Non è sempre semplice comprendere quali sono gli aspetti importanti su cui concentrare la nostra attenzione nel lavoro di ottimizzazione della user experience del sito: per questo, Google ha deciso di lanciare un nuovo progetto, chiamato Web Vitals, che mira a essere una guida unificata ai segnali di qualità essenziali per offrire una grande esperienza utente sul web.

Il progetto Web Vitals di Google

Il programma è stato descritto da Ilya Grigorik, Web Performance Engineer, sul blog di Chromium, che ricorda innanzitutto che l’ottimizzazione per la qualità dell’esperienza utente è la chiave per il successo a lungo termine di qualsiasi sito Web.

Nel tempo, Google ha sviluppato molte metriche e strumenti utili per aiutare proprietari di aziende, esperti di marketing e sviluppatori a identificare opportunità per migliorare tutto ciò che è legato alla UX, anche attraverso la collaborazione con milioni di sviluppatori web e proprietari di siti.

Tanti strumenti non semplificano le misurazioni

Possiamo menzionare ad esempio Lighthouse, Chrome DevTools, PageSpeed ​​Insights, Rapporto velocità nella Search Console, che sono sicuramente utili e validi. Tuttavia, l’abbondanza di metriche e strumenti può rendere impegnativo tenere il passo, comprendere il funzionamento e interpretare tutti i dati forniti, e di conseguenza complica il processo decisionale su dove concentrare i propri sforzi in maniera prioritaria.

L’iniziativa Web Vitals mira a semplificare l’analisi e aiutare i siti a concentrarsi sulle metriche che contano di più, chiamate Core Web Vitals. Se misurare la qualità dell’esperienza dell’utente ha molte sfaccettature e alcuni aspetti sono specifici del sito e del contesto, Google ha individuato un insieme comune di segnali fondamentali per tutte le esperienze web.

Cosa sono i Core Web Vitals

I Core Web Vitals infatti si applicano a tutte le pagine Web, devono essere misurati da tutti i proprietari del sito e sono visualizzati su tutti gli strumenti di Google. Ciascuno di questi parametri rappresenta un aspetto distinto della UX, è misurabile sul campo e riflette l’esperienza reale di un risultato critico incentrato sull’utente.

Le 3 metriche principali dell’user experience nel 2020

Le metriche che compongono Core Web Vitals si evolveranno nel tempo, anticipa Google, e l’attuale set per il 2020 si concentra su tre aspetti – caricamento, interattività e stabilità visiva – e comprende tre metriche specifiche con rispettive soglie a cui far riferimento.

  • Largest Contentful Paint (LCP): misura le prestazioni di caricamento. In base agli studi di Google, per fornire una buona esperienza utente il LCP dovrebbe verificarsi entro 2,5 secondi dal primo avvio della pagina.
  • First Input Delay (FID): misura l’interattività. Per avere prestazioni efficienti, le pagine devono avere un FID inferiore a 100 millisecondi.
  • Cumulative Layout Shift (CLS): misura la stabilità visiva. Le pagine devono mantenere un CLS inferiore a 0,1 per fornire una buona UX.

Le 3 metriche UX di Google

Google suggerisce anche un metodo per assicurarci di raggiungere l’obiettivo raccomandato per la maggior parte dei nostri utenti: per ciascuna metrica, una buona soglia di misurazione è “centrare il 75esimo percentile dei page loads, segmentato su dispositivi mobili e desktop”.

Come misurare i Core Web Vitals

L’obiettivo di Google è “rendere Core Web Vitals semplice, di facile accesso e misurazione per tutti i proprietari e gli sviluppatori del sito”, sia nell’ecosistema di Google che all’interno delle varie dashboard e strumenti che si possono usare.

In particolare, Grigorik spiega che il Chrome UX Report consente di valutare rapidamente le prestazioni del sito per ogni Web Vital, come sperimentato dagli utenti reali del browser Chrome; il dataset BigQuery presenta già istogrammi accessibili al pubblico per tutti i Core Web Vitals ed è in fase di sviluppo “un nuovo REST API che renderà semplice e facile l’accesso a dati sia a livello di URL che a livello di origine”.

