I redirect sono una parte naturale dell’evoluzione di un sito: più il sito cresce in dimensioni e complessità, maggiori sono le occasioni per usarli, e lo stesso lavoro progressivo di ottimizzazione può portare all’esigenza di accorpare alcune pagine che trattano lo stesso topic (strategia valida per rinfrescare i contenuti evergreen, ad esempio), oppure sostituire alcuni prodotti finiti out of stock, o ancora consolidare gli URL e così via. Ogni tipo di redirect o metodo utilizzato per reindirizzare può essere vantaggioso per il traffico e la SEO del sito, ma in caso di errori può causare la caduta del traffico e delle classifiche: questi sono 6 problemi comuni che possono provare cali di traffico organico al nostro progetto.

L’importanza dei redirect per la SEO

L’uso dei redirect è “una di quelle aree in cui anche un semplice errore può avere conseguenze importanti per il traffico del tuo sito”, spiega Ludwig Makhyan su Search Engine Journal.

In genere, i reindirizzamenti servono per spostare su contenuti simili delle pagine di servizio o post blog che oggi non sono più rilevanti come un tempo e che occupano solo spazio, oppure per gestire processi delicati come la migrazione del sito o modifiche alla sua struttura.

In generale, un redirect è semplicemente un modo per inoltrare un URL a un altro e, come spiegato da Google, possiamo scegliere di utilizzare molti tipi di reindirizzamenti – 301, 302, 307, 308 – utilizzando un meta refresh, JavaScript, intestazioni HTTP e altre tecniche, tutte più o meno valide.

Ad esempio, se il sito vende scarpe e ha più pagine prodotto – come:

  • com/products/shoes
  • com/products/blue-shoes
  • com/products/white-shoes

potrebbe arrivare un momento in cui non ci sono più scarpe blu o bianche, o si rivela più utile e vantaggioso combinare tutte le pagine in una: il redirect ci permetterà di reindirizzare le pagine singole di scarpe blu e bianche alla pagina principale di scarpe.

Questa operazione ci aiuta a mantenere il sito organizzato, rendendo necessari meno clic per atterrare su una pagina, e al tempo stesso di concentrare tutti gli sforzi di ottimizzazione su una pagina anziché su molte.

I 6 errori più frequenti con i redirect

Vista la delicatezza di questo tema, l’autore ha individuato 6 frequenti errori di reindirizzamento da evitare assolutamente, ricordando di tenere sempre sotto controllo i grafici dell’andamento del traffico per notare se riscontriamo un calo improvviso che può essere correlato appunto a un problema del genere.

  1. Reindirizzare tutto alla home page

L’idea di reindirizzare ogni pagina alla home page nel tentativo di classificarti per termini competitivi potrebbe procurare più danni che vantaggi.

Redirect indirizzati solo alla home page

Lo diceva qualche tempo fa anche John Mueller, Search Advocate di Google: reindirizzare tutti i link solo verso la home page è davvero una pessima pratica, perché perdiamo tutti i segnali associati al vecchio contenuto e perché questo segnale è “una bandiera rossa per i crawler di ricerca”.

In definitiva, Google non vedrà tutti quei segnali positivi che avevamo accumulato sui vecchi URL, e in pratica perderemo tutto il valore di quel contenuto.

  1. Creare redirect loops infiniti

I loop di reindirizzamento si verificano se usiamo il redirect delle pagine in questo modo: Page 1 > Page 2 > Page 3 > Page 1.

Esempio di redirect loop

In questi casi, il reindirizzamento continuerà a riportare la persona alla pagina 1 e verrà probabilmente interrotto dal browser, che riconosce il loop. Dal punto di vista dei motori di ricerca, è probabile che le pagine vengano deindicizzate perché il crawler non ha idea di cosa stia succedendo.

Se queste pagine sono le principali pagine o generano molto traffico per il nostro sito, perderemo molte entrate nel processo. Per fortuna, un redirect loop può essere facilmente evitato testando ogni nuovo reindirizzamento ed evitando l’effetto cicli infiniti.

  1. Portare i crawler attraverso terribili catene di redirect

Le catene di redirect possono diventare terribili (un incubo, dice Makhyan) e influire negativamente sulla user experience e sul posizionamento del sito, perché determinano un rallentamento della velocità del sito e un incremento della frequenza di rimbalzo.

