Google continua nelle sue operazioni di trasparenza, con cui prova a informare (sommariamente) gli utenti e gli esperti sul funzionamento del suo motore di ricerca: con l’ultimo contributo, possiamo scoprire come è organizzato il famoso Indice di Ricerca (search index), da dove arrivano le informazioni e come l’algoritmo riesce a rendere utili le SERP, rispondendo alle richieste delle persone e rispettando i criteri e le priorità stabiliti da Google.

L’Indice di Google e le informazioni per gli utenti

La sfida più grande di Google oggi non è solo indicizzare tutto ciò che è disponibile nel Web, ma anche (e soprattutto) presentare i risultati in un modo utile e accessibile rapidamente agli utenti, organizzando le informazioni che mostra in SERP in una maniera facile da comprendere e “digerire” per le persone.

Per questo motivo, Nick Fox (Vice President of Product & Design, Search and Assistant della compagnia americana) ha cercato di offrire “uno sguardo più da vicino a come ci avviciniamo all’organizzazione delle informazioni su Ricerca Google”, con due diversi articoli pubblicati sul sito ufficiale di Google.

Quando vieni su Google ed esegui una ricerca, dice Fox, “potrebbero esserci miliardi di pagine che sono potenziali corrispondenze per la tua query e milioni di nuove pagine vengono prodotte ogni minuto”. All’inizio, Google aggiornava il suo indice di ricerca una volta al mese ma ora “come altri motori di ricerca, indicizziamo costantemente nuove informazioni per renderle accessibili tramite la ricerca”.

La complessità del lavoro del motore di ricerca

Un ulteriore elemento di complessità deriva dalle ambizioni di Google che, sin dal momento della fondazione più di 22 anni fa ha continuato “a perseguire la missione di organizzare le informazioni mondiali e renderle universalmente accessibili e utili”. Un obiettivo più ampio rispetto alla semplice organizzazione delle pagine web, che riguarda piuttosto l’organizzazione di “tutte le informazioni del mondo”, come dice Fox.

In breve tempo, prosegue il VP, “Google si espanse oltre il Web e iniziò a cercare nuovi modi per comprendere il mondo e rendere le informazioni e le conoscenze accessibili a più persone. Internet e il mondo sono cambiati molto da quei primi giorni e abbiamo continuato a migliorare la Ricerca Google per anticipare e rispondere alle esigenze di informazioni in continua evoluzione delle persone”.

Non è un mistero che “i risultati della ricerca che hai visto nel 1998 siano diversi da quelli che potresti trovare oggi”, e serve quindi uno sforzo divulgativo da parte dell’azienda per dare qualche dettaglio rapido su “come approcciamo all’organizzazione di un universo in continua espansione di pagine web, immagini, video, approfondimenti del mondo reale e tutte le altre forme di informazione che ci possono essere”.

Le ambizioni di Google

Oggi infatti Google “indicizza tutti i tipi di informazione, dal testo e dalle immagini nelle pagine web alle informazioni del mondo reale, come ad esempio se un negozio locale ha in magazzino un maglione che stai cercando”.

Per rendere utile questa mole di dati, Google “le organizza nella pagina dei risultati di ricerca in modo da renderli facili da scansionare e digerire: quando cerchi un lavoro, spesso desideri visualizzare un elenco di ruoli specifici, mentre se stai cercando un ristorante, vedere una mappa può aiutarti a trovare facilmente un posto nelle vicinanze”.

Con la sua evoluzione continua, le SERP attualmente offrono “un’ampia gamma di funzioni – dai caroselli di video e notizie fino ai risultati arricchiti con immagini, da etichette utili come le recensioni con stelle a pannelli informativi per persone, aziende ed eventi – per aiutarti a navigare tra le informazioni disponibili in modo più fluido”. Queste funzionalità includono link a pagine Web, quindi “è possibile fare clic facilmente su un sito Web per trovare ulteriori informazioni”.

