Aggiungiamo un nuovo capitolo alle nostre panoramiche sugli URL di un sito e alle modalità di gestire questi aspetti in modo efficace per la SEO: oggi parliamo infatti di query string e parametri URL, elementi che possono creare qualche difficoltà se non trattati in modo adeguato.

In genere, si ritiene che i parametri siano amati dagli sviluppatori e dagli analytics, mentre invece creano più problemi sul versante user experience, perché infinite combinazioni possono creare migliaia di varianti di URL a partire dallo stesso contenuto. Eppure, sono un fattore che hanno un ruolo importante nella gestione del sito e quindi bisogna conoscerli e usarli in modo SEO-friendly.

Cosa sono i parametri URL

Noti anche come variabili URL o query string, i parametri sono la parte di un URL che contiene i dati da passare in input ad un programma, che non possono adattarsi a una struttura gerarchica di percorsi e che sono generati sulla base delle richieste dell’utente.

Dal punto di vista tecnico, sono la porzione dell’indirizzo che segue il punto interrogativo ? (che propriamente è l’ultimo elemento escluso dalla query string) e include due campi, il parametro stesso e il suo valore.

Rispetto al format dell’URL, e vista la natura variabile delle stringhe, la sintassi del parametro non è definita in modo formale, univoco e preciso, ma segue uno schema adottato da tutti i browser e linguaggi di scripting, con il carattere = (uguale) che introduce il valore e il carattere & (e commerciale) che svolge la funzione di concatenare parametri diversi nello stesso indirizzo.

Esempi di query string più usate

Queste variabili dell’indirizzo sono aggiunte a URL di base e portano a una visualizzazione personalizzata della pagina; si generano ad esempio quando si compila un form compilato o, in modo molto comune, quando applichiamo un filtro a un elenco di prodotti su un eCommerce.

Tra i parametri più usati sui siti ci sono quelli che servono per:

  • Tracciare le visite. Non modificano il contenuto visualizzato dall’utente ma servono appunto per tenere traccia delle visite in piattaforme di web analytics (a seguito di condivisione dei contenuti su social, via email o campagne PPC). Il consiglio è di escludere l’indicizzazione di questi URL parametrizzati dai motori di ricerca e di non includere il canonical su questi indirizzi.
  • Ordinare. Forse l’utilizzo più noto, che serve a organizzare l’ordinamento dei risultati di un elenco, come nel caso del filtro del prezzo. Come nel caso precedente, sarebbe conveniente non far indicizzare le pagine con tale parametro, che in pratica contiene gli stessi elementi degli URL non parametrizzati, ed escluderle dal tag rel canonical.
  • Filtrare. Servono a circoscrivere i risultati sulla base di una caratteristica, come il colore di un prodotto, il brand o l’anno di pubblicazione degli articoli. Sono una stringa molto importante su cui bisogna ragionare, monitorandone gli effetti: se dà vita a contenuti utili e ricercati può essere consigliabile consentire l’indicizzazione delle pagine generate e anche la canonicalizzazione. In questo caso, sarà necessario anche ottimizzare titolo, meta description e contenuto onpage. Al contrario, se dal filtro nascono pagine che offrono solo contenuti duplicati e senza reale valore aggiunto in termini di ricerche è opportuno non indicizzare e non prevedere canonical.
  • Identificazione. Con le query string si possono specificare precisamente gli elementi da visualizzare, come articoli, categorie, profili utenti o schede prodotto: in genere si fanno indicizzare questi URL perché definiscono univocamente un elemento, curando anche l’ottimizzazione dei contenuti così generati (title tag e meta description innanzitutto). Se però ci sono degli URL friendly alternativi si può valutare l’opzione di non indicizzare le pagine parametrizzate.
  • Paginazione. I parametri URL possono essere impiegati per numerare le pagine e gestire la paginazione di un archivio; per non perdere le relative pagine, questi URL devono essere lasciati liberi e aperti per i crawler.
  • Traduzione. Altro caso frequente è l’uso delle query string per le versioni multilingua dei siti (alternativa ai metodi gTLD con un sistema di URL a cartelle o ccTLD dedicati), che genera quindi pagine alternative con traduzione del contenuto in un’altra lingua.
  • Ricerca. Sono gli URL che si generano dalle query digitate attraverso il comando “cerca” del sito.

Come gestire in modo SEO friendly i parametri URL

Come si comprende dallo specchietto precedente, il primo problema per la SEO che deriva dall’uso dei parametri URL è quello dei contenuti duplicati, che si verifica quando le query string non apportano modifiche significative al contenuto di una pagina. Ad esempio, un URL con tag di tracking o un ID sessione è identico all’originale.

Primo rischio, la cannibalizzazione delle keyword

Chiaramente, tale criticità assume portata preoccupante per siti di grandi dimensioni che ripetono l’uso dei parametri per vari tipi di filtri e funzioni, motivo per il quale è fondamentale gestire in modo appropriato l’indicizzazione e la canonicalizzazione delle risorse generate. In caso contrario, si rischia facilmente di andare incontro alla cannibalizzazione delle keyword e a un peggioramento delle valutazioni di Google sulla qualità complessiva del sito, perché i nuovi URL non aggiungono alcun valore reale all’utente.

Spreco di crawl budget

Dal punto di vista tecnico, poi, la scansione di pagine di parametri ridondanti fa consumare crawl budget verso risorse non strategiche, riducendo quindi la capacità del sito di sottoporre ai crawler come Googlebot pagine pertinenti e rilevanti e aumentando nello stesso tempo il carico del server.

Inoltre, le variazioni identiche o similari dello stesso contenuto della pagina potrebbe rendere disponibili versioni differenti anche di link e condivisioni social: il crawler, in questo caso, potrebbe avere incertezze sulle pagine corrette da indicizzare per la query di ricerca e il pagerank della pagina si diluisce in modo improduttivo.

Indirizzo meno user friendly

Come dicevamo in un precedente approfondimento, l’URL ha anche un valore per l’user experience e tra le best practices SEO si consiglia di usare indirizzi brevi e semplici: i parametri URL creano invece stringhe lunghe, difficili da leggere e, spesso, apparentemente sospette e meno convincenti per un clic da email, social media e così via. Caratteristiche che possono influire negativamente sul CTR del sito e sulle prestazioni della pagina e che, alla lunga, possono contribuire a ridurre il brand engagement.