Che scossa alle SERP: tutti i dati del Google June Core Update
Sedici giorni di volatilità e cambi di scenario, con un impatto è stato immediato e visibile. Questa volta il rollout del June 2025 Core Update di Google non ha provocato solo una scossa leggera, quasi indolore, perché interi hanno visto sparire certezze, con oscillazioni che hanno coinvolto grandi brand, siti editoriali, food, sport e portali storici. E anche se, come di consueto, non ci sono state comunicazioni tecniche aggiuntive né spiegazioni operative, l’aggiornamento ha messo a nudo – ancora una volta – quanto sia illusorio credere che bastino contenuti, link o tecnicismi per garantirsi un “posto al sole” nelle SERP.
Nel mezzo delle regole della visibilità degli algoritmi, infatti, emergono segnali che nessun tool può misurare fino in fondo: la qualità percepita dagli utenti, la coerenza delle entità, la capacità di rispondere davvero ai bisogni di chi cerca.
E allora, dati alla mano, senza interpretazioni arbitrarie, analizziamo cosa è successo nelle SERP italiane durante e dopo l’update: chi ha guadagnato, chi ha perso, quali trend si confermano rispetto ai precedenti aggiornamenti e dove si stanno spostando i segnali di qualità secondo Google.
June 2025 Core update, gli effetti a livello internazionale
Imprevedibilità. È questa la parola che può riassumere la cronaca del June 2025 Core Update di Google, il cui rollout si è prolungato dal 30 giugno 2025 fino al 17 luglio 2025, coprendo quindi un arco di 16 giorni e 18 ore effettive – tre giorni in più del precedente di marzo 2025, per gli appassionati di numeri e curiosità.
Dopo un avvio quasi in sordina, gli strumenti di monitoraggio internazionali hanno registrato una volatilità anomala, con oscillazioni importanti a ondate successive, ben oltre la conclusione ufficiale del rollout. Non è la prima volta che accade, ma la scala e la durata dell’instabilità sono state superiori alla media degli ultimi anni.
Il vero punto di svolta, però, non è solo nella quantità dei movimenti: questo update ha coinvolto (di nuovo) grandi brand e realtà verticali, ha innescato recuperi tra i siti “sepolti” dagli update precedenti, e ha ribadito una tendenza chiara per chi si occupa di SEO e visibilità. Oggi nessun sito può considerarsi davvero al sicuro e l’algoritmo non guarda più solo alle vecchie metriche di autorità o storicità: tutto passa dalla capacità di offrire reale valore agli utenti, distinguersi dalla massa di contenuti generici e conquistare la fiducia del sistema, su ogni superficie (SERP, Discover, AI Overview).
Un update “caldo”, instabile e meno decifrabile
Nello specifico, il June Update si è fatto notare per la sua intensità: dopo due giorni di relativa calma, tra il 2 e il 14 luglio la volatilità delle SERP ha raggiunto livelli record secondo tutti i principali strumenti internazionali.
Diversi analisti hanno segnalato almeno due, se non tre “ondate” di oscillazioni: la prima subito dopo l’annuncio, la seconda tra l’8 e il 10 luglio, la terza ancora visibile anche nei giorni successivi alla chiusura ufficiale del rollout. In pratica, il periodo di assestamento si è allungato, con effetti prolungati su traffico e ranking.
Secondo professionisti come Glenn Gabe, Barry Schwartz e Roger Montti, in particolare, il June 2025 Core Update merita la definizione di “red-hot”: un update di grande ampiezza, che ha prodotto volatilità trasversale in tutte le aree delle SERP globali, ma con un impatto più selettivo e meno “distruttivo” rispetto ai peggiori update degli ultimi anni.
I recuperi dei siti penalizzati da precedenti update (e le conferme dei settori YMYL)
Molto discusso è stato il pattern dei siti “recuperati”: per la prima volta, diversi domini colpiti dall’Helpful Content Update di settembre 2023 hanno visto segnali di risalita, ad esempio siti informativi e blog tematici nel settore salute e finanza. Gabe riporta il caso di siti “resuscitati” dopo mesi di totale assenza dalle SERP, mentre altri hanno continuato a perdere terreno o hanno visto nuovi cali proprio nel giorno della chiusura ufficiale del rollout.
La tempistica è interessante: molti di questi recuperi sono avvenuti tra l’8 e il 10 luglio, quindi dopo la prima ondata di oscillazioni. Non tutti però sono tornati ai livelli pre-penalizzazione, e in molti casi il miglioramento resta parziale o temporaneo. Nei settori YMYL (salute, finanza, diritto, news) la volatilità è stata ancora più marcata, a conferma che qui la soglia di tolleranza agli errori è ormai bassissima e ogni aggiornamento può ribaltare le gerarchie. In particolare, siti che si occupano di news e informazione hanno registrato forti fluttuazioni, spesso senza un pattern riconoscibile, rafforzando l’idea che il core update abbia lavorato su molteplici segnali di qualità aggregati, non su singole aree o errori.
