Quando si parla di SEO il discorso, quasi inevitabilmente, arriva a trattare il tema complesso dei backlink, vale a dire dei link in entrata che un sito riceve da altri che, per sintetizzare in maniera molto estrema, rappresentano anche un fattore che può servire in termini di posizionamento delle parole chiave.

Cosa significa backlink

Letteralmente, questo termine indica un “link di ritorno”, ma c’è anche chi utilizza l’espressione inbound link per sottolineare l’effetto “diretto verso l’interno” di questo riferimento: in ogni caso, parliamo di una pagina web che, per motivi di approfondimento, citazione o altri, riporta all’interno del testo un collegamento ipertestuale verso una o più pagine del nostro sito web. Si tratta di un processo utile e utilizzato soprattutto nell’ambito delle attività della link building, ovvero nella costruzione di una rete di link che giungono appunto da siti esterni, finalizzata a incrementare la popolarità, l’affidabilità e il posizionamento del nostro sito, potenziando quello che di buono già c’è nei contenuti del website.

Perché è importante ottenere backlink

Come si ripete spesso, il posizionamento sui motori di ricerca segue regole, criteri e parametri che sono noti soltanto a Google; ciò non toglie che nel tempo sono state “scoperte” e verificate strategie che vanno nella direzione desiderata da Big G, come appunto fa la link building quando portata avanti in maniera “naturale”, non forzata e non spudorata. Ricevere un link da un altro sito significa ottenere un segnale di trust, perché è come se quella pagina comunicasse al motore di ricerca che noi meritiamo fiducia, guadagnando autorevolezza ai suoi occhi e, come conseguenza, anche per i lettori e gli utenti.

I rischi di strategie poco oculate

Abbiamo parlato di strategia, perché non bisogna pensare solo ad “accumulare” in maniera acritica riferimenti ipertestuali; negli ultimi anni, come ha ripetuto spesso anche il nostro Ivano Di Biasi, il mercato dei link è diventato “simile al mercato della droga”, composto da “pusher e spacciatori di link a go go”, considerando e utilizzando la link building solo come un mezzo per tentare di pompare il ranking piuttosto che uno strumento per apportare un vero valore agli utenti. Inutile dire che questo è uno dei fattori potenziali di penalizzazioni Google, che ha messo a punto degli algoritmi che identificano i link di bassa qualità e guarda con sospetto alle attività “innaturali” e non organiche.

Gli strumenti per scoprire le penalizzazioni Google

Sito in decrescita verticale, calo costante delle pagine visualizzate, parole chiave posizionate in picchiata: quando si verificano queste situazioni il pensiero corre immediatamente alla paura di essere incappati in qualche penalizzazione da parte del motore di ricerca, magari a causa di attività di Negative SEO che hanno di fatto portato al declassamento del proprio sito. Per evitare di arrivare a questo caso critico (o per superare la fase) ci sono per fortuna alcune attività e strumenti che possono supportare il lavoro, a cominciare dai tool di backlink checker, che forniscono un quadro completo dei siti che referenziano il nostro, e di conseguenza verificare la loro autorevolezza online. Si tratta, dunque, della famosa analisi profilo backlink, un monitoraggio (come dicevamo già qualche tempo fa) da eseguire con costanza per seguire lo sviluppare una presenza web forte con contenuti di alta qualità e in modo organico, che può essere portata avanti come detto grazie a diversi tool online, a cominciare da quelli realizzati da Google Search Console, che resta una delle fonti più affidabili, e passando per Ahrefs o Majestic. Ovviamente, però, noi andiamo a vedere insieme come utilizzare SEOZoom per studiare il panorama dei backlink e come la nostra piattaforma possa offrire assistenza per penalizzazioni Google.

