Il profilo Twitter ufficiale ha definito l’operazione “pulizie di primavera“, ma in realtà era già da tempo che gli osservatori SEO avevano notato un cambiamento nell’utilizzo che Google ne faceva: insomma, arriva la conferma ufficiale che gli attributi rel=prev/next non sono più usati come fattore di indicizzazione per Google.

Le spiegazioni di John Mueller

Google pensiona rel=prev/next

La notizia come detto è stata pubblicata su Twitter il 21 marzo e liquidata con poche parole: “valutando i nostri fattori di indicizzazione, abbiamo deciso di ritirare i rel=prev/next“, dicono da Google. “Gli studi mostrano che gli utenti amano i contenuti single-page e li cercano quando possibile, ma per Google Search vanno bene anche i multi-part”. L’importante, conclude il messaggio, è “sapere e fare ciò che è meglio per i vostri utenti”, sottolineando il termine *vostri* con due asterischi.

Google raccomanda di valutare la formattazione single-page

Secondo alcuni analisti SEO che hanno dato vita al dibattito sotto il tweet, proprio questa evidenziazione rappresenta la parte centrale del messaggio: il pensionamento degli attributi non dovrebbe dunque essere interpretato come un obbligo a non usarli più in nessun caso, ma un invito a valutare il comportamento e la soddisfazione dei propri utenti come elemento prioritario e di adattare il sito di conseguenza.

Gli attributi si possono ancora usare per la paginazione

Sintetizzando, si può dire che l’uso di rel=prev/next ha ancora valore, ma non per Google. La scoperta forse più sorprendente è che è da anni ormai che Google non considera questi attributi come segnali di indicizzazione, e che solo ora ha provveduto a darne notizia a tutti. Questa può essere anche la risposta alle preoccupazioni di quanti, soprattutto proprietari e gestori di eCommerce, sono rimasti spiazzati dall’annuncio del profilo Google Webmasters.

Cosa cambia per la paginazione

Ad esempio, nella conversazione social si leggono alcuni di questi messaggi dal tono spaventato: “Uso la paginazione per migliorare la navigazione tra i prodotti. Le pagine view-all si caricano troppo lentamente sulla maggior parte degli eCommerce, qual è dunque la soluzione da utilizzare?”, si chiede un utente, mentre un altro aggiunge che “il fatto che Google non usa i rel da anni potrebbe spiegare alcune cose sulla scansione e indicizzazione di assortimenti di prodotti profondamente impaginati!”.

I googler spiegano la paginazioneUsare rel=prev/next per l’accessibilità

Una risposta ufficiale arriva da Ilya Grigorik, Web performance engineer di Google, che interviene nella discussione chiarendo che Google “segue i link e i link alle pagine successive! Stiamo semplicemente dicendo che non dovete decorare questi link con gli attributi rel=prev,next per Googlebot, ma che potete usarli per altre ragioni, come ad esempio l’accessibilità”.

Le pagine devono reggersi da sole

Insomma, da anni l’uso di rel=prev/next non ha valore per Googlebot, e ciò che importa e serve è concentrarsi nel fornire un contenuto che sia ottimale per l’utente, assicurandosi che sia come al solito di qualità e utile. Ancor più nello specifico, bisogna ottimizzare ogni singola pagina, perché Google – come detto da John Mueller in un tweet, valuta la pagina “così come la trova”, ed è una buona pratica quella di assicurarsi che tutte le pagine possano “reggersi da sole”.

Lo stesso Mueller ha poi ritwittato un commento di un altro utente, che invita a “dimenticare per un secondo la paginazione e pensare alle pagine come normali pagine di categoria. Ogni pagina di paginazione ha contenuti unici, inclusi articoli o prodotti? Bisogna ricordare che le pagine di paginazione sono doorway per le pagine di livello più profondo, e quindi è necessario anche valutare la struttura dei link interni del sito”.

La paginazione e i rel

La giusta combinazione degli attributi rel=next/prev e di rel=canonical è stato il modo in cui Google in passato ha suggerito di strutturare la paginazione: fa dunque scalpore apprendere che, in realtà, è da anni che Googlebot non considera questi parametri!

Paginazione, Google elimina la pagina dei consigliLe strade alternative per la paginazione

Fino a pochi giorni fa, tutti eravamo convinti che la paginazione ideale e raccomandata si basava sul comunicare a Google che le pagine individuali fossero parte della stessa serie, con gli attributi rel che indicavano la posizione della pagina in questo percorso. E in questa direzione ci guidava anche la pagina della Guida di Search Console, che è stata poi cancellata (anche se non ancora deindicizzata, come si vede nell’immagine allegata).

In realtà (e da anni!), le pagine in serie sono indicizzate allo stesso modo di qualsiasi altra parte di contenuto single-page, anche perché “sembra che la maggior parte dei siti stiano facendo l’impaginazione in modi ragionevoli che funzionano a prescindere da questi collegamenti”, conclude Mueller.

Come gestire la paginazione dei siti

Il senso dell’annuncio di Google è che “non sta cambiando niente”, perché ogni sito (che funziona) dovrebbe continuare a seguire la strada che fin qui ha portato risultati e che è stata apprezzata dai suoi utenti. In linea generale, publisher e webmaster possono inviare in altri modi segnali a Google per la paginazione, come collegare altre pagine di una serie all’interno del body content, oppure creare più contenuto single-page al posto della paginazione consecutiva, assecondando – come dice Google – le preferenze degli utenti, anche se i contenuti multi-page restano ancora accettabili per il posizionamento.

GM