Sin dai primi giorni della SEO, i meta tag sono serviti a comunicare a Google il vero contenuto delle pagine web e per segnalare alcune informazioni su come dovessero essere visualizzate nelle SERP; ancora oggi, a distanza di oltre venti anni, il motore di ricerca si affida in parte ad alcuni meta tag per comprendere la pertinenza dei contenuti rispetto alle query di ricerca degli utenti, in particolare per tag title e meta description (che possono anche influenzare positivamente il CTR organico). E poi c’è il meta tag keywords che, pur essendo stato definito inutile da oltre dieci anni, continua a tornare nei discorsi di chi possiede o gestisce un sito: ecco perché è il momento di analizzare per bene cosa sono questi elementi e perché non ha più senso né utilità inserirli nelle pagine.

Che cosa è il meta tag keywords

Il meta tag keywords è un elenco di parole chiave, solitamente separate da virgole, pertinenti al contenuto di una pagina, che si può (ancora) inserire nel tag <meta> nella sezione <head> di un documento HTML, come in <meta name=”keywords”>.

Le meta keywords sono un’opzione di tag <meta> che potrebbe essere utilizzata per fornire maggiori informazioni ai motori di ricerca su cosa tratta una pagina.

In generale, i meta tag sono frammenti di testo che fanno parte dei tag HTML e descrivono il contenuto di una pagina ai motori di ricerca e ai visitatori del sito web; non sono mostrati direttamente in pagina, ma appaiono solo nel codice sorgente (Ctrl+U). Si tratta, essenzialmente, di semplici e brevi elementi che descrivono il contenuto e aiutano i motori di ricerca ad avere maggiori informazioni per comprendere cosa tratta una pagina web.

Meta tag keywords: usi impropri e abusi

Per molto tempo – e da molti – il meta tag keywords è stato considerato un’opportunità per inserire parole chiave nascoste “legalmente” sulle pagine per i motori di ricerca.

Ad esempio, i professionisti della black hat SEO una volta usavano l’attributo meta keywords per dirottare il traffico del sito, aggiungendo nei loro metadati parole chiave che in realtà non avevano rilevanza per il loro contenuto nel tentativo di sottrarre in questo modo traffico dalle pagine più popolari.

Un’altra tecnica molto frequente era una variazione del classico keyword stuffing: anziché infarcire di parole chiave il testo in pagina, si inseriva una lista lunghissima di keywords nell’attributo meta, che fossero pertinenti o meno (spesso varianti minime, o misspelling e così via).

Meta tag keywords e SEO: nessun valore su Google dal 2009

Questi elementi quindi si sono rivelati troppo semplici da manipolare e troppo esposti ai tentativi di forzare la mano illecitamente per il ranking: anche per questo, Google alla fine ha deciso di svalutare lo strumento.

Possiamo dire, senza ombra di dubbio, che attualmente Google non usa affatto il meta tag keywords per il suo algoritmo e che queste parole chiave non sono più un fattore di ranking diretto.

Per usare le parole di Matt Cutts, allora il principale volto pubblico di Big G, “la nostra ricerca web (il noto motore di ricerca su Google.com che centinaia di milioni di utenti utilizzano ogni giorno) ignora completamente i meta tag per le parole chiave, che al momento non hanno alcun effetto nel ranking dei nostri risultati di ricerca”.

La storia del meta tag keywords per la SEO

Come ricostruisce Tommy Griffith, il meta tag keywords ha iniziato a diffondersi intorno al 1995 per vecchi motori di ricerca molto arcaici, ed è stato usato almeno fino al 2009, quando Google ha ufficializzato che non lo usa per il ranking web.

In realtà, la maggior parte dei motori di ricerca ha probabilmente smesso di utilizzarlo molto prima del 2009, che comunque viene usata come data proprio perché l’anno in cui Google ha messo la pietra tombale sul suouso per la SEO.

Agli albori, l’idea di base era che i webmaster che stavano progettando il contenuto della pagina potevano indicare ai motori di ricerca di cosa trattava quella pagina inserendo nel campo meta tag keywords le parole chiave per le quali volevano classificarsi.

In quella fase “i motori di ricerca valutavano le pagine web solo in base ai loro contenuti e non ai fattori cosiddetti esterni alla pagina, come i link che rimandano a una pagina web”, spiegava ancora Cutts nel 2009.

