Guida ai nomi di sito: best practices per la scelta e consigli SEO

Iscriviti alla newsletter

Nel grande e complesso puzzle della SEO, come ormai definiamo spesso la nostra attività, anche i piccoli dettagli e tasselli possono svolgere un ruolo imprevedibile: magari non serviranno a cambiare drasticamente le sorti del progetto, ma possono contribuire a creare il disegno finale che ci auguravamo. Oggi parliamo di nomi di dominio e nomi di sito che, nella loro estrema semplicità, sono comunque elementi cruciali della strategia di un brand online, poiché sono il primo segnale rappresentativo della identità e della visibilità di un’organizzazione nel mondo digitale (e non solo).

Nomi di sito e nomi di dominio: definizioni e significato

Anche se a volte i termini “nome di dominio” e “nome di sito” vengono utilizzati in modo intercambiabile, è possibile in realtà fare una distinzione tra i due concetti.

Di base, la comunicazione su Internet richiede una struttura organizzata che consenta agli utenti di raggiungere facilmente le risorse e i siti web desiderati: i nomi di dominio e i nomi dei siti svolgono un ruolo cruciale in questo processo, permettendo alle persone di accedere a contenuti e servizi online attraverso un sistema che traduce gli indirizzi leggibili dall’uomo in indirizzi numerici comprensibili dalle macchine.

Il nome di dominio è l’indirizzo univoco di un sito web su Internet, quello che gli utenti inseriscono nel browser per accedere al sito: è composto da una serie di caratteri che identificano il sito e permettono agli utenti di raggiungerlo tramite un browser web. In linea di massima, un nome di dominio è costituito da due parti principali: il nome del sito e l’estensione del dominio (o TLD, top-level domain). Ad esempio, nel caso di “google.com”, “google” è il nome del sito e “.com” è l’estensione del dominio.

Ne consegue che nome di sito è il nome che identifica un sito web in modo informale, così come più comunemente riconosciuto dal pubblico, e può essere utilizzato per riferirsi al brand, all’organizzazione o all’entità che gestisce il sito. Può coincidere con il nome del dominio o con una parte di esso, ma può anche essere più ampio o simbolico: ad esempio, “Il mio sito di viaggi” potrebbe essere il nome di sito di un blog di viaggi, mentre il corrispondente nome di dominio potrebbe essere “ilmioblogdiviaggi.com” oppure “viaggiaconme.it”.

Sebbene ci possa essere una certa sovrapposizione tra i due termini, è importante notare che possono avere diverse funzioni e caratteristiche nel contesto di un progetto web.

Che cos’è il nome di dominio, il domain name

Il nome di dominio fornisce un’identificazione univoca ed è quindi un elemento essenziale della struttura di Internet, perché rappresenta l’indirizzo univoco assegnato a una risorsa o a un sito web al fine di distinguerlo singolarmente all’interno della vasta rete globale.

I nomi di dominio utilizzano il Domain Name System (DNS), che funziona come un elenco telefonico per Internet, mappando nomi di dominio leggibili dall’uomo in indirizzi IP (Internet Protocol) utilizzati dalle macchine per stabilire connessioni e comunicazioni.

Un nome di dominio è diviso in parti, separate da punti, che seguono una gerarchia ben precisa: sintetizzando, la parte più a destra del nome di dominio è chiamata Top-Level Domain (TLD) e rappresenta la categoria generale di quel dominio, ad esempio “.com” per le aziende o “.org” per le organizzazioni no profit. Il dominio di secondo livello (SLD) si trova immediatamente a sinistra del TLD e rappresenta il nome specifico del sito, come ad esempio “google” nel dominio “google.com”. Altre sottosezioni del dominio, chiamate anche sottodomini, possono essere presenti a sinistra del SLD e fungono da ulteriori identificatori o suddivisioni del sito.

Come scegliere un nome di dominio e perché è importante

La scelta di un nome di dominio efficace può servire ad affermare la presenza del brand, perché aiuta a distinguersi dai concorrenti e realizzare una connessione con il pubblico, garantendo che l’identità e la visibilità di un’organizzazione siano facilmente riconoscibili e memorabili per il pubblico.

Prima di una decisione definitiva, quindi, è opportuno soffermarsi su una riflessione strategica e attenta su vari fattori, cercando un nome di dominio che risulti facilmente memorizzabile, riconoscibile e connesso al brand, e che possa quindi supportare in modo significativo la sua prosperità e il suo successo nel mondo digitale.

