Abbiamo avuto modo di familiarizzare già con il nuovo layout di Google Search da mobile, lanciato ormai da qualche settimana, e con altrettanta probabilità abbiamo scoperto tutte le differenze rispetto alla grafica precedente. Il dettaglio che salta maggiormente agli occhi è l’introduzione della favicon in SERP accanto ai link blu, e oggi ci soffermiamo proprio su questo aspetto per dare qualche chiarimento e indicazione.
Un esempio di favicon

Che cos’è una favicon

Il termine favicon deriva dalla contrazione di favorite icon e quindi significa icona preferita: è per l’appunto dell’icona in miniatura associata a un sito o una specifica pagina web, e in genere si tratta di una piccola immagine o un logo che dovrebbe essere pertinente ai contenuti del sito web correlato.

20 anni di favicon

Le favicon sono state introdotte per la prima volta nel 1999 da Microsoft, che le integrò in Internet Explorer 5: all’epoca potevano essere caricate sui siti a partire da file di computer denominati favicon.ico, che andavano inseriti nella cartella root del sito. Quando un utente aggiungeva l’indirizzo ai preferiti di Internet Explorer, il browser aggiungeva e mostrava la favicon accanto all’URL.

Le evoluzioni di file e formato

Il formato standard delle favicon è stato regolamentato nello stesso anno da World Wide Web Consortium nelle specifiche HTML 4.01, e già nei mesi successivi aggiornate alle specifiche XHTML 1.0: per la definizione del formato bisogna inserire un “elemento di tipo link” con un “attributo Rel” nel tag HEAD del documento, del nome e del percorso del favicon, e il file può essere ospitato in una cartella di un sito web esterno e avere un formato file immagine (e non .ico obbligatoriamente).

Le caratteristiche delle favicon

Nelle dimensioni classiche la favicon è dunque un’icona grafica in file ICO di misure quadrate (inizialmente 16×16, per poi aumentare dimensioni), con supporto a colori o trasparente a 16 o 24 bit, e dalla presenza solo nei preferiti di Internet Explorer l’iconcina si è fatta largo in questi 20 anni anche sugli altri browser, e le evoluzioni tecnologiche hanno esteso il suo utilizzo e la sua presenza. Oggi le favicon compaiono in ogni tab di navigazione, generalmente nella parte sinistra, e sono spesso l’unico segnale visibile del sito quando si aprono più schede in contemporanea su una sola finestra.

L’utilità delle favicon

Le favorite icon sono dunque un biglietto da visita per un sito, e quindi bisognerebbe dedicare una cura particolare alla loro creazione, cercando di rispettare lo stile e l’aspetto visual del proprio brand e del sito a cui è associata, di cui diventa ambasciatrice. Di più: la favicon deve essere pertinente e chiara, avere cioè attinenza con i contenuti proposti o i servizi offerti e far capire subito all’utente qual è il messaggio che intende comunicare.

Come usare le favicon

In estrema sintesi, le favicon sono dei piccoli segnali grafici che possono aiutare a migliorare l’user experience delle persone, perché rendono la ricerca più rapida e visiva (nei preferiti, ma anche nelle SERP ora!) e consentono di ritrovare l’URL che serve al momento opportuno tra tutti gli altri bookmark appuntati.

L’ultimo step di questo percorso è appunto l’introduzione delle favicon nei risultati di ricerca di Google, e il team di Mountain View ha rilasciato anche alcune linee guida e consigli per l’ottimizzazione dell’icona, oltre a specificare la sintassi corretta da utilizzare per rendere idonea una favicon di un sito alle SERP.

 

Indicazioni di Google su faviconLe regole da seguire sono semplicemente cinque, tra indicazioni tecniche e altri suggerimenti più teorici, ma “non è garantito che la favicon venga mostrata nei risultati di ricerca” anche se sono rispettati tutti i parametri, spiega Google.

  • Il file della favicon e la home page devono essere sottoposti a scansione da parte di Google, ovvero il lavoro di Googlebot non deve essere bloccato attraverso il file robots.txt.
  • L’URL della favicon deve essere stabile (quindi non bisogna modificare l’URL di frequente).
  • La favicon deve essere di dimensioni multiple di 48 px quadrati; sono supportati tutti i formati favicon validi e i file SVG non hanno una dimensione specifica. Ad ogni modo, Google ridimensiona l’immagine a 16 x 16 px per usarla nei risultati di ricerca, ma sconsiglia assolutamente di utilizzare una favicon 16 x 16 px.
  • La favicon è pensata come rappresentazione visiva del brand del sito web e consente agli utenti di identificarlo rapidamente quando scorrono i risultati di ricerca.
  • A sostegno di quanto scritto prima, Google specifica chiaramente che non mostrerà e bannerà le icone che ritiene inappropriate, come quelle con immagini di pornografia o simboli che incitano all’odio (campo in cui rientrano ad esempio le svastiche): se il sistema identifica una favicon con “un’immagine di questo tipo, Google la sostituirà con un’icona predefinita”.

La penalizzazione delle icone

Dei casi di penalizzazione delle favicon sono stati già analizzati da Barry Schwartz su Search Engine Land: nel pezzo, il noto esperto SEO racconta in particolare due casi di sanzioni applicate da Google per motivi completamente differenti. Uno riguarda il partito nazista americano, che aveva come favicon predefinita una svastica, che Google ha sostituito con un’immagine generica (un mappamondo grigiastro) dopo le opportune verifiche.

Più particolare la situazione in cui si è trovato Bill Hartzer, una delle voci più famose della comunità SEO internazionale: la favicon del suo sito era semplicemente una resa grafica delle lettere Ad, che richiamavano da (molto) vicino la grafica di Google Ads in SERP. Anche in questo caso, Google ha verificato la situazione e rimosso l’icona ritenuta non rispondente alle sue linee guida.

Effetti solo sulle favicon e non sul ranking

Entrambe le penalizzazioni, comunque, non hanno avuto effetti in termini di ranking o di posizionamento del sito in Google Search, e quindi l’azione manuale riguarda soltanto la rimozione della favicon personalizzata dai risultati di ricerca.

GM