Possiamo definirla una SEO parallela, che mira all’ottimizzazione di una tipologia specifica di contenuti: la ricerca immagini sta diventando un interessante fronte di sfida non solo per chi fornisce il servizio (ovvero, i motori di ricerca per immagini), ma anche e soprattutto per i siti che vogliono apparire in posizioni di visibilità e sfruttare queste risorse per conquistare nuovi visitatori organici. Come probabilmente sperimentiamo ogni giorno, trovare l’immagine perfetta da abbinare a un contenuto può essere spesso una sfida, ma è quanto mai utile per riuscire nell’obiettivo di conquistare il lettore: in nostro supporto arrivano vari motori di ricerca di immagini, a cominciare dal servizio di Google, ma anche il meccanismo della ricerca inversa di immagini, con cui approfondire anche il contesto intorno alla foto.

Ricerca immagini, che cos’è

È sicuramente capitato a ognuno di noi fare una ricerca di immagini o una ricerca per immagini, ovvero utilizzare un classico motore di ricerca con l’espresso obiettivo di visualizzare risultati multimediali, per la precisione foto.

Secondo alcune stime, infatti, quasi il 20% di tutte le query di ricerca su Google si riferiscono alle immagini e le persone cercano milioni di immagini online ogni giorno.

Fino a non troppo tempo fa, il modo più semplice per eseguire questo compito era appunto servirsi di un normale search engine e scrivere nella barra di ricerca query+immagine (o query+foto), ma grazie all’evoluzione complessiva che sta vivendo la tecnologia abbiamo ora a disposizione modi ancor più rapidi, e soprattutto più efficaci, per cercare immagini – ovvero, usare gli appositi motori di ricerca di immagini o sfruttare la funzionalità di ricerca inversa.

In tutti i casi, comunque, dobbiamo comunque ancora inserire una keyword pertinente e incrociare le dita, sperando che l’immagine che abbiamo in mente esista realmente su Internet e nel Web. Se siamo fortunati (se abbiamo usato la giusta query e scelto il miglior motore di ricerca) basteranno pochi secondi per trovare la risorsa ed eventualmente utilizzarla sul nostro sito, laddove possibile per licenza. A questo proposito, vale la pena ricordare velocemente che la maggior parte delle immagini che si trovano online sono normalmente soggette a copyright e quindi non possiamo semplicemente scaricarle o copiarle per usarle sul blog o sito web, ma in nostro soccorso arrivano i vari siti di stock foto che mettono a disposizione immagini ad alta definizione, spesso anche gratuitamente, concesse in licenza con Creative Commons.

Le opportunità SEO della ricerca immagini

Già da quanto scritto si comprende perché possa essere importante per chi opera in campo digital imparare come fare una ricerca immagini efficace: i contenuti multimediali sono ormai un asset fondamentale per le pagine web, da curare quanto i contenuti testuali, e bisogna attuare le giuste operazioni di ottimizzazione SEO delle immagini per sfruttarne a pieno il valore.

Sintetizzando, ospitare sulle pagine del sito immagini uniche, contestualizzate e coerenti con il contenuto – e taggate con le giuste parole chiave – può aumentare le possibilità di posizionare tali risorse sui motori di ricerca e, in termini concreti, le possibilità che gli utenti trovino queste immagini e atterrino sul nostro sito grazie a una ricerca generale di immagini o una ricerca inversa di immagini.

E quindi, i file multimediali sono una possibile fonte di traffico organico aggiuntivo per il nostro business, oltre che una leva ulteriore per superare i competitor, e più un generale i media acquisiscono un’importanza crescente ogni anno che passa, svolgendo un ruolo cruciale nel migliorare l’esperienza dell’utente e nel rispondere al suo intento di ricerca.

Motori di ricerca per immagini, gli alleati per trovare le foto online

Un motore di ricerca immagini è semplicemente un portale online che archivia e indicizza file immagine, etichettati secondo specifiche keyword o appositi tag: oggi sono più avanzati che mai e consentono di perfezionare la ricerca dell’immagine desiderata attraverso i filtri di ricerca avanzati e altri strumenti.