Non più solo 10 link in SERP (oggi sono in media 26)

In effetti, aggiunge Fox, “abbiamo aumentato il numero medio di link in uscita a siti web su una pagina dei risultati di ricerca da soli 10 (i vecchi 10 link blu) a una media di 26 link su una pagina dei risultati per dispositivi mobili”. Avendo aggiunto funzionalità più avanzate alla Ricerca Google, “è più probabile che le persone trovino ciò che stanno cercando e i siti web hanno maggiori possibilità di apparire nella prima pagina dei risultati di ricerca”.

La query Pancake su Google nel 2012 e nel 2020

L’immagine chiarisce questo cambiamento: chi cercava “pancake” nel 2012, trovava principalmente link a pagine web, mentre ora può trovare facilmente collegamenti a ricette, video, informazioni sui pancake, informazioni nutrizionali, ristoranti che servono pancake e altro ancora. Un vantaggio per l’utente, che sempre più spesso può essere soddisfatto della sua ricerca quasi direttamente in SERP – non a caso, si parla di tendenza zero clic – e meno per chi opera online, perché queste funzioni tolgono spazio anche agli stessi risultati organici.

Diversa (inevitabilmente) l’opinione di Fox, secondo il quale “la presentazione delle informazioni in feature avanzate, come un carosello di immagini o una mappa, rende la Ricerca Google più utile, sia per le persone che per le aziende”. Queste funzionalità “sono progettate in modo da consentire alle persone di trovare le informazioni più pertinenti e utili per la loro query: migliorando la nostra capacità di fornire risultati pertinenti, abbiamo visto che le persone trascorrono più tempo sulle pagine web che trovano tramite la Ricerca, e la quantità di tempo trascorso sui siti Web a seguito di un clic dalla Ricerca Google è cresciuta notevolmente di anno in anno”.

Un invito a esplorare gli argomenti

Un altro elemento importante per organizzare le informazioni è aiutare gli utenti a saperne di più su un argomento: dopotutto, “la maggior parte delle query non ha una sola risposta, ma spesso è una domanda aperta come idee per dessert“, prosegue l’autore.

I team di Google per la user experience “dedicano molto tempo a pensare come rendere facile e intuitivo perfezionare la tua ricerca mentre procedi”: questo è il motivo per cui “abbiamo introdotto funzionalità come i caroselli, in cui puoi facilmente scorrere lo schermo del telefono per ottenere più risultati”.

La query meringa su Google

Anche in questo caso, l’immagine aiuta a capire l’evoluzione del motore di ricerca: se cerchiamo “meringa”, possiamo visualizzare un elenco di argomenti correlati e una serie di domande correlate fatte da altre persone, che possono aiutarci nel nostro viaggio.

Come funziona la Ricerca Google?

Ma organizzare le informazioni “in formati facili da usare è solo un pezzo del puzzle”: per rendere veramente utili tutte queste informazioni, Google deve “anche ordinare, o classificare, i risultati in modo da garantire che solo le pagine e le fonti più utili e affidabili salgano in cima”.

Uno sforzo enorme, se pensiamo che ogni giorno miliardi di persone usano il motore di ricerca per i loro scopi – e la Ricerca Google è solo “uno dei tanti modi in cui le persone trovano informazioni e siti web”, il preferito a livello mondiale. “Ogni giorno inviamo miliardi di visitatori a siti” (Fox parla di “oltre 100 milioni di siti Web diversi”) e da quando Google è nato a oggi “il traffico che inviamo ai siti web è cresciuto ogni anno, aiutando le persone a scoprire nuove aziende, blog e prodotti, non solo i siti più grandi e conosciuti della Rete”.