Da più fonti è stato segnalato anche un movimento “in anticipo” sulle date ufficiali del rollout, in particolare a metà giugno: una dinamica che diversi esperti (Gabe, PPC Land) associano a interventi mirati sul sistema di recensioni di Google, aggiornato silenziosamente e “a cadenza continua” già da mesi.
AI Overview e decoupling: ora tutto è ancora più collegato
Uno degli aspetti più evidenti (e discussi) del June 2025 Core Update è proprio l’effetto a catena tra ranking tradizionale, visibilità in AI Overview e Google Discover. Gli analisti internazionali hanno confermato che i siti colpiti dall’update hanno perso terreno su tutte le superfici di Google: non solo nelle SERP classiche, ma anche nei box generati dall’intelligenza artificiale (AI Overview), nei risultati Discover e spesso nelle newsbox.
In sintesi, chi crolla nelle SERP ha visto calare anche la presenza nei risultati generati dall’AI, e viceversa chi ha recuperato ranking ha visto aumentare la propria esposizione anche nelle nuove funzioni di Google. Una conferma che i sistemi di ranking sottostanti sono sempre più integrati con tutte le superfici di ricerca.
Il meccanismo è ormai chiaro: quando Google rivede la valutazione della qualità di un sito, l’impatto non si limita più al posizionamento delle pagine nei risultati “blu”, ma si estende a tutte le modalità di esposizione organica offerte dalla piattaforma. In particolare, per molti publisher la perdita di ranking ha comportato la scomparsa quasi simultanea da AI Overview e un netto calo di impression e click su Discover, come raccontato anche dalle testimonianze dirette di webmaster e addetti ai lavori (“traffic drop across all Google surfaces”, “AIO disappeared as soon as rankings dropped”, “Discover went flat after the update”).
Questo fenomeno — definito ormai come decoupling tra impression e click — non ha però colpito in modo uniforme tutti i settori. Secondo i report di Glenn Gabe e PPC Land, resistono alcune nicchie specifiche, come portali B2B, siti di servizi locali o domini in cui AI Overview vengono attivate raramente: in questi casi, la correlazione tra impression e click è rimasta “tradizionale” e le variazioni di traffico sono state meno marcate. Tuttavia, per la maggior parte dei portali editoriali, news, salute, travel, food e finanza, la perdita (o il guadagno) di visibilità si è riverberata su ogni canale, rafforzando il messaggio di Google: oggi tutte le superfici sono collegate e il giudizio algoritmico si riflette ovunque.
Cosa rivelano le analisi internazionali: algoritmi nuovi (e più complessi)?
Molte delle letture degli analisti internazionali puntano su una rivoluzione “tecnica” meno visibile dall’esterno: Google avrebbe testato (o iniziato a distribuire) sistemi come MUVERA per il recupero multi-vettoriale più efficiente e Graph Foundation Model per la comprensione più profonda di relazioni, reputazione e segnali di fiducia. Ovviamente non è possibile sapere se e in che misura queste tecnologie abbiano inciso sull’update, ma il risultato finale è chiaro: la selezione dei risultati sembra sempre meno prevedibile, con l’algoritmo che premia unicità e autorevolezza “percepita”, più che la mera presenza di link o keyword.
MUVERA: cos’è e perché (forse) è rilevante
MUVERA, acronimo di Multi-Vector via Fixed Dimensional Encodings Retrieval Algorithm, è una nuova architettura oggetto di annuncio pubblico a giugno 2025, che consente a Google di selezionare in modo molto più efficiente e preciso le pagine da considerare per il ranking, privilegiando i contenuti che mostrano una reale unicità e pertinenza rispetto all’intento di ricerca, e riducendo drasticamente il “rumore” generato da pagine simili o poco distintive.
Rispetto ai sistemi precedenti, MUVERA combina l’efficienza dei tradizionali modelli a vettori singoli con la precisione dei modelli multi-vettoriali, ma senza il classico rallentamento o la richiesta di risorse che tipicamente penalizza le tecniche più avanzate. Questo significa che Google può confrontare i contenuti con le query usando più “punti di vista” semantici (quindi, non solo la corrispondenza tra parole, ma anche tra concetti, intenti, relazioni) e recuperare risultati più pertinenti, scartando molto più rapidamente le pagine generiche, superficiali o poco rilevanti.
In sostanza, MUVERA è progettato per dare priorità a contenuti realmente unici, utili e ben correlati all’intento dell’utente. Non sappiamo se davvero è stato implementato durante o a ridosso del June Update (non abbiamo prove ufficiali, anche se la coincidenza temporale e i segnali raccolti dagli analisti lasciano pensare a un suo impatto), ma spiegherebbe perché l’update ha colpito con particolare forza proprio quei siti che puntavano tutto su contenuti “simili” alla media di settore o su grandi volumi di pagine poco differenziate.
