Torniamo a parlare di posizionamento su Google e, in particolare, del valore del CTR sui risultati presenti in SERP del motore di ricerca più usato al mondo: se nei mesi passati era stata una ricerca di AdvancedWebRanking a svelare il rapporto tra ranking e clic, ora invece è stato Brian Dean di Backlinko a pubblicare gli esiti di un lungo studio, che ha coinvolto 5 milioni di query su Google e quasi 900 mila pagine di risultati.

Un’analisi a tutto tondo sui fattori di CTR

Come spiega in dettaglio il lungo post sul blog della compagnia, Backlinko ha studiato anche alcuni parametri relativi all’ottimizzazione dei contenuti SEO, come la lunghezza dei titoli, le meta descrizioni, il sentiment, cercando di scoprire se e in quale modo tali fattori possano influenzare il tasso di clic. Sono dieci i punti salienti che emergono dal report, ognuno dei quali analizzato in maniera più approfondita per offrire spunti utili a chi organizza le proprie strategie nella SEO e cerca di migliorare le prestazioni del proprio sito.

Il valore della prima posizione su Google

Il primo dato evidenziato dallo studio riguarda il peso del risultato numero 1 in SERP: il primo link blu nei risultati di ricerca organici di Google conquista in media il 31,7 per cento dei clic da parte degli utenti. Il motivo è da ricercarsi in una maggiore fiducia attribuita dagli utenti al primo link che viene offerto da Google, su cui si clicca quasi istintivamente, mentre già il secondo (che è appena qualche pixel sotto al precedente) subisce già un netto calo.

Si tratta di un esito che conferma quanto già visto con le precedenti analisi e che non sorprende molto, così come scontata è la differenza enorme tra prima e seconda pagina di Google.

Grafico sul rapporto tra CTR e ranking

Crollo del CTR nelle altre posizioni

Secondo Backlinko, solo lo 0,78 per cento delle persone sfoglia le posizioni in seconda pagina sul motore di ricerca, ma allo stesso modo sono molto inferiori le percentuali e le probabilità di clic sugli altri risultati mostrati in SERP. Ad esempio, la posizione numero 2 attrae in media 24,71 persone su cento, la terza 18,66, la quarta 13,60 e la quinta 9,51; il dato diminuisce progressivamente fino ad arrivare al 3,09 per cento della posizione numero 10, che è quella che chiude le classiche SERP di Google.

Perdere traffico organico

La differenza tra posizione 1 e 10 su Google

Quindi, anche all’interno della prima pagina (che rappresenta sempre e comunque un traguardo di posizionamento importante per un sito) esiste una differenza abissale in termini di percentuali di clic: il primo risultato organico ha una probabilità 10 volte maggiore di ricevere un clic rispetto al sito che chiude la SERP.

In generale, lo studio ci rivela che i crolli di percentuali di clic si verificano a partire dalla quarta posizione e soprattutto dal quinto in giù, perché il CTR è relativamente piatto tra le posizioni 6 e 10. Questo significa due cose: la maggior parte degli utenti non scorre oltre il quinto link blu, ma la vera differenza la fanno le posizioni in TOP 3, che sono anche quelle che in genere appaiono above the fold in pagina per i risultati senza pubblicità Google ADS, snippet o altre funzionalità aggiuntive.

Quanto vale posizionarsi in TOP 3 su Google

Insieme, i primi 3 risultati di ricerca di Google ottengono il 75,1 per cento di tutti i clic, e quindi tre quarti di tutte le query sul motore di ricerca finiscono per essere indirizzate a siti in TOP 3. Chi vuole competere e ottenere traffico organico, dunque, non può accontentarsi di fissare come obiettivo SEO il raggiungimento di un generico “posizionamento nella prima pagina“, ma deve provare a issarsi al primo posto o almeno tra i primi tre.

Il valore di una posizione su Google

L’impatto del CTR al variare di una posizione

Statisticamente, il CTR organico per le posizioni tra la settima e la decima è praticamente lo stesso, e quindi un’oscillazione nel ranking nella parte inferiore della prima pagina potrebbe non comportare perdite o guadagni sensibili di traffico organico. Più nette le variazioni tra posizioni superiori: a parità di condizioni, salire di una singola posizione in Google aumenta il CTR medio del 30,8 per cento, e il più forte è quello che si nota tra la sesta e quinta posizione (incremento del 53,2 per cento).

