Font e SEO: come usare grassetto e corsivo nel modo corretto

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È un tema piuttosto vecchio e probabilmente superato, anche se ciclicamente torna nei discorsi social e in realtà anche nelle conversioni che abbiamo con i nostri utenti. C’è differenza nell’uso dei tag HTML strong e bold in un testo? E tra italic ed emphasized? E quanto l’uso di questi segnali dei font influiscono sulla SEO? Ecco allora qualche indicazione che speriamo possa chiarire la questione e tranquillizzare i SEO copywriter e gli editori, partendo da una considerazione generale: la gestione della tipografia non va fatta solo pensando all’effetto estetico, perché la scelta dei font, l’uso del grassetto e del corsivo o l’incremento delle dimensioni del carattere sono strumenti cruciali per migliorare l’utilità e la leggibilità dei contenuti che offriamo ai nostri lettori.

Tag di enfasi dei font, il mito degli effetti SEO e l’impatto reale

Quando si parla di SEO, spesso si cade nel mito che ogni piccolo elemento di una pagina web possa essere un fattore di ranking per Google. Tuttavia, è importante distinguere tra ciò che effettivamente influisce sul posizionamento e ciò che invece migliora l’esperienza dell’utente – elemento assolutamente centrale e non trascurabile, ma che non implica una connessione diretta con il miglioramento della visibilità organica.

Ripartendo dalle basi: Google, con la sua complessa e sempre evolutiva intelligenza artificiale, ha l’obiettivo di fornire agli utenti i risultati più pertinenti e di qualità, e quindi anche intuitivamente si può comprendere che segnare una parola o una frase con i tag corsivo o grassetto non può certamente influenzare in maniera decisa gli algoritmi.

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E allora, sgomberiamo subito il campo: non è mai stato negato che possa esserci un valore blando per la SEO nell’uso dei tag strong e emphasized, ma ciò che ci importa è che di sicuro c’è un valore in termini di usabilità e leggibilità per le persone, che a colpo d’occhio possono individuare le parti di testo a cui si è deciso di dare rilievo.

Grassetto, corsivo ma non solo: l’evoluzione dei tag HTML nel web semantico

Quest’ultima affermazione si lega a doppio filo alla storia di questi tag HTML, che si sono evoluti nel corso del tempo per accompagnare il passaggio da un semplice linguaggio di markup a uno che cerca di comprendere e categorizzare il contenuto in modo più significativo, come da caratteristiche del cosiddetto Web semantico.

Fin dai primi passi del codice HTML erano presenti alcuni tag che consentivano di dare un aspetto diverso al testo nella resa dei browser: <b> era l’etichetta del grassetto, <i> quella del corsivo e <u> quella della sottolineatura. In tutti e tre i casi, si tratta di note dalla sola valenza grafica, che non aggiungevano informazioni particolari sulle parole evidenziate per i crawler. In altri termini, questi tag erano puramente presentazionali: indicavano al browser di visualizzare il testo in un certo modo, ma non fornivano alcun contesto o significato aggiuntivo. In un’epoca in cui il web era principalmente una collezione di documenti statici, questa semplicità era sufficiente.

Con l’introduzione di HTML 2.0 fino a HTML 5.0 si è assistito a un cambiamento significativo con l’aggiunta dei tag <strong> e <em>, progettati per aggiungere un livello di significato semantico al testo, non solo per cambiarne l’aspetto. Siamo appunto nel web semantico e la deprecazione definitiva dei vecchi tag è stata non solo formale, ma sostanziale: le nuove indicazioni hanno una capacità espressiva maggiore e comunicano un significato ben specifico, interpretabile dai crawler dei motori di ricerca.

Il web semantico è un’estensione del web attuale, in cui l’informazione è data in modo da essere comprensibile non solo agli esseri umani ma anche alle macchine. In questo contesto, l’importanza di tag semantici come <strong> e <em> è cresciuta, poiché consentono ai motori di ricerca e ad altri strumenti di analizzare meglio il contesto e il significato del contenuto. Anche altri tag presentazionali come <font> e <center> sono stati deprecati in favore di CSS (Cascading Style Sheets), che separa il design dalla struttura del contenuto, permettendo una maggiore flessibilità e accessibilità. Inoltre, HTML5 ha introdotto nuovi elementi semantici come <article><section><nav>, e <header>, che aiutano a definire la struttura e il layout del contenuto in modo più significativo.