Ovvero, a tutte le pagine del “Web aperto che abbiamo scansionato e indicizzato, seguendo le istruzioni fornite dagli stessi creatori del sito”. I proprietari dei siti hanno infatti il controllo per dire al web crawler Googlebot “quali pagine dobbiamo scansionare e indicizzare” e, da qualche tempo, “hanno anche controlli più granulari per indicare quali parti di una pagina dovrebbero apparire come snippet di testo su Ricerca Google”. Inoltre, usando i vari strumenti per sviluppatori, “i creatori di siti possono scegliere se vogliono essere scoperti tramite Google e ottimizzare i loro siti per migliorare il modo in cui vengono presentati, con l’obiettivo di ottenere più traffico gratuito da persone alla ricerca delle informazioni e dei servizi che offrono”.

Il ranking dei risultati e delle informazioni su Google

Gli articoli si soffermano poi su questioni che sono per noi quotidiane, come il ranking dei risultati: usando le parole di Fox, per determinare quali risultati sono più pertinenti e utili per una determinata query i sistemi di Google “prendono in considerazione una serie di fattori, dalle parole che compaiono sulla pagina alla novità del contenuto”. Alla base di questi sistemi “c’è una profonda comprensione delle informazioni –  dalla lingua e dal contenuto visivo al contesto come il tempo e il luogo – che ci consente di abbinare l’intento della tua query con i risultati più pertinenti e di massima qualità che sono disponibili”.

Nei casi in cui è presente un’unica risposta – come per la domanda diretta “Quando sono stati i primi Academy Awards?” – il risultato più utile è “fornire direttamente tale risposta”, e quindi Google mostrerà l’informazione nella parte superiore della pagina.

Più di frequente, le query possono avere molte interpretazioni, come nel caso di “pizza: potresti cercare ristoranti nelle vicinanze, opzioni di consegna, ricette di pizza e altro ancora”. I sistemi di Google “mirano a comporre una pagina che probabilmente avrà quello che stai cercando, classificando i risultati per gli intenti più probabili nella parte superiore della pagina”. In dettaglio, “classificare prima una ricetta di pizza sarebbe sicuramente rilevante, ma i nostri sistemi hanno imparato che le persone che cercano pizza hanno maggiori probabilità di cercare ristoranti, quindi è probabile che mostreremo prima una mappa con i ristoranti locali”.

L’immagine in basso mette a confronto la SERP per “pizza” con quella per “pancake” che, secondo Google, ha un intento maggiormente diretto a cercare ricette.

Differenze tra la SERP per pizza e quella per pancake su Google

Le fonti delle informazioni su Google

Accanto a “creatori, editori e aziende di tutte le dimensioni che lavorano per creare contenuti, prodotti e servizi unici”, ci sono “anche informazioni che rientrano nella categoria di ciò che potresti descrivere come conoscenza comune”: si tratta cioè di “informazioni che non sono state create in modo univoco o non appartengono a nessuna persona, ma rappresentano un insieme di fatti ampiamente noti”. Tra gli esempi, Fox cita “la data di nascita di una figura storica, l’altezza della montagna più alta del Sud America, o anche che giorno è oggi”.

Google aiuta “le persone a trovare facilmente questi tipi di fatti attraverso una varietà di funzioni di Ricerca Google come i knowledge panel, che prendono informazioni da un’ampia gamma di fonti con licenza aperta come Wikipedia, The Encyclopedia of Life, Johns Hopkins University CSSE COVID-19 Data e il Data Commons Project, un database aperto di conoscenza di dati statistici che abbiamo avviato in collaborazione con U.S. Census, Bureau of Labor Statistics, Eurostat, World Bank e molti altri”.

Un altro tipo di conoscenza comune è il prodotto di calcoli, informazioni che Google spesso genera direttamente: quindi, quando cerchiamo “una conversione del tempo (Che ore sono a Londra?) o una misurazione (Quante libbre in una tonnellata metrica?), o vogliamo conoscere la radice quadrata di 348, quelle sono informazioni che Google calcola”, senza link ad alcun sito e, a volte, senza neppure fornire altre risorse nelle SERP. Piccola curiosità: Google calcola automaticamente anche gli orari di alba e tramonto per le località in base alla latitudine e alla longitudine!