Optare per un nome di dominio breve e significativo è spesso il primo suggerimento fornito in tal senso: un nome efficace riflette il brand e comunica chiaramente il messaggio o il valore proposto dall’organizzazione, e un nome di dominio troppo lungo o complicato può invece creare confusione per gli utenti e ostacolare la memorabilità del brand.

Individuare termini e parole chiave pertinenti al settore o al mercato di riferimento è una buona pratica per selezionare un nome di dominio efficace: includere keyword rilevanti può aiutare a stabilire una connessione immediata tra il brand e ciò che gli utenti potrebbero cercare nei prodotti, servizi o informazioni pertinenti, senza però esagerare in keyword stuffing, che come sappiamo può danneggiare la SEO.

Per garantire che il nome di dominio sia facile da digitare e pronunciare, poi, è preferibile evitare l’uso di abbreviazioni, numeri o trattini: questi caratteri possono creare ambiguità e confusione, portando gli utenti a digitare un nome di dominio errato o a non ricordarlo facilmente.

Se il TLD desiderato (come .com o .it) non è disponibile, è possibile prendere in considerazione l’uso di nuovi TLD (come .io, .shop, .online), che offrono la possibilità di creare un nome di dominio altrettanto efficace e memorabile, adeguato all’identità e alla strategia del brand.

Ancora: prima di registrare il nome di dominio scelto, è fondamentale verificare la sua disponibilità e assicurarsi che non violi eventuali marchi registrati o diritti d’autore. Possiamo a tale scopo utilizzare strumenti di ricerca di dominio e consultare le banche dati dei marchi, così da garantire che il nome di dominio non sia già in uso o protetto legalmente da altre organizzazioni.

Infine, è consigliabile proteggere il brand acquistando domini correlati. Questo può prevenire che concorrenti o malintenzionati registrino nomi di dominio simili a quello principale: in pratica, conviene registrare varianti del nome di dominio, incluso l’utilizzo di diversi TLD o di nomi leggermente diversi, e fare il redirect a quello principale, così da rafforzare ulteriormente la presenza del brand online.

Al di là di questi effetti per così dire “realistici”, ci sono poi alcune teorie (forse più “falsi miti”) che legano la scelta del nome di dominio a potenziali benefici per la SEO: sgomberando subito il campo dalle illusioni e dalle visioni semplicistiche, non c’è alcuna correlazione diretta tra domain name e ranking su Google, e al massimo il nome può servire a influenzare l’esperienza utente e la memorabilità del sito – elementi che, in qualche modo, possono aiutare a rafforzare l’autorevolezza del brand e quindi favorirne, indirettamente, anche la visibilità organica.

L’aspetto più noto l’utilizzo di una parola chiave rilevante nel nome di dominio: in passato, i motori di ricerca davano un’importanza maggiore alle parole chiave nel dominio (pratica nota come “Exact Match Domain” o EMD), ma da anni gli aggiornamenti degli algoritmi di ricerca hanno ridotto l’enfasi sull’uso delle parole chiave nel nome di dominio.

Le best practices secondo Google

Le pagine di Google Domains contengono una breve guida per aiutare nella scelta di un buon nome dominio, che sia appropriato ed efficace per la strategia online.

  • Lunghezza del nome.È consigliabile scegliere nomi di dominio brevi, in genere compresi tra 3 e 4 termini, che sono più facili da ricordare e digitare e consentono agli utenti di raggiungere direttamente il sito.
  • Parole chiave.I termini nel nome di dominio dovrebbero essere pertinenti ai contenuti che pubblichiamo. Le parole descrittive aiutano i nuovi visitatori a comprendere l’argomento del sito e possono aumentare le probabilità che il sito venga visualizzato dagli utenti che stanno cercando prodotti o servizi correlati.
  • Località.Se il pubblico target è circoscritto a un’area geografica specifica, può essere utile includere la località nel nome di dominio: in questo modo possiamo escludere gli eventuali visitatori al di fuori di questo ambito.
  • Nome brand.Un brand è un marchio distintivo esclusivo che può aiutare a contraddistinguere il dominio rispetto alla concorrenza. I brand accrescono il carattere distintivo e la longevità dei prodotti, in quanto gli utenti riconoscono rapidamente i brand affermati. Sviluppare un brand richiede tempo, ma un brand di successo può tradurre in risultati economici tangibili la popolarità del sito.
  • Suffissi di dominio.Il suffisso di dominio più diffuso è .com, ma Google Domains offre un’ampia scelta, da .academy a .zone; suffissi più specifici possono aiutare a creare un’immagine più distintiva e a comunicare in modo più efficace lo scopo del sito, e i suffissi alternativi non influiscono negativamente sul posizionamento nei risultati di ricerca, specifica Google.