Graph Foundation Model: la nuova frontiera della “comprensione” algoritmica
Oltre a MUVERA, nelle stesse settimane Google ha presentato il suo Graph Foundation Model (GFM), un modello di intelligenza artificiale pensato per interpretare e analizzare reti complesse di dati – quindi non solo contenuti, ma anche relazioni tra siti, autori, link, segnali di autorità, e così via. Il modello, già testato internamente per la lotta allo spam pubblicitario, permette di “leggere” non solo il contenuto delle pagine, ma anche il loro contesto e le connessioni che creano nell’ecosistema del web.
In pratica, GFM è potenzialmente in grado di riconoscere pattern e segnali di fiducia (o di scarsa affidabilità) con una profondità mai vista prima, andando oltre il semplice conteggio di link o l’analisi superficiale dei testi. Se già la SEO tecnica era diventata una “partita a scacchi” sulle entità e sui segnali E-E-A-T, con questi modelli l’asticella si alza ancora: oggi Google può collegare dati di diversa natura (testi, link, comportamenti degli utenti, reputazione di autori e domini) per costruire un quadro molto più completo e aggiornato del valore di una pagina.
Il risultato, come suggeriscono i movimenti osservati dagli esperti nelle SERP, è un’accelerazione nella capacità di Google di riconoscere valore autentico e prospettive originali, premiando i siti realmente utili e penalizzando quelli che puntano solo su quantità, superficialità o tecniche standardizzate. Se queste innovazioni sono già operative, spiegano bene perché l’update abbia mostrato effetti così marcati su determinati cluster di siti e settori: oggi più che mai, essere “medi” o troppo simili ai competitor non basta più per mantenere la visibilità in SERP. E, soprattutto, puntare solo sulla quantità o sulle “furbizie” tecniche è una strada sempre più rischiosa.
Cosa hanno rilevato davvero i dati SEOZoom in Italia
Il June 2025 Core Update si è imposto come uno degli aggiornamenti più turbolenti degli ultimi anni, e l’Osservatorio SERP di SEOZoom ci conferma che ha avuto impatti intensi e persistenti sulle oscillazioni nelle SERP italiane.
Dopo una fase iniziale di apparente calma, nei primi giorni di luglio il “meteo” delle SERP ha segnalato una vera e propria tempesta algoritmica, con picchi di volatilità superiori a quelli osservati nei principali update degli ultimi dodici mesi. A differenza di altri aggiornamenti recenti, infatti, qui le fasi di instabilità non si sono esaurite rapidamente, ma hanno mostrato una doppia – se non tripla – ondata: il grafico storico del periodo mostra una prima impennata immediatamente dopo l’annuncio ufficiale, seguita da nuove accelerazioni tra il 6 e il 10 luglio e, ancora, da un’ulteriore coda di variazioni fino a ridosso della chiusura ufficiale del rollout.
Gli impatti del June 2025 Core Update sulle SERP italiane
Il quadro che emerge dall’analisi puntuale delle metriche SEOZoom è chiaro.
Le Grandi variazioni – ovvero gli scostamenti marcati di posizione a carico delle singole pagine – hanno raggiunto livelli mai registrati nell’ultimo anno, toccando percentuali oltre la soglia di guardia già tra il 2 e il 4 luglio, per poi mantenersi su valori anomali per tutto il resto della finestra di aggiornamento. Questo significa che Google ha operato un rimescolamento profondo delle posizioni di classifica, premiando e penalizzando interi cluster tematici e domini in modo netto, senza limitarsi a piccole “rimesse a fuoco” marginali.
Il dato sulle uscite dalla Top10 conferma questa dinamica: la frequenza con cui i risultati hanno abbandonato la prima pagina è stata superiore alla media storica sia nella prima che nella seconda settimana di luglio, con una punta massima coincidente con i momenti di maggiore attività rilevati dall’Osservatorio.
L’attività sulla prima pagina ha seguito lo stesso andamento: le oscillazioni dei risultati posizionati in Top10 hanno superato ripetutamente la soglia fisiologica, segno di una riassegnazione della visibilità tra domini concorrenti che ha riguardato sia le query informazionali sia le chiavi più transactional o commerciali.
Un elemento interessante arriva dall’analisi delle piccole variazioni: in molti dei giorni più caldi dell’update, le micro-oscillazioni sono rimaste su livelli relativamente contenuti. Questo suggerisce che il June 2025 Core Update non si è limitato a sperimentare piccoli test distribuiti, ma ha invece messo mano in modo chirurgico ai ranking delle query più sensibili, privilegiando interventi di sostanza su cluster e domini ben definiti.
