Nel precedente articolo abbiamo provato a fornire una guida alla link building sintetica e facile, mettendo in evidenza alcuni punti centrali di questa fondamentale attività SEO. Partendo dalle basi teoriche fornite, e dal concetto chiave che i link a Google piacciono e servono, ora ci concentriamo sui 10 errori da non commettere in una strategia di link building, quei passi falsi che possono compromettere la riuscita della strategia o che, nei casi peggiori, possono addirittura provocare una penalizzazione a livello di pagina o di sito.

Creare un profilo backlink naturale

La link building ideale è un processo lento, che necessita di tempo e pazienza e che comincia dalla costruzione di un buon sito con contenuti di qualità e buon lavoro SEO on-page, così da provare a intercettare i link naturali che si creano grazie all’interesse che si muove intorno al proprio sito, a cui aggiungere quelli che possono nascere intavolando rapporti con siti autorevoli che possono fornire collegamenti di alta qualità, possibilmente con ancora brand, in linea con il settore trattato. Interpretando le linee guida di Google, un profilo backlink naturale è quello che riesce a raccogliere consensi – espressi sotto forma di link, follow e nofollow (seppur di peso diverso in termini di ranking, come sappiamo), ma anche citazioni e menzioni – da varie tipologie di siti, che abbiano diversi livelli di autorevolezza.

1.     Improvvisare una campagna di link building senza strategia

Il primo errore di link building, ma che in realtà si può estendere a tutte le attività SEO, è quello di improvvisare e non seguire una vera strategia. Abbiamo definito la link building come un’arte, e come tale deve essere interpretata e messa in pratica: il contenuto che si intende promuovere deve essere di qualità, deve offrire un valore aggiunto all’esperienza e alle informazioni del lettore, così come ponderata deve essere la (eventuale) scelta del sito su cui pubblicare o a cui proporre il contributo realizzato specificamente.

2.     Non valutare la qualità del link

Come sappiamo, oggi sono disponibili molti SEO tool che consentono di determinare la qualità di un link, e anche la nostra suite SEOZoom ha un’area dedicata all’analisi dei backlink. Pertanto, il secondo errore che si può commettere in una campagna di link building, correlato al primo, è di non utilizzare a dovere le metriche dei tools per valutare autorevolezza, traffico, presenza di link spam del proprio sito e di quello che ospiterà il link.

3.     Non interpretare le metriche

C’è però una specificazione da aggiungere a quanto scritto prima, perché non sempre le metriche raccontano tutto, e fermarsi solo alla lettura dei dati senza interpretarli e senza approfondirli rischia di essere altrettanto superficiale e di non portare benefici in termini di ottimizzazione delle performance del sito. Un errore frequente è quello di valutare un sito ospitante solo sulla base dei valori di “autorevolezza”, senza indagare su cosa si regga tale numeretto; per questo, il consiglio è di guardare più nel complesso allo stato di salute di un sito e il rendimento delle ricerche su Google, studiare il suo profilo backlink ma anche il traffico generato, per capire se è un sito vero o solo un contenitore di link. Abbiamo già detto che la Zoom Authority serve proprio a questo?

Link Building, gli errori da non commettere4.     Pubblicare su siti spam

Ancora più nello specifico, può essere un errore potenzialmente grave per la reputazione di un sito andare a pubblicare contenuti con link soltanto su siti ospitanti spudoratamente spam, che nascono con il solo obiettivo di monetizzare attraverso la vendita di guest post. In casi del genere, la cattiva fama del sito spam può influenzare negativamente Google nella valutazione del nostro sito, e quindi il link non solo potrebbe non portare i desiderati effetti di spinta al posizionamento dalla keyword, ma addirittura potrebbe rivelarsi un autogol e generare penalizzazioni.

5.     Pubblicare su PBN contenitori di link

Fino a qualche anno fa, un metodo molto utilizzato per forzare il ranking di keyword e pagine era quello di creare siti appositamente per linkare quelle risorse. Oggi gli spider di Google lavorano in maniera molto più raffinata ed efficiente e riescono a valutare, come detto, la qualità dei collegamenti, ma tengono conto anche di altri fattori per evitare la presenza di “qualsiasi link mirato a manipolare il PageRank o il posizionamento di un sito nei risultati di ricerca di Google”. Questo significa che è non è consigliabile pubblicare link su PBN (dall’inglese Private Blog Network, vale a dire su una rete di siti/blog riconducibili a un solo proprietario, che ne ha pieno controllo e gestione) se queste PBN non sono adeguatamente strutturate e ottimizzate: in questo senso, bisogna verificare se i domini sono registrati con gli stessi dati, se condividono server, hosting provider o addirittura lo stesso indirizzo IP, se utilizzano lo stesso CMS e lo stesso tema, se mancano delle necessarie pagine informative (quelle relative al “chi siamo”, i contatti, i dettagli sulla privacy).