Ci sono poi alcune “cose da evitare” espressamente, vale a dire elementi che possono influire negativamente sulla percezione del tuo nome di dominio, come ad esempio:

  • Utilizzo di numeri o trattini, caratteri che possono rendere il nome del sito più difficile da digitare o ricordare.
  • Ortografia errata di parole o nomi di attività commerciali esistenti,che possono destare sospetti di spamming o phishing sul sito.
  • Somiglianza con un brand o un marchio esistente:assegnare al sito e ai contenuti di hosting un nome simile a quello di un’azienda esistente può portare a reclami per abuso o violazione del copyright, che potrebbero concludersi con la sospensione del sito e/o con un’azione legale. I visitatori potrebbero non essere in grado di accedere al sito o di inviare email fino alla risoluzione della controversia.

I passaggi per impostare un nome di dominio

Passando agli aspetti tecnici, impostare un nome di dominio per un sito web non è particolarmente complicato, ma richiede comunque diversi passaggi, tra cui scegliere un nome di dominio adeguato, registrarlo presso un registrar e collegarlo al servizio di hosting.

Volendo sintetizzare in una guida passo-passo come impostare un nome di dominio:

  1. Scegliere un nome di dominio

Come già detto, il primo step implica una riflessione strategica sulla scelta di un nome di dominio che sia descrittivo, facile da ricordare e che rifletta il contenuto o lo scopo del sito web. Idealmente, dovrebbe essere breve, senza trattini o numeri, e contenere una parola chiave rilevante per il settore o argomento. Una volta scelto il nome di dominio, possiamo anche selezionare l’estensione di dominio (TLD) appropriata, come ad esempio “.com”, “.org”, “.net” o un TLD specifico per un Paese, come “.it” per l’Italia.

  1. Verificare la disponibilità del nome di dominio

Attraverso uno strumento di ricerca di domini offerto da un registrar bisogna verificare se il nome di dominio scelto è disponibile; in caso contrario, ovviamente, si dovranno considerare alternative o varianti del nome.

  1. Scegliere un registrar per ufficializzare il nome

Dopo aver verificato che il nome di dominio desiderato sia disponibile, bisogna far riferimento a un registratore di domini accreditato, che consentirà l’acquisto e la registrazione del nome di dominio. Si tratta dei registrar, ovvero un’azienda o un’organizzazione accreditata dall’ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers) o da altre autorità di registro nazionali, che si occupa appunto della registrazione, gestione e trasferimento dei nomi di dominio per i siti internet. Il ruolo principale di un registrar è permettere ai clienti di registrare i nomi di dominio che desiderano utilizzare per il loro sito web, e assicurarsi che questi domini rimangano univoci e non siano duplicati.

In genere, i registrar offrono anche servizi aggiuntivi come hosting web, gestione DNS, servizi di certificati SSL e assistenza nella configurazione e nel trasferimento dei domini tra registrar diversi o tra proprietari di domini diversi. Alcuni registrar popolari sono GoDaddy, Namecheap, Google Domains e Register.it.

Durante il processo di registrazione, bisognerà fornire le informazioni di contatto e pagare una tariffa annuale per il dominio; il dominio può essere registrato per un anno o più, a seconda delle esigenze.

  1. Collegare il nome di dominio al servizio di hosting

Dopo aver registrato il nome di dominio, è necessario collegarlo al servizio di hosting che ospiterà il to sito web. Solitamente, l’hosting provider fornirà gli indirizzi dei server DNS (Domain Name System) da impostare presso il registrar, che consentono al nome di dominio di puntare al server di hosting e di “funzionare”: ovvero è così che quando un utente inserirà il nome di dominio nel browser sarà poi effettivamente indirizzato alla giusta posizione del sito web. Accedendo al pannello di controllo del registrar è possibile aggiornare le impostazioni DNS per il dominio con gli indirizzi forniti dal servizio di hosting.