L’uso di licenze e programmi di partnership

Il vicepresidente Nick Fox si sofferma anche su altri aspetti, dicendo che “quando si tratta di organizzare le informazioni, i dati non strutturati (parole e frasi sulle pagine web) sono più difficili da comprendere per i nostri sistemi automatizzati”. Più semplice è contare su “database strutturati, comprese le basi di conoscenza pubblica come Wikidata”, che “permettono ai nostri sistemi comprendere, organizzare e presentare i fatti in caratteristiche e formati utili”.

Per alcuni tipi di dati specializzati, “come risultati sportivi, informazioni su programmi TV e film e testi di canzoni, esistono fornitori che lavorano per organizzare le informazioni in un formato strutturato e offrono soluzioni tecniche (come le API) per fornire informazioni aggiornate”. Google “concede in licenza i dati di queste società per garantire che fornitori e creatori (come editori musicali e artisti) ricevano un compenso per il loro lavoro, e quando le persone si rivolgono a Google alla ricerca di queste informazioni, possono accedervi immediatamente”.

Google lavora “sempre per fornire informazioni di alta qualità e, per argomenti come la salute o la partecipazione civica che influiscono sulla vita delle persone, un facile accesso a informazioni affidabili e autorevoli è di fondamentale importanza”. È per questo che su “questi tipi di argomenti collaboriamo con organizzazioni come le autorità sanitarie locali, come il CDC negli Stati Uniti, e organizzazioni non di partito e senza scopo di lucro come Democracy Works, per rendere prontamente disponibili informazioni autorevoli su Google”.

Informazioni fornite da persone e aziende

Un altro paragrafo è dedicato a chiarire da dove Google recepisce la “vasta gamma di informazioni nel mondo che non sono attualmente disponibili sul Web aperto”, cercando modi per “aiutare le persone e le aziende a condividere questi aggiornamenti, anche fornendo informazioni direttamente a Google”.

L’esempio immediato è Google My Business, il profilo aziendale che le attività commerciali locali possono richiedere per condividere le ultime novità con i potenziali clienti su Ricerca, anche se non dispongono di un sito web. In effetti, informa Fox, “ogni mese Ricerca Google mette in contatto le persone con oltre 120 milioni di aziende che non dispongono di un sito web” e, in media, “i risultati locali nella ricerca generano più di 4 miliardi di connessioni per le aziende ogni mese, tra cui oltre 2 miliardi di visite a siti web e connessioni come telefonate, indicazioni stradali, ordini di cibo e prenotazioni”.

Inoltre, dall’articolo scopriamo che Google sta “anche investendo profondamente in nuove tecniche per assicurarci di riflettere le informazioni accurate più recenti”, un compito “particolarmente impegnativo poiché le informazioni locali cambiano costantemente e spesso non si riflettono accuratamente sul Web”. Ad esempio, sulla scia di COVID-19, l’azienda ha utilizzato la tecnologia di conversazione Duplex per chiamare le aziende, “aiutando ad aggiornare le loro schede confermando dettagli come orari di negozio modificati o se offrono cibo da asporto e consegna”: dall’inizio di questo lavoro, sono stati apportati oltre 3 milioni di aggiornamenti ad attività come farmacie, ristoranti e negozi di alimentari che sono stati visti oltre 20 miliardi di volte in Maps e Ricerca.

Le informazioni arrivano anche da altre fonti di “prima mano”: ad esempio, aziende come compagnie aeree, rivenditori e produttori forniscono a Google e ad altri siti dati sui loro prodotti e inventario tramite feed diretti. Per questo, “quando cerchi un volo da Bogotà a Lima o desideri saperne di più sulle specifiche delle nuove cuffie del momento, Google può fornire informazioni di alta qualità direttamente dalla fonte”.

