità in una sezione cruciale della pagina dei risultati.

Inoltre, a differenza dei featured snippet che sono stati deduplicati all’inizio di quest’anno, è possibile che lo stesso URL appaia sia come risultato organico tradizionale nella prima pagina di Google, sia nella casella PAA. È possibile anche l’opposto, ovvero che pagine web che non si classificano nella prima pagina delle SERP siano incluse nella casella PAA, e questo significa una opportunità per siti meno forti di ottenere spazi altamente competitivi e visibilità in prima pagina.

Come detto, poi, scoprire i box PAA e le domande/risposte generate per il proprio settore può diventare un metodo per migliorare la content strategy o revisionare i contenuti esistenti: questo sia per cercare di apparire all’interno del riquadro, ma anche (e soprattutto) per capire quale è il vero search intent evidenziato dalle domande e cosa gli utenti potrebbero aver pensato quando hanno digitato quei particolari termini di ricerca.

Per scoprire e monitorare il rendimento di eventuali inserzioni PAA si può usare la Google Search Console, che però fornisce i dati su impressioni e clic in arrivo solo quando la casella PAA viene espansa per visualizzare la propria risposta. Inoltre, tutti i link all’interno di un singolo elemento PAA hanno la stessa posizione in SERP secondo il tool: ovvero, se la casella PAA appare nella posizione due, la propria scheda di risposta all’interno della casella PAA sarà segnalata in GSC come posizione due, indipendentemente dal fatto che la risposta sia apparsa come una delle originali o sia la ventesima generata dinamicamente dall’utente.