  1. Attendere la propagazione del DNS

Dopo aver impostato gli indirizzi DNS, potrebbe essere necessario attendere qualche ora o, in alcuni casi, fino a 72 ore, perché le modifiche si propaghino su Internet; durante questo periodo, i server DNS di tutto il mondo si aggiorneranno per riflettere le modifiche apportate.

  1. Verificare il funzionamento del nome di dominio

Completata la propagazione del DNS, il nome di dominio dovrebbe essere operativo e indirizzare al sito web ospitato. Per essere sicuri che tutto funzioni correttamente è sufficiente un semplice test, ovvero digitare il nome di dominio nella barra degli indirizzi del browser e scoprire se effettivamente si raggiunge il sito.

Nomi di siti: un’etichetta per lo spazio web che vogliamo costruire

Chiamato anche titolo del sito, il nome del sito è il nome visibile e facilmente riconoscibile associato a un sito web. Quando si visita un sito, il nome del sito viene solitamente visualizzato nella barra del titolo del browser e nei motori di ricerca come parte dei risultati. Contrariamente al nome di dominio, il nome del sito ha una funzione principalmente descrittiva e non permette di accedere direttamente al sito digitandolo nella barra degli indirizzi del browser.

Il nome del sito è importante sia per gli utenti che per i motori di ricerca. Per gli utenti, fornisce un’indicazione chiara del contenuto o dello scopo della pagina web; per i motori di ricerca, il nome del sito è uno dei fattori utilizzati per determinare l’argomento e la rilevanza del sito, il che influisce sul posizionamento nei risultati di ricerca. Pertanto, un nome di sito ben scelto e descrittivo può aiutare a garantire un’ottimale esperienza utente e supportare le strategie di posizionamento SEO.

Perché serve scegliere buoni nomi di siti

Ci sono alcuni motivi pratici che ci dovrebbero spingere a valutare in maniera accorta e opportuna la scelta del nome del sito.

Innanzitutto, se efficace e accattivante il nome fornirà il fondamento per un marchio forte e memorabile; inoltre, potrebbe avere un impatto sul posizionamento organico nei risultati di ricerca, come evidenziano le linee guida e le indicazioni fornite da Google.

Il rapporto tra il nome di sito e il successo online si basa su vari fattori, inclusi l’impatto sulla memorabilità e l’autorità del dominio: un nome di sito che sia facile da ricordare e pronunciare aiuterà gli utenti a tornare sul sito e a condividerlo con i loro contatti, e potenzialmente siti con nomi di dominio memorabili hanno più probabilità di accumulare backlink di qualità e di stabilire una buona reputazione online, contribuendo alla crescita della loro autorevolezza online.

Per quanto riguarda la SEO, un nome di sito leggibile e descrittivo può aumentare la visibilità nelle SERP (Search Engine Results Pages), perché Google prende in considerazione (anche) il nome di dominio nel contesto di altri fattori per determinare la rilevanza del sito rispetto alle query di ricerca, anche se con un peso che ovviamente è minimo. Tuttavia, è importante notare che l’utilizzo eccessivo di parole chiave nel nome di dominio, una strategia precedentemente popolare tra i webmaster, viene ora scoraggiato da Google e potrebbe portare a penalizzazioni.

Le linee guida di Google specificano che è fondamentale evitare pratiche come keyword stuffing e l’utilizzo di domini a corrispondenza esatta (EMD) solo a scopo di manipolare il posizionamento organico. L’attenzione dovrebbe invece essere rivolta alla creazione di contenuti di alta qualità e all’ottimizzazione del sito per offrire la migliore esperienza possibile all’utente. Ciò è consistente con l’approccio di Google, che punta a premiare i siti che offrono valore agli utenti e forniscono contenuti rilevanti e informativi.

Nome del sito e Google: le indicazioni e le best practices

Proviamo a guardare più in dettaglio quali sono queste indicazioni ufficiali che Google fornisce per la gestione dei nomi dei siti, definiti come “il nome del sito da cui proviene una pagina inclusa nei risultati di ricerca”. Si tratta quindi di un elemento ben diverso dai link dei titoli delle pagine – il title della pagina, che sono specifici per ciascuna pagina web – perché il nome del sito si riferisce all’intero sito ed è uguale per tutte le sue pagine.