Infine (si fa per dire), Google “fornisce anche modi per condividere le proprie conoscenze sui luoghi in più di 220 paesi e territori: grazie a milioni di contributi inviati dagli utenti ogni giorno, da recensioni e valutazioni a foto, risposte a domande, aggiornamenti di indirizzi e altro ancora, le persone in tutto il mondo possono trovare le informazioni locali più recenti e accurate su Ricerca Google e Maps”.

Lo sforzo per la sicurezza delle persone

Usando gli strumento creati grazie ai progressi nell’intelligenza artificiale e nell’apprendimento automatico, Google ha sviluppato “modi innovativi per ricavare nuove informazioni dal mondo che ci circonda, fornendo alle persone informazioni che non solo possono aiutarle nella loro vita quotidiana, ma anche tenerle al sicuro”.

Tra gli esempi, Nick Fox cita la funzione Popular Times (che aiuta a valutare la folla nei luoghi pubblici), attualmente disponibile per 20 milioni di luoghi in tutto il mondo su Maps e Ricerca e costantemente migliorata in accuratezza e copertura, a maggior ragione alla luce delle esigenze sorte durante la pandemia e alla necessità di evitare assembramenti. Inoltre, “generiamo nuove informazioni per aiutare nella risposta alle crisi, dalle mappe degli incendi basate su dati satellitari alle previsioni di inondazioni generate dall’intelligenza artificiale, per aiutare le persone a evitare i pericoli quando si verifica un disastro”.

Rendere le informazioni accessibili e facili da consultare

La semplice compilazione di un’ampia gamma di informazioni non è sufficiente, dice Fox, perché ciò che conta è “rendere le informazioni accessibili e organizzarle in modo che le persone possano effettivamente usarle”.

Prima di concludere, il Vice President of Product & Design, Search and Assistant ribadisce alcuni concetti chiave. Innanzitutto, nega con forza la voce che Google progetti “sistemi di posizionamento nei risultati di ricerca a vantaggio degli inserzionisti”, spiegando che “non forniamo mai un trattamento speciale agli inserzionisti per il modo in cui i nostri algoritmi di ricerca classificano i loro siti Web e nessuno può pagarci per farlo”.

Inoltre, ricorda che il posizionamento è dinamico: “Nel mondo accadono sempre cose nuove, quindi le informazioni disponibili e il significato delle query possono cambiare di giorno in giorno”, come dimostrato nel caso delle ricerche su “perché il cielo è arancione“.

Per questo motivo, Google valuta “costantemente la qualità dei nostri risultati per garantire che, anche se le query o i contenuti cambiano, stiamo comunque fornendo informazioni utili: più di 10.000 search quality raters in tutto il mondo ci aiutano a condurre centinaia di migliaia di test ogni anno ed è attraverso questo processo che sappiamo che i nostri investimenti nella Ricerca Google sono davvero vantaggiosi per le persone”.

Un impegno continuo al miglioramento

Il modo in cui Google organizza le informazioni continua quindi ad evolversi, “soprattutto quando diventano disponibili nuove informazioni e formati di contenuto”: mai come nel 2020, sulla scia del COVID-19, abbiamo visto come “le esigenze di informazione possono cambiare rapidamente”, e Google assicura di proseguire il lavoro fatto fin qui.

“Man mano che il mondo cambia, siamo sempre alla ricerca di nuovi modi per migliorare la Ricerca Google e aiutare le persone a migliorare la propria vita attraverso l’accesso alle informazioni”, per rendere “l’esperienza più intuitiva, moderna, piacevole, utile e migliore a tutto tondo per i miliardi di query che riceviamo ogni giorno”.

In definitiva, conclude Fox, la “Ricerca non sarà mai un problema risolto, ma ci impegniamo a continuare a innovare per rendere Google migliore per te”.