Il risultato complessivo, fotografato dalle metriche di SEOZoom, è quello di un aggiornamento che ha agito con forza e decisione, ridisegnando le gerarchie delle SERP italiane in modo spesso irreversibile per molti domini. L’elevata frequenza di Grandi variazioni e di uscite dalla Top10, associata a un persistente stato di instabilità anche nei giorni successivi alla chiusura ufficiale del rollout, conferma che il quadro è tutt’altro che assestato: le aziende e i publisher devono aspettarsi ulteriori micro-assestamenti nelle settimane a venire, soprattutto nei settori già caratterizzati da forte competizione e volatilità.
Winner: i siti che hanno beneficiato dell’update
Il June 2025 Core Update ha portato incrementi di visibilità rilevanti su numerosi domini, appartenenti a settori e tipologie anche molto diversi tra loro. Analizzando i dati raccolti da SEOZoom, è possibile evidenziare alcuni pattern di crescita strutturale: spesso si tratta di portali verticali, progetti editoriali digitali, aggregatori e brand già autorevoli, ma anche siti più “giovani” o specializzati che hanno visto premiate determinate aree tematiche.
Ad esempio, tra i top winner spiccano colossi come Instagram (+1 ZA) e Youtube (+1 ZA), ma anche Rainews (+2 ZA), Cinematografo (+2 ZA), Trovaprezzi (+2 ZA), anime.everyeye e cinema.everyeye (+3 ZA), Digitalic (+3 ZA), Italiaonline (+4 ZA), Socialmediasoccer (+8 ZA), blog.google (+8 ZA), Corrieredellosport (+1 ZA).
Resta però impossibile individuare con certezza le ragioni precise dei singoli aumenti di traffico o autorità: il comportamento dell’algoritmo di Google non consente analisi causali definitive, ma solo osservazioni oggettive su quanto effettivamente accaduto. Le schede seguenti offrono una panoramica concreta, partendo dai numeri reali delle variazioni di Zoom Authority e traffico stimato.
Incremento Zoom Authority: +1 (da 91 a 92)
Instagram si conferma tra i dominatori delle SERP italiane, recuperando la quota di ZA persa nei mesi precedenti e tornando ai massimi storici. Il sito, da sempre al vertice tra i brand globali, aveva infatti segnato un balzo importante durante il core update di marzo 2024, mentre nel 2025 ha avuto un andamento più altalenante, con una perdita parziale nei mesi successivi – ma senza particolari stravolgimenti sulle keyword core – e un recupero adesso con l’update di giugno.
Particolare forse non correlato, il 10 luglio è partita la “rivoluzione” nell’indicizzazione dei contenuti Instragram su Google, che quindi ora è “ufficiale” a meno di decisioni opposte dei singoli utenti.
- Youtube
Incremento ZA: +1
Anche il colosso video di Google migliora leggermente il proprio posizionamento, consolidando una presenza già dominante sulle query ad alto traffico. L’incremento si traduce principalmente in una migliore copertura delle ricerche informazionali, in particolare nelle ricerche a carattere tutorial o di intrattenimento.
- Rainews
Incremento ZA: +2
Rainews è la testata giornalistica RAI specializzata in news e approfondimenti. Con questo update segna una delle migliori performance nel settore news: guadagna due punti ZA e scala posizioni sia su keyword generaliste che su notizie di attualità. Il risultato consolida la progressione già avviata durante il core update di marzo.
- Cinematografo
Incremento ZA: +2
Portale storico dedicato a cinema, schede film e attualità culturale, Cinematografo registra una crescita netta di due punti ZA, superando così una lunga fase di stagnazione. Beneficia di una maggiore visibilità su query legate a cinema e spettacolo, probabilmente anche grazie alla profondità e unicità degli archivi editoriali.
- Trovaprezzi
Incremento ZA: +2
Trovaprezzi si distingue come uno dei pochi comparatori a guadagnare in questo update, con un aumento sia di ZA che di keyword posizionate. Il traffico stimato cresce sensibilmente e il dominio consolida il proprio ruolo di riferimento nelle ricerche commerciali e di confronto prezzi, recuperando terreno dopo cali registrati nei precedenti update del 2024.
- Everyeye (anime e cinema)
Incremento ZA: +3 su anime.everyeye.it, +2 su cinema.everyeye.it
Everyeye – portale digitale con verticali su anime, cinema e intrattenimento – si distingue per una crescita distribuita su più sotto-domini, segno di una struttura editoriale ben segmentata. Il balzo in avanti interessa sia keyword ad alto volume sia long tail, con miglioramenti che coinvolgono in particolare recensioni, news e guide tematiche. Questo recupero arriva dopo un periodo di volatilità che aveva colpito la visibilità tra marzo e aprile, evidenziando una capacità di reagire positivamente alle ultime revisioni dell’algoritmo.
