Abbiamo ribadito in varie occasioni l’importanza di una gestione attenta alla linking interna al proprio sito, che abbiamo definito una delle chiavi per veicolare traffico e trust verso una pagina rilevante per la propria attività, ma anche per organizzare gerarchicamente le pagine.

Oggi cerchiamo di fornire alcuni consigli rapidi sui principali errori che si possono commettere creando link interni e che possono compromettere, se non addirittura vanificare, la strategia e la SEO on page. Si tratta di dieci sbagli comuni, che possono essere frutto di scarsa competenza o di disattenzione, e che è facile correggere una volta individuati.

1.     Non rendere il link riconoscibile

Il primo errore è piuttosto banale e, in realtà, non dovrebbe avere effetti in termini SEO, ma solo sulla effettiva utilità del collegamento per il lettore: non utilizzare un segnale di evidenziazione del link (che sia un colore differente dalle altre porzioni di testo o una sottolineatura dell’ancora) non fa comprendere a chi è sulla pagina che esiste appunto una risorsa che può offrire un approfondimento informativo sul tema o condurre ad altre sezioni utili del sito.

2.     Usare il tag nofollow per i link interni

Se lo sbaglio precedente aveva effetti per i lettori, contrassegnare con un tag nofollow un link interno significa segnalare a Google e agli spider di non seguire il link, e quindi potenzialmente non considerare come valido il collegamento. Come sappiamo, il nofollow è uno strumento utile quando si intende impedire ai bot di seguire e da peso a link su cui non c’è possibilità di controllo o, sul fronte interno, a quelli presenti in moduli di registrazione ed elementi simili, ma in genere è consigliabile lasciare in dofollow i link interni.

3.     Linkare a URL bloccati nel file robots.txt

Proseguendo negli errori tecnici, è chiaramente uno sbaglio usare link interni per rimandare gli utenti verso risorse che erano state precedentemente bloccate tramite file robots.txt.

4.     Lasciare pagine orfane

Si definisce orfana una pagina di un sito che non riceve alcun link dalle altre pagine: queste risorse rischiano di essere poco reperibili e di non essere indicizzate dai motori di ricerca, a tutto discapito della propria strategia. Attenzione a non confondere le pagine orfane con le pagine Dead-End, che sono invece quelle che ricevono link in ingresso ma non hanno link esterni.

Quando si individua una pagina orfana bisogna interrogarsi sul suo valore: se ha contenuti validi e si vuole puntare alla indicizzazione, bisogna collegarla con le altre risorse del sito, o al contrario si può procedere alla rimozione dalla sitemap così da non sprecare crawl budget.

5.     Non correggere link rotti o non funzionanti

Continuando con criticità tanto semplici quanto frequenti, un problema che si affronta spesso è imbattersi in collegamenti che non funzionano. I motivi possono essere vari: può essere sbagliata la digitazione dell’URL (soprattutto se inserita manualmente), o può essere stata eliminata la vecchia pagina di destinazione (generando dead links o link morti).

Tale errore ha effetto sul flusso di link equity in tutto il tuo sito e potrebbe condizionare in modo negativo i posizionamenti: i link interrotti possono essere per Google un segnale di sito web di bassa qualità, e di sicuro sono un fastidio e un ostacolo per i lettori e per la loro user experience, come dicevamo già parlando dei fattori che rendono negativa la UX.

6.     Eccedere nei link interni

La gestione efficace dei link interni consente di migliorare il fattore di crawlability e di ottimizzare la distribuzione di PageRank dalla homepage alle pagine dell’intero sito: questo ovviamente non significa che si può esagerare, inserendo centinaia di link interni in maniera acritica e illogica. In passato si consigliava di non superare i 100 link a pagina, ma ora questa regola viene reputata obsoleta perché molto dipende dalla rilevanza dei link e dalla complessità dei siti, e non c’è un limite assoluto se non quello del buon senso.

Ad ogni modo, sono potenziali errori nocivi per la SEO le strategie che prevedono di collegare tutte le sottopagine con le altre (senza curare la similarità degli argomenti on page), che producono un eccesso di link in uscita da una sola pagina o sottopagina o, al contrario, che creano troppi collegamenti da una sottopagina verso un’altra sottopagina.

Tecniche di questo tipo possono far assumere un aspetto spam alla pagina, danneggiandone addirittura il posizionamento. Inoltre, si rischia di diluire il PageRank e la link equity che viene distribuito tra i vari collegamenti, che quindi trasmetteranno un valore SEO inferiore. In ultimo, usare tanti link può distrarre i lettori e rendere complicata la loro interazione e navigazione sul sito.

7.     Usare link interni manipolativi

Un altro concetto che dovrebbe essere chiaro è che i link interni servono a offrire un percorso utile alla navigazione dell’utente e dei crawler, che sia di passaggio tra pagine/categorie o di approfondimento su tematiche particolari. Pertanto, l’uso di link interni utilizzati a puro scopo manipolativo, ovvero inseriti nei footer, in aree del template in cui difficilmente una persona esegue un clic reale o con anchor text identico per puntare sempre allo stesso URL è potenzialmente nocivo e potrebbe esporre il sito a penalizzazioni.

8.     Non usare link all’interno del testo

Quando si pensa alla strategia di collegamenti si può sottovalutare l’importanza di curare il contenuto della pagina: al contrario, se il copy è capace di inserire in maniera naturale un link a risorse utili del sito all’interno del suo testo, offre un valore aggiunto all’esperienza dell’utente e un buon segnale ai motori di ricerca.

Il consiglio è dunque di non limitarsi a effettuare collegamenti solo in intestazioni o con le vecchie note a piè di pagina, ma di inserire i link interni al momento giusto e al punto giusto del testo on page.

9.     Non curare gli anchor text

Come nella strategia di link building, anche per la gestione dei collegamenti interni gli anchor text svolgono un ruolo centrale, sia per incentivare i lettori a cliccare sulla risorsa, sia per segnalare una possibile keyword a Google e rafforzare potenzialmente il posizionamento dell’URL di destinazione.

Nelle linee guida di Google si chiarisce che “l’utilizzo dell’anchor text anche per i link interni può aiutare gli utenti e Google a navigare meglio nel tuo sito”, e quindi anche la formulazione grammaticale di questa porzione di testo può essere decisiva nella strategia SEO.

In linea di massima, i testi di ancoraggio dovrebbero fornire un’indicazione sintetica del contenuto specifico della pagina di destinazione grazie all’uso di parole chiave secche o long tail keyword, che possono appunto apportare benefici anche al piano di posizionamento su Google.

Quindi, nella scelta degli anchor text per i link interni bisogna scegliere keyword coerenti, che descrivono il contenuto dell’altra risorsa e che siano ovviamente presenti anche nella pagina di destinazione.

10.Usare anchor text poco rilevanti

Un errore più specifico, correlato a quello appena descritto, riguarda l’uso di anchor text poco efficaci e poco rilevanti, che non forniscono indicazioni utili e valide ai lettori. Rientrano in questa casistica testi di ancoraggio troppo lunghi, quelli sovraottimizzati (con parole chiave inserite in modo sgrammaticato, solo per assecondare i motori di ricerca), la ripetizione continua dello stesso testo di ancoraggio o, ancora, l’uso banale di espressioni come “clicca qui” o “leggi tutto”.

GM