SERP di Google, cosa c’è dietro questa estrema volatilità?

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Come alle scale di Hogwarts nel mondo di Harry Potter, anche alle SERP di Google piace cambiare, lo sappiamo. Eppure, ciò che sta accadendo negli ultimi giorni a livello internazionale ha pochi precedenti, almeno dal punto di vista dell’intensità: il nostro Osservatorio SERP, e anche gli altri strumenti di monitoraggio delle variazioni del ranking, stanno infatti segnalando una estrema volatilità dei posizionamenti, con picchi elevati rispetto all’attività regolare media. Ma proprio il nostro tool ci fa anche capire un ulteriore dato rilevante: questi movimenti non sono pienamente percepiti a livello di traffico perché riguardano principalmente le pagine di Google successive alla prima.

Variazioni di traffico su Google, cosa sta succedendo

Gli esperti internazionali l’hanno già chiamato Googlequake: da qualche giorno, gli strumenti di analisi stanno riscontrando livelli estremi di volatilità nei risultati di ricerca su Google a livello internazionale, con dati decisamente fuori scala rispetto ai valori medi regolari.

La situazione è così anormale che Barry Schwartz, come al solito molto attento nel cogliere tempestivamente tutto ciò che accade nel mondo Google e nella community, ha addirittura ipotizzato che questa “folle volatilità di Google” abbia in qualche modo rotto gli strumenti automatizzati di tracciamento delle SERP, che dallo scorso weekend presentano numeri e valori mai mostrati prima.

L’altro aspetto bizzarro, infatti, è che la comunità SEO non ha particolare polso di queste variazioni, perché apparentemente non si registrano segnalazioni parimenti intense di fluttuazioni di traffico, visite e conversioni.

In altre parole, ciò che stupisce non è solo la quantità delle oscillazioni registrate, ma anche (se non soprattutto) il fatto che i proprietari di siti non lamentino particolari perdite – o comunque non si notino capovolgimenti tanto intensi quanto il Googlequake potrebbe far immaginare.

Le analisi con SEOZoom per comprendere le fluttuazioni

Con SEOZoom abbiamo indagato su queste fluttuazioni per le SERP di UK, ES, FR, DE e Italia, e grazie alla maggior granularità dei dati disponibili all’interno del nostro software abbiamo una possibile spiegazione logica a questo fenomeno.

L’Osservatorio SERP, infatti, entra in profondità nell’analisi delle variazioni nelle SERP di Google e, in particolare, riesce a separarle per tipologia, suddividendo le fluttuazioni in Usciti da Top10, Oscillazioni Prima Pagina, Grandi Variazioni e Piccole Variazioni.

Come si vede dagli screen qui sotto, quasi in tutti i database investigati il risultato è simile: questi intensi movimenti riguardano soprattutto due segmenti specifici, ovvero lo scambio di posizioni all’interno della top10 e fluttuazioni di ranking nelle pagine dalla seconda alla quinta di Google.

Ciò può spiegare quindi cosa sta succedendo: a livello internazionale non ci sono fluttuazioni rilevanti per la top 10 di Google, perché non ci sono davvero URL nuovi o usciti, ma soltanto delle rimodulazioni nel ranking di URL già posizionati all’interno della prima pagina. Per questo motivo, i siti non hanno avuto cambiamenti rilevanti in termini di traffico rilevato, perché hanno “solo” guadagnato o perso poche posizioni restando comunque all’interno dei primi 10 risultati della tanto agognata prima pagina di Google. Il grande terremoto sta invece interessando le pagine successive del motore di ricerca, dove effettivamente si segnalano solo enormi cambiamenti di posizione che, però, hanno meno impatto sul traffico reale e soprattutto sul traffico stimato dai SEO tools.

Insomma, ciò che sta avvenendo sembra essere una riconsiderazione di pagine che non si posizionano bene ma che hanno la potenzialità di ambire alla prima pagina, che in qualche modo Google sta spingendo in alto verso la pagina 2 e, chissà, verso posizioni ancora più alte in futuro.

Cosa sta preparando Google?

Ovviamente, comprendere i dati e fotografare la situazione in atto è solo parte del problema, perché ciò che ci interesserebbe davvero sapere è “perché” stiamo vivendo questa fase di Googlequake.

Al momento possiamo fare solo delle supposizioni, perché mancano notizie ufficiali da parte di Google – che, comunque, esegue quotidianamente tantissime modifiche e test sull’algoritmo, non tutti confermati: alcuni analisti hanno ipotizzato che siamo alle fasi primordiali di un broad core update, anche perché l’ultimo è stato il March 2023 Core Update (e perché, aggiungiamo noi, spesso Google si diverte a lanciare questi interventi pesanti proprio in prossimità del mese di agosto e delle ferie!), mentre altri pensano addirittura a un aggiornamento già in corso ma non confermato.

Los cambio su Twitter tra Schwartz e Sullivan

Come detto, non ci sono conferme né smentite, anche se qualche giorno fa il Search Liaison Danny Sullivan ha scherzato con Barry Schwartz, prima facendoci pensare che un broad core update fosse imminente e poi spiegando meglio il suo pensiero con un riferimento alla serie tv Arrested Development e al “banana stand”. Per chiarire, insomma, c’è sempre spazio per un update di Google, ha detto Sullivan, perché l’attività di miglioramento degli algoritmi è sempre in atto, ma le modifiche minori non sono sempre comunicate con annunci standalone, riservati invece agli update più grandi e impattanti, che sono presentati ufficialmente anche alla community.

La citazione ad Arrested Development

In definitiva, non ci resta che aspettare, tenere d’occhio la Google Search Status Dashboard (e il nostro blog) per gli aggiornamenti… e incrociare le dita!

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