- Appuntamentoalcinema
Incremento ZA: +3
Sito specializzato in programmazione e informazioni sui film nelle sale italiane, Appuntamento al Cinema beneficia di una crescita costante in visibilità e authority. Il sito rafforza il presidio sulle query locali e di servizio, intercettando nuovi cluster di keyword legate a cinema e orari.
- Digitalic
Incremento ZA: +3
Testata online dedicata a tecnologia, innovazione e digital transformation, Digitalic si distingue tra i media verticali grazie a un’espansione delle keyword posizionate. Il salto di ZA conferma un trend positivo che già si era visto durante gli update minori del 2024.
- Piemmemedia
Incremento ZA: +3
Editore digitale attivo su più fronti, Piemmemedia segna un forte balzo in avanti nella copertura tematica, probabilmente grazie a una strategia di contenuti verticali e una migliore organizzazione editoriale post-update.
- Italiaonline
Incremento ZA: +4
Holding digitale che gestisce portali generalisti, servizi email e verticali tematici. L’aggiornamento premia l’ecosistema italiaonline con un +4 in ZA e una crescita marcata delle keyword in Top10. Il dominio beneficia dell’ampiezza della base contenutistica, riuscendo però a mantenere un livello di qualità coerente tra i verticali.
- Socialmediasoccer
Incremento ZA: +8
Crescita clamorosa per questo progetto, tra i best performer assoluti del June 2025 Core Update, con un aumento di ben 8 punti di Zoom Authority.
Il sito, portale verticale dedicato all’intersezione tra calcio e social media, registra una crescita significativa sia nel traffico stimato che nel numero di keyword posizionate in Top10.
- Blog.google
Incremento ZA: +8
Il blog ufficiale di Google registra un’impennata in visibilità, con un guadagno di 8 punti ZA che lo proietta ai vertici anche in Italia. Si tratta probabilmente di un effetto secondario dell’aumento delle citazioni e dei link nel periodo di update, nonché della crescente attenzione verso i contenuti istituzionali e le comunicazioni ufficiali sul tema AI.
Loser: i siti che hanno perso visibilità
Allo stesso modo, il core update di giugno ha coinvolto anche siti storici, grandi portali editoriali, media nazionali e progetti ad alto traffico, che hanno subito flessioni sensibili nella visibilità e nella stima del traffico organico.
Particolarmente rilevante il calo di brand leader nei settori news, food e informazione generalista: in calo ritroviamo subito.it (-1 ZA), Gazzetta.it (-1 ZA), Sport.sky (-1 ZA), Repubblica.it (-1 ZA), Reddit (-1 ZA), Cucchiaio.it (-1 ZA), Fanpage.it (-2 ZA), Gazzettadelmezzogiorno (-4 ZA), Gazzettadelsud (-4 ZA), Promoqui (-3 ZA), Agendadigitale.eu (-2 ZA), Dissapore (-2 ZA), Cucinaitaliana.it (-1 ZA).
Le motivazioni di questi cali non sono mai perfettamente decifrabili dall’esterno: Google non rilascia dettagli operativi sui singoli interventi né su quali segnali siano stati valutati negativamente. Possiamo solo constatare – sulla base dei dati SEOZoom – quali siti sono stati effettivamente impattati e in quale misura, segnalando anche eventuali precedenti pattern o movimenti già osservati in update recenti.
- Subito
Diminuzione ZA: -1
Storico portale di annunci online, Subito.it perde un punto di ZA dopo aver mantenuto una posizione stabile per quasi tutto il 2024. La flessione colpisce soprattutto le query transazionali e la long tail delle ricerche localizzate. Il sito aveva già sofferto lievi cali nei precedenti core update, mostrando recuperi rapidi dopo cali temporanei, ma questa volta il segnale sembra più strutturale e prolungato.
- Gazzetta
Diminuzione ZA: -1
La Gazzetta dello Sport, tra i principali portali di news sportive italiani, registra una flessione in visibilità che si riflette anche sul traffico stimato. Perde posizioni su numerose keyword ad alta competizione, soprattutto nei cluster legati a eventi sportivi in corso.
- Sport.sky
Diminuzione ZA: -1
Sky Sport vede un arretramento soprattutto su keyword core e notizie sportive di tendenza. Il calo segue una fase di crescita costante nell’ultimo anno, ma questa inversione di tendenza è significativa nel panorama dei media sportivi digitali.
- Repubblica
Diminuzione ZA: -1
Storica testata di informazione nazionale, Repubblica registra una perdita di un punto ZA e una contrazione della quota keyword in Top10, confermando una fase di maggiore difficoltà che dura ormai da diversi update. Il calo è trasversale e colpisce sia news generaliste sia tematiche più verticali.
