La policy aziendale per lo smart working proseguirà fino all’estate del 2021, ma il lavoro dei Googler prosegue comunque ad altissima intensità, come dimostra il nuovo episodio di Google Search News in cui John Mueller (ancora from home, dalla Svizzera) ripercorre le ultime novità che riguardano l’ecosistema della Ricerca. Dagli aggiornamenti su dati strutturati e web stories passando per la grande rivoluzione del benchmark Page Experience, ecco cosa è cambiato nel mondo Google rispetto al precedente recap di maggio.

Il Tg di Google di luglio

Web Stories, un nuovo approccio ai contenuti informativi

Si comincia con gli ultimi sviluppi sulle Web Stories, “un’emozionante e in qualche modo innovativo approccio ai contenuti sul web”, come dice John. Questo format “è un modo pulito per creare contenuti informativi di alta qualità e a misura di morso direttamente sul proprio sito web” e per gli utenti è semplice visualizzarli e spostarsi poi sul sito stesso.

Si tratta di un prodotto che “sotto il tuo controllo, come altri parti del sito”, aggiunge il Googler, che “compare in Search, Google Immagini e Discover e che è possibile monetizzare”. Come sappiamo, dal punto di vista tecnico le Web Stories sono costruite su AMP (e in effetti inizialmente si chiamavano AMP stories), “quindi sono pagine HTML normali”.

Il plugin WordPress per le Web Stories

Fin qui, poco di davvero nuovo per chi segue il lavoro di Google (o i nostri articoli…), ma la parte più interessante è che è in beta test uno specifico plugin WordPress che “rende più facile creare le Web Stories direttamente nel proprio CMS”. Per ora è “un po’ grezzo, ma è un ottimo modo per iniziare a scoprire le Stories”, che secondo John Mueller sono una “nuova e affascinante prospettiva sui contenuti del web pubblico”.

Il benchmark Page Experience, prossimo fattore di ranking

Il discorso ritorna poi sui Core Web Vitals, “un set di metriche fondamentali per gli sviluppatori di siti web per aiutare a costruire e migliorare l’esperienza dell’utente online”, che rientrano nel più ampio progetto della Google Page Experience, il prossimo fattore di ranking dell’algoritmo di ricerca.

Il benchmark della Page Experience utilizza il nucleo dei web vitals – ovvero, le metriche – per misurare la velocità, l’interattività e la stabilità visiva delle pagine, e si servirà anche di altri segnali di ricerca, come mobile friendliness, la sicurezza HTTPS e linee guida sugli interstitial intrusivi, per fornire un quadro olistico.

I fattori dell'update Page Experience

Rispetto alle dichiarazioni iniziali (che lasciavano intendere una partenza già dal gennaio 2021), Mueller rivela che Google non ha “deciso quando iniziare a usare questi elementi come fattore di ranking”, ma “vi faremo sapere almeno sei mesi prima di iniziare effettivamente a usarli in Search”.

Tool aggiornati per le nuove metriche

Il Senior Webmaster Trends Analyst ricorda poi che Google ha aggiornato vari popolari strumenti di sviluppo, come Lighthouse e PageSpeed Insights, per dare informazioni su queste metriche e rendere più facile individuare e migliorare le pagine web.

Le soglie usate “per il benchmark Page Experience si basano su un’esperienza utente di alta qualità e verificata, che sia realizzabile con i dati dal rapporto sulla User Experience di Chrome”.

Chi vuole controllare già ora le prestazioni del proprio sito può usare innanzitutto la Google Search Console, dove troverà “un grafico di overview che vi aspetta”.

Le ultime novità sui dati strutturati

Anche i dati strutturati sono stati al centro del lavoro recente dei Googler, con nuovi report ed elementi che è possibile sottoporre a prove, nonché la deprecazione di uno dei due precedenti strumenti di test.

Attualmente, Google dispone di due strumenti di test per dati strutturati: il primo è “uno strumento generale che mostra informazioni su tutti i dati strutturati e si chiama Structured Data Testing Tool”, mentre il secondo è “specifico per diagnosticare i problemi su ciò che mostriamo nei risultati della ricerca, ovvero il Rich Results Test“.

In passato, spiega Mueller, “queste differenze hanno portato a confusione, poiché ci sono molti modi per implementare dati strutturati senza che vengano mostrati in Ricerca”, e quindi Google ha deciso di “concentrarsi sul Rich Results Test perché di solito le persone usano i tool di test per migliorare le performance del sito in Google Search”, e questo ha portato alla decisione di deprecare l’altro strumento, lo Structured Data Testing Tool.

Sempre a proposito di dati strutturati, poi, nel Rich Results Test ora compaiono anche i markup special announcements, licensable images e AMP article, mentre nella Search Console sono stati aggiunti report specifici per i markup recipe e guided recipe (ricette e ricette guidate).

Più tempo per lo switch al mobile first indexing

Nelle ultime settimane è stato annunciato anche il prolungamento della data del passaggio definitivo al mobile first indexing, perché ora lo switch è previsto entro la fine di marzo 2021 per “dare ai siti web un po’ più di tempo per controllare e ottimizzare parti delle loro pagine per questa indicizzazione”, seguendo magari le best practices sul mobile first indexing che Google ha rilasciato.

Nuove guide per JavaScript

L’ultima notizia di questa edizione estiva del Tg di Google si chiude con una menzione alla documentazione per la Ricerca (Search documentation), che ora ha delle sezioni ampliate nelle guide relative ai siti JavaScript, con l’aggiunta di informazioni sui link, l’history API, frammenti di URL e pagine 404.

“Se fai siti basati su JavaScript, vale la pena di controllare”, è il suggerimento finale di John Mueller, che poi dà appuntamento al prossimo recap.