Torniamo a parlare di keyword research, concentrandoci questa volta su un topic ben specifico: se abbiamo già definito cosa sia una keyword e come scegliere le parole chiave principali da inserire in un articolo, proviamo ora a dare qualche spunto pratico per trovare le cosiddette keyword secondarie, sfruttando ovviamente gli strumenti di SEOZoom per agevolare il lavoro!

Cosa sono le keyword secondarie

La terminologia ci fa già chiarire il primo aspetto: le keyword secondarie discendono ovviamente dalla parola chiave principale che abbiamo pensato per il nostro articolo, quella derivata dalla keyword research strategica eseguita nella fase iniziale del lavoro. Con SEOZoom, come sappiamo, ci sono varie funzioni che velocizzano l’operazione, ma si può anche partire da una parola chiave qualsiasi per scoprire il valore potenziale delle secondarie.

Schermata di analisi keyword con SEOZoom

L’analisi delle parole chiave con SEOZoom

Ad esempio, scrivendo keyword nel campo di ricerca ci sono tutte le informazioni legate al termine: keyword difficulty, keyword opportunity, volume medio di ricerca, totale delle pagine indicizzate, CPC medio e stagionalità. Inoltre, SEOZoom ci mostra anche l’ultima SERP, l’andamento dei siti nella pagina dei risultati di ricerca di Google, la competizione backlink, gli interessi di ricerca secondo Google Trends e l’eventuale presenta di annunci ADS in SERP con relativo trend.

Scoprire le keyword secondarie con gli strumenti di SEOZoom

Partendo da questa schermata possiamo andare a scoprire il tab keyword correlate, che ci mostra un’analisi approfondita di tutte le parole chiave che sono semanticamente o concettualmente legate a quella che abbiamo scelto come principale. Si tratta, come già descritto in un altro approfondimento, degli elenchi di keyword correlate e di keyword con search intent simile, che ci permettono di estendere la portata e la profondità del contenuto che stiamo elaborando.

Con le parole chiave secondarie si può ottimizzare il contenuto

È tra queste che possiamo trovare le nostre parole chiave secondarie, utili per l’ottimizzazione del contenuto perché aggiungono contesto a una pagina e, inoltre, possono inviare segnali extra ai motori di ricerca per comprendere la nostra pagina e, così, e determinare il suo posizionamento in SERP.

Come dicevamo parlando dei fattori di ranking su Google, infatti, parte della comunità SEO inserisce tra i segnali anche l’uso di parole chiave LSI nel contenuto, ovvero termini legati semanticamente alla keyword principale: non soltanto sinonimi e piccole variazioni grammaticali (termine usato in forma plurale o singolare, ad esempio), ma anche e soprattutto uso naturale e contestualizzato di parole che possono aggiungere rilevanza e accuratezza al topic della pagina, come quelle legate mostrate da SEOZoom con l’elaborazione del search intent.

Gli esempi di keyword secondarie: secondarie e con stesso search intent

Basta fare una prova pratica per capire la portata di questo strumento: studiando il termine keyword, i suggerimenti delle correlate riguardano delle specificazioni rispetto alla parola chiave principale. Ovvero, risultati semanticamente affini e spesso chiavi di long tail che specificano il contesto di ricerca e offrono un contenuto più adeguato rispetto alla query, che resta sempre presente: si aggiunge una parola (keyword planner) o un paio (google keyword tool bar), ma restando sempre nella stessa area semantica.

Keyword secondarie, i risultati di SEOZoom

L’algoritmo basato sul search intent invece compie un passo ulteriore, perché interpreta la query dell’utente e cerca di scoprire quali siano i risultati pertinenti con quello che sta effettivamente cercando. Sempre in termini pratici, Google è ad esempio in grado di capire che chi scrive keyword potrebbe cercare informazioni anche su “parola chiave“, o addirittura potrebbe cercare espressamente il “google suggest” o un altro “strumento parole chiave“, sempre partendo dallo stesso termine. Maggiormente è specifica la query (anche dal punto di vista delle intenzioni di ricerca), più specifiche saranno le risposte di Google e i consigli di ottimizzazione di SEOZoom.

Sfruttare il potenziale delle keyword secondarie

Questa riflessione ci fa anche comprendere una situazione frequente, ovvero pagine che si posizionano per keyword non presenti nel testo: in genere sono parole chiave secondarie che Google ha desunto dall’interpretazione del contenuto e dall’analisi del search intent degli utenti, e che rappresentano una potenziale fortuna da coltivare. Se si tratta di keyword effettivamente utili per il sito e affini al contenuto della pagina, si può tentare un lavoro di ottimizzazione on page (concentrandosi ad esempio sugli heading o sviluppando nuovi paragrafi di approfondimento) per consolidare la percezione che Google ha già avuto, che potrebbe essere poi premiata con un ranking migliore per quella keyword.

Questo ci fa anche capire, dunque, che il lavoro sui contenuti non si conclude mai dopo aver cliccato sul tasto pubblica: è sempre importante monitorare i risultati delle pagine in SERP, provare ad analizzare i motivi del gradimento incontrato su Google (o al contrario della scarsa attenzione ricevuta), cercare soluzioni per migliorare gli articoli studiando anche il posizionamento dei competitor e così via. In una parola, l’ottimizzazione è un processo che dura nel tempo e che può determinare il successo di un progetto!