Diminuzione ZA: -1
Il grande forum internazionale registra un calo generalizzato sia in visibilità che nel presidio delle query di attualità e community. Reddit, protagonista in positivo dei precedenti update, paga probabilmente la concorrenza di formati di contenuto più verticali e la saturazione delle query informazionali.
- Cucchiaio
Diminuzione ZA: -1
Tra i siti food leader in Italia, Cucchiaio.it subisce un arretramento rilevante, soprattutto per la posizione di riferimento che occupava nelle ricerche di ricette e contenuti culinari. Il calo di ZA si accompagna a una contrazione delle keyword presidiate, con impatto diretto sul traffico stimato.
- Fanpage
Diminuzione ZA: -2
Tra i portali di informazione generalista più popolari online, Fanpage registra un calo significativo, perdendo due punti di ZA e numerose keyword chiave. Il sito aveva già mostrato segni di sofferenza negli ultimi update, ma il colpo inferto da giugno è il più duro dell’ultimo biennio, a conferma di una situazione di forte instabilità che non sembra ancora del tutto risolta.
- Gazzettadelmezzogiorno
Diminuzione ZA: -4
Il quotidiano del Sud Italia è tra i “perdenti” più pesanti di questo aggiornamento, con un crollo di ben 4 punti di ZA. La perdita è trasversale su tutte le principali categorie editoriali e coinvolge sia keyword local sia le query generaliste.
- Gazzettadelsud
Diminuzione ZA: -4
Altro quotidiano locale che paga dazio all’aggiornamento: Gazzetta del Sud registra il peggior calo percentuale nel comparto news locali. Il sito aveva già sofferto movimenti negativi negli update precedenti, ma il dato attuale rappresenta un nuovo minimo.
- Promoqui
Diminuzione ZA: -3
Portale specializzato in volantini e offerte promozionali, Promoqui perde 3 punti di ZA, segnando la maggiore flessione nel comparto deal & offerte. La contrazione colpisce sia le keyword di brand sia quelle transazionali.
- Agendadigitale
Diminuzione ZA: -2
Testata di riferimento nel settore digitale e dell’innovazione, Agendadigitale.eu vede una diminuzione strutturale su keyword di settore e approfondimenti tecnologici. Il sito era stato premiato nei precedenti update, ma subisce ora una netta battuta d’arresto.
- Dissapore
Diminuzione ZA: -2
Tra i principali portali food, Dissapore perde due punti di ZA, in linea con una tendenza che colpisce molte testate verticali del comparto ricette e cucina. Il traffico stimato e il presidio delle keyword risultano entrambi in flessione.
- Cucinaitaliana
Diminuzione ZA: -1
Sito storico per il mondo cucina, Cucinaitaliana paga una lieve flessione, soprattutto sulle keyword di ricette classiche e sulle guide tematiche, a conferma che il settore food particolarmente colpito dall’aggiornamento di giugno.
La coda lunga dell’update e i segnali di instabilità
L’elemento forse più spiazzante riguarda la persistenza della volatilità: i dati SEOZoom indicano che, anche dopo la chiusura formale del rollout (17 luglio), il movimento nelle SERP è proseguito senza soluzione di continuità. Le ondate di recupero e i successivi ribassi segnalano che Google continua a modificare (o affinare) sistemi interni anche a update concluso, attivando set di regole e sottosistemi multipli.
In particolare, il grafico “meteo” rileva che tra il 18 e il 23 luglio si sono registrate nuove ondate di oscillazioni, con una frequenza di Grandi variazioni e uscite dalla Top10 superiore alla media degli ultimi mesi.
Questo scenario conferma che il June Core Update ha attivato sistemi multipli e che il processo di assestamento dei ranking è stato tutt’altro che lineare. In particolare, le oscillazioni hanno continuato a coinvolgere sia le pagine già interessate durante il rollout, sia nuovi cluster tematici e keyword a media e alta concorrenza. Sono emersi fenomeni di recupero “a ondate”, con alcuni domini che hanno alternato fasi di risalita a nuove ricadute, segno che l’algoritmo ha continuato a ricalibrare parametri e segnali anche a rilascio terminato.
L’effetto pratico per chi lavora sul campo è chiaro: mai come stavolta la chiusura formale dell’update non ha rappresentato un punto fermo, ma solo una tappa intermedia. La raccomandazione, quindi, resta la stessa: monitoraggio costante, analisi lucida dei dati e nessuna reazione impulsiva, perché l’instabilità prolungata è diventata la nuova normalità nel post-update.
Dati e indicatori chiave post-rollout
L’analisi delle oscillazioni mostra alcuni segnali interessanti.
- Grandi variazioni: il grafico delle Grandi variazioni mostra una sequenza di picchi anomali nell’ultima decade di luglio, con valori che per più giorni si sono attestati al doppio della soglia di normalità. Questi movimenti hanno riguardato centinaia di migliaia di keyword, non solo le più competitive ma anche query secondarie, confermando la portata trasversale del rimescolamento algoritmico.