La ricerca per immagini funziona esattamente come la ricerca testuale, con la differenza che la SERP che appare dopo aver inserite una query non sarà composta da link blu cliccabili, ma da miniature di immagini di anteprima corrispondenti alle parole chiave della ricerca.

In questo modo, la ricerca immagini diventa decisamente più semplice perché eviteremo di dover sfogliare centinaia di foto simili prima di individuare quella adatta che poi, malauguratamente, potrebbe poi non essere accessibile o utilizzabile liberamente.

Attraverso i motori di ricerca di immagini possiamo trovare la foto da correlare a un contenuto testuale, a norma con i diritti di utilizzo corretti, oppure un’immagine ad alta risoluzione da utilizzare in una campagna di marketing, o semplicemente una foto da usare come sfondo del desktop: in tutti i casi possibili, ci sono tantissimi tool che ci vengono in soccorso.

Come funzionano i motori di ricerca immagini

Il Web offre infatti molte opzioni diverse per la ricerca di immagini, dai motori di ricerca generali con una funzione di ricerca delle immagini ai più specifici motori di ricerca dedicati alla navigazione e all’indicizzazione delle immagini. Questi ultimi, in particolare, sono utilissimi portali che aiutano milioni di persone a trovare immagini di alta qualità senza dover sprecare tempo a spulciare il web alla ricerca dell’esatta foto che serve loro.

Il successo di un motore di ricerca si basa sulla capacità di servire immagini pertinenti, e quindi di abbinare correttamente le risorse indicizzate alla query cercata dalle persone, anche tramite i tag che definiscono il “contesto” e aiutano a filtrare. Convenzionalmente, il tagging permette di distinguere la tipologia di immagine (fotografia o grafica), i colori (bianco e nero, colori, colore dominante), la categoria (per semplificare la ricerca) e il contenuto (i veri e propri tag, come quelli dei blog insomma).

Come detto, ci sono tantissimi motori di ricerca di immagini e non è facile (né forse possibile) individuare il migliore in assoluto, perché ogni sistema ha i suoi vantaggi e svantaggi e tutto dipende dalle nostre necessità. Il più famoso e utilizzato è ovviamente Google Immagini, che ha dalla sua la forza del classico sistema Search ma anche la combinazione tra una potente ricerca di immagini generale e la funzionalità di ricerca inversa.

Non è però da trascurare l’alternativa rappresentata da Bing che, con la sua interfaccia visiva attraente e le opzioni di filtro facili da comprendere, si posiziona come forte concorrente per le ricerche di immagini generali, così come anche il vecchio Yahoo! o Yandex offrono il loro motore di ricerca immagini.

Ci sono poi degli strumenti più specifici, incentrati proprio sulle risorse visive: ad esempio, Pinterest (che è appunto una piattaforma basata su immagini) ha un proprio strumento di ricerca visiva che permette di navigare tra risultati visivamente simili all’immagine che ci ha colpito, selezionati all’interno di un database di immagini piuttosto ampio grazie ai pin creati dagli utenti. Anche Flickr, seppur oggi in trend calante, è ancora una possibile miniera di immagini originali, provenienti da fotografi dilettanti e professionisti che condividono il loro lavoro sulla piattaforma, mentre TinEye offre suggerimenti più perfezionati e spesso migliori rispetto alla ricerca inversa di immagini di Google.

In ogni caso, imparare a utilizzare i motori di ricerca delle immagini in modo efficiente ci sarà di grande aiuto e, spesso, troveremo il risultato migliore solo lanciando le query di ricerca su più tool e comparando le loro risposte.

Ricerca inversa immagini, a cosa serve

Oltre alla ricerca testuale classica, però, oggi abbiamo un’altra possibilità a cui abbiamo già fatto accenno, ovvero la ricerca inversa di immagini, che ci permette di trovare foto simili a una che possediamo nell’archivio del computer o che ci ha colpito online.

In estrema sintesi, i motori di ricerca inversa per immagini sono capaci di trovare il file di origine di un’immagine, aiutandoci a risalire alla fonte originale dell’immagine dopo averne caricata una simile e correlata come query di ricerca.