Il problema è che, in pratica sin da subito, “ogni singolo proprietario di un sito nel mondo lo ha spammato più forte che poteva”, ricorda Griffith: semplicemente, le persone non utilizzavano parole chiave pertinenti, ma aggiungevano solo keyword irrilevanti che non erano necessarie e “trasformavano il tutto in una conquista di terreno per il traffico alimentato dal keyword stuffing”.

E quindi, i meta tag relativi alle parole chiave sono diventati in pochissimo tempo “un’area dove poter includere anche parole chiave spesso non pertinenti né visibili ai normali visitatori”, e dato questo frequente uso inappropriato, Cutts diceva nel 2009 che “molti anni fa Google ha iniziato a ignorare il meta tag keywords” – e alcuni osservatori hanno addirittura collegato l’ascesa di Google proprio alla decisione di utilizzare altri elementi per valutare il ranking rispetto ai motori di ricerca più vecchi che si affidavano troppo a questo tag.

Un campo senza valore SEO

Possiamo quindi ribadire senza troppi timori che il meta tag keywords ha perso quasi tutto il valore SEO, e quindi compilare questo campo è una perdita di tempo – e lo è almeno da 12 anni, se non di più.

Il “quasi” dipende da alcune valutazioni extra che si possono fare circa i possibili utilizzi “alternativi” di questo elemento al giorno d’oggi, oltre che sul possibile impiego che ne fanno altri motori di ricerca.

Ad esempio, vari analisti segnalano che alcuni dei CMS meno popolari, inclusi SOLR, Algolia e quelli basati su Elasticsearch, utilizzano il meta tag keywords per le ricerche interne al sito – mentre la ricerca programmabile di Google non si basa su elementi di meta keywords.

Inoltre, c’è anche chi “ricicla” questo tag come sistema di codifica delle parole chiave interne, impostando il tag come parola chiave di destinazione su ogni pagina. In questo modo, c’è anche la possibilità di evitare la cannibalizzazione delle keyword, perché basta controllare preventivamente se quella keyword (o serie di parole chiave) è stata già usata per un contenuto.

In linea di massima, sarebbe meglio impiegare quel tempo nel migliorare altre parti del sito, anche se c’è chi sostiene che le meta keywords possono aiutare ancora a definire il contesto della pagina e a dare indicazioni interne ai copywriters e agli altri componenti del team su ciò che si desidera sia il cuore della pagina (ciò vale soprattutto per le grandi aziende e progetti di dimensione maggiore, dove più persone lavorano sugli stessi contenuti, magari in tempi e fasi differenti).

Il meta tag keywords sugli altri motori di ricerca

Lo scorso anno, Bill Slawski ha pubblicato un sondaggio su Twitter per chiedere ai suoi follower impegnati nella SEO se usassero ancora questo meta tag; il risultato è stato abbastanza sorprendente, perché quasi il 16% ha ammesso di utilizzare queste keyword, motivando anche la loro scelta.

Il sondaggio su Twitter di Bill Slawski

In particolare, in tanti hanno spiegato che usano il meta tag keywords per l’ottimizzazione per motori di ricerca diversi da Google, il che ha spinto Slawski a investigare sul tema. Ecco quindi come si comportano i vari search engine rispetto all’attributo meta keywords.

  • Google. Sembra certo che Google non utilizzi elementi di meta keywords
  • Bing. Anche per Bing il tag meta keyword è morto in termini di valore SEO e viene ignorato ed escluso. Tuttavia, c’è la possibilità che il sistema utilizzi l’elemento di meta keywords per identificare se una pagina stia tentando di spammare.
  • Yandex. Le pagine di supporto Yandex (il più usato motore di ricerca in Russo) ci dicono che sta ancora utilizzando l’elemento meta keywords.
  • Baidu. Non ci sono fonti ufficiali di riferimento, ma il motore di ricerca cinese Baidu non dovrebbe utilizzare il meta tag keywords, anche se lo ha usato almeno fino al 2018 durante il crawling e il ranking.
  • DuckDuckGo / Naver. Anche in questo caso non ci sono fonti ufficiali, ma probabilmente questi due motori di ricerca utilizzano il meta tag keywords.