Le catene di redirect

Questa situazione può nascere spesso se più persone lavorano allo stesso sito, e si verificano quando sussistono più reindirizzamenti che interessano le stesse pagine, come nell’esempio seguente:

/about viene reindirizzato a /aboutus

/aboutus viene reindirizzato a /ourcompany

/ourcompany viene reindirizzato a /aboutourcompany

Il processo più efficace sarebbe creare un singolo reindirizzamento da /about a /aboutourcompany per evitare tale catena di reindirizzamento.

  1. Ignorare la case sensitivity dei redirect

Quando si scrivono le regole di reindirizzamento la distinzione tra maiuscole e minuscole è importante, ed è ancora Mueller a ricordare che gli URL sono case sensitive – e che possiamo scegliere di usare la formula che preferiamo, a patto di mantenere una coerenza e di non commettere errori, appunto.

Come sottolinea Makhyan, possiamo usare “/about” o “/About” se lo desideriamo; ad ogni modo, quando un utente digita il nostro URL in un browser, è improbabile che ricordi se abbiamo utilizzato la lettera maiuscola o minuscola, e la maggior parte delle persone scriverà l’URL in minuscolo.

Esistono molti modi per creare un reindirizzamento, ma molte persone usano .htaccess sui server Apache: per questi, c’è un modo semplice per eliminare i problemi con distinzione tra maiuscole e minuscole, ovvero il parametro “NC” quando si utilizza RewriteRule.

Ad esempio, possiamo reindirizzare la pagina seguente senza distinzione tra maiuscole e minuscole utilizzando:

Redirect 301 /about http://www.domain.com/about-new [NC]

In tal modo, se la persona digita “About, about, ABout” o qualsiasi altra combinazione di lettere, sarà sempre reindirizzato alla pagina “about-new” senza problemi.

  1. Usare un redirect 302 al posto di un redirect 301

Non saper valutare la durata di un redirect è un errore frequente, che però può avere conseguenze negative per la SEO.

In estrema sintesi, i redirect 301 sono permanenti, mentre i redirect 302 sono temporanei: non hanno quindi lo stesso significato e non si possono utilizzare in modo indifferente solo perché in entrambi i casi “la Pagina A viene reindirizzata alla Pagina B”.

Quando usiamo un redirect 301, il valore SEO della pagina o del sito Web originale viene mantenuto e la pagina originale (o l’intero sito) smetterà di essere indicizzato.

Al contrario, un reindirizzamento 302 dice “Ehi Google, questa pagina sta sostituendo temporaneamente l’altra, che però tornerà presto”: è la soluzione da scegliere quando proviamo un nuovo design o inviamo utenti a una nuova pagina a causa di una riprogettazione in corso. Col redirect 302 informiamo i crawler che la pagina originaria tornerà, e così essa conserverà tutto il PageRank e resterà indicizzata; invece, la nuova pagina a cui stiamo reindirizzando non riceverà niente della link equity della pagina originale.

E quindi, per evitare di sbagliare dobbiamo solo pensare alla durata del reindirizzamento: se la pagina originaria tornerà presto, useremo un reindirizzamento 302; nel caso opposto, l’ideale è un reindirizzamento 301. Attenzione, però: se manteniamo attivi i redirect 302 troppo a lungo, i motori di ricerca come Google potrebbero considerarlo in realtà un reindirizzamento 301.

  1. Non tracciare i redirect

Se abbiamo un sito aziendale, centinaia o migliaia di pagine o lavoriamo con molti professionisti SEO, dovremmo “creare protocolli per tenere traccia delle modifiche al sito”, suggerisce l’articolo.

Abbiamo infatti bisogno di punti di riferimento per tenere traccia delle modifiche apportate, in modo da poter esaminare le nostre analisi e decifrare quali modifiche hanno portato all’aumento o alla diminuzione del traffico.

Siccome i redirect possono essere eseguiti a livello di pagina o di server, è essenziale tenerne traccia: possiamo anche aprire il file .htaccess ma non vedere il redirect per una determinata pagina e presumere che uno non sia a posto. Ma qualcun altro nel team potrebbe aver utilizzato JavaScript o un meta refresh sulla pagina, causando un loop di reindirizzamento.

E quindi, il monitoraggio dei reindirizzamenti aiuta i professionisti SEO attuali e futuri a evitare problemi di reindirizzamento comuni che possono influire sul traffico e sulle entrate del sito. Allo stesso tempo, conviene attuare protocolli che richiedono che tutti i nuovi redirect siano testati e verificati per essere certi che funzionino correttamente.