Sono molteplici i possibili casi di uso di questi strumenti: possiamo ad esempio partire da un’immagine piccola o sfocata per visualizzare (e utilizzare) l’originale ad alta risoluzione, oppure lanciare la ricerca di un prodotto di cui non abbiamo altre informazioni se non appunto una foto (e trovare così dettagli sul nome, marchio e altre notizie utili), o ancora approfondire il contesto di una immagine.

Le ricerche inverse di immagini sono particolarmente utili per i webmaster e i creatori di contenuti che hanno necessità di trovare un’immagine simile di qualità superiore o un file sorgente. Tra i vantaggi di questi sistemi ci sono la possibilità di verificare l’origine di un’immagine (ed eventualmente anche la sua diffusione online, particolarmente efficace per autenticare profili di persone, notizie e immagini di eventi), monitorare le immagini protette da copyright (scoprendo appunti quali siti hanno utilizzato quel contenuto multimediale, con o senza attribuzione) e appunto trovare immagini simili, vale a dire scatti o opzioni migliori per un’immagine.

Tra gli svantaggi, dobbiamo dire soprattutto che la ricerca inversa delle immagini non funziona sempre, perché può capitare di eseguire la funzione senza ottenere risultati, e ciò dipende da vari fattori – sito che ospita l’immagine che impedisce l’indicizzazione dei contenuti multimediali, ad esempio, o data center leggermente fuori sincronia o motore di ricerca non particolarmente efficace nel riconoscimento.

Come fare una ricerca inversa immagini con Google

Oltre al citato tool TinEye e ad altri sistemi simili, il più famoso e usato motore di ricerca inversa di immagini è senza dubbio Google con il suo Google Reverse Image Search, che in pratica è un metodo alternativo per trovare immagini su Google da foto, valido quando abbiamo dubbi sui termini più appropriati da utilizzare nella query o quando vogliamo approfondire le informazioni circa una immagine che abbiamo visto online o salvato nel nostro hard disk.

Lanciata come funzione nel 2011, la ricerca inversa di immagini su Google è davvero facile da usare, sia da desktop che da mobile, perché funziona su Safari, Firefox e Chrome, con evidenti vantaggi nell’uso del browser interno di Google. Ad esempio, gli utenti di Chrome possono semplicemente fare clic con il pulsante destro del mouse su un’immagine ovunque all’interno della finestra e selezionare “cerca questa immagine nel Web” (ora “cerca questa immagine con Google Lens“) e visualizzare una SERP che restituisce quelle che per gli algoritmi sono la “migliore ipotesi per questa immagine”, nonché pagine che includono immagini corrispondenti.

Dalla home page di Google Immagini possiamo far partire una ricerca cliccando sull’icona della macchina fotografica e selezionando uno dei due tab disponibili: intuitivamente, “incolla URL immagine” ci permette di lanciare una ricerca di un’immagine già presente online, mentre “carica un’immagine” ci consente di fare un upload di una risorsa salvata nel nostro archivio offline (a differenza di Tineye, non c’è limite alla dimensione delle immagini che possono essere caricate su Google).

In entrambi i casi, dopo aver fatto clic su “Cerca per immagine“, vedremo la foto caricata nella parte superiore della pagina insieme ad alcune parole chiave suggerite: accanto all’immagine, Google informerà se ci sono altre dimensioni dell’immagine disponibili per il download. Da qui possiamo esplorare immagini simili o controllare i siti Web che contengono l’immagine.

Se vogliamo lanciare una ricerca inversa di immagini da smartphone, il procedimento non è molto diverso: apriamo l’app mobile di Google e clicchiamo sull’icona della macchina fotografica a destra. Il sistema ci chiederà l’accesso a Lens per inquadrare direttamente un oggetto con la fotocamera e trovare risultati correlati – un approccio che sarà sempre più centrale nella ricerca e che è anche alla base del sistema Multisearch presentato all’ultimo Google I/O 2022.

