Visibile o invisibile: il futuro dei brand si scrive con la SEO

Nell’ultima puntata di SEOZoom Caffè abbiamo affrontato il tema più importante oggi nel marketing: le regole della visibilità online cambiano, e riguardano tutti, non solo i SEO Specialist.

SEO tradizionale vs SEO per AI: due attività differenti?

Il tema centrale della live è stato proprio questo: non c’è una “vecchia SEO” da contrapporre a una “nuova SEO” ma un processo che evolve.

«La SEO tradizionale va fatta e va fatta bene, perché senza quella non esisti nemmeno per l’AI» ha ribadito Di Biasi, CEO di SEOZoom. «Poi c’è un secondo step, che potremmo chiamare SEO per AI: significa adattare i contenuti in modo che siano appetibili e facilmente utilizzabili dai sistemi di intelligenza artificiale, ad esempio attraverso tabelle comparative, formati chiari, contenuti aggiornati».Un approccio che richiede più sforzo, ma che può dare al brand un ritorno sia in termini di traffico che di autorevolezza.

Il concetto di keyword/query è morto con AI Mode

«No. Alla base di un indice ci sarà sempre una parola chiave» ha risposto Ivano Di Biasi a una domanda arrivata in diretta.

Di Biasi ha spiegato come il meccanismo del fan-out di Google – ovvero l’espansione della query in un ventaglio di intenti di ricerca collegati – non cancelli l’importanza della keyword, ma la arricchisca di contesto. «Google ha bisogno di tokenizzare il linguaggio naturale e ricondurlo a keyword, altrimenti sarebbe impossibile costruire un indice interrogabile in modo rapido ed efficiente».

In altre parole: cambiano gli strumenti, si accorciano i funnel. La keyword resta la chiave d’accesso all’indice. È un concetto ancora vivo.

E-E-A-T regola editoriale fondamentale

Sul fronte della scrittura, Gennaro Mancini, Responsabile della Comunicazione di SEOZoom, ha sottolineato come il concetto di E-E-A-T (Esperienza, Competenza, Autorevolezza, Fiducia) resti un faro imprescindibile. «Non è un fattore di ranking diretto, ma un insieme di criteri che orientano gli algoritmi e che gli valutatori umani di Google applicano ogni giorno» ha spiegato.

Il suo approccio è «giornalistico»: partire da fonti affidabili unite ai dati di SEOZoom (per capire per esempio le domande più frequenti delle persone), intervistare esperti, citare colleghi con competenze specifiche. «Il ruolo del content manager diventa quello di collante: raccogliere esperienze e competenze diverse per costruire un contenuto che sia utile e credibile. Mai negare le fonti, mai rinunciare a linkare un riferimento preciso: la fiducia si costruisce anche così».

Quando un sito è invisibile: partire dall’analisi tecnica

Un contributo molto pratico è arrivato da Laura Copelli, SEO specialist che ha ricordato che, un buon contenuto, è solo un buon contenuto. Cosa significa? Che quello che pubblichiamo è inserito nel contesto del sito web: se non siamo autorevoli, se ci sono degli errori tecnici, o se c’è un piano editoriale poco strategico, il singolo contenuto difficilmente può brillare.

«Prima analizzo la parte tecnica: robots.txt, canonical errati, pagine bloccate, JavaScript che impedisce l’indicizzazione. Parto dalla scansione dello spider di SEOZoom e da un’analisi accurata in Google Search Console. Solo dopo passo ai contenuti» ha raccontato.
Il rischio più comune? La cannibalizzazione: «Siti con centinaia di articoli spesso insistono sugli stessi temi senza una strategia chiara, finendo per togliersi forza da soli».

Per Copelli la keyword research è il cuore dell’attività editoriale «il volume è solo una parte dei dati che guardo: anche in settori di nicchia serve costruire un’alberatura coerente, basata sulle esigenze reali del cliente e sulle strategie dei competitor».

Il futuro (e il passato) della SEO è nel brand e nei dati

Tra acronimi come AIO, GEO, AEO, rischiamo di perdere di vista l’essenziale.

«Per me la SEO è sempre SEO» ha concluso Ivano Di Biasi. «Si tratta di fare marketing a 360°, dare autorevolezza al brand e costruire contenuti che servano davvero agli utenti. Che poi vengano usati da Google, dai social o dalle AI, cambia poco: se un brand è solido, sarà scelto».

Ed è qui che entra in gioco SEOZoom: perché se già oggi fare bene contenuti è complesso, figuriamoci se non avessimo i dati. Dati per capire dove intervenire, su quali keyword costruire valore, come evitare cannibalizzazioni e come misurare la reale autorevolezza dei nostri progetti.

SEOZoom traduce la complessità della SEO in strategie concrete, aiutando chi fa marketing a orientarsi nell’ecosistema di oggi.

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