A settembre 2019, Google ha sorpreso il mondo SEO annunciando importanti cambiamenti nel modo in cui gli editori possono contrassegnare i link in uscita dalle proprie pagine web. Come ricorderete, il motore di ricerca aveva aggiunto due nuovi rel – UGC e Sponsored – e cambiato l’interpretazione del rel nofollow, che è forse l’aspetto più rilevante di questa rivoluzione. Dal 1 marzo, la modifica sarà ufficialmente in vigore e Google userà il nofollow come suggerimento anche dal punto di vista del ranking.

L’attributo rel per qualificare i link in uscita per Google

L’attenzione si concentra sull’attributo rel nel tag <a>, che ci permette di comunicare allo spider informazioni aggiuntive sui link in uscita stabilendo una relazione tra le pagine. Dallo scorso settembre abbiamo a disposizione tre specifici valori da usare per segnalare a Google la relazione del nostro sito con la pagina collegata:

  • rel=”sponsored“, per i link a pagamento
  • rel=”ugc“, per contenuti generati dagli utenti
  • rel=”nofollow

Cosa significano i nuovi rel

Con questi cambiamenti Google ci fa capire che – nonostante l’evoluzione dell’algoritmo e l’affinamento dei criteri di ricerca – ancora oggi non è in grado di comprendere con certezza quali siano i link naturali da prendere in considerazione per il ranking. In pratica, ora il motore di ricerca chiede agli utenti e ai siti di “auto-denunciare” la natura dei collegamenti esterni per semplificare la decodifica dei backlink, confermando – tra le righe – quanto la link building e i link siano fondamentali come fattore di ranking.

Come interpretare il rel sponsored per i link in uscita

Nello specifico, il rel sponsored contrassegna i link che costituiscono pubblicità o posizionamenti a pagamento  e, da quanto si percepisce, in presenza di un collegamento così segnato Google non passerà neanche minimamente PageRank al sito linkato.

Per incentivarne la diffusione, Google aveva annunciato agli editori che le pagine con link commerciali senza il corretto rel avrebbero potuto essere penalizzate; una sorta di “leva terroristica” che appare piuttosto un modo per invogliare i siti web a utilizzare il rel sponsored così da consentire a Google di rivalutare anche i casi precedenti ed, eventualmente, togliere il valore assegnato in passato e per errore ai siti linkati.

Il nuovo rel UGC

È invece destinato in maniera specifica a commenti, post nei forum e siti con contributor free il rel UGC – User Generated Content – che identifica i collegamenti provenienti da pagine web dove i contenuti sono stati scritti dagli utenti e non dal proprietario.

Segnalare questo attributo aiuta Google a capire con chiarezza quando un link possa essere derivante da un’attività di spam, quindi al 100% non un link naturale.

Dissociarsi dal sito linkato con il nofollow

In ultimo ci concentriamo sul rel=“nofollow”, attributo introdotto nel lontano 2005 come mezzo per combattere lo spam (soprattutto nei commenti) e usato per dire allo spider di non seguire la pagina web linkata, quindi presumibilmente, senza trasferirle link juice.

Dal 10 settembre 2019, come detto, Google ha annunciato che si riserverà la possibilità di decidere se considerare o meno il nofollow, declassandolo quindi a suggerimento: tale modifica diventa ufficiale dal 1 marzo, ovvero tra due giorni!

Cosa cambia con il nuovo nofollow

Interpretando diversamente l’attributo, Google avrà la possibilità di utilizzare i link come segnali per migliorare il funzionamento dei propri sistemi di ranking. Come conseguenza, i link con attributo rel=”nofollow” non saranno più completamente ignorati in termini SEO (e già da tempo sappiamo che il crawler segue anche i link nofollow per la scansione), ma si aggiungono al complesso sistema di apprendimento e riconsiderazione dei link che contribuisce a determinare la classificazione di un sito.

Da Google arrivano anche indicazioni dirette per i siti rispetto all’uso dei rel, e in particolare si invita a usare “il valore nofollow quando altri valori non sono idonei e preferisci che Google non associ il tuo sito alla pagina collegata o che non esegua la scansione di tale pagina dal tuo sito”.

Anche se i link contrassegnati con gli attributi rel generalmente non vengono seguiti, bisogna ricordare che le pagine collegate potrebbero essere rilevate con altri mezzi, ad esempio sitemap o link da altri siti, e  quindi comunque essere sottoposte a scansione. Quindi, l’uso del nofollow sui link (anche interni) non evita del tutto la scansione e l’eventuale indicizzazione, e per impedire a Google di seguire un link che rimanda a una pagina del nostro sito bisogna usare la regola Disallow del file robots.txt, oppure usare il meta tag robots noindex per impedire a Google di indicizzare una pagina.