Le caratteristiche tecniche della ricerca immagini di Google

Abbiamo fatto riferimento diretto a Google Immagini perché questo sistema è non solo il più usato, ma anche quello probabilmente più all’avanguardia nel campo dei motori di ricerca immagini, e alcune notizie e studi lo confermano – così come rendono evidente l’attenzione che al tema sta dedicando l’azienda californiana, soprattutto sul versante della tecnologia.

Google velocizza il caricamento delle immagini

In tal senso, in particolare, è da tempo che Google ha attivato ufficialmente una feature utile per migliorare le performance dei contenuti multimediali, rendendo disponibile su Google Chrome Canary (la versione sperimentale del browser a disposizione degli sviluppatori) un sistema di caricamento delle immagini lazy loading. Già nel suo intervento a Google I/O 2019, la Product Manager di Chrome Tal Oppenheimer ha detto che i siti moderni sono più visual che mai e usano tantissime immagini ad alta risoluzione; tuttavia, caricare singolarmente tutte quelle immagini può rallentare il browser e sprecare i dati di connessione dell’utente, perché vengono caricate anche immagini che la persona non vedrà davvero.

Per questo, ha proseguito la Googler, è spesso meglio consentire il caricamento solo delle immagini che servono, tecnica nota come lazy loading; ritenendo che possa essere complicato per gli sviluppatori usare a tal proposito delle soluzioni JavaScript autonome (e, allo stesso tempo, mantenere alta la qualità dell’esperienza che si intende garantire per il proprio business), Google ha studiato una soluzione per semplificare e velocizzare il caricamento delle immagini dal proprio sito.

Soluzioni per gli sviluppatori in Chrome Canary

In termini pratici, selezionando un flag in Chrome Canary (e attivando la spunta su loading=”lazy”), è possibile testare la nuova esperienza di caricamento delle immagini dopo aver aggiunto i nuovi attributi di caricamento ai tag immagine; Chrome si incarica della parte rimanente per determinare quando caricare le immagini, valutando fattori come la velocità di connessione dell’utente, e controlla anche i primi due kilobyte delle diverse immagini sul sito per aggiungere un placeholder nelle giuste dimensioni.

Il risultato finale che deriva dal sistema è un’esperienza più fluida per i siti Web che possiedono immagini pesanti, che possono renderle fruibili in modo più veloce senza la necessità di scrivere codice aggiuntivo.
Le parole di Google sulle Immagini

Google ha il miglior sistema di riconoscimento di immagini

A certificare il vantaggio competitivo del sistema di ricerca della compagnia di Mountain View è invece uno studio di Perficient Digital, che ha messo a confronto le prestazioni di Google Immagini con i competitor di Microsoft, Amazon e IBM nello studio del riconoscimento delle immagini. Secondo il report, la tecnologia Google Vision vanta prestazioni migliori di quelle registrate da concorrenti tra cui Amazon AWS Rekognition, IBM Watson e Microsoft Azure Computer Vision nel riconoscere le immagini in modo adeguato, con un’accuratezza che supera l’80 per cento. Un dato che, sorprendentemente, non è troppo lontano dalle prestazioni del campione umano usato nel corso delle prove (poco sotto al 90 per cento).

Lo studio sul riconoscimento di immagini

 

Lo studio di Perficient Digital

Il test ha seguito questa metodologia: due persone umane hanno raccolto e taggato 2000 immagini in quattro categorie distinte tra cui persone, paesaggi, grafici e prodotti, distribuendo circa 500 immagini in ogni sezione e assegnando cinque tag per descrivere ogni foto. Il software di Perficient ha eseguito tutte le immagini attraverso ciascuna delle API delle tecnologie di analisi sopra elencate, esaminando i risultati con un unico set di etichette/tag per ogni immagine di ciascuna API; quando a ogni tag è stato assegnato un valore, veniva presentata l’immagine successiva.

Come detto, Google Vision si è rivelato il software attualmente più evoluto e maggiormente in grado di riconoscere correttamente gli elementi presenti nelle immagini. Questa informazione può risultare piuttosto utile per comprendere lo stato del lavoro sul perfezionamento di questi dettagli, ed è facile immaginare che la tecnologia integrata nel motore di ricerca sia ancora più evoluta di quella presentata al pubblico con le API.