Sono state necessarie circa due settimane, come previsto e annunciato: il May 2020 Core Update ha completato il roll-out ed è quindi pienamente operativo e funzionante. La notizia ufficiale è stata comunicata come di consueto dall’account twitter @searchliaision nella serata del 18 maggio ed è quindi il momento di dare uno sguardo generale a cosa è cambiato nelle SERP dopo questo aggiornamento di Google.

Google annuncia la fine del rollout dell'aggiornamento

May 2020 Core Update, forti impatti in SERP

In queste due settimane le SERP di Google hanno vissuto grandi oscillazioni, come notavamo anche nella nostra analisi preliminare sull’update: tutti i segnali fanno comprendere che si è trattato di un update di grande portata, con impatto sensibile e trasversale su molti settori e siti verticali.

Premiati i grandi siti e social?

Non sono mancate polemiche, altra conseguenza tipica degli update, e in molti si sono lamentati perché sembrano essere stati privilegiati grandi brand e social network; in particolare, nelle pagine dei risultati di Google ora emergono con frequenza ancora maggiore siti come Pinterest, Facebook, Reddit, Quora, Amazon, eBay e altri che presentano pochi contenuti e molte immagini.

Ancora più in dettaglio, Roger Montti su Searchenginejournal riporta un esempio di SERP dominata da un solo sito (anche in barba alla promessa di diversificazione e al Diversity Change…): si tratta di Etsy, che in qualche modo sembra associato alla query handmade (artigianale, fatto a mano), al punto che Google US posiziona ora Etsy per quasi tutte le query che contengono il termine handmade.

“È come se l’entità di Etsy fosse strettamente associata alla parola fatto a mano”, dice l’esperto, che poi segnala alcune di queste occorrenze: handmade fishing flies (mosche artificiali da pesca fatte a mano), handmade socks (calzini fatti a mano) e handmade bongos (bonghi fatti a mano). Quest’ultima query, in particolare, ha una SERP composta da due risultati di Etsy, due risultati da eBay e uno ciascuno da Pinterest e Amazon.com.

Potenziale collegamento con i trend della pandemia

Anche Google Trends mostra che Etsy ha ricevuto un incremento di ricerche in questo periodo di pandemia, e quindi Montti si chiede se il balzo in avanti in SERP possa essere in qualche modo legato ai cambiamenti nei comportamenti degli utenti durante la quarantena e alla capacità di Etsy di soddisfare le nuove esigenze e il search intent post Coronavirus.

Come il noto portale eCommerce dedicato all’artigianato, infatti, anche Amazon sta ricevendo molto traffico correlato alla quarantena, vicino alle punte che si registrano in periodi di altissime vendite come la stagione natalizia e prima delle vacanze estive.

Quindi, riflette ancora Montti, il miglioramento nel ranking post-update potrebbe essere un riconoscimento per siti richiesti dai consumatori, che si aspettano di vedere questi risultati in SERP?

Tale considerazione assume ancora più peso guardando il successo che stanno avendo i siti che trattano temi correlati all’attività fisica: in un momento in cui la pandemia ha portato alla chiusura dei centri di allenamento, gli utenti non vogliono trovare in SERP siti di palestre ma ottenere informazioni legate al fitness, da fare magari a casa.

Un update insolito

In conclusione, per l’esperto SEO “c’è qualcosa di insolito in questo aggiornamento” e molte persone hanno la percezione che ci sia qualcosa che non va con le nuove SERP.

Come detto, i cambiamenti più evidenti negli Stati Uniti sono la predominanza di grandi brand nei risultati top per molte query, seguito dalla presenza massiccia di social media per altre parole chiave.

Altre valutazioni sulle oscillazioni delle SERP

Anche Neil Patel ha analizzato l’impatto dell’aggiornamento di maggio di Google dalle pagine del suo blog, fornendo anche qualche dettaglio sui settori più colpiti (parliamo sempre di Google US).

In particolare, le fluttuazioni maggiori di posizioni hanno riguardato i settori di travel, real estate, health, pets & animals and people & society – ovvero, traducendo più o meno alla lettera, viaggi, mercato immobiliare, salute, animali domestici & animali e persone & società – ma sono colpite tutte le categorie e le industrie, anche le news (che però hanno subito impatti minori). Anche in questo caso, sembrano tutti comparti legati in qualche modo agli effetti della pandemia, nel bene o nel male.

Secondo Patel, c’è stato anche un rimescolamento dei risultati SEO locali, ma è iniziato prima dell’aggiornamento principale.

Rispetto alle informazioni reperite su SearchEngineJournal, i dati del blog dell’esperto londinese segnalano anche il calo di grandi brand, ad esempio Spotify.com, LinkedIn.com, Legoland.com, Nypost.com e Ny.gov.

L’importanza di aggiornare i contenuti

Ci sono alcuni aspetti di ottimizzazione SEO on page che che Neil Patel invita a considerare, in base alla sua esperienza e attività di consulenze per circa 700 siti: cura dei contenuti ed errori.

In particolare, chi ha contenuti aggiornati con frequenza sembra maggiormente al riparo dai cali algoritmici. Non si parla di aggiornamenti superficiali, ma di interventi più sostanziosi, come l’aggiunta di alcuni nuovi paragrafi, cancellazione di informazioni irrilevanti o addirittura riscrittura di interi articoli.

Questa operazione, che serve a mantenere gli articoli aggiornati e utili per i lettori, produce effetti concreti: dei 641 seguiti dalla sua compagnia, solo una percentuale inferiore al 6 per cento (appena 38) ha infatti perso ranking. E, esattamente in segno opposto, ben 187 siti hanno visto aumento del loro traffico di ricerca del 10 per cento o superiore.

Un’altra tendenza che risalta dalle osservazioni è il declassamento dei siti che presentano thin content, ovvero contenuti poco elaborati e di scarsa qualità: in generale, i siti con contenuto sottile hanno avuto una probabilità circa 3 volte superiore di essere colpiti in modo negativo dall’update rispetto a un miglioramento di ranking.

L’ultimo elemento messo in risalto riguarda la presenza di errori SEO sul sito, come ad esempio la duplicazione di meta description o title tag, che aumentano i rischi di perdere posizioni in caso di update.

Come recuperare il traffico perso

In definitiva, sembra esserci una correlazione tra gli effetti dell’update e le tendenze di ricerca relative alla quarantena (invitiamo anche a leggere lo studio sull’impatto Covid-19 sulle ricerche organiche per approfondire le variazioni del comportamento degli utenti), ma, in attesa di un eventuale commento pubblico di Google, l’unica opportunità che abbiamo è cercare di capire come raddrizzare la rotta e recuperare il traffico perso.

Sappiamo infatti che secondo Google non ci sono interventi miracolosi da attuare se abbiamo perso traffico a causa di un update, perché non si tratta di un declassamento del singolo sito ma di una rimodulazione dei criteri dell’algoritmo, ma è comunque possibile (se non necessario) provare ad apportare qualche correzione.

La difficoltà maggiore è isolare il problema che potrebbe aver provocato l’hit algoritmico, perché in genere questi core update sono ampi, ampi e coprono molti temi di qualità generale del funzionamento del motore di ricerca. Quindi, ciò che possiamo fare è guardare il nostro progetto con uno sguardo “oggettivo”, cercare di avere una visione più ampia e capire quali sono le aree che richiedono una ottimizzazione.