È entrata ufficialmente in vigore in Francia la legge sul copyright approvata dal Parlamento Europeo e, quindi, sono diventati validi anche i sistemi avviati da Google per aggirare l’ostacolo della temuta link tax: ovvero, come dicevamo nelle scorse settimane, una limitazione alle preview e agli snippet nel motore di ricerca delle news in francese per i siti che non vogliono apparire e non vogliono concedere i propri contenuti a Google.

Google News Francia, cosa è cambiato con la legge sul copyright

Ma cosa sta succedendo in realtà alle SERP della sezione actualitè di Google Francia? E come stanno reagendo gli editori locali (e anche gli italiani) a questa forte presa di posizione del colosso statunitense verso il copyright? In sintesi: tante parole e lettere, ma in concreto nessuna modifica sostanziale ai risultati di ricerca.

Nessuna novità apparente nelle SERP di Actualité

Partiamo proprio da questo: a pochi giorni dall’entrata in vigore della legge non è cambiato assolutamente nulla su Google News Francia, almeno all’apparenza. Nei giorni passati Il Giornale aveva fatto una ricerca per scoprire quale portale editoriale avesse già preventivamente accettato le nuove condizioni imposte da Google, segnalando come già 17 su 20 dei principali siti di informazione francese avessero implementato le istruzioni robots meta tag per la gestione degli snippet e, di fatto, comunicato a Google la volontà di continuare ad apparire nelle SERP di attualità; anche gli altri nomi citati hanno poi seguito la strada, e quindi in pratica il sistema funziona esattamente come prima, con al massimo qualche carattere in meno mostrato nelle meta description.

Gli esempi: ricerche in Google Francia sezione News al 25 ottobre

Basta vedere gli screen qui allegati per renderci conto della cosa: per query di attualità su Macron e Paris la pagina dei risultati di Google News francese non presenta particolari differenze rispetto a quanto siamo abituati, mentre invece qualcosa cambia con le ricerche legate a Nice e Bordeaux. Nel primo caso, non sono presentate le anteprime del giornale Nice Matin, mentre il secondo caso è più particolare.

Non cambiano le anteprime per le query

Il sito Nice Matin (e anche gli altri portali del gruppo editoriale, come Var Matin) non ha infatti impostato alcun comando nei robots meta tag (l’analisi del codice mostra l’assenza della parola “snippet” nella sorgente pagina), non sappiamo se per scelta o per distrazione. Per la ricerca Bordeaux, invece, alcuni siti hanno segnalato a Google la possibilità di disporre di snippet (ad esempio 20minutes), mentre altri non hanno comunicato nulla (La Tribune), ma il Google News non mostra anteprime di description.

Le SERP senza anteprime

Nessuna novità in SERP, molte polemiche e annunci

Insomma, possiamo dire “tanto rumore per nulla”? Da un certo punto di vista sì, almeno nell’immediato, mentre per il futuro le cose potrebbero complicarsi ulteriormente: gli editori francesi riuniti nella Alliance de la presse d’information generale hanno annunciato in una conferenza stampa ufficiale l’intenzione di denunciare Google all’Authority della concorrenza e di chiedere un intervento al Governo francese a causa della “mancata applicazione da parte del motore di ricerca della direttiva sul copyright della stampa online”.

Su un sentiero simile sembra pronta a muoversi la Enpa, associazione degli editori europei, con il suo presidente Carlo Perrone che ha anticipato “possibili passi formali e legali per fermare l’abuso da parte di Google della sua posizione dominante”. Ancor più dura la nota della European Magazine Media Association (Emma), che lamenta “la decisione unilaterale di Google che di fatto, rifiutandosi di negoziare accordi, lascia gli editori europei di fronte alla scelta di rinunciare ai loro diritti e diffondere i loro contenuti senza remunerazione oppure essere penalizzati nei risultati delle ricerche”, definendo apertamente il rifiuto di Google di pagare per l’uso di contenuti editoriali un modo di andare “contro le intenzioni delle leggi europee e francesi e una sfida alla sovranità europea e nazionale”.

La protesta contro Google

Uno dei gruppi editoriali più battaglieri in questo fronte è Les Echos-Le Parisien, il cui presidente Pierre Louette non ha lesinato parole dure contro Google (e Facebook): “La stampa ha perso in 10 anni il 50% dei suoi introiti pubblicitari, mentre Google e Facebook raccolgono il 90% della pubblicità. Noi perdiamo copie e perdiamo lettori”, dice. “Se questa è la fase di transizione verso il mondo digitale, possiamo osservare che al momento ci sono due piattaforme dominanti: Google ha privatizzato la ricerca online, Facebook ha privatizzato l’agorà, la piazza pubblica”.

La protesta contro il gruppo di Mountain View ha superato i confini francesi (anche perché, come dicevamo, la situazione interessa già tutti i siti editoriali europei), e anche alcuni gruppi editoriali italiani stanno solidarizzando con i colleghi. Il passo concreto finora è stata una lettera contro il “ricatto di Google” firmata da un migliaio di giornalisti, editori e personalità della stampa europea, tra cui spiccano le firme della Federazione nazionale della stampa italiana e dei direttori di Repubblica, La Stampa e altre testate del gruppo Gedi.

L’importanza di Google per il traffico

Al di là delle parole (e dei possibili atti) c’è però un fattore da non trascurare, ovvero la rilevanza di Google per veicolare traffico organico ai siti di news. Uno studio del gruppo di comunicazione Heroiks ha individuato il Search dependence index per i principali siti francesi, ovvero l’indice della dipendenza del traffico dai clic di Google: innanzitutto, Big G detiene in Francia il 93 per cento del mercato delle ricerche, e i dati per la stampa segnalano valori molto alti.

Su 100 visite ricevute, l’indice medio di dipendenza della stampa nazionale francese da Google è di 42, mentre gli altri siti principali in Francia arrivano a 33,54, afferma lo studio. Tra i siti editoriali, ad esempio, La Croix ha più della metà del traffico che deriva da ricerche su Google (58 per cento), mentre Le Parisien e l’Humanité si aggirano intorno al 55, Libération al 38,5 per cento e così via, mentre solo L’Equipe è sotto la media (15,55 per cento), probabilmente perché tratta di notizie sportive e ha una base di lettori più fedeli.

Si spiega forse così la marcia indietro dei siti editoriali che, preoccupati di rinunciare a questa fonte fondamentale di traffico, hanno ingoiato il boccone amaro e consentito a Google di accedere ai loro contenuti (spesso senza limitazioni), accettando di fatto il compromesso, pur definendolo ricatto.