Quali sono i tag html legati alla tipografia

La tipografia web è come il tono di voce di una conversazione: può influenzare non solo come le parole vengono percepite, ma anche come vengono comprese.

Come detto, già alle origini di HTML c’era la possibilità di utilizzare dei tag per “modificare” la presentazione visiva del testo onpage; i classici tag presentazionali erano comunemente usati per modificare l’aspetto del testo, e tra i principali ricordiamo:

  • <b> rende il testo in grassetto. Nello specifico, il tag <b> è abbreviazione di bold (che in inglese significa grassetto) e indica una differenza stilistica e grafica di una o più parole rispetto al resto del testo, senza attribuire però segnali di importanza specifica di queste parti.
  • <i> rende il testo in corsivo. Nello specifico, il tag <i> è abbreviazione di italic(che in inglese significa corsivo, come omaggio al tipografo veneziano Aldo Manuzio e allo stile di scrittura che ricorda la calligrafia) e rappresenta una porzione di testo in cui si esprime qualcosa (un tono o uno stato d’animo, ad esempio) che si discosta dal contenuto rimanente, senza aggiunta di altri significati o elementi di importanza.
  • <u> sottolinea il testo. Nello specifico, il tag<u> è abbreviazione di underline (che in inglese significa sottolineato) ed è usato per sottolineare porzioni di testo e distinguerle da quelle vicine.
  • <font> definisce il tipo di carattere, la dimensione e il colore del testo.
  • <center> centra il testo nella pagina.
  • <strike><s> mostra il testo con una linea che lo attraversa (strikethrough).
  • <big> aumenta la dimensione del testo.
  • <small> riduce la dimensione del testo.

Le successive revisioni e i vari aggiornamenti implementati in HTML con l’obiettivo di migliorare la semantica e la struttura dei documenti web hanno poi portato alla creazione di queste nuove marcature semantiche, “nuovi” tag o metodi che forniscono un contesto più ricco per i crawler dei motori di ricerca e migliorano l’accessibilità perché queste indicazioni hanno una capacità espressiva maggiore e comunicano un significato ben specifico, interpretabile dai crawler dei motori di ricerca:

  • <strong> indica che il testo è di particolare importanza, con un’enfasi forte. Viene visualizzato in grassetto dai browser.
  • <em> mostra un’enfasi (dalle iniziali di “emphasis” in inglese) che potrebbe influenzare il modo in cui il testo viene interpretato. Viene visualizzato in corsivo dai browser.
  • CSS (Cascading Style Sheets): Al posto dei tag <font><center>, CSS viene utilizzato per definire stili come il tipo di carattere, la dimensione, il colore, l’allineamento e altri aspetti del design. Questo permette una maggiore separazione tra contenuto e presentazione.
  • <mark> serve a evidenziare parti di testo.
  • <del> indica il testo che è stato eliminato da un documento. Sostituisce <strike><s> per fornire un contesto semantico di testo cancellato.
  • <ins> indica il testo che è stato inserito in un documento.
  • <small> continua ad essere utilizzato, ma con un contesto semantico per indicare testo di minore importanza.
  • <sub><sup> per la formattazione di testo in apice o in pedice, utili per formulazioni chimiche, matematiche o riferimenti.

L’uso di questi tag va oltre la semplice presentazione visiva: sono parte integrante della struttura semantica di una pagina web e, come tali, possono contribuire a migliorare l’accessibilità e la comprensione del contenuto da parte degli utenti e dei motori di ricerca, che continuano a perfezionare i loro algoritmi per comprendere meglio il contesto e la rilevanza del contenuto. In tal senso, possono flebilmente favorire la corretta indicizzazione e, potenzialmente, un miglior posizionamento nei risultati di ricerca. Ne consegue che sviluppatori e i content creator sono incoraggiati a utilizzare questi tag, anche per contribuire a un web più organizzato e comprensibile, dove il significato è tanto importante quanto la presentazione.

Cosa significa il grassetto con strong

Etichettare uno o più termini con il tag strong significa attribuire una rilevanza netta a questo testo: serve a tematizzare la pagina, può essere usato anche all’interno di heading e potrebbe aiutare a dare importanza anche alle keyword su cui stiamo puntando con la strategia SEO. Non si tratta più di una semplice evidenziazione visiva, ma di un segnale a cui sono sensibili anche i motori di ricerca, che interpretano quel testo come semanticamente importante.