- Uscite dalla Top10: la percentuale di pagine che sono scivolate fuori dalla prima pagina di Google è rimasta elevata anche dopo il 17 luglio, a riprova di una fase di riassegnazione continua delle posizioni e di una concorrenza serrata tra domini.
- Piccole variazioni e oscillazioni in prima pagina: anche la frequenza di micro-spostamenti in SERP è aumentata rispetto al periodo immediatamente precedente all’update, segnalando una fase di aggiustamento fine sulle posizioni intermedie e basse della prima pagina.
Questa coda lunga si è caratterizzata per due elementi inediti:
- Recuperi “a ondate”: alcuni domini che avevano subito un calo netto nei giorni centrali dell’update hanno registrato segnali di ripresa a distanza di una settimana o più, alternando fasi di recupero e nuove perdite. Questa dinamica è stata evidente in diversi progetti editoriali, sia generalisti che verticali.
- Movimenti anomali su keyword minori: le oscillazioni non hanno riguardato solo le keyword più visibili, ma anche numerose query secondarie, suggerendo un affinamento algoritmico in profondità e una ridefinizione delle gerarchie tematiche.
Interpretare, non subire: cosa insegna davvero questo update
“Lasciate ogni speranza voi ch’intrate”, direbbe il Poeta, e lasciate anche ogni pretesa di decifrare fino in fondo cosa succede quando Google rilascia un core update! Ogni nuova ondata rende più evidente quanto la SERP sia oggi il risultato di decine di sistemi interconnessi, spesso invisibili, dove nessuno – fuori dai team di Mountain View – può davvero ricostruire il quadro completo delle variabili in gioco. Il June 2025 Core Update ne è l’ennesima prova: abbiamo visto siti storici perdere posizioni consolidate da anni e progetti editoriali digitali emergenti guadagnare terreno. Ma a un’analisi più attenta, il vero filo conduttore è uno solo: chi si limita a “subire” gli algoritmi senza monitorare trend e segnali, oggi resta indietro.
Non esistono formule magiche, né tecniche che funzionano “a prescindere”. L’unica bussola efficace è quella data dalla lettura costante dei dati: monitorare volatilità, analizzare keyword e pagine che variano di più, documentare ogni fase del rollout. In questo scenario, l’unico approccio razionale resta quello di documentare tutte le variazioni rilevanti, evitare cambiamenti impulsivi e adottare una strategia di miglioramento continuo, consapevoli che la partita per la visibilità organica si gioca ormai in un campo che cambia forma ogni settimana.
Lo scudo contro la perdita di visibilità è continuare a investire su qualità editoriale, esperienza utente e autorevolezza reale del proprio brand: vince – o quanto meno resiste – chi offre risposte autentiche, esperienza, riconoscibilità, e costruisce una reputazione riconosciuta dagli utenti prima ancora che dai motori.
Spunti pratici e strategie post-update
Certo, Google continua a dire di stare calmi e non fare interventi sulla scia dei cali ma – anche alla luce dell’estrema rapidità delle evoluzioni di ranking e della volatilità – attendere passivamente non è una scelta realmente perseguibile, neppure per chi ha guadagnato terreno.
La fase post-update può essere infatti il momento di lavorare adottando la logica del “kitchen sink” (letteralmente “lavandino della cucina”, che possiamo tradurre come approccio a tutto campo), intervenendo su ogni aspetto possibile, senza lasciare nulla di intentato e senza limitarsi ad aspettare un possibile recupero al prossimo update.
Ecco allora una checklist ragionata, basata sulle pratiche raccomandate da analisti internazionali, che appunto agisce su tutti i fronti: qualità dei contenuti, UX, aspetti tecnici, link, pubblicità e così via, senza privilegiare una sola leva.
Questa checklist per impostare il lavoro dopo un core update non è una “procedura” garantita, ma una raccolta di azioni basata sull’esperienza e sulle linee guida diffuse nei migliori approfondimenti internazionali. Quindi: non una ricetta certa o certificata da Google (perché non ne esistono!), ma una guida affidabile come prassi consolidata tra professionisti.
- Audit qualitativo dei contenuti: analizzare le pagine principali e identificare quelle che hanno perso più traffico o ranking; verificare se offrono ancora valore reale all’utente, se sono aggiornate, originali, approfondite.
- Miglioramento dell’esperienza utente: verificare tempi di caricamento, navigabilità, presenza di elementi disturbanti come adv o pop-up eccessivi; assicurarsi che la struttura sia semplice e funzionale.
- Revisione della struttura e coerenza tematica: valutare se il sito comunica chiaramente “di cosa parla”, se i contenuti sono organizzati in cluster coerenti, se ci sono pagine che confondono o indeboliscono l’identità editoriale.