Non solo strumenti di Google

Oltre a questo, Google incoraggia fortemente “tutti i proprietari di siti a raccogliere le proprie analisi di misurazione dell’utente reale per ciascun Core Web Vital”. A questo scopo, diversi browser, tra cui Google Chrome, supportano le attuali specifiche di drafts – Largest Contentful Paint, Layout Instability ed Event Timing.

Per facilitare agli sviluppatori la misurazione delle prestazioni di questi parametri sui per i loro siti, è stata rilasciata anche una library JavaScript open source dedicata ai Web-vital, che può essere utilizzata con qualsiasi analytics provider che supporti metriche personalizzate o, in alternativa, come riferimento per sapere come acquisire accuratamente ciascuno dei Core Web Vitals per gli utenti del nostro sito.

Metriche di campo e metriche di laboratorio

Il Web Performance Engineer sottolinea anche il valore che in queste analisi hanno i cosiddetti field data o dati sul campo (spesso definiti anche Real User Monitoring perché raccolgono le informazioni sulle prestazioni registrate da utenti nel mondo reale su una varietà di dispositivi e condizioni di rete, raccolte in forma anonima) rispetto invece alle misurazioni di laboratorio.

Per scelta, infatti, i Core Web Vitals sono essenzialmente misurabili con metriche sul campo, anche se è possibile anche utilizzare i dati di laboratorio. I Lab Data (i dati di prova controllati, ottenuti attraverso metodo scientifico e metriche oggettive che possono essere calcolate in un ambiente controllato con un certo livello di accuratezza e ripetibilità) restano il modo migliore per testare le prestazioni delle funzionalità durante lo sviluppo, prima che vengano rilasciate agli utenti, e per rilevare le regressioni delle prestazioni prima che si verifichino.

Pur essendo quindi una parte essenziale per offrire grandi esperienze, le misurazioni di laboratorio non possono però sostituire completamente i dati sul campo, e Google ci spiega il motivo. Le prestazioni di un sito possono variare notevolmente in base alle capacità del dispositivo di un utente, alle condizioni della sua rete, a quali altri processi potrebbero essere in esecuzione sul dispositivo e al modo in cui interagiscono con la pagina.

In effetti, ciascuna punteggio delle metriche di Core Web Vitals può essere influenzato dall’interazione dell’utente, e quindi solo la misurazione sul campo può acquisire accuratamente l’immagine completa e fornire le indicazioni utili per intervenire.

Arriva anche un’estensione per Chrome

Nella fase di test e sviluppo gli ingegneri di Google hanno “trovato prezioso avere un facile accesso allo stato di ogni Core Web Vital sia nello sviluppo che durante la navigazione sul web”, e questo ha portato alla decisione di rilasciare una specifica estensione Core Web Vitals da aggiungere al browser.

L’applicazione mostra un indicatore visivo in Chrome sullo stato di ogni elemento vitale direttamente nel corso della navigazione e, in futuro, permetterà anche di visualizzare insights aggregati sugli utenti reali (forniti da Chrome UX Report) sullo stato di ciascun elemento vitale per l’URL corrente e l’origine.

Un progetto in evoluzione

Le attuali metriche di Core Web Vitals misurano tre aspetti importanti dell’esperienza dell’utente sul Web, ma Google è consapevole che “ci sono molti aspetti dell’esperienza dell’utente che non sono ancora coperti”. Da qui deriva la decisione di aggiornare Core Web Vitals su base annuale e di fornire aggiornamenti regolari sui futuri candidati, sulla motivazione e sullo stato di implementazione.

Guardando al 2021, anticipa Grigorik, stiamo investendo nella “costruzione di una migliore comprensione e capacità di misurare la velocità della pagina e altre caratteristiche fondamentali dell’esperienza dell’utente”. Ad esempio, il Googler cita la possibilità di “estendere la capacità di misurare la latenza di input tra tutte le interazioni, non solo la prima; nuove metriche per misurare e quantificare la scorrevolezza; primitive e metriche di supporto che consentiranno la consegna di esperienze istantanee e di tutela della privacy sul web e altro ancora”.