Cosa significa il corsivo con em

Simile il significato del nuovo tag <em>, che serve a enfatizzare (come d’altra parte dice il nome stesso dell’etichetta, emphasis) un testo o una frase che hanno intonazioni diverse dalle altre. Anche in questo caso, ora si aggiunge un’importanza semantica riconosciuta dai crawler, che a loro volta quindi possono attribuire un peso diverso alla porzione di testo così caratterizzata.

L’uso dei tag strong ed em per la SEO

La scelta di deprecare i vecchi <b> e <i> a favore dei tag semantici <strong> e <em> ci offre alcuni spunti di riflessione: innanzitutto, serve a dare una più netta separazione tra contenuto e graficaliberando i tag dalla definizione dell’aspetto del testo e lasciando loro un compito più utile, quello di segnalare delle informazioni.

Quindi, usando parti in grassetto o in corsivo forniamo non solo una indicazione per la lettura agli utenti (concentra la tua attenzione su questa parola o su questa espressione), ma lanciamo un messaggio anche ai browser, agli strumenti per la lettura dei testi e ai crawler sulla rilevanza che hanno quelle porzioni differenti.

Tornando al ragionamento iniziale, cambiare i tag e privilegiare quelli semantici è una operazione notevole che assume un senso pieno solo la inquadriamo anche in un’ottica di (seppur minima) variazione SEO: è per questo che possiamo dire che inserire le parole chiave in grassetto (ovviamente strong) può avere qualche effetto positivo per il posizionamento delle keyword su cui stiamo lavorando, anche se ovviamente non ci sono riscontri effettivi che possono confermare l’intuizione.

Quando il crawler analizza una pagina ricerca immediatamente le informazioni più rilevanti e quindi l’uso dei tag di enfatizzazione potrebbe essere un modo per fornire tali indicazioni. Inoltre, i testi ben formattati hanno anche un valore per il lettore, che si trova facilitato nella ricerca di informazioni, e abbiamo detto più volte come scrivere online in ottica SEO sia anche e soprattutto scrivere per le persone e non solo per i robots.

Come usare i tag di enfasi nel testo

In definitiva, ecco qualche consiglio pratico per la gestione dei tag di enfasi del testo al momento della scrittura: innanzitutto, per il grassetto dobbiamo usare il tag <strong> ed evitare il tag <b> (che ormai è deprecato); allo stesso modo, per il corsivo useremo il tag <em> invece di <i>.

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Queste etichette consentono di evidenziare keyword o code più lunghe per colpire maggiormente l’attenzione degli utenti, dare indicazione ai crawler e ai motori di ricerca ed, eventualmente, ottenere un minimo vantaggio in termini di ranking.

Non bisogna ovviamente esagerare: evidenziare con grassetto lunghe frasi o molte parole rende il testo confusionario e non offre valore aggiunto, così come inserire il corsivo su interi periodi non serve a molto.

Il buon senso resta la bussola che deve orientare il nostro lavoro: il testo deve essere ottimizzato per facilitare la lettura e la comprensione, perché questo significa puntare sulla qualità e produrre un contenuto che piaccia a utenti e motori di ricerca.

La posizione di Google su corsivo e grassetto nei contenuti

Insomma, usare il corsivo e il grassetto in un contenuto non influenza direttamente il ranking di una pagina. Tuttavia, ciò che è chiaro è che Google apprezza i contenuti ben strutturati e facilmente navigabili, e qui entra in gioco l’importanza di questi strumenti tipografici.

In effetti, come ci ricorda John Mueller, nelle sue operazioni per cercare di capire di cosa tratta il contenuto di una pagina web Google “esamina cose diverse, come i titoli di una pagina“, ma analizza anche ciò “che è effettivamente in grassetto o enfatizzato all’interno del testo della pagina”, perché in linea teorica le parti così etichettate hanno in una certa misura un po’ di valore in più, nel senso che è un chiaro segno di ciò che l’autore pensa che siano i passaggi più rilevanti per il topic trattato.

Questo valore, comunque, è relativo solo al contenuto della stessa pagina, ed estremizzando possiamo dire che usare il grassetto per alcuni punti importanti in un paragrafo può aiutare la SEO, ovvero supporta Google a comprendere meglio quel paragrafo o quella pagina. Ma non dobbiamo esagerare in interpretazioni di questo concetto, perché è sempre Mueller a chiarire che “alcuni frammenti di testo in grassetto in un articolo possono inviare segnali più forti a Google, ma mettere in grassetto tutto il testo di una pagina non aggiungerebbe alcun valore“, proprio perché verrebbe meno l’effetto di enfasi di questi tag.

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