Poche query, molto traffico

Il traffico arriva da Oltre a questi numeri, c’è però un altro aspetto questo studio porta alla luce: esaminando le query attraverso la Google Search Console, Backlinko ha notato che la maggior parte delle query ottiene pochissime impression e genera in media un tasso di clic pari a 8,1, un numero molto basso. Questo potrebbe significare due cose: la maggior parte delle keyword sono di long tail e hanno un volume di ricerca molto basso, oppure che il sito non si posiziona bene con questi termini.

Al contrario, è un numero ristretto di query che porta la stragrande maggioranza delle impression e dei clic verso il sito, un elemento che conferma parallelamente anche che molti siti sprecano crawl budget con contenuti che non sono performanti.

Il rapporto tra titoli e clic degli utenti

Interessante il focus sui titoli, perché evidenziano un aspetto importante delle abitudini degli utenti: i tag title che contengono una domanda mostrano un CTR più elevato del 14,1 per cento rispetto alle pagine con titoli non interrogativi. Dopo tutto, le ricerche in inglese si chiamano “query” (ovvero domande) e in genere chi si rivolge al motore di ricerca “sta essenzialmente cercando una risposta a una domanda“, si legge nell’analisi, e “l’uso del titolo di una domanda può confermare al lettore che il risultato contiene la risposta alla sua domanda esatta”, ovvero soddisfare il suo search intent.

Qual è la lunghezza del titolo più efficace per la SEO

Lo studio consente anche di rispondere all’annosa domanda sulla giusta lunghezza da usare per i title: secondo i dati, le pagine con titolo di lunghezza compresa tra i 15 e 40 caratteri hanno un CTR maggiore dell’8,6 per cento rispetto a quelle che non rientrano in tale intervallo.

Le power words non attraggono clic

Secondo Backlinko, inoltre, l’utilizzo di quelle che sono definite “power words” nel titolo può addirittura abbassare il CTR: ovvero, usare espressioni come segreto, definitivo, assurdo, incredibile, migliore, perfetto e così via non rappresenta un incentivo alla lettura per le persone, ma un deterrente a cliccare sulla risorsa. Per la precisione, pagine e title con Power Words mostrano un CTR inferiore quasi del 14 per cento rispetto a quelli senza questi termini “sensazionalistici“, che possono essere avvertiti come tentativi di clickbait e risultano più adatti a social network (dove invece funzionano bene).

Puntare sui sentiment può aumentare il traffico organico

Differente invece è la percezione dei titoli “emotional“, ovvero di quelli che contengono un riferimento a un sentiment positivo o negativo: in questo caso, il CTR migliora di circa il 7 per cento rispetto ai titoli in cui queste espressioni sono assenti. Bisogna comunque specificare che il “sentimento” è una metrica più sfumata rispetto a quella oggettiva della presenza o dell’assenza di una singola power word, e che è possibile scrivere un titolo carico di emozioni senza usare tali parole e, soprattutto, senza apparire come clickbait pur puntando sui pulsanti emozionali.

L’uso di keyword negli URL e il CTR

Nonostante quanto ritenuto dai SEO specialist che hanno risposto al sondaggio di SparkToro sui fattori di ranking, poi, anche la presenza di keyword negli URL ha un impatto sulla probabilità di clic da parte degli utenti. In particolare, gli indirizzi URL che contengono una parola chiave vantano una percentuale di clic superiore del 45 per cento rispetto agli altri.

L’importanza delle meta description per attrarre utenti

Infine, l’ultimo punto evidenziato dalla ricerca di Backlinko riguarda le meta descrizioni: l’ottimizzazione di questo elemento può fare la differenza in termini di percentuale di clic, perché le pagine con una meta descrizione ottengono quasi il 6 per cento di clic in più rispetto a quelle dove tale parametro è assente. Pur non influendo direttamente sul ranking, dunque, le meta description sono un fattore utile per la user experience, perché consente al lettore di avere un’anteprima del contenuto che può leggere in pagina.