Persone umane, non semplici utenti anonimi: questo è uno dei passaggi centrali dell’ultimo aggiornamento delle linee guida per i Google quality rater, pubblicato lo scorso 5 dicembre, con cui la compagnia americana dà indicazioni ai suoi valutatori umani sparsi nel mondo. In questa versione, che segue di tre mesi l’intervento di settembre, c’è appunto un focus maggiore sugli utenti finali del lavoro, oltre che altre piccole novità su cui è bene restare informati.

Aggiornamento di dicembre 2019 delle linee guida per i quality raters di Google

La revisione di fine anno delle Google’s search quality evaluator guidelines (che si possono leggere online qui) “enfatizza la diversità, l’imparzialità e riguarda la lingua con cui ci si riferisce agli utenti”, evidenzia George Nguyen su SearchEngineLand. Ad esempio, sin dal paragrafo 0.2 Google ricorda ai quality raters l’importanza dell’obiettività nel loro lavoro: a meno che non lo richiedano i compiti di valutazione, si legge, “le valutazioni non dovrebbero essere basate su opinioni personali, preferenze, credenze religiose o opinioni politiche”.

Perché le persone usano Google e i motori di ricerca

La novità più corposa è però l’inserimento di una introduzione generale, denominata paragrafo 0.0, in cui Google spiega ai valutatori perché le persone fanno ricerche online e come le eseguono.

“Il World Wide Web è una vasta raccolta di informazioni e contenuti online. I motori di ricerca su Internet forniscono un potente modo per esplorare questo universo online”: è con queste parole che Google apre ora le linee guida per i collaboratori che hanno il compito di valutare la qualità delle SERP e che, ricordiamolo, non influenzano il modo in cui l’algoritmo posiziona le pagine!

Come si fanno le ricerche online

Si entra più nel dettaglio di come funziona la ricerca online con le spiegazioni successive: “Ci sono molti modi in cui le persone cercano: le persone possono digitare le parole in una casella di ricerca in un browser, parlare con un telefono cellulare o un dispositivo di assistenza, utilizzare le funzioni di completamento automatico dei motori di ricerca, ecc.”.

Capire le motivazioni delle persone

Soprattutto, variano le motivazioni e le necessità delle persone: “La gente cerca in Internet per varie finalità, che vanno dalla realizzazione di un veloce task all’approfondimento completo di un argomento”. Ancora, “una ricerca può essere parte di un progetto a lungo termine, come la ristrutturazione di una casa o la pianificazione delle vacanze; può essere fatta quando qualcuno è annoiato e in cerca di divertimento, come quella di ‘video divertenti’; può essere una singola domanda posta durante un momento critico della vita di una persona, come ‘quali sono i sintomi di un attacco di cuore?'”. Si tratta di esempi molto semplici di search intent, come abbiamo più volte raccontato con i nostri approfondimenti.

Diverse ricerche, SERP differenti

I motori di ricerca esistono proprio per aiutare le persone a trovare quello che cercano. Per farlo, dice Google, “devono fornire un set diversificato di risultati di ricerca utili e di alta qualità, presentati nell’ordine più utile”. E non bisogna trascurare un altro aspetto: i diversi tipi di ricerca richiedono tipi molto diversi di risultati di ricerca.

Per fare degli esempi concreti: “risultati per informazioni mediche e di salute devono essere di alta qualità, autorevoli e affidabili” (e quindi si anticipa sin da qui il valore del paradigma EAT, specialmente per i contenuti YMYL), le risposte per “foto di teneri cuccioli dovrebbero essere adorabili“, le query indirizzate verso “uno specifico sito o pagina web dovrebbe mostrare il risultato desiderato in alto” nelle SERP, o ancora “ricerche che hanno molti significati possibili o coinvolgono molte prospettive hanno bisogno di un insieme diversificato di risultati che riflettano la naturale diversità di significati e punti di vista”.

È fondamentale comprendere la diversità e la varietà degli utenti

La diversità e la necessità di comprendere la naturale vastità delle opzioni sono affrontate anche nelle frasi seguenti, in cui si ricorda che “le persone di tutto il mondo utilizzano i motori di ricerca” e che quindi “la diversità dei risultati di ricerca è essenziale per soddisfare la diversità delle persone” che usano Google e i motori di ricerca. Questo significa, ad esempio, che “le ricerche su gruppi di persone dovrebbero restituire risultati utili che rappresentano una la diversità dei contesti demografici e delle culture”.

I risultati di ricerca devono aiutare le persone con informazioni utili e attendibili

L’ultimo punto è altrettanto importante per capire la filosofia di Google: “I risultati della ricerca dovrebbero aiutare le persone“, c’è scritto nelle nuove linee guida per i quality rater. Più nello specifico, “i risultati della ricerca dovrebbero fornire informazioni autorevoli e attendibili, non sviare le persone con contenuti fuorvianti”, “dovrebbero consentire alle persone di trovare ciò che stanno cercando, non sorprendere le persone con contenuti sgradevoli, sconvolgenti, offensivi o inquietanti”.

Pagine che contengono temi “nocivi, odiosi, violenti o sessualmente espliciti sono appropriate in SERP solo se la persona ha formulato la propria ricerca in modo tale da rendere chiaro che sta cercando questo tipo di contenuto e se non c’è altra interpretazione ragionevole delle parole usate nella loro ricerca”.

Google chiede ai quality raters di pensare agli utenti come persone

Se il paragrafo sulla Search Experience è il cambiamento più immediato e visibile, ci sono anche altri elementi da rimarcare in questo aggiornamento dicembrino: sempre nella sezione della panoramica generale delle linee guida, ad esempio, si può notare la sostituzione del termine generico “utente” usato nelle versioni precedenti con il più umanopersone“.

C’è un punto specifico che chiarisce questo aspetto (sezione 2.1, “Important Definitions”), in cui c’è la definizione di utente per Google. Ovvero, ” una persona che cerca di trovare informazioni o svolgere un compito su Internet”, tenendo presente che gli utenti “sono persone provenienti da contesti diversi, di ogni età, sesso, razza, religione, appartenenza politica, le cui esperienze e necessità possono differire” da quelli del singolo quality rater.

Questo reminder alla varietà delle persone si trova in realtà anche in altre parti delle linee guida, a riprova di come Google voglia far passare il messaggio, mentre in altre sezioni possiamo notare la sostituzione del termine user con person.

Considerazioni sull’aggiornamento delle linee guida per i quality raters di Google

In definitiva, quindi, il nuovo aggiornamento delle linee guida per i quality raters ci può servire a comprendere la strada intrapresa da Google per migliorare il suo algoritmo: l’insistita enfasi sul fattore umano può essere letta come un monito a tenere i pregiudizi fuori dalle valutazioni, soprattutto in riferimento alle ricerche su temi politici.

Un topic, questo, che torna spesso al centro di accuse a Google, tanto che anche nell’attacco del Wall Street Journal si faceva riferimento a una parzialità del motore di ricerca nei confronti di alcuni gruppi politici. Quindi, può darsi che con questo sistema Google stia provando a rendere le SERP più obiettive o, quanto meno, a ricordare ai suoi quality raters di tener fuori pensieri e punti di vista personali quando svolgono il proprio lavoro.