- Attenzione ad advertising e affiliazioni: siti con eccessiva presenza di pubblicità, affiliazioni invasive o pattern poco trasparenti sono più esposti a cali; curare il bilanciamento tra contenuto e monetizzazione.
- Technical SEO: controllare l’assenza di errori tecnici (redirect, pagine non trovate, canoniche errate), migliorare l’indicizzazione, ottimizzare le performance di base.
- Documentazione e monitoraggio: conservare report dettagliati sulle variazioni di traffico, ranking, keyword e pagine; solo così è possibile identificare pattern e anticipare nuove ondate.
A questa lista si aggiunge un consiglio pratico (l’unico che arriva da Google, come detto): non intervenire mai a caldo durante la fase di massima volatilità. I dati delle ultime settimane lo confermano: molte oscillazioni si stabilizzano solo dopo giorni o settimane, e azioni impulsive rischiano di peggiorare la situazione.
Cosa aspettarsi ora: scenari per la seconda metà del 2025
Guardando avanti, lo scenario resta improntato all’incertezza, ma alcuni trend sono ormai chiari. Gli analisti internazionali prevedono almeno un altro core update nel periodo autunnale, in linea con il ritmo di rilascio sempre più frequente adottato da Google nell’ultimo biennio. In parallelo, la convergenza tra ranking classico, AI Overview e superfici “intelligenti” di Google diventerà ancora più stretta: ogni intervento sui sistemi centrali avrà effetti immediati anche su Discover, News, immagini, video e risposte AI.
Per i brand, la sfida è duplice: da un lato, consolidare la propria autorevolezza tematica, mantenendo coerenza, qualità e chiarezza; dall’altro, essere pronti a cogliere le opportunità che si aprono per i progetti emergenti, spesso premiati per originalità, specializzazione e rapidità di adattamento. Il rischio maggiore? Adagiarsi sugli allori, pensando che bastino la storicità o la dimensione per mantenere visibilità.
FAQ operative e approfondimenti
Chiudiamo questa lunga analisi con una serie di risposte rapide e di chiarimenti tecnici pensati per chi, dopo aver vissuto l’ennesimo terremoto algoritmico, si trova a dover fare scelte concrete. Non è solo una questione di strategia: capire come leggere i segnali, distinguere tra tipologie di update e saper interpretare i dati (soprattutto quelli che conta davvero monitorare) fa oggi la differenza tra chi reagisce in modo lucido e chi rischia di rincorrere la volatilità.
Per questo, abbiamo raccolto una serie di FAQ, spiegazioni sintetiche e riferimenti pratici per orientarai meglio nel post-update, senza perdere tempo dietro false piste o interpretazioni imprecise.
- Come recuperare dopo un calo da core update?
Servono tempo e un approccio sistemico: audit dei contenuti, miglioramento della qualità, attenzione a segnali di autorevolezza e user experience. Nessun recupero è immediato, spesso si ottiene solo al prossimo update.
- Come monitorare la visibilità e l’impatto di un update?
Utilizza strumenti come SEOZoom per analizzare variazioni di ranking, uscite dalla Top10, oscillazioni su keyword e pagine. Documenta ogni fase con report dettagliati.
- Cosa fare in caso di calo improvviso?
Evita interventi impulsivi. Analizza le pagine colpite, valuta la qualità e la coerenza dell’intero sito. Priorità al miglioramento dei fondamentali (contenuti, UX, tecnica).
- Come leggere i grafici di volatilità di SEOZoom?
I grafici mostrano picchi di variazione rispetto alla media storica. Grandi variazioni segnalano spostamenti decisi, uscite Top10 indicano riassegnazione dei ranking. Micro-variazioni alte indicano assestamento fine.
- Come distinguere tra update core e interventi su sotto-sistemi?
I core update sono sempre annunciati e mostrano impatti diffusi e trasversali. I sotto-sistemi (ad esempio, reviews system) possono muovere nicchie specifiche e anticipare i movimenti dei core update.
- Cos’è MUVERA di Google?
MUVERA è il nuovo sistema di retrieval implementato da Google, basato su Multi-Vector via Fixed Dimensional Encodings. Permette di selezionare risultati di ricerca più pertinenti riducendo drasticamente il numero di documenti “candidati” da analizzare, aumentando efficienza e precisione. Il sistema è stato pubblicato su arXiv nel 2024 e annunciato a giugno 2025: il suo utilizzo consente a Google di migliorare recall e accuratezza anche su query complesse.
- Cos’è GFM di Google?
La Graph Foundation Model (GFM) è una nuova architettura di intelligenza artificiale capace di generalizzare su diverse strutture grafiche e dataset, riconoscendo pattern tra entità, link, contenuti e utenti. Google la usa per migliorare la classificazione e l’individuazione di segnali di spam, trust, autorevolezza.