Google utilizza una serie di fonti diverse per determinare automaticamente il nome del sito, ma possiamo indicare la nostra preferenza aggiungendo i dati strutturati WebSite; dopo quasi un anno di sperimentazione “a macchia”, dallo scorso mese di settembre la funzionalità compare nei risultati della Ricerca Google in tutto il mondo e in tutte le lingue in cui è disponibile la Ricerca Google, sia su mobile che su computer.

La generazione dei nomi dei siti da parte di Google nella SERP è completamente automatica e tiene conto sia dei contenuti di un sito che dei riferimenti allo stesso presenti sul Web: l’obiettivo del nome del sito è rappresentare e descrivere al meglio la fonte di ogni risultato. In particolare, Ricerca Google utilizza una serie di fonti ricavate dalla home page di un sito per determinarne automaticamente il nome, tra cui:

  • WebSite structured data
  • Il contenuto negli elementi <title>
  • Elementi di intestazione, come gli elementi <h1>
  • og:site_name

Google non può (né possiamo noi) modificare manualmente i nomi dei singoli siti, ma il motore di ricerca lavora costantemente per renderli quanto più precisi possibile.

Per aiutare Google a comprendere meglio il nome del sito, dice la guida, dobbiamo seguire le nozioni di base sulla Ricerca, le linee guida generali sui dati strutturati e le seguenti linee guida tecniche e relative ai contenuti:

  • Linee guida tecniche

Attualmente la Ricerca Google supporta un solo nome del sito per un sito, dove un sito è definito dal dominio o dal sottodominio. La Ricerca Google non supporta i nomi dei siti a livello di sottodirectory, e i nomi dei sottodomini che iniziano con www o m sono generalmente considerati equivalenti.

I dati strutturati WebSite devono trovarsi nella home page del sito – per home page si intende l’URI principale a livello di dominio o sottodominio. Ad esempio, https://example.com è la home page del dominio, mentre https://example.com/de/index.html non lo è. Nota: se nella home page del sottodominio non sono presenti dati strutturati, il nome del sito a livello di dominio può essere utilizzato per il sottodominio come riserva.

La home page deve essere sottoponibile a scansione da parte di Google, ovvero non può essere bloccata per Google. Se non ha accesso ai contenuti della tua home page, Google potrebbe non essere in grado di generare un nome del sito.

Se abbiamo home page duplicate per gli stessi contenuti (ad esempio, versioni HTTP e HTTPS della tua home page oppure www e non www), dobbiamo utilizzare gli stessi dati strutturati in tutti i duplicati delle pagine, non solo nella pagina canonica.

Se stiamo già implementando i dati strutturati WebSite per la funzionalità della casella di ricerca dei sitelink, dobbiamo nidificare le proprietà per il nome del sito nello stesso nodo. In altre parole, dobbiamo cercare di evitare di creare un blocco aggiuntivo di dati strutturati WebSite sulla home page, se possibile.

  • Linee guida relative ai contenuti

Google invita a scegliere un nome univoco che rifletta accuratamente l’identità del sito. Non scegliere un nome utilizzato da un altro sito, perché potrebbe essere fuorviante per gli utenti. Il nome scelto deve seguire le norme relative ai contenuti della Ricerca.

Utilizzare un nome conciso e comunemente riconosciuto per il sito (ad esempio, “Google” anziché “Google LLC”). Non sono previsti limiti di caratteri per il nome del sito, ma su alcuni dispositivi i nomi lunghi potrebbero essere troncati. Se c’è un nome alternativo comunemente riconosciuto, possiamo utilizzare la proprietà alternateName per specificarlo (ad esempio, un acronimo). Questo nome alternativo potrebbe essere un acronimo comunemente riconosciuto o un nome più breve per il sito, e deve soddisfare le linee guida di Google; possiamo anche indicarne più di uno, inserendoli in ordine di preferenza, con il più importante elencato per primo.

Utilizzare il nome del sito in modo coerente in tutta la home page. Qualunque sia il nome del sito che utilizziamo nei dati strutturati, deve essere coerente con il contenuto della home page, con gli elementi <title> e con altre fonti in evidenza da cui Google potrebbe ricavare il nome del sito.

