Ripartiamo dalle basi! Spesso – anche nei nostri approfondimenti – utilizziamo delle formule comuni ma molto settoriali, che possono risultare di difficile comprensione a chi non è addentro alla professione o si approccia per la prima volta alle tematiche SEO: è il caso di ricerca organica, un’espressione che forse è meno scontata di quanto possa sembrare. Ecco quindi qual è il significato di ricerca organica, quali sono i risultati organici su Google e sugli altri motori di ricerca e perché è importante incrementare il traffico organico.

Ricerca organica: definizione e spiegazione

Della ricerca organica fanno parte tutti i risultati che appaiono sulle SERP di un motore di ricerca dopo una query che non sono a pagamento: sono quindi pagine che gli algoritmi mostrano solo perché pertinenti ai termini di ricerca di un utente.

In inglese, il termine organic significa naturale, in riferimento a qualcosa che si sviluppa senza forzature esterne, pianificazione o interventi artificiali: pertanto, ricerca organica è appunto quella composta esclusivamente da risultati che appaiono in modo naturale, sulla base dei rigorosi calcoli algoritmici e senza l’influenza dei pagamenti degli inserzionisti, mentre al contrario la ricerca paid è l’espressione riferita al sistema di annunci sponsorizzati su Google e non solo.

In pratica, quindi, la ricerca organica è l’area del lavoro del digital marketing verso cui si concentra per definizione la SEO, che studia le tattiche e i miglioramenti necessari ad aumentare la visibilità organica delle pagine di un sito.

Come si compone la ricerca organica su Google

Ciò vale in modo particolare per Google, che nelle sue SERP distingue (per legge) i risultati organici da quelli a pagamento, segnalati dall’etichetta Annuncio che identifica il sistema di Google Ads, completando poi la pagina dei risultati con tutte le altre feature che ormai conosciamo.

Se alle origini era facile individuare quali fossero i risultati organici – i classici 10 link blu che apparivano dopo la digitazione di una query – oggi la situazione è molto più complessa e, come rivelato anche da un nostro studio, lo spazio effettivamente a disposizione della ricerca gratuita è praticamente eroso dalle altre funzioni che appaiono nella pagina di Google, e che solitamente riportano ad altri strumenti di proprietà Big G.

Ad ogni modo, le evoluzioni non hanno modificato lo spirito originario del servizio, e quindi ancora oggi è possibile trovare i risultati organici, il cui posizionamento non si acquista ma è valutato dagli algoritmi in base ai loro fattori di ranking e, in particolare, rispetto a criteri quali pertinenza, qualità, utilità e corrispondenza dei contenuti con la richiesta che l’utente ha reso attraverso la sua query.

Come dicono le pagine pubbliche di Mountain View, la ricerca organica è la sezione gratuita delle pagine dei risultati di ricerca, in cui “non è mai possibile acquistare posizionamenti” perché  Google “tende sempre a mostrare sempre contenuti che rispecchiano in pieno la query espressa dall’utente”.

Non solo ricerca organica: la ricerca a pagamento e le altre feature nelle SERP

Se l’odierna SERP di Google ci appare più caotica rispetto al passato è a causa della presenza di tantissime altre feature che, seguendo la classificazione appena descritta, possiamo comunque definire organiche – cioè gratuite, non legate a pagamenti ma a valutazioni algoritmiche.

I risultati del local pack, i knowledge panel, ma anche i box People Also Ask, i featured snippet, i caroselli con gli articoli di attualità o le immagini e tutti gli altri risultati multimediali ricchi estendono la portata della ricerca e permettono all’utente di approfondire la sua query in modo differente o di avere una risposta più mirata al search intent nascosto dietro la richiesta.

Di senso completamente opposto sono i risultati della paid search, ovvero della ricerca a pagamento, la cui posizione e apparizione nelle SERP è determinata solo dalla spesa effettata da un advertiser sulla rete di ricerca a pagamento di Google (o degli altri motori di ricerca). Tali risultati sponsorizzati sono di vario tipo, a cominciare dagli annunci pay per click espliciti che compaiono nelle pagine dei risultati di ricerca, solitamente in alto o in basso.

La principale differenza tra ricerca organica e ricerca a pagamento è quindi il costo: nel primo caso, non si paga nulla apertamente (ma le attività SEO per migliorare il posizionamento possono ovviamente costare tempo e fatica, oltre che un investimento monetario vero e proprio), mentre nella paid search è necessaria una spesa in campagne di Google Ads – semplificando, nella modalità Pay Per Click si paga il motore di ricerca ogni volta che qualcuno fa clic su un annuncio dalle inserzioni e visita il sito web.

C’è però da considerare anche l’aspetto temporale: i risultati organici solitamente durano maggiormente nel tempo rispetto a quelli a pagamento che, quando finisce la campagna, tendono a sparire. Allo stesso tempo, però, con un investimento in Ads è possibile ottenere dietro pagamento visibilità immediata (per quanto rapida ed effimera), mentre i tempi della SEO per il posizionamento organico possono essere molto più lenti e ci vogliono anche mesi per migliorare il ranking.

Perché è importante la ricerca organica

Il valore della ricerca organica è elevato perché, per moltissimi siti, rappresenta la prima fonte di visite e di quello che si chiama di conseguenza traffico organico, ovvero il traffico proveniente dai clic di utenti che sono passati attraverso il motore di ricerca grazie a posizionamenti ottenuti senza alcuna spesa “evidente” (e non quindi da annunci a pagamento né da altri canali come i social).

Il traffico organico è un tipo di traffico completamente diverso da quello che si può ricevere da qualsiasi canale a pagamento o social, perché attrae persone interessate a ciò che la pagina e il sito possono offrire: gli utenti cliccano volontariamente sul risultato organico e lo preferiscono sulla base della propria intuizione (e di ciò che leggono negli snippet di anteprima o di ciò che sanno a proposito del brand), e quindi sono già potenzialmente predisposti positivamente a interagire con il contenuto e potenzialmente pronti alla conversione.

Il nostro compito è quindi “coltivare” questo traffico organico e fare in modo che gli utenti che atterranno sulle pagine trovino ciò che si aspettavano, senza tornare indietro delusi alle pagine del motore di ricerca per cliccare su risultati di competitor.