6.     Creare schemi di link

È Google stesso, nelle norme sulla qualità che si trovano gratuitamente online, a segnalare come sbagliato il ricorso a schemi di link, ovvero a procedure e trame messe in atto per tentare di manipolare il posizionamento di siti, che comprendono comportamenti riferiti sia ai link in ingresso sul proprio sito che ai link in uscita dallo stesso. Tra gli esempi di schemi di link che “possono influire negativamente sul posizionamento di un sito” su Google sono compresi lo scambio eccessivo di link uno-a-uno (del tipo “tu mi citi e linki e io ricambio”), la  creazione di pagine partner esclusivamente per lo scambio di link, la realizzazione di campagne di article marketing su larga scala (con contenuti duplicati o con link di anchor text troppo densi di parole chiave), l’utilizzo di programmi o servizi automatizzati per creare link al tuo sito e così via.

7.     Essere off topic

La pertinenza e la rilevanza dei contenuti sono fattori importanti in termini di ranking su Google, e dunque non considerarli nella strategia di link building può essere problematico. L’obiettivo da raggiungere è invece ottenere un link da un sito che tratta argomenti analoghi a quelli presenti nella risorsa che intendiamo collegare e spingere, perché solo così il contenuto può rappresentare un valore aggiunto sia per l’ospitante che per il lettore, ma soprattutto essere visto positivamente dai motori di ricerca. Essere in topic significa anche prestare attenzione allo stile di scrittura del sito su cui si va a pubblicare, utilizzare un tono di voce e forme simili a quelle abituali, adattarsi insomma al contesto in cui si inserirà l’articolo.

8.     Linkare pagine non ottimizzate

La SEO off-page rischia di non produrre effetti se non è accompagnata da un’adeguata ottimizzazione on-page: se si cerca di spingere una pagina che non è ben strutturata, che presenta contenuti scarsi e di bassa qualità, che non piace a Google, o che addirittura non contenga la keyword che viene poi usata come anchor text, gli obiettivi che si cercano di raggiungere con la link building non troveranno riscontro. Prima di lavorare off-site, dunque, il consiglio è di concentrarsi a ottimizzare la pagina, utilizzando anche gli strumenti SEO di SEOZoom, in particolare quelli dedicati ai contenuti come il plugin per editor o l’analisi del gap intent con i competitor che sono riusciti a posizionarsi in SERP.

9.     Non studiare una strategia per le anchor text

Il testo di ancoraggio – traduzione letterale di anchor text – è uno degli elementi più complessi nella gestione dell’attività di link building, perché rappresenta un segnale che consente ai motori di ricerca di comprendere di cosa tratta la pagina che stai linkando. L’errore più frequente è quello di abusare di anchor text di tipo manipolativo, ovvero che presentano una corrispondenza esatta con la keyword che si intende posizionare, perché questo metodo rischia di essere interpretato da Google come una forzatura, soprattutto quando analizza alcuni settori specifici, come quelli che rientrano nelle note “YMYL Pages” (acronimo di Your Money or Your Life, riferimento più o meno ironico a segmenti come salute, finanza, risparmi e così via, dove le informazioni fornite possono avere impatti sul benessere fisico o finanziario di chi ne fruisce).

Variare le anchor text e le pagine linkate

Premesso questo, altri errori che si possono commettere in un approccio non strategico alla link building è quello di utilizzare sempre la stessa anchor text in maniera sistematica: il rimando ipertestuale deve essere uno spunto che incuriosisce il lettore, che lo inviti a cliccare per approfondire l’argomento, e l’ancora deve guidare verso questo percorso. Importante è poi usare a dovere anche le ancore branded, ovvero che presentano il nome del sito o dell’azienda, che servono a rafforzare la reputazione del marchio.

In termini pratici, poi, sarebbe sempre cercare di indirizzare i link verso pagine diverse e non concentrare tutti i rimandi sulla stessa pagina, anche se è la home page: i concetti da tenere a mente sono link juice, che è il valore che link indirizzati a home o categorie specifiche possono trasmettere anche alle altre pagine inferiori, e deep linking, ovvero lo sviluppo di link diretti verso pagine interne del sito.

10.Offrire articoli di bassa qualità

Questo ultimo errore dovrebbe essere ormai prevedibile, perché ne abbiamo fatto cenni anche in precedenza: pensare di fare link building proponendo articoli di bassa qualità o addirittura copiati non porta risultati. Al contrario, i contenuti devono essere capaci di migliorare la navigazione e fornire delle informazioni utili ai visitatori, scritti in un italiano corretto, con testo adeguato e ben formattato, leggibili e interessanti; soprattutto, non devono essere articoli realizzati al solo scopo di contenere un link a fini promozionali. Questa è anche la strada per cercare di interessare davvero i lettori e intercettare nuovi link spontanei dalla condivisione naturale degli utenti, incuriositi e appagati dai contenuti proposti.

GM