Come risolvere i problemi con i nomi del sito

La versione aggiornata della guida fornisce anche dei chiarimenti per evitare problemi e risolvere le situazioni critiche legate alla gestione e alla visualizzazione del nome nelle SERP.

Come promemoria, il modo migliore per indicare a Google il nome di un sito preferito resta l’utilizzo dei dati strutturati WebSitedati, ma la guida incoraggia anche a un maggiore utilizzo della proprietà alternateName. A volte, un nome di sito preferito non è disponibile per l’uso – ad esempio, Google in genere non utilizza lo stesso nome di sito per due siti diversi di natura globale – e quindi se la nostra scelta preferita non è disponibile può essere utile fornire un nome alternativo utilizzando appunto la proprietà alternateName, che consente al sistema del motore di ricerca di prendere in considerazione altre opzioni di visualizzazione.

Ad ogni modo, il documento ufficiale definisce rari i casi in cui il sistema potrebbe non selezionare un nome di sito preferito o alternativo – solitamente ciò potrebbe accadere se un nome non sembra essere univoco, conciso o comunemente riconosciuto con un determinato sito. Per evitare il problema, possiamo indicare il nome del dominio o sottodominio come nome del sito, così da permetterne l’utilizzo; prima però di provare questa soluzione alternativa, è opportuno verificare che i nomi preferiti e secondari siano forniti tramite dati strutturati WebSite e che altre fonti nella home page aiutino a supportare tali dati strutturati.

Cosa fare se il nome preferito del sito non è selezionato

Più specificamente, se i sistemi di Google sono poco sicuri rispetto al nome che abbiamo fornito, potrebbero generare nomi di siti differenti utilizzando altre fonti o mostrare un nome di dominio o sottodominio.

Se il nome del sito preferito non viene selezionato dal sistema automatizzato, quindi, possiamo provare questi passaggi:

  1. Verificare che:
  • Il nome del sito che si trova nei dati strutturati WebSite sulla home page sia il nome preferito per il sito.
  • I dati strutturati WebSite non presentino errori nei dati strutturati.
  • I dati strutturati seguano le linee guida di Google.
  • Le altre fonti sulla home page utilizzino il nome preferito per il sito.
  • Non stiamo stai tentando di impostare un nome di sito per una sottodirectory. I nomi di sito non sono supportati per le sottodirectory (ad esempio, https://example.com/news è una home page a livello di sottodirectory e non può avere il proprio nome di sito).
  1. Accertarci che i redirect funzionino come previsto e che Googlebot possa accedere alla destinazione del reindirizzamento, e quindi richiedere una nuova scansione di quella pagina. Se la pagina reindirizza a una pagina visibile a Googlebot, il nome del sito rifletterà la destinazione del reindirizzamento.
  2. Se disponiamo di più versioni del sito (ad esempio, HTTP e HTTPS), dobbiamo utilizzare sempre lo stesso nome di sito.
  3. Se abbiamo aggiornato i dati strutturati del nome del sito, concediamo a Google il tempo necessario per ripetere la scansione ed elaborare le nuove informazioni. La scansione può richiedere da diversi giorni a diverse settimane, a seconda della frequenza con cui i sistemi determinano la necessità di aggiornare i contenuti.

Se abbiamo seguito questi step e il nome preferito del nostro sito non è ancora selezionato in SERP ci sono due ultime opzioni:

  1. Innanzitutto, provare a fornire un nome alternativo utilizzando la proprietà alternateName. Se il sistema di nomi dei siti di Google non è abbastanza sicuro da utilizzare il nome preferito, questo è il passaggio suggerito.
  2. Fornire il nome di dominio o sottodominio come opzione di backup. Per fornire il dominio o sottodominio come opzione di backup dobbiamo aggiungere il nome di dominio o sottodominio come nome alternativo. Il dominio o sottodominio deve essere tutto in minuscolo (ad esempio, example.com non Example.com) affinché il sistema lo rilevi come preferenza per il nome del sito. Il sistema di Google prenderà in seria considerazione l’utilizzo di tale nome se il nome preferito non è selezionato. 
  3. Se il problema persiste, fornire il nome di dominio o sottodominio (tutto minuscolo) come nome preferito, come soluzione alternativa di ultima istanza.
Prova SEOZoom

7 giorni di Prova Gratuita

Inizia ad aumentare il tuo traffico con SEOZoom!
TOP