I benefici del dynamic rendering sulla SEO

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Negli ultimi anni i framework JavaScript sono diventati sempre più popolari, in gran parte grazie alla flessibilità che offrono: nonostante i progressi, però, quando i crawler dei motori di ricerca visitano siti Web basati su script come AngularJS, React, Vue.js o jQuery è possibile che non “vedano” i contenuti come poi effettivamente fanno i browser, e questo può provocare problemi di indicizzazione o anche peggio. Ci sono però alcuni modi per far dialogare al meglio il sito e i bot, e la tecnica del rendering dinamico è una soluzione, per quanto temporanea, che sembra offrire le risposte adeguate per tradurre i contenuti e la struttura del sito nella lingua preferita dai crawler.

Che cos’è il dynamic rendering o rendering dinamico

Il rendering dinamico è un pre-rendering esclusivo per i robot dei motori di ricerca: mentre, infatti, ai visitatori normali del sito viene servito il normale contenuto renderizzato lato client, i crawler ricevono una versione HTML statica delle pagine, servite in rendering lato server.

Si tratta, quindi, di un sistema che permette una visualizzazione del sito differente in base alla tipologia di user agent che esegue la chiamata, distinguendo tra la normale versione lato client del sito per gli utenti (con tutte le funzionalità JavaScript) e quella progettata appositamente per Googlebot, Bingbot e altri bot, che possono quindi accedere, scansionare e indicizzare i contenuti senza eseguire JavaScript.

La storia del rendering dinamico

Il concetto di dynamic rendering è stato introdotto ufficialmente da Google nel 2018, anche se molti siti stavano già adottando tecniche simili tramite soluzioni autoprodotte o utilizzando software di terze parti: in occasione della conferenza Google I/O del 2018, appunto, John Mueller definì il rendering dinamico come “il principio dell’invio agli utenti di contenuto renderizzato lato client normale e dell’invio di contenuto renderizzato completamente lato server ai motori di ricerca”.

Successivamente anche Bing ha iniziato a suggerire questa pratica, a riprova di come effettivamente il rendering dinamico possa quindi rappresentare un’utile soluzione per un problema “storico” come il rendering e, in particolare, l’esecuzione di alcuni framework JavaScript.

Anche se motori di ricerca come Google e Bing possono elaborare JavaScript, infatti, devono affrontare limitazioni nel tentativo di farlo su larga scala; inoltre, il crawler HTML di Google non è sempre in grado di elaborare JavaScript, e quindi Googlebot può mettere una pagina così costruita in una coda, in attesa che le risorse di rendering diventino disponibili per eseguire il rendering completo della pagina – e ci&og