SEOZoom per l’analisi backlink

Prima di guardare nel dettaglio le funzioni all’interno della suite che possono servire all’analisi backlink, è importante ricordare che i link partner di qualità devono riuscire a portare traffico organico stabile, avere un posizionamento stabile e mostrare un margine di crescita. È da queste considerazioni che nascono le nuove metriche applicate in SEOZoom, come la Zoom Authority, che ci offre un singolo e immediato valore per interpretare quattro segnali chiave per valutare lo stato di salute di un sito web e il suo rendimento nelle ricerche su Google, ovvero traffico da motori di ricerca, trust (che rappresenta la fiducia dimostrata da Google per il sito web in questione), la stabilità (che tiene conto del posizionamento organico del sito web nel tempo) e dell’opportunità (la possibilità di crescita potenziale del sito web nei mesi a venire). Gli altri parametri rispondono a esigenze specifiche: l’analisi del traffico effettivo ci segnala se un website sia seguito o meno, la distribuzione delle keyword per il posizionamento consente di desumere l’apprezzamento di Google e la verifica del traffico potenziale può portare a considerevoli incrementi di visite.

Quali strumenti usare per analizzare

Analisi Backlink SEOZoomIn particolare, con SEOZoom si può verificare e controllare il profilo backlink del proprio sito, scoprire la distribuzione quantitativa dei link in entrata, il numero delle pagine di riferimento, il rapporto tra le varie estensioni dei domini, il rapporto percentuale tra link dofollow e nofollow, ma anche analizzare in dettaglio quali sono le anchor più diffuse per il sito, ovvero le parole di ancoraggio con la quale il sito ha ricevuto i backlink, e le pagine del sito che hanno ricevuto maggiore attenzione. Altrettanto strategica è l’analisi della qualità dei backlink ricevuti, con una classificazione dei siti che va da “bassissima” ad “altissima” qualità sulla base proprio della Zoom Authority, mentre una funzionalità che serve a tenere sotto controllo le attività dei rivali è la backlink competitor, che effettua il monitoraggio delle strategie realizzate appunto da siti afferenti alla stessa sfera. Seguendo poi le più recenti indicazioni di Google sui criteri di indicizzazione, la nostra suite fornisce anche assistenza sulla ricerca di “link partner” e “link settore“, vale a dire di siti da cui sarebbe ottimale riuscire a ottenere un link in uscita verso il nostro sito. Altri valori da tenere sotto controllo sono “Aumento backlink ultimo anno” (che segnala appunto l’incremento di riferimenti nell’anno solare), “Aumento referring domains” e “Velocità acquisizione Link”, così come da monitorare strategicamente sono la posizione dei backlink (ovvero se si tratta di link da homepage o da pagine interne) e la geolocalizzazione dei riferimenti, mentre andando più nel dettaglio si possono ottenere informazioni sulle anchor text utilizzate e sulle pagine più linkate.

Insomma, SEOZoom fornisce tutti dati utili che possono servire a elaborare una strategia di bilanciamento del profilo backlink in maniera organica e poco aggressiva, quanto più possibile naturale e rispondente ai criteri di Google.

Avere la fiducia di Google

Sullo sfondo non bisogna dimenticare che c’è sempre Google che ci osserva dall’alto, per utilizzare una metafora (forse neppure tanto “campata in aria”): un altro fattore importante in questo processo è assicurarsi che il sito che linka il nostro goda dei favori di Google, non abbia subito precedenti penalizzazioni e non sia classificato come spam. Anche se non è detto che ricevere link da questi siti comporti automaticamente un peggioramento del posizionamento (in molti casi i riferimenti arrivano anche in modalità non controllabili dal proprietario del sito), tali riferimenti non passano valore alle pagine di destinazione: una possibilità può essere quella di verificare l’eventuale presenza di link in entrata da queste tipologie di siti poco affidabili e pensare alla rimozione, utilizzando ad esempio lo strumento Disavow Tools di Google, che serve appunto alla rimozione di un backlink ritenuto spam, ma anche questa azione deve